Ustica, il Gip revoca l'archiviazione: riaperte le indagini con i documenti francesi

La strage di Ustica del 27 giugno 1980 causò la morte di 81 persone quando il Dc-9 Itavia precipitò nel Tirreno.
Dopo quarantasei anni, il tribunale decide di riprovare
La Procura riapre le indagini sulla strage di Ustica del 1980 con accesso ai documenti francesi.
Mark

Perché proprio adesso il tribunale ha deciso di riaprire il caso? Cosa è cambiato?

Mimi

La Francia ha detto che è disposta a consegnare tutta la documentazione che ha sul caso. Il procuratore ha ritirato la richiesta di archiviazione basandosi su questa disponibilità, e il giudice ha accolto la richiesta.

Luke

Ma aspetta — la Francia dice che non ha alcuna richiesta di assistenza giudiziaria in sospeso. Quindi la documentazione era già disponibile? O è nuova?

Mimi

L'ambasciata francese ha chiarito che due documenti erano già stati trasmessi nel 1986 e nel 1990. Non è chiaro se ci sia materiale aggiuntivo.

Mark

Allora cosa cambia concretamente con questa riapertura?

Mimi

La Procura avrà accesso formale a tutta la documentazione francese e potrà condurre nuove indagini. L'obiettivo è arrivare a una conclusione — o confermare l'archiviazione o esercitare l'azione penale.

Luke

Ma il giudice non ha detto quali siano i due procedimenti penali ancora aperti, né chi sia indagato. Sappiamo davvero cosa cercherà la Procura?

Mimi

No, l'ordinanza non specifica. Sappiamo solo che ci sono due fascicoli e che le indagini mirano a chiarire le responsabilità della tragedia.

Mark

Ottantuno persone sono morte. Dopo quarantasei anni, è realistico pensare che nuovi documenti possano risolvere il caso?

Mimi

Non è garantito. Ma è la prima volta che il sistema giudiziario italiano decide di riprovare, con accesso formale a materiale estero. È un segnale che il caso non è stato definitivamente abbandonato.

  • Dopo decenni di stallo e archiviazioni, il tribunale di Roma riapre ufficialmente le indagini sulla strage aerea del 27 giugno 1980, in cui morirono 81 persone.
  • La svolta arriva dalla Francia, che ha confermato la piena disponibilità a trasferire all'Italia tutta la documentazione in suo possesso, escludendo qualsiasi resistenza alla cooperazione giudiziaria.
  • Il procuratore capo Lo Voi ha ritirato la richiesta di chiusura del fascicolo, e il giudice Sabatini ha definito la riapertura 'la soluzione più ragionevole' per un approfondimento investigativo rapido.
  • Le indagini puntano a concludere i due procedimenti penali ancora aperti, con la possibilità concreta di esercitare l'azione penale se le prove lo giustificheranno.
  • I familiari delle 81 vittime, in attesa da quasi mezzo secolo, vedono per la prima volta uno spiraglio verso risposte concrete sulla sorte dei loro cari.

Quarantasei anni dopo che ottantuno vite si spensero nelle acque del Tirreno, la giustizia italiana ha scelto di non rassegnarsi al silenzio. Il giudice Livio Sabatini ha revocato l'archiviazione del caso Ustica e restituito gli atti alla Procura di Roma, spinto dalla disponibilità della Francia a condividere documenti a lungo inaccessibili. È un gesto che riconosce come alcune verità, per quanto sepolte nel tempo, continuino a reclamare il diritto di essere cercate.

Quarantasei anni dopo la caduta del Dc-9 Itavia nel Tirreno, il tribunale di Roma ha deciso di riaprire le indagini sulla strage di Ustica. Il giudice Livio Sabatini ha revocato la richiesta di archiviazione e restituito gli atti alla Procura, dopo che il procuratore capo Francesco Lo Voi aveva ritirato la propria istanza di chiusura del fascicolo. A motivare il cambio di rotta è la disponibilità della Francia a consegnare all'Italia tutta la documentazione relativa alla tragedia del 27 giugno 1980, in cui persero la vita 81 persone.

Per decenni, le circostanze esatte della caduta sono rimaste avvolte nell'incertezza. Teorie diverse — dall'incidente tecnico alla collisione, fino all'intervento esterno — si sono susseguite senza che nessuna venisse definitivamente provata. Ora, con l'accesso ai documenti francesi, la Procura ritiene possibile fare chiarezza. L'ambasciata francese ha precisato di non essere a conoscenza di richieste di assistenza giudiziaria in sospeso e ha ricordato che due documenti erano già stati trasmessi al ministero della Difesa italiano nel 1986 e nel 1990.

Nell'ordinanza, il giudice Sabatini ha indicato come obiettivo la conclusione dei due procedimenti penali ancora aperti, con la possibilità di esercitare l'azione penale qualora le prove lo giustifichino. La riapertura non garantisce risposte definitive: interpretare documenti vecchi di decenni e coordinare le autorità di due paesi rimane una sfida complessa. Eppure, per i familiari delle vittime in attesa da quasi mezzo secolo, rappresenta il segnale più concreto che la ricerca della verità non è ancora terminata.

Quarantasei anni dopo che un aereo precipitò nel Tirreno uccidendo ottantuno persone, il tribunale di Roma ha deciso di riaprire le indagini. Il giudice Livio Sabatini ha revocato la richiesta di archiviazione del caso e restituito gli atti alla Procura, aprendo la strada a un nuovo approfondimento sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980. La decisione arriva dopo che il procuratore capo Francesco Lo Voi ha ritirato la richiesta di chiudere il fascicolo, motivato dalla disponibilità della Francia di consegnare all'Italia tutta la documentazione relativa alla tragedia.

Quel pomeriggio di giugno, il Dc-9 Itavia cadde nelle acque del Tirreno. Ottantuno passeggeri e membri dell'equipaggio persero la vita. Per decenni, le circostanze esatte della caduta sono rimaste avvolte nell'incertezza. Le indagini hanno proceduto a fatica, ostacolate da lacune documentali e dalla complessità di ricostruire cosa accadde in volo. Nel corso degli anni, diverse teorie hanno circolato — incidente tecnico, collisione, intervento esterno — ma nessuna è stata definitivamente provata.

Ora, con l'accesso ai documenti francesi, la Procura ha motivo di credere che sia possibile fare chiarezza. La Francia ha precisato, attraverso la sua ambasciata, che non è a conoscenza di alcuna richiesta di assistenza giudiziaria ancora in sospeso sul caso Ustica e ha escluso categoricamente qualsiasi resistenza nel fornire cooperazione. L'ambasciata ha inoltre sottolineato che due documenti erano già stati trasmessi al ministero della Difesa italiano nel 1986 e nel 1990, confermando una disponibilità di lunga data.

Nell'ordinanza che autorizza la riapertura, il giudice Sabatini ha scritto che la revoca della richiesta di archiviazione rappresenta "la soluzione più ragionevole" per favorire un approfondimento investigativo rapido. Ha aggiunto che l'obiettivo è portare a termine la fase processuale dei due procedimenti penali ancora aperti, sia confermando l'archiviazione sia, eventualmente, esercitando l'azione penale qualora le prove lo giustifichino.

La riapertura non garantisce risposte definitive. Le indagini dovranno ancora affrontare la sfida di interpretare documenti vecchi di decenni, di coordinare le autorità di due paesi e di ricostruire una sequenza di eventi che si è consumata in pochi minuti a migliaia di metri di altitudine. Tuttavia, rappresenta un cambio di rotta significativo: dopo anni di stallo, il sistema giudiziario italiano ha deciso che il caso merita un nuovo tentativo di comprensione. I familiari delle vittime, che hanno atteso per quasi mezzo secolo, ora hanno motivo di sperare che questa volta le indagini possano portare a conclusioni concrete.

L'ammissibilità della revoca è la soluzione più ragionevole, favorendo un auspicato celere approfondimento investigativo
— Giudice Livio Sabatini
La Francia esclude espressamente qualsiasi pregressa resistenza nel fornire l'assistenza giudiziaria
— Ambasciata di Francia
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