Nel cuore dell'autunno romano, due virus trasmessi dalla stessa zanzara silenziosa — il West Nile e l'Usutu — ricordano all'uomo che la natura non conosce confini amministrativi né stagioni di tregua. Con 104 contagi nel Lazio e 54 morti in tutta Italia, la stagione 2026 segna un momento in cui la sorveglianza epidemiologica diventa non solo scienza, ma atto di cura collettiva. Roma, al pari di Padova, guida una classifica che nessuna città vorrebbe primeggiare, mentre le istituzioni sanitarie intensificano il loro vigile ascolto fino a novembre.
West Nile oltre quota 100 nel Lazio, tre casi di Usutu virus
Roma al vertice nazionale con 60 casi confermati, pari a Padova
Perché Roma è diventata il punto caldo per il West Nile in Italia?
La provincia ha raggiunto 60 casi confermati, pari a Padova, il numero più alto del paese. La Asl Roma 1 è la più colpita nella Capitale con 18 casi, ma il virus è distribuito in tutte le aree della città e della provincia.
Sappiamo perché Roma e Padova hanno questi numeri? Sono zone dove le zanzare Culex sono più diffuse, o c'è una questione di sorveglianza — cioè, si testa di più lì?
E l'Usutu virus? Sembra molto più raro.
Sì, è un'infezione aviaria di origine africana estremamente rara negli esseri umani. Nel Lazio ne abbiamo tre casi: due donatori e uno con forma neuroinvasiva, che è il quadro più grave.
Tre casi in una regione di sei milioni di persone — è davvero un segnale di allarme, o è quello che ci aspettiamo quando il virus circola?
Entrambi i virus si trasmettono dalle stesse zanzare?
Esatto, le zanzare Culex. Quindi le misure di controllo dei vettori dovrebbero proteggere da entrambi.
Ma il report non dice nulla su cosa stia facendo la regione per controllare le zanzare. Sappiamo se ci sono stati interventi specifici?
Qual è il rischio maggiore in questo momento?
Il West Nile ha una letalità del 14,6 per cento nelle forme neuroinvasive. A livello nazionale ci sono già 54 decessi confermati. La sorveglianza continua fino a novembre, quando il ciclo di trasmissione dovrebbe rallentare.
Quella percentuale di mortalità — è stabile rispetto agli anni precedenti?
Nel 2025, nello stesso periodo, era del 14,9 per cento. Quindi è leggermente diminuita, ma rimane significativa.
El Pulso
- I casi di West Nile nel Lazio hanno superato quota 100, con 57 persone colpite dalla forma neuroinvasiva — la più grave, quella che aggredisce il sistema nervoso centrale.
- Roma è l'epicentro nazionale del contagio: 60 casi confermati nella sola provincia, un numero che la pone al vertice d'Italia insieme a Padova.
- Il bilancio nazionale pesa: 54 morti accertati e una letalità del 14,6% tra le forme neuroinvasive, cifra che rimane alta pur scendendo leggermente rispetto al 2025.
- Nel Lazio emerge anche l'Usutu virus, rarissimo negli umani ma già presente con tre casi confermati, uno dei quali in forma neuroinvasiva grave.
- Le autorità sanitarie intensificano la sorveglianza fino a novembre nelle aree endemiche, chiedendo ai medici particolare attenzione alla diagnosi nella popolazione generale.
Nel cuore dell'autunno romano, due virus trasmessi dalla stessa zanzara silenziosa — il West Nile e l'Usutu — ricordano all'uomo che la natura non conosce confini amministrativi né stagioni di tregua. Con 104 contagi nel Lazio e 54 morti in tutta Italia, la stagione 2026 segna un momento in cui la sorveglianza epidemiologica diventa non solo scienza, ma atto di cura collettiva. Roma, al pari di Padova, guida una classifica che nessuna città vorrebbe primeggiare, mentre le istituzioni sanitarie intensificano il loro vigile ascolto fino a novembre.
Il Lazio ha superato la soglia dei cento contagi da West Nile: al 30 settembre, i casi confermati sono 104, distribuiti tra 57 forme neuroinvasive — le più gravi — 41 febbri e sei donatori di sangue risultati positivi. A tenere il carico maggiore è la Asl Roma 1, con 18 casi, seguita da Roma 5 e Roma 2. Nella provincia, Latina emerge come l'area più colpita con 33 casi, mentre le altre province laziali registrano numeri più contenuti.
Roma si conferma al vertice nazionale: con 60 casi confermati dall'inizio della stagione, la provincia eguaglia Padova come la più colpita d'Italia. Quaranta di questi casi hanno sviluppato la forma neuroinvasiva. Il quadro nazionale è pesante: 54 decessi notificati e una letalità del 14,6% tra le forme neuroinvasive autoctone, in lieve calo rispetto al 14,9% registrato nello stesso periodo del 2025.
Accanto al West Nile, nel Lazio circola anche l'Usutu virus, un'infezione di origine africana rarissima nell'uomo. Tre i casi confermati nella regione: due riguardano donatori di sangue, uno presenta la forma neuroinvasiva. Entrambi i virus si trasmettono attraverso la puntura delle zanzare Culex, rendendo comune il vettore e comune la necessità di vigilanza.
La sorveglianza, coordinata dal ministero della Salute e dall'Istituto Superiore di Sanità, prosegue tutto l'anno ma si intensifica da maggio a novembre nelle aree endemiche. In queste zone, medici e strutture sanitarie sono chiamati a rafforzare la diagnosi e a non abbassare la guardia fino all'arrivo del freddo.
Il West Nile ha superato i cento casi nel Lazio. Secondo i dati aggiornati al 30 settembre dall'istituto Spallanzani e dalla Regione, i contagiati hanno raggiunto quota 104. Di questi, 57 presentano la forma neuroinvasiva — quella più grave, che colpisce il sistema nervoso centrale — mentre 41 hanno sviluppato la febbre e sei sono donatori di sangue risultati positivi al virus.
Nella Capitale, la distribuzione non è uniforme. La Asl Roma 1 registra il carico maggiore con 18 casi, seguita dalla Roma 5 con 18 e dalla Roma 2 con 10. La Roma 3 ne conta 7 e la Roma 6 otto. Nella zona metropolitana, la Asl Roma 4 ha registrato un'accelerazione: la scorsa settimana era a zero, ora ne conta due. Allargando lo sguardo alla provincia, Latina emerge come l'area più colpita del Lazio con 33 casi, mentre Viterbo ne registra tre, Frosinone due e Rieti uno.
Roma si posiziona al vertice nazionale per diffusione del virus. Secondo il rapporto dell'istituto superiore di Sanità datato 24 settembre, la provincia ha confermato 60 casi dall'inizio della stagione 2026 — un numero identico a quello di Padova, il più alto in Italia. Dei sessanta casi capitolini, quaranta hanno sviluppato la forma neuroinvasiva, sei sono donatori e quattordici hanno presentato febbre.
A livello nazionale, il bilancio è pesante. Tra i casi confermati sono stati notificati 54 decessi, di cui uno importato da fuori. La letalità, calcolata sulle forme neuroinvasive autoctone finora segnalate e confermate, si attesta al 14,6 per cento — una cifra leggermente inferiore rispetto allo stesso periodo del 2025, quando era del 14,9 per cento.
Parallelo al West Nile, nel Lazio circola anche l'Usutu virus, un'infezione di origine africana estremamente rara negli esseri umani. I casi confermati nella regione sono tre: due riguardano donatori di sangue, uno presenta la forma neuroinvasiva — il quadro clinico più serio. Come il West Nile, l'Usutu si trasmette all'uomo attraverso la puntura di zanzare infette del genere Culex, gli stessi insetti responsabili della diffusione del virus più noto.
La sorveglianza di entrambi i virus rimane affidata al ministero della Salute e all'istituto superiore di Sanità. Le attività di monitoraggio dei casi importati e autoctoni proseguono tutto l'anno su tutto il territorio nazionale, ma dal primo maggio fino a novembre si intensificano in tutte le regioni dove sia stata identificata un'area endemica. In queste zone, la sorveglianza dei casi umani deve essere rafforzata e deve essere posta particolare attenzione alla diagnosi di malattia da West Nile e Usutu nella popolazione generale.
Citas Notables
L'Usutu virus è un'infezione aviaria di origine africana estremamente rara negli esseri umani, trasmessa dalle stesse zanzare Culex responsabili del West Nile— Istituto Spallanzani e Regione Lazio