Dieci anni fa, alle 3,36 di una notte d'agosto, la terra del Centro Italia si è aperta e ha portato via quasi trecento vite, lasciando sul territorio ferite che il tempo non ha ancora richiuso. Ad Amatrice, nel giorno della memoria, lo Stato si è fermato a guardare ciò che resta di quella notte: il dolore dei familiari, la fatica di una ricostruzione ancora incompiuta, la domanda su quanto una comunità possa attendere. È una storia che parla di fragilità antica, di prevenzione e di fiducia, e che ora chiede di trasformare il ricordo in responsabilità condivisa.
Amatrice, dieci anni dopo il sisma: Meloni e Mattarella chiedono di accelerare la ricostruzione
Il lutto in privato, mentre la parrocchia ha ancora sede in un container
Perché questo decennale pesa così tanto, oltre alla data?
Perché la ricostruzione non è finita. Mattarella ha chiesto di ripristinare la normalità nel più breve tempo possibile, e Zuppi ha parlato di ritardi insopportabili.
Meloni però rivendica un cambio di passo.
Sì, dopo troppi rinvii e false partenze, dice. Gli enti locali riconoscono che molto è stato fatto, ma chiedono di accelerare.
Attenzione: il cambio di passo è una rivendicazione della premier. Nel materiale non ci sono dati su quante case siano state ricostruite o quanti cantieri siano chiusi.
Quindi cosa è confermato?
Il bilancio del sisma: 299 morti, 365 feriti, oltre 40.000 sfollati, 138 comuni nel cratere. E il piano Next Appennino da 1,8 miliardi.
Sul piano, però, è l'Uncem a citare la cifra e a lodarlo. Non sappiamo quanto sia già speso.
Ci sono anche storie private, come quella di Giulia.
Sì, la zia Floriana morì dove la nipote dormiva fino al giorno prima. È il racconto di Stefania, la madre.
Che Giulia avesse sentito una scossa di avvertimento è una supposizione della madre, non un fatto.
E l'assenza di Pirozzi?
Ha detto di preferire il lutto privato; ha però partecipato alla fiaccolata e a una messa nel container della parrocchia.
Der Puls
- Alle 3,36 del 24 agosto 2016 una scossa di magnitudo 6 ha squarciato il sonno di centinaia di comuni tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.
- Dieci anni dopo, le macerie della memoria convivono con cantieri lenti, e i sindaci denunciano ritardi che considerano insopportabili.
- La premier Meloni rivendica un deciso cambio di passo, mentre Mattarella chiede di ripristinare la normalità nel più breve tempo possibile.
- Commissari, enti locali e Uncem cercano una via concreta con il piano Next Appennino da 1,8 miliardi e nuove forme di comunità.
- La ricostruzione resta sospesa tra promesse e realtà, e il prossimo Parlamento sarà chiamato a dire se la ferita potrà finalmente chiudersi.
Dieci anni fa, alle 3,36 di una notte d'agosto, la terra del Centro Italia si è aperta e ha portato via quasi trecento vite, lasciando sul territorio ferite che il tempo non ha ancora richiuso. Ad Amatrice, nel giorno della memoria, lo Stato si è fermato a guardare ciò che resta di quella notte: il dolore dei familiari, la fatica di una ricostruzione ancora incompiuta, la domanda su quanto una comunità possa attendere. È una storia che parla di fragilità antica, di prevenzione e di fiducia, e che ora chiede di trasformare il ricordo in responsabilità condivisa.
Alle 3,36 del 24 agosto 2016 una scossa di magnitudo 6 colpì il Centro Italia. Dieci anni dopo, Amatrice ha ricordato quella notte con una fiaccolata, la lettura dei nomi delle vittime, una messa e la visita della premier Giorgia Meloni, che ha deposto una corona d'alloro. Il bilancio ricordato da Sergio Mattarella resta drammatico: 299 morti, 365 feriti e oltre 40.000 sfollati.
Meloni ha rivendicato un cambio di passo nella ricostruzione, dopo troppi rinvii. Il cardinale Matteo Zuppi, nel ricordare i vigili del fuoco arrivati nel buio e i sopravvissuti che scavavano a mani nude, ha detto che i ritardi sono insopportabili per chi ha perso tutto e che ora serve impegno, non polemiche.
La storia di Stefania, sorella di Floriana Svizzeretto, direttrice del museo di Amatrice, dà il volto personale della tragedia: Floriana morì sotto il soppalco dove la nipote Giulia dormiva fino al giorno prima. Stefania pensa che la figlia avrebbe potuto essere la trecentesima vittima.
L'Uncem chiede di accelerare i cantieri nel cratere, riconosce il lavoro dei commissari Legnini e Castelli e ricorda che quei territori erano fragili già prima del sisma. Il nodo dei prossimi mesi sarà il ritmo dei lavori, con i sindaci pronti a portare le loro richieste al Parlamento dopo le elezioni del 2027.
Alle 3,36 del 24 agosto 2016 una scossa di magnitudo 6 colpì il Centro Italia, coinvolgendo centinaia di comuni tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Dieci anni dopo, Amatrice ha ricordato quella notte con una fiaccolata, la lettura dei nomi delle vittime, una messa e la visita della premier Giorgia Meloni, arrivata alle 16.30 per deporre una corona d'alloro.
Il bilancio, ricordato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fu di 299 morti, 365 feriti e più di 40.000 sfollati, con scosse che proseguirono fino all'inizio del 2017. Mattarella ha definito quella vicenda una pagina drammatica della storia della Repubblica e un monito costante a potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento. Ha chiesto inoltre di ripristinare la normalità nel più breve tempo possibile. Meloni ha rivendicato un deciso cambio di passo nella ricostruzione, dopo quelli che ha definito troppi rinvii e false partenze.
La messa è stata celebrata dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, in più luoghi: allo stadio di Amatrice e nell'area Sae di Pescara del Tronto, frazione di Arquata del Tronto. Zuppi ha ricordato i vigili del fuoco arrivati nel buio, l'odore di gas, i sopravvissuti che chiedevano aiuto per estrarre le persone dalle macerie. Aveva parlato di 142 secondi di distruzione interminabile, e ha detto che i ritardi sono insopportabili per chi ha perso tutto. Ha aggiunto che ora non servono polemiche ma l'impegno di tutti, a cominciare dallo Stato. Per lui la rinascita non nasce solo dai cantieri ma da relazioni, fiducia e speranza condivisa; e ha chiesto quanti anziani siano morti lontano dalle proprie case e quanti, senza la forza di aspettare, se ne siano andati.
Al campo sportivo Tilesi non c'era l'ex sindaco Sergio Pirozzi, in carica la notte del sisma. Ha spiegato di preferire, senza più un ruolo istituzionale, di vivere il lutto in privato. Aveva partecipato alla fiaccolata della domenica sera e a una messa mattutina con pochi cittadini e familiari delle vittime, nel container che ancora ospita la parrocchia di Sant'Agostino.
La storia di Stefania, sorella di Floriana Svizzeretto, allora direttrice del museo di Amatrice che oggi porta il suo nome, dà la misura personale della tragedia. Floriana morì schiacciata dal soppalco crollato dove, fino al giorno prima, dormiva la nipote Giulia, allora tredicenne. Giulia avrebbe dovuto restare con la zia, ma il 23 agosto si impuntò per tornare a Roma con i genitori. Stefania e il marito avevano dormito all'Hotel Roma, dove morirono quasi tutti gli ospiti, e lo avevano lasciato poche ore prima. Lei pensa che la figlia avrebbe potuto essere la trecentesima vittima.
L'Uncem, con una lettera aperta firmata dai presidenti regionali Giuseppe Amici (Marche), Lorenzo Berardinetti (Abruzzo), Agnese Benedetti (Umbria), Achille Bellucci (Lazio) e dal presidente nazionale Marco Bussone, chiede di accelerare la ricostruzione nei comuni del cratere. Apprezza il lavoro dei commissari Giovanni Legnini e Guido Castelli, in particolare il piano Next Appennino da 1,8 miliardi, complementare al Pnrr. Molti sindaci promuovono cooperative di comunità, co-housing e co-working. L'Uncem ricorda che quei territori erano già fragili prima del 2016, per calo demografico, collegamenti difficili e servizi in riduzione.
La presidente dell'Ordine dei geologi del Lazio, Simonetta Ceraudo, ha ricordato che il 24 agosto fu l'inizio di una sequenza: le scosse del 26 ottobre a Visso, quella di Norcia del 30 ottobre di magnitudo 6.5, la più forte in Italia dal 1980, e i quattro eventi del 18 gennaio 2017. Il cratere si estende per quasi 8.000 chilometri quadrati, con 138 comuni e oltre 100.000 terremoti localizzati dall'Ingv. A Norcia non ci furono vittime dirette anche perché molti edifici erano già stati evacuati: per Ceraudo l'impatto dipende dalla preparazione della comunità.
Il nodo dei prossimi mesi sarà il ritmo dei cantieri. I sindaci, dice l'Uncem, porteranno i loro temi al governo e al Parlamento che nascerà dopo le elezioni del 2027.
Bemerkenswerte Zitate
Il ripristino della normalità deve avvenire nel più breve tempo possibile.— Sergio Mattarella, presidente della Repubblica
La rinascita non scaturisce soltanto dai cantieri, ma dalle persone, dalle relazioni e dalla speranza condivisa.— Cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei