In un momento in cui le acque del Mar Rosso e dello Stretto di Hormuz sono diventate palcoscenici di confronto tra potenze regionali e globali, Donald Trump oscilla tra la durezza e l'apertura verso Teheran, mentre l'Iran mantiene una posizione inflessibile. Sullo sfondo, la Cisgiordania brucia di raid notturni e violenze contro civili, e gli Houthi trasformano il conflitto marittimo in una minaccia alle infrastrutture energetiche mondiali. È il ritratto di un Medio Oriente in cui ogni gesto diplomatico si intreccia con la violenza concreta, e ogni escalation rischia di ridisegnare equilibri f
Trump in modalità vendetta con l'Iran, Houthi attaccano l'Arabia Saudita nel Mar Rosso
L'Iran non cederà finché non saranno soddisfatte le richieste su Hormuz
Come mai Trump ha cambiato così rapidamente il suo tono con l'Iran, da una posizione di vendetta a una più conciliante?
Probabilmente perché ha capito che la retorica dura da sola non porta risultati. I negoziati attraverso Vance e Rubio stanno procedendo, e Trump stesso ha detto che l'Iran sta diventando più serio. Forse ha deciso che la pressione sta funzionando e che è il momento di mostrare disponibilità.
Ma qui c'è un problema: non sappiamo esattamente cosa stia accadendo nei negoziati. Trump dice che l'Iran «sta diventando più serio», ma non abbiamo conferma indipendente di questo. E Araghchi da Teheran dice il contrario, che non cederanno. Sono due narrazioni completamente diverse.
E nel Mar Rosso? Cosa sta succedendo davvero tra Houthi e Arabia Saudita?
È un ciclo di attacchi e controrattacchi. Gli Houthi colpiscono navi saudite, Riad risponde con attacchi aerei, gli Houthi replicano colpendo infrastrutture petrolifere. È escalation pura, alimentata dal fatto che l'Iran sostiene gli Houthi.
Sì, ma qui il dato importante è che gli Houthi hanno annunciato un blocco marittimo contro l'Arabia Saudita. Non è solo una serie di attacchi casuali. È una strategia dichiarata. E gli americani sparano contro petroliere iraniane a Hormuz. Questo significa che il conflitto non è più solo tra attori regionali.
Cosa significa tutto questo per il commercio globale?
Il Mar Rosso e Hormuz sono due delle rotte marittime più importanti del mondo. Se questi conflitti continuano, i prezzi del petrolio saliranno e le assicurazioni per le navi aumenteranno. È un rischio concreto per l'economia globale.
Vero, ma non abbiamo ancora numeri su quanto il commercio sia stato effettivamente colpito. Sappiamo che ci sono stati attacchi, ma non sappiamo quante navi sono state danneggiate o quanti trasporti sono stati deviati. Questi sono dati che dovremmo avere.
E la Cisgiordania? Perché c'è stata questa escalation improvvisa?
Una sparatoria vicino a un insediamento ha ucciso due israeliani e quattro palestinesi. L'esercito israeliano ha risposto con raid diffusi e arresti di massa. È il ciclo di violenza che conosciamo: un incidente scatena una risposta militare massiccia.
Ma qui il dato che manca è il contesto di quella sparatoria iniziale. Chi ha sparato? Era un attacco organizzato o un incidente? Non lo sappiamo dal resoconto. E i numeri dei feriti sono importanti: un adolescente e un anziano feriti, ma quanti altri sono stati colpiti durante i raid? Il numero totale di vittime civili non è chiaro.
Il Polso
- Trump passa in poche ore dalla 'modalità vendetta' a toni più distesi, rivelando l'instabilità di una strategia americana che cerca ancora il suo centro di gravità verso l'Iran.
- Teheran risponde con fermezza: nessun cessate il fuoco finché le richieste su Hormuz non saranno soddisfatte, trasformando lo stretto in una leva di pressione geopolitica ad alto rischio.
- Nel Mar Rosso, gli Houthi colpiscono navi saudite e raffinerie di Yanbu con missili balistici, mentre l'Arabia Saudita bombarda Hodeida e Kamaran in un ciclo di rappresaglie senza fine.
- L'esercito americano apre il fuoco su una petroliera nel Golfo Persico, segnalando che il confronto diretto tra Washington e Teheran non è più solo diplomatico.
- In Cisgiordania, sei morti in una sparatoria, raid notturni su Nablus, Jenin, Betlemme e Ramallah, e violenze dei coloni contro i villaggi palestinesi disegnano una spirale che non accenna a fermarsi.
In un momento in cui le acque del Mar Rosso e dello Stretto di Hormuz sono diventate palcoscenici di confronto tra potenze regionali e globali, Donald Trump oscilla tra la durezza e l'apertura verso Teheran, mentre l'Iran mantiene una posizione inflessibile. Sullo sfondo, la Cisgiordania brucia di raid notturni e violenze contro civili, e gli Houthi trasformano il conflitto marittimo in una minaccia alle infrastrutture energetiche mondiali. È il ritratto di un Medio Oriente in cui ogni gesto diplomatico si intreccia con la violenza concreta, e ogni escalation rischia di ridisegnare equilibri fragili costruiti in decenni.
Donald Trump ha attraversato una giornata di contraddizioni sulla questione iraniana: al mattino convinto che Teheran risponda solo alla forza, in serata più aperto al dialogo, affermando di non avere fretta per un accordo e di vedere l'Iran diventare «progressivamente più serio» nei negoziati condotti da JD Vance e Marco Rubio. Una doppiezza che riflette la complessità di una partita ancora aperta.
Da Teheran, il ministro degli Esteri Araghchi ha risposto con fermezza: l'Iran non cede alle pressioni e non accetterà alcun cessate il fuoco finché le sue richieste sullo Stretto di Hormuz non saranno soddisfatte. Proprio in quelle acque, l'esercito americano ha aperto il fuoco su una petroliera che tentava di aggirare il blocco dei porti iraniani, portando il confronto a un livello di concretezza militare difficile da ignorare.
Nel Mar Rosso, gli Houthi yemeniti — sostenuti dall'Iran — hanno colpito una nave saudita e lanciato missili balistici verso le raffinerie di Yanbu, intercettati da un sistema di difesa greco schierato in Arabia Saudita. Riad ha risposto con attacchi aerei su Hodeida e sull'isola di Kamaran, mentre i ribelli hanno preso di mira impianti petroliferi e basi militari saudite. Un ciclo di rappresaglie che trasforma le rotte energetiche globali in zone di guerra.
In Cisgiordania la situazione è precipitata: una sparatoria vicino a un insediamento ha ucciso due israeliani e quattro palestinesi. L'esercito israeliano ha risposto assediando Nablus e avviando raid notturni in decine di città, campi profughi e villaggi — da Jenin a Betlemme, da Ramallah a Kafr Aqab. Un adolescente e un anziano sono rimasti feriti. I coloni hanno attaccato case nel villaggio di Urif, mentre i soldati lanciavano lacrimogeni nelle abitazioni di Qaryut. Una campagna di arresti e perquisizioni ha attraversato la regione, alimentando un clima di terrore diffuso tra la popolazione civile palestinese.
Donald Trump ha cambiato tono sulla questione iraniana nel corso di una sola giornata, passando da una posizione di massima durezza a dichiarazioni di apertura al dialogo. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il presidente era entrato in quella che viene descritta come «modalità vendetta», convinto che Teheran non rispondesse a nient'altro se non alla forza. Ma in serata il suo umore si è disteso: ha affermato di parlare «più seriamente» con l'Iran e di non avere fretta di raggiungere un accordo, sottolineando che i negoziati procedono attraverso il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. Trump ha anche osservato che l'Iran sembra diventare progressivamente più serio nel dialogo, per «ovvie ragioni", anche se rimane convinto che il regime non sia ancora pronto per un accordo definitivo.
Da Teheran arriva una risposta altrettanto ferma. Il ministro degli Esteri Araghchi ha dichiarato che l'Iran non teme le minacce e non cederà alle pressioni, aggiungendo che il paese non accetterà alcun cessate il fuoco finché non saranno soddisfatte le sue richieste riguardanti lo Stretto di Hormuz. Questa posizione riflette il braccio di ferro in corso su uno dei punti nevralgici della geopolitica globale, dove transitano quantità enormi di petrolio e dove gli Stati Uniti mantengono una presenza militare significativa.
Nel Mar Rosso, il conflitto tra l'Arabia Saudita e gli Houthi yemeniti sostenuti dall'Iran si è intensificato. Una nave saudita è stata colpita, subendo lievi danni allo scafo secondo quanto riferito da un funzionario dei trasporti saudita. L'attacco è arrivato pochi giorni dopo che gli Houthi avevano annunciato un blocco marittimo contro Riad. La risposta saudita è stata immediata: l'Arabia Saudita ha lanciato attacchi aerei contro infrastrutture di telecomunicazione nella città di Hodeida, controllata dai ribelli, e sull'isola di Kamaran nel Mar Rosso. Gli Houthi hanno replicato prendendo di mira impianti petroliferi e basi militari sul territorio saudita, alimentando un ciclo di escalation che non accenna a fermarsi.
Allo Stretto di Hormuz, le tensioni hanno raggiunto un nuovo livello quando l'esercito americano ha aperto il fuoco contro una petroliera che tentava di aggirare il blocco dei porti iraniani. Questo episodio evidenzia come le acque del Golfo Persico siano diventate una zona di confronto diretto tra le potenze regionali e gli Stati Uniti, con rischi concreti per il commercio marittimo globale.
In Cisgiordania, intanto, la situazione è precipitata in una spirale di violenza. Una sparatoria vicino a un insediamento ha causato la morte di due israeliani e quattro palestinesi. L'esercito israeliano ha risposto assediando la città di Nablus e invadendo una città vicina durante la notte. Una nuova ondata di raid militari israeliani e violenze da parte dei coloni ha colpito diverse aree della regione, ferendo un adolescente palestinese a Betlemme e un anziano a Nablus. Le forze israeliane hanno fatto irruzione nel campo profughi di Aqabat Jabr a sud di Gerico, nella città di Qalqilya, nel villaggio di Kobar nel distretto di Ramallah e nella città di Kafr Aqab a nord di Gerusalemme.
I raid si sono estesi anche al governatorato di Jenin, dove le truppe hanno preso d'assalto la città di Yabad e i villaggi di Zababdeh e Burqin. Un altro raid ha colpito il villaggio di Faroun a sud di Tulkarem. A Nablus, unità militari sono entrate nei villaggi di Tal e Qaryut e nella città di Beit Furik, avviando una vasta campagna di arresti a Tal e perquisendo diverse abitazioni a Beit Furik. Durante queste incursioni, i soldati hanno lanciato lacrimogeni contro le abitazioni palestinesi a Qaryut, mentre i coloni hanno attaccato le case nel villaggio di Urif, a sud di Nablus. Secondo quanto riportato dai corrispondenti di Al-Jazeera, la violenza ha coinvolto sia le forze militari che i civili armati, creando un clima di terrore diffuso tra la popolazione palestinese.
Un sistema di difesa aerea greco in Arabia Saudita ha intercettato due missili balistici lanciati dallo Yemen, il cui obiettivo erano le raffinerie di petrolio di Yanbu. Questo episodio dimostra come la minaccia degli Houthi si sia evoluta, passando da attacchi contro navi a colpi diretti contro infrastrutture energetiche critiche, con implicazioni potenzialmente gravi per l'economia globale e la stabilità regionale.
Citazioni salienti
Parliamo più seriamente con l'Iran, non ho fretta di chiudere— Donald Trump
Non temiamo le minacce, né cederemo alle pressioni. L'Iran non accetterà un cessate il fuoco finché non saranno soddisfatte le sue richieste riguardo a Hormuz— Ministro degli Esteri iraniano Araghchi