Ogni famiglia si trova prima o poi davanti alla stessa domanda: il videogioco fa bene o fa male ai figli? Il giornale di Brescia, rivolgendosi direttamente ai genitori, risponde con prudenza che la ricerca psicologica riconosce ai giochi una capacità di sostenere la crescita, ma anche un potere di trascinare chi li usa troppo a lungo. Nel tempo in cui gli adolescenti vivono gran parte della loro socialità sullo schermo, la questione non riguarda soltanto i ragazzi, ma il modo in cui gli adulti scelgono di guardare ciò che accade quando la porta della stanza si chiude.
Videogiochi e dipendenza: i segnali che i genitori non devono sottovalutare
Non sono tutti dipendenti, ma il rischio di diventarlo può essere alto
Qual è il messaggio centrale dell'articolo?
Che i videogiochi non sono né buoni né cattivi in sé. Possono aiutare lo sviluppo, ma il rischio di dipendenza esiste, e i genitori devono saper osservare.
Perché il paragone con le slot machine?
Per la ricompensa casuale: l'idea che una vincita sia sempre possibile tiene alta la tensione e spinge a riprovare. Il paragone viene da un articolo di Andrea Ceredani su «L'Avvenire».
Va detto però che è un paragone riportato, non dimostrato qui. L'articolo non porta studi a sostegno.
E il 70% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni che giocano?
Lo stesso testo ammette che non ci sono dati precisi sui casi in cura. Il 70% è definito «ragionevole da ritenere», quindi è una stima, non una misura.
E non significa che siano tutti dipendenti: parla di rischio, non di diagnosi.
Quali sono i segnali concreti?
Rabbia o sconforto quando non si può andare online, molte ore in rete di notte, perdita della cognizione del tempo e bugie su quanto se ne è passato.
Sono indicazioni di osservazione, non criteri clinici. L'articolo non dice quante ore siano troppe né a chi rivolgersi in concreto.
Il Polso
- L'uso dei videogiochi cresce in fretta, soprattutto tra gli adolescenti, e il confine tra svago e abitudine si fa sempre più sottile.
- Il meccanismo della ricompensa casuale, simile a quello delle slot machine, tiene viva la speranza di vincere e spinge a continuare ancora.
- Solitudine e isolamento possono trasformare il gioco in rifugio, e la rabbia alla disconnessione diventa il segnale che qualcosa si sta incrinando.
- I genitori sono chiamati a osservare il tempo online, le ore notturne e le bugie sul tempo trascorso, e a chiedere aiuto se questi segnali persistono.
Ogni famiglia si trova prima o poi davanti alla stessa domanda: il videogioco fa bene o fa male ai figli? Il giornale di Brescia, rivolgendosi direttamente ai genitori, risponde con prudenza che la ricerca psicologica riconosce ai giochi una capacità di sostenere la crescita, ma anche un potere di trascinare chi li usa troppo a lungo. Nel tempo in cui gli adolescenti vivono gran parte della loro socialità sullo schermo, la questione non riguarda soltanto i ragazzi, ma il modo in cui gli adulti scelgono di guardare ciò che accade quando la porta della stanza si chiude.
Il testo si rivolge ai genitori partendo da una domanda semplice e difficile insieme: i videogiochi fanno bene o fanno male? L'autore non offre una risposta netta. La ricerca conferma che i giochi possono favorire lo sviluppo, ma che un uso eccessivo può diventare pericoloso, fino a produrre una dipendenza descritta come molto simile a quella da sostanze. Il rischio cresce quando il ragazzo si allontana dalla realtà e dalle relazioni.
Al centro c'è il meccanismo della ricompensa casuale, che alimenta l'idea di una vincita sempre possibile e tiene alta la tensione, come nelle slot machine. Non esistono dati precisi sui casi clinici, ma si stima che circa il 70% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni giochi abitualmente. Ciò non significa che siano tutti dipendenti, ma che il rischio può essere reale.
Per prevenire, l'articolo invita a guardare alle cause: solitudine, isolamento sociale, rabbia o sconforto quando non si può accedere alla rete. I genitori dovrebbero notare quanto tempo il figlio passa online senza accorgersene, quanto ne dedica alla notte e se tende a mentire sul tempo trascorso. Se questi segnali persistono, è il momento di rivolgersi a chi può aiutare.
Il testo si rivolge direttamente ai genitori e parte da una domanda che molti si fanno: i videogiochi fanno bene o fanno male? La risposta, scrive l'autore, non è semplice. La ricerca psicologica conferma che possono aiutare lo sviluppo, ma possono anche diventare pericolosi. L'uso, intanto, è in continuo aumento, e ancora di più tra gli adolescenti.
Tra gli effetti negativi di un uso eccessivo, l'articolo segnala anzitutto la tendenza a staccarsi dalla realtà, che può portare a un progressivo ritiro dalle relazioni sociali. Il pericolo maggiore, però, è un altro: la dipendenza che questi giochi generano, descritta come molto simile a quella prodotta dalle sostanze psicoattive.
Secondo il testo, il problema è legato prima di tutto all'uso di Internet e a quanto gli adulti sanno di ciò che i ragazzi fanno quando sono connessi. Conta poi il tempo dedicato al gioco online, che appare sempre più simile a quello delle slot machine, come ha scritto di recente su «L'Avvenire» Andrea Ceredani.
In queste attività viene sollecitata con forza la cosiddetta ricompensa casuale, che alimenta l'idea di una vincita sempre possibile. È questa possibilità a mantenere alta la tensione e il desiderio di «tentare continuamente la fortuna», perché prima o poi toccherà vincere.
Sui numeri l'articolo è cauto. Non esistono dati precisi sui casi in cura per il disturbo da gioco d'azzardo patologico, ma si ritiene ragionevole che il 70% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni giochi ai videogiochi più o meno abitualmente. Questo, precisa il testo, non significa che siano tutti dipendenti o giocatori problematici: significa che il rischio di diventarlo può essere alto.
Per prevenire la dipendenza, indica l'autore, bisogna risalire ai motivi. Il primo è una certa solitudine o isolamento sociale, aspetto a cui i genitori sono invitati a prestare attenzione. La dipendenza da Internet, inoltre, si manifesta con forti accessi di tensione e rabbia, o con acuto sconforto, quando il ragazzo non può accedere alla rete.
Il testo suggerisce di osservare quanto tempo l'adolescente passa online senza accorgersene e quanto ne dedica alla notte. Va annotato anche se tende a non riconoscere lo scorrere del tempo in rete e se mente con facilità su quello trascorso. Sono i segnali da tenere d'occhio e, se persistono, da portare a chi può aiutare.
Citazioni salienti
Il gioco online sembra sempre più simile a quello delle slot machine.— Andrea Ceredani, su «L'Avvenire» (citato nell'articolo, parafrasi)