Sedici anni dopo che tredici vite furono spezzate in una sala d'aspetto militare in Texas, la macchina della giustizia americana ha compiuto il suo ultimo passo: il presidente Donald Trump ha approvato l'esecuzione di Nidal Hasan, l'ex psichiatra dell'esercito che nel 2009 aprì il fuoco a Fort Hood gridando 'Allah Akbar', lasciando dietro di sé morti, feriti e una nazione segnata. La sentenza, rimasta a lungo sospesa tra burocrazia e attesa, troverà compimento attraverso un plotone d'esecuzione militare, in un momento in cui la società americana continua a interrogarsi sul confine tra giustizi
Trump approva la fucilazione per Nidal Hasan, autore della strage di Fort Hood
Il giorno del giudizio per Hasan è finalmente arrivato
Perché questa storia emerge ora, nel 2026, se la condanna risale al 2009?
La sentenza di morte era stata pronunciata, ma l'esecuzione non era mai stata autorizzata. Hegseth e Trump hanno deciso di procedere.
Giusto. Quindi non è una nuova condanna, è l'approvazione di una pena già emessa. Importante distinguere.
Cosa sappiamo dei motivi di Hasan?
Ha detto di aver agito per proteggere combattenti islamici dall'aggressione americana. Ha gridato "Allah Akbar" durante l'attacco.
Quindi la sua dichiarazione è quella. Non sappiamo se ci fossero altre motivazioni, contatti, coordinamento. Quello che abbiamo è quello che lui ha detto.
E il processo? Come si è svolto?
È stato un processo di corte marziale. Hasan ha rinunciato a difendersi. Una giuria militare lo ha condannato a morte.
Rinunciare a una difesa è una scelta straordinaria. Non sappiamo da questa fonte se ci fosse una ragione particolare, se fosse una dichiarazione politica, se avesse ricevuto consulenza legale.
Qual è il significato di questa approvazione adesso?
È il primo passo verso l'esecuzione. Hegseth deciderà quando e dove.
Sì, ma la fonte non dice se ci siano ulteriori passaggi legali, ricorsi, o se questa approvazione sia definitiva. Sappiamo solo che è stata data.
O Pulso
- Dopo oltre quindici anni di attesa, la condanna a morte di Nidal Hasan si avvicina finalmente all'esecuzione, riaprendo ferite mai del tutto rimarginate nelle famiglie delle vittime.
- L'approvazione presidenziale di Trump e la raccomandazione del segretario Hegseth segnano un'accelerazione decisa in un caso che era rimasto bloccato per anni nei meandri della giustizia militare.
- Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha dichiarato che 'il giorno del giudizio per Hasan è finalmente arrivato', con un linguaggio che riflette la carica emotiva e politica del momento.
- Hegseth dovrà ora stabilire ora e luogo dell'esecuzione tramite plotone d'esecuzione, l'ultimo atto formale di un processo iniziato nel sangue di Fort Hood nel novembre del 2009.
Sedici anni dopo che tredici vite furono spezzate in una sala d'aspetto militare in Texas, la macchina della giustizia americana ha compiuto il suo ultimo passo: il presidente Donald Trump ha approvato l'esecuzione di Nidal Hasan, l'ex psichiatra dell'esercito che nel 2009 aprì il fuoco a Fort Hood gridando 'Allah Akbar', lasciando dietro di sé morti, feriti e una nazione segnata. La sentenza, rimasta a lungo sospesa tra burocrazia e attesa, troverà compimento attraverso un plotone d'esecuzione militare, in un momento in cui la società americana continua a interrogarsi sul confine tra giustizia e vendetta.
Nel novembre del 2009, Nidal Hasan aprì il fuoco in una sala d'aspetto della base militare di Fort Hood, in Texas. Tredici persone morirono e trentadue rimasero ferite. Tra le vittime c'era una soldatessa incinta; quasi tutti gli altri caduti erano militari in attesa della visita medica prima della partenza per Iraq e Afghanistan. Hasan, musulmano di origini palestinesi, gridò 'Allah Akbar' durante la sparatoria e in seguito dichiarò di aver agito per difendere i combattenti islamici dall'aggressione americana. Fu fermato da un colpo alla schiena che lo lasciò paralizzato dalla vita in giù.
Durante il processo di corte marziale, Hasan rinunciò a presentare qualsiasi difesa. La giuria militare lo condannò a morte, ma la sentenza rimase a lungo in sospeso, sospesa tra procedure burocratiche e anni di silenzio istituzionale.
Il 6 ottobre 2026, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha raccomandato l'esecuzione e il presidente Donald Trump l'ha approvata. La pena sarà eseguita mediante fucilazione da parte di un plotone d'esecuzione dell'esercito. Spetterà ora a Hegseth decidere quando e dove si compirà l'atto finale di una vicenda che ha segnato in profondità la storia militare americana.
Nel novembre del 2009, Nidal Hasan, ex psichiatra dell'esercito americano, aprì il fuoco in una sala d'aspetto della base militare di Fort Hood in Texas. Tredici persone furono uccise e trentadue ferite. L'attacco durò fino a quando un militare non lo colpì alla schiena, lasciandolo paralizzato dalla vita in giù. Tra i morti c'era una soldatessa incinta che, secondo i resoconti, si era gettata a terra implorando che fosse risparmiato il figlio non ancora nato. Quasi tutti gli altri deceduti erano soldati che attendevano la loro ultima visita medica prima di essere dispiegati in Iraq e Afghanistan.
Hasan, musulmano di origini palestinesi, gridò "Allah Akbar" durante la sparatoria. In seguito dichiarò di aver agito per proteggere combattenti islamici all'estero dall'aggressione militare americana. Nel corso di un processo di corte marziale, rinunciò a presentare una difesa. Una giuria militare lo condannò a morte.
Per anni la sentenza è rimasta in sospeso. Ma il 6 ottobre 2026, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha raccomandato l'esecuzione, e il presidente Donald Trump l'ha approvata. La condanna sarà eseguita mediante fucilazione da parte di un plotone d'esecuzione dell'esercito statunitense. Sean Parnell, portavoce del Pentagono, ha dichiarato che "il giorno del giudizio per Hasan è finalmente arrivato". Hegseth avrà l'autorità di decidere quando e dove avrà luogo l'esecuzione.
Citações Notáveis
Il giorno del giudizio per Hasan è finalmente arrivato— Sean Parnell, portavoce del Pentagono
Ha dichiarato di aver agito per proteggere combattenti islamici all'estero dall'aggressione degli Stati Uniti— Dichiarazione di Nidal Hasan durante il processo