Trump frena Netanyahu su Beirut: tregua Iran-Usa possibile la prossima settimana

Attacchi israeliani continuano nel sud del Libano colpendo villaggi civili; scontri in corso tra forze israeliane e Hezbollah con vittime non specificate.
Un piccolo intoppo, che ho risolto rapidamente
Trump minimizza la crisi che ha rischiato di far crollare i negoziati tra Stati Uniti e Iran.
Mark

Cosa ha fatto esattamente Trump per fermare Netanyahu?

Mimi

Ha telefonato a Netanyahu e gli ha vietato i raid su Beirut, poi ha contattato intermediari di Hezbollah per negoziare una tregua reciproca. Se Israele non attaccava, nemmeno Hezbollah avrebbe attaccato.

Luke

Ma funziona davvero? Perché la stessa notte l'Idf segnala proiettili dal Libano e Hezbollah rivendica attacchi.

Mimi

Esatto. Trump ha minimizzato dicendo che era un "piccolo intoppo" risolto rapidamente, ma gli scontri continuano. L'accordo è fragile.

Mark

E l'Iran cosa ne pensa di tutto questo?

Mimi

L'Iran aveva sospeso i negoziati e minacciato di bloccare Hormuz e Bab el-Mandeb. Trump promette di negoziare con loro la riapertura dello stretto entro una settimana.

Luke

Promette, ma su cosa si basa questa promessa? Hezbollah continua ad attaccare, Netanyahu è stato fermato solo con un veto telefonico. Non è chiaro se l'Iran accetterà di sedersi al tavolo.

Mimi

È vero. Ghalibaf, il capo negoziatore iraniano, ha pubblicato un messaggio dicendo che se i crimini israeliani continuano, l'Iran interromperà il dialogo e si opporrà con fermezza.

Mark

Quindi il rischio è che tutto crolli di nuovo?

Mimi

Sì. L'accordo dipende dal fatto che entrambe le parti rispettino la tregua, ma i combattimenti continuano. Se non si stabilizza, i negoziati su Hormuz non avranno nemmeno inizio.

Luke

E Trump? Ha anche attaccato i media americani, dicendo che distorcerebbero qualsiasi risultato a favore dell'Iran. È una mossa strana se sta cercando di negoziare.

Mimi

Sembra che stia cercando di controllare la narrazione mentre i negoziati procedono. Ma è un segnale di quanto sia tesa la situazione.

  • Netanyahu annuncia un attacco imminente su Beirut, spingendo l'Iran a sospendere i negoziati e minacciare il blocco di Hormuz e Bab el-Mandeb, le due vie marittime più strategiche del pianeta.
  • Trump interviene con una serie di telefonate febbrili, imponendo un veto esplicito sui raid a Beirut e negoziando con Hezbollah una cessazione reciproca degli attacchi — definendo il tutto, con disinvoltura, 'un piccolo intoppo'.
  • Indiscrezioni rivelano un Trump furioso con Netanyahu, accusato di follia; il presidente iraniano del Parlamento avverte che se i 'crimini sionisti' in Libano continuano, l'Iran risponderà con fermezza e abbandonerà il dialogo.
  • La notte stessa smentisce gli annunci: l'esercito israeliano intercetta proiettili dal Libano, Hezbollah rivendica la distruzione di un carro armato Merkava, e i raid israeliani colpiscono villaggi civili nel sud del paese.
  • La tregua annunciata resta sospesa in un equilibrio fragile, con la riapertura di Hormuz come prossimo banco di prova: un fallimento nei negoziati della settimana entrante potrebbe innescare un'escalation ancora più grave nel Golfo Persico.

Nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno, Donald Trump si è interposto tra Israele, Hezbollah e Iran nel tentativo di evitare che una crisi regionale scivolasse verso l'irreversibile. Con telefonate urgenti a Netanyahu e intermediari libanesi, ha strappato l'annuncio di una tregua reciproca e promesso accordi sulla riapertura dello Stretto di Hormuz entro una settimana. Ma la storia, come spesso accade, non ha atteso il comunicato stampa: i proiettili continuavano a volare e le parole di pace convivevano con il rumore delle esplosioni.

La notte tra il 31 maggio e il 1° giugno ha portato il Medio Oriente sull'orlo di una nuova crisi. L'annuncio di Netanyahu di un attacco imminente su Beirut aveva spinto Teheran a sospendere i colloqui con Washington e a minacciare la chiusura di Hormuz e del Bab el-Mandeb — due arterie marittime la cui interruzione avrebbe conseguenze globali.

Trump è intervenuto con una serie di telefonate urgenti: prima ha imposto a Netanyahu un veto esplicito sui raid sulla capitale libanese, poi ha negoziato con intermediari di Hezbollah una tregua reciproca. L'accordo è stato annunciato come raggiunto, con la promessa di negoziati più ampi sull'Iran e sulla riapertura di Hormuz entro la settimana successiva. Secondo indiscrezioni, però, Trump avrebbe affrontato Netanyahu con toni durissimi, accusandolo di follia.

La realtà sul terreno ha raccontato un'altra storia. L'esercito israeliano ha intercettato proiettili provenienti dal Libano nella stessa notte dell'annuncio di tregua. Hezbollah ha rivendicato la distruzione di un carro armato Merkava a Hadatha, mentre i raid israeliani hanno colpito i villaggi di Marwaniyeh, Sidiqine, Yater e Mansouri. Il presidente del Parlamento iraniano Ghalibaf ha pubblicato un avvertimento esplicito: se le operazioni israeliane in Libano continuassero, l'Iran si opporrebbe con fermezza e interromperebbe ogni dialogo.

Trump ha risposto attaccando i media americani su Truth Social, accusando New York Times, Wall Street Journal e Cnn di trasformare qualsiasi risultato in una vittoria iraniana. La tregua annunciata resta fragile, sospesa tra dichiarazioni di pace e scontri che non si fermano. La riapertura di Hormuz, promessa entro una settimana, è il prossimo banco di prova — e il suo esito potrebbe determinare se questa crisi si stabilizza o precipita.

La tensione tra Stati Uniti e Iran sul Libano ha raggiunto un punto critico nella notte tra il 31 maggio e il 1º giugno, con il rischio concreto che i negoziati si sgretolassero completamente. A infiammare la situazione erano state le dichiarazioni di Benjamin Netanyahu, che aveva annunciato un attacco imminente su Beirut in risposta all'escalation dei giorni precedenti. Teheran aveva risposto sospendendo i colloqui con Washington e minacciando di bloccare non solo lo Stretto di Hormuz ma anche il Bab el-Mandeb, due delle arterie marittime più critiche del pianeta.

Donald Trump è intervenuto con una serie di telefonate che ha definito come la risoluzione di un "piccolo intoppo". Ha parlato prima con Netanyahu, imponendo un veto esplicito sui raid a Beirut, poi ha contattato intermediari di Hezbollah per negoziare una tregua reciproca: se Israele avesse cessato gli attacchi, anche il movimento libanese avrebbe fatto lo stesso. L'accordo è stato presentato come raggiunto, con Trump che ha annunciato che un accordo più ampio con l'Iran per l'estensione della tregua e la riapertura di Hormuz potrebbe concretizzarsi nel corso della settimana successiva. Tuttavia, indiscrezioni stampa hanno riportato di un Trump furioso al telefono con Netanyahu, accusandolo di follia e ricordandogli che senza il suo intervento sarebbe finito in prigione.

Ma la notte stessa ha smentito gli annunci di calma. L'esercito israeliano ha riferito di aver intercettato almeno due proiettili provenienti dal Libano. Hezbollah ha rivendicato la responsabilità di attacchi contro obiettivi israeliani nel sud del Libano, incluso un attacco missilistico diretto contro un carro armato Merkava a Hadatha che avrebbe provocato la sua distruzione. L'agenzia di stampa ufficiale libanese ha segnalato che i raid israeliani avevano colpito i villaggi di Marwaniyeh, Sidiqine, Yater e Mansouri, con una "fortissima esplosione" udita a Debbine.

Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore con gli Stati Uniti, ha pubblicato un messaggio su X in cui sottolineava che se i "crimini del regime sionista" in Libano dovessero continuare, l'Iran non solo interromperebbe il dialogo ma si opporrebbe "con fermezza". Il messaggio, indirizzato al presidente del Parlamento libanese Nabih Berri, rifletteva la fragilità dell'accordo appena annunciato e la determinazione di Teheran a non farsi escludere dalle decisioni sulla regione.

Trump ha poi pubblicato un lungo post su Truth Social in cui attaccava i media americani, accusandoli di distorcere qualsiasi risultato della guerra a favore dell'Iran. Nel post, il presidente immaginava uno scenario in cui l'Iran si arrende completamente, ammettendo la perdita della sua marina e dell'aviazione, con l'intero esercito che depone le armi a Teheran, eppure i giornali americani lo presenterebbero come una vittoria iraniana. Ha accusato il New York Times, il Wall Street Journal e la Cnn di essere parte di una campagna di "fake news" orchestrata dai democratici, affermando che i media "hanno perso completamente la testa".

La situazione rimane in equilibrio precario. Gli annunci di tregua convivono con il proseguimento degli scontri, suggerendo che l'accordo raggiunto da Trump è fragile e soggetto a violazioni da entrambe le parti. La promessa di negoziati sulla riapertura di Hormuz entro una settimana rappresenta il prossimo banco di prova: se i colloqui dovessero fallire, il rischio di un'escalation ancora più grave nel Golfo Persico diventerebbe concreto.

Se i crimini del regime sionista in Libano dovessero continuare, non solo interromperemo il processo di dialogo, ma ci opporremo con fermezza
— Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano
I combattenti della Resistenza islamica hanno preso di mira un carro armato Merkava con un attacco missilistico diretto, che ne ha provocato la distruzione
— Hezbollah su Telegram
Möchten Sie die ganze Geschichte? Das Original lesen bei Sky Tg24 ↗
Kontakt FAQ