Trump valuta attacco massiccio all'Iran mentre Usa rafforzano presenza nel Golfo

Quattro soldati americani uccisi in attacchi attribuiti all'Iran in Giordania e Iraq; almeno due civili iraniani uccisi in attacchi missilistici al valico di Shalamcheh; diversi soccorritori feriti in attacco israeliano nel sud del Libano.
Non hanno ancora sofferto abbastanza
Trump spiega perché l'Iran non è ancora pronto a negoziare un accordo di pace.
Mark

Cosa rende questa situazione diversa dai precedenti cicli di tensione tra Stati Uniti e Iran?

Mimi

La combinazione di tre fattori. Primo, Trump ha dichiarato esplicitamente di essere "vicino" a una decisione su un attacco massiccio, non è una minaccia vaga. Secondo, gli americani stanno dispiegando risorse molto specifiche — bombardieri B-1, forze speciali, 150 operatori sanitari — che suggeriscono una preparazione concreta. Terzo, il petrolio ha superato i 100 dollari per la prima volta in due mesi, il che significa che il mercato crede davvero a un'escalation.

Luke

Ma aspetta. Trump ha detto di essere "vicino" a una decisione, non che ha deciso. E il generale Votel, ex comandante del Centcom, ha sottolineato che il rafforzamento delle forze non implica necessariamente un'imminente offensiva su larga scala. Potrebbe essere solo flessibilità tattica.

Mimi

È vero, ma il linguaggio di Trump è importante. Ha detto che l'Iran "non ha ancora sofferto abbastanza". Questo non suona come qualcuno che sta considerando il dialogo.

Mark

E gli Houthi? Sono davvero controllati dall'Iran o agiscono in modo autonomo?

Mimi

Ufficialmente sono descritti come "proxy" dell'Iran, ma le fonti saudite citano una milizia irachena filoiraniana che ha condotto attacchi presentandoli come operazioni contro basi americane. Quindi c'è una rete decentralizzata, non un controllo diretto.

Luke

Esatto. E qui il reporting deve essere cauto. Dire che gli Houthi sono "sostenuti dall'Iran" è verificato. Dire che l'Iran "controlla" gli Houthi è una caratterizzazione più forte che il materiale non sostiene completamente.

Mark

Qual è il ruolo del primo ministro iracheno in tutto questo?

Mimi

Al-Zaidi sta cercando di fare da mediatore. Ha visitato Washington e ora visita Teheran. Secondo fonti irachene, sta cercando di rassicurare l'Iran che la visita americana non mira a danneggiare i rapporti bilaterali, e sta spingendo per un "gentlemen's agreement" informale per fermare l'escalation.

Luke

Ma qui il reporting è basato su "fonti del governo iracheno" citate da Al Jazeera. Non è una dichiarazione ufficiale di al-Zaidi stesso. È importante notare questa distinzione.

Mark

E il Congresso americano? Sta cercando di frenare Trump?

Mimi

Ha votato due volte per limitare i poteri di guerra di Trump — la Camera ha approvato una risoluzione, il Senato l'ha respinta di poco. Ma gli attacchi sono continuati comunque. Quindi il Congresso non ha il potere di fermare quello che sta accadendo in tempo reale.

Luke

E questo è il dodicesimo voto al Senato su una risoluzione sui poteri di guerra dall'inizio dell'anno. Quindi il Congresso sta provando, ma non sta vincendo.

  • Trump dichiara di essere a un passo da un attacco massiccio all'Iran, con Israele pronto a unirsi in pochi minuti e i bombardieri B-1 già in stato di massima allerta.
  • Quattro soldati americani sono morti in attacchi attribuiti a Teheran, mentre l'Iran colpisce radar THAAD e basi americane in Kuwait, trascinando la crisi oltre i confini del Golfo.
  • Il petrolio supera i 100 dollari al barile per la prima volta in due mesi dopo gli attacchi Houthi alle petroliere saudite, e l'Iran minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz.
  • Il Dipartimento di Stato lancia un'allerta per i cittadini americani in tutto il Medio Oriente, avvertendo di escalation imprevedibile e possibili chiusure dello spazio aereo.
  • Il premier iracheno Ali al-Zaidi si muove tra Washington e Teheran come mediatore segreto, portando messaggi politici ed economici per evitare il precipizio.
  • Il Congresso americano è spaccato: la Camera condanna le ostilità, il Senato respinge la risoluzione sui poteri di guerra, ma gli attacchi continuano indisturbati.

Nel cuore del Golfo Persico, dove il petrolio e la storia si intrecciano da decenni, gli Stati Uniti e l'Iran si trovano sull'orlo di un confronto militare diretto che potrebbe ridisegnare gli equilibri del mondo. Trump, con la retorica della forza e la logica del prezzo da pagare, si avvicina a una decisione che coinvolgerebbe Israele e scuoterebbe i mercati energetici globali. Mentre i mediatori cercano ponti diplomatici e il parlamento americano si divide, la regione trattiene il respiro davanti a un'escalation che nessuno sembra in grado di fermare del tutto.

Da oltre una settimana, gli Stati Uniti stanno concentrando nel Golfo Persico una forza militare di proporzioni straordinarie: forze speciali, squadroni di caccia, bombardieri B-1 a lungo raggio e oltre 150 operatori sanitari trasferiti al centro medico di Landstuhl in Germania. Tutto questo mentre Trump annuncia di essere vicino a decidere un'operazione militare su larga scala contro l'Iran, affermando che Israele si unirebbe «in due minuti» e che gli Stati Uniti «non hanno bisogno di nessuno» per agire. Il segretario Rubio aggiunge che «ogni notte il prezzo sale» per Teheran, e che l'Iran «rinsavirà» quando il costo diventerà insostenibile.

La dodicesima notte consecutiva di attacchi americani ha visto per la prima volta l'impiego dei B-1 contro obiettivi delle Guardie Rivoluzionarie, segnando un'escalation qualitativa significativa. L'Iran ha risposto colpendo un radar THAAD e un sistema Patriot in Giordania, e attaccando basi americane in Kuwait. Quattro soldati statunitensi hanno perso la vita in operazioni attribuite a Teheran tra Giordania e Iraq. Sul fronte marittimo, gli Houthi yemeniti hanno attaccato petroliere saudite nel Mar Rosso, spingendo il Brent oltre i 100 dollari al barile per la prima volta in due mesi. L'Iran ha minacciato la chiusura totale dello Stretto di Hormuz se gli attacchi alle sue infrastrutture dovessero continuare.

Mentre il Dipartimento di Stato lancia un'allerta per i cittadini americani in tutto il Medio Oriente — avvertendo di escalation imprevedibile, cancellazioni di voli e possibili chiusure dello spazio aereo — il premier iracheno Ali al-Zaidi tenta una mediazione silenziosa tra Washington e Teheran, portando messaggi che vanno ben oltre quanto dichiarato pubblicamente. Il Congresso americano rimane diviso: la Camera ha condannato le ostilità con una maggioranza risicata, il Senato ha respinto la risoluzione sui poteri di guerra. Gli attacchi, però, non si sono fermati. La regione resta sospesa in un equilibrio fragile, con il rischio che una singola mossa sbagliata possa trascinare il mondo in una crisi energetica e geopolitica senza precedenti.

Gli Stati Uniti stanno concentrando una forza militare senza precedenti nel Golfo Persico mentre il presidente Donald Trump dichiara di essere prossimo a una decisione su un attacco massiccio all'Iran. Nell'ultima settimana, reparti di forze speciali sono stati dispiegati nella regione, squadroni di caccia riposizionati in diversi Paesi del Medio Oriente, e bombardieri dislocati in basi negli Stati Uniti e nel Regno Unito sono stati messi in stato di elevata prontezza operativa. Oltre 150 operatori sanitari sono stati inviati al Landstuhl Regional Medical Center in Germania, la principale struttura di riferimento per la cura dei militari americani feriti nelle operazioni mediorientali. Questi movimenti arrivano dopo l'uccisione di tre soldati americani in un attacco attribuito all'Iran in Giordania e di un quarto militare morto in Iraq durante la detonazione controllata di un drone iraniano.

Trump ha dichiarato ad Axios di essere vicino a una decisione su un'operazione militare su larga scala. Ha affermato che Israele "si unirebbe in due minuti" a un eventuale attacco, ma ha aggiunto che gli Stati Uniti "non hanno bisogno di nessuno" per lanciare una nuova operazione. Il presidente ha ribadito che l'Iran "vuole negoziare", ma al momento non è pronto a fare un accordo, commentando che "non hanno ancora sofferto abbastanza". Nel frattempo, il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che "ogni notte il prezzo sale sempre di più" per l'Iran e che la situazione cambierà quando il Paese "rinsavirà". Rubio ha anche affermato che gli Stati Uniti ritengono che l'Iran non sia ancora pronto a concludere un accordo, ma che lo sarà presto perché il prezzo che sta pagando è molto alto.

La tensione si è manifestata in una serie di attacchi reciproci. Gli Stati Uniti hanno completato la dodicesima notte consecutiva di operazioni contro l'Iran, colpendo obiettivi militari tra cui risorse navali, strutture di stoccaggio di missili e droni, siti di sorveglianza costiera e sistemi di difesa aerea. Per la prima volta, gli americani hanno utilizzato bombardieri B-1 a lungo raggio per colpire obiettivi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, un'escalation significativa della campagna militare. Nel contempo, l'esercito iraniano ha dichiarato che continuerà i suoi attacchi nella regione fino a quando non cesseranno gli attacchi americani contro le infrastrutture e le zone costiere del Paese. I Guardiani della Rivoluzione hanno affermato di aver distrutto in Giordania un radar americano del sistema antimissile THAAD e un sistema Patriot, nonché di aver attaccato basi americane in Kuwait.

La crisi si estende al commercio marittimo globale. Gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno annunciato un embargo marittimo contro l'Arabia Saudita e hanno attaccato petroliere saudite nel Mar Rosso. Per la prima volta in due mesi, i prezzi del petrolio hanno superato i 100 dollari al barile dopo questi attacchi. Il Wti, il riferimento americano, è salito del 6,39% a 92,38 dollari al barile, mentre il Brent, il riferimento internazionale, è salito del 7% a 100,65 dollari. Mohammad Bagher Ghalibaf, principale negoziatore iraniano e presidente del parlamento, ha deriso la strategia militare statunitense, dichiarando su X: "Volevano punire l'Iran. Invece si sono puniti da soli con prezzi del petrolio a tre cifre". L'Iran ha minacciato di chiudere completamente lo Stretto di Hormuz, affermando che non permetterà l'esportazione di nemmeno una goccia di petrolio se gli Stati Uniti daranno seguito alle minacce di attaccare le infrastrutture iraniane.

L'escalation ha spinto il Dipartimento di Stato americano a diffondere un'allerta ai cittadini statunitensi nel Medio Oriente, avvertendo di un rischio di escalation imprevedibile e consigliando di mantenere un'elevata vigilanza e di essere preparati a cancellazioni di voli e chiusure dello spazio aereo. L'allerta sottolinea che sedi diplomatiche statunitensi, anche al di fuori del Medio Oriente, sono state prese di mira e che l'Iran e i gruppi che lo sostengono potrebbero prendere di mira altri interessi americani all'estero. Nel frattempo, il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi sta visitando sia Washington che Teheran nel tentativo di mediare. Secondo fonti del governo iracheno, il viaggio ha una portata ben più ampia di quanto dichiarato pubblicamente, con messaggi politici ed economici rivolti direttamente alla leadership iraniana per rassicurarla che Baghdad non intende danneggiare l'Iran e per spingere verso nuovi assetti regionali informali.

La Camera americana ha approvato una risoluzione che condanna le ostilità in Iran con 214 voti a favore e 208 contrari, mentre il Senato ha respinto una mozione simile con 47 voti a favore e 49 contrari. Si è trattato della dodicesima votazione al Senato su una risoluzione sui poteri di guerra contro l'Iran dall'inizio dell'anno. Nonostante questi voti, gli attacchi americani sono continuati. Trump ha dichiarato che l'Iran "pagherà un prezzo salato" e che i suoi militari "verranno decimati". La situazione rimane in uno stato di precaria tensione, con il rischio concreto di un'escalation ulteriore che potrebbe destabilizzare l'intero Medio Oriente e avere conseguenze globali sul commercio energetico e marittimo.

Volevano punire l'Iran. Invece si sono puniti da soli con prezzi del petrolio a tre cifre.
— Mohammad Bagher Ghalibaf, principale negoziatore iraniano e presidente del parlamento iraniano
Se glielo chiedessi, Israele si unirebbe in due minuti all'eventuale attacco. Ma non abbiamo bisogno di nessuno per lanciare una nuova operazione.
— Donald Trump, presidente degli Stati Uniti
Quer a matéria completa? Leia o original em Il Sole 24 ORE ↗
Fale Conosco FAQ