Dal 14 ottobre 2026, lo Stato italiano stringe ulteriormente il nodo fiscale attorno ai prodotti da fumo: trinciati, sigari e stick aumentano di venti centesimi, terzo atto di un piano triennale che trasforma il vizio del tabacco in una fonte di entrate crescenti e programmate. Non si tratta di un gesto improvviso, ma di una geometria fiscale deliberata — 1,47 miliardi di euro da raccogliere entro il 2028 — che interroga il rapporto tra libertà del consumatore, salute pubblica e necessità dello Stato di trovare risorse là dove la domanda resiste al prezzo.
Tabacchi, scatta l'aumento di 20 centesimi per trinciati, sigari e stick
Ogni anno il prelievo fiscale cresce, seguendo una logica di adeguamento graduale
Perché il governo ha scelto di aumentare le accise proprio ora, e non tutto in una volta?
La progressione nel triennio serve a evitare uno shock improvviso. Se raddoppiassi le accise domani, il mercato reagirebbe in modo disordinato. Così, distribuendo gli aumenti, dai tempo ai commercianti di adeguarsi e ai consumatori di metabolizzare il rincaro.
Ma il gettito previsto — 1,47 miliardi in tre anni — è basato su quale ipotesi di consumo? Se i prezzi salgono troppo, la gente potrebbe fumare meno, e il gettito crollerebbe.
È una domanda legittima. Il governo ha fatto le sue stime, ma è vero che il consumo di tabacco è elastico al prezzo. Se il rincaro è troppo aggressivo, il gettito potrebbe essere inferiore alle previsioni.
Quante persone sono interessate da questi aumenti? Quanti fumatori ci sono in Italia?
Il dato esatto non è nel comunicato dell'Agenzia delle Dogane. Sappiamo che tredici marche di trinciati, sigari e stick aumentano di venti centesimi, e che il piano copre anche sigarette e prodotti a tabacco riscaldato. Ma il numero totale di consumatori non è specificato.
Esattamente. Sappiamo che aumentano i prezzi e che il governo prevede un certo gettito, ma non sappiamo se quel gettito si realizzerà davvero, né quanti fumatori decideranno di smettere o ridurre i consumi in risposta al rincaro.
El Pulso
- Dal 14 ottobre tredici marche di tabacchi lavorati e quindici di prodotti a tabacco riscaldato costano venti centesimi in più, con i nuovi listini già pubblicati dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
- L'aumento non è isolato: è il terzo rincaro dell'anno, dopo quelli di aprile e maggio, e fa parte di un piano fiscale triennale scritto nella legge di Bilancio 2026.
- Il governo punta a incassare 213 milioni nel 2026, 465,8 milioni nel 2027 e 796,9 milioni nel 2028, per un totale di 1,47 miliardi di euro in tre anni.
- La strategia degli aumenti graduali e distribuiti nel tempo consente ai rivenditori di adeguarsi, ma scarica comunque il peso crescente sui consumatori, che per la natura del prodotto tendono a non ridurre gli acquisti.
- Il piano non si esaurisce qui: ulteriori adeguamenti delle accise sono già previsti per il 2027 e il 2028, rendendo la pressione fiscale sul tabacco una certezza strutturale nei prossimi anni.
Dal 14 ottobre 2026, lo Stato italiano stringe ulteriormente il nodo fiscale attorno ai prodotti da fumo: trinciati, sigari e stick aumentano di venti centesimi, terzo atto di un piano triennale che trasforma il vizio del tabacco in una fonte di entrate crescenti e programmate. Non si tratta di un gesto improvviso, ma di una geometria fiscale deliberata — 1,47 miliardi di euro da raccogliere entro il 2028 — che interroga il rapporto tra libertà del consumatore, salute pubblica e necessità dello Stato di trovare risorse là dove la domanda resiste al prezzo.
Il 14 ottobre 2026 scatta il terzo rincaro dell'anno sui prodotti del tabacco: trinciati, sigari e stick aumentano di venti centesimi, interessando tredici marche di tabacchi lavorati e quindici di prodotti a tabacco riscaldato senza combustione. L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha aggiornato i listini sul proprio sito, a disposizione dei commercianti.
L'aumento è tutt'altro che improvvisato. È il passo successivo di un percorso tracciato dalla legge di Bilancio 2026, che ha costruito una progressione fiscale precisa per il triennio 2026-2028. Dopo gli interventi di primavera, il governo continua ad alzare le accise su sigarette, sigaretti, tabacco trinciato e prodotti a tabacco riscaldato, rideterminando anche i coefficienti di calcolo per questi ultimi.
I numeri del piano sono chiari: 213 milioni di euro di gettito atteso nel 2026, 465,8 milioni nel 2027, 796,9 milioni nel 2028, per un totale di 1,47 miliardi nel triennio. Una progressione costruita anno dopo anno, che cresce di intensità man mano che ci si avvicina al 2028.
La scelta politica sottostante è quella della gradualità: anziché un aumento unico e brusco, il governo ha preferito distribuire i rincari nel tempo, permettendo ai rivenditori di adeguarsi e ai consumatori di assorbire i costi in modo frammentato. L'effetto complessivo, però, è inequivocabile — chi fuma paga sempre di più — e il piano non si ferma: nuovi adeguamenti sono già previsti per i prossimi anni, seguendo la progressione stabilita dalla manovra.
Il 14 ottobre 2026 scatta un nuovo rincaro sui prodotti del tabacco. Trinciati, sigari e stick aumentano di 20 centesimi, una mossa che tocca tredici marche di tabacchi lavorati e quindici marche di tabacchi da inalazione senza combustione. L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha pubblicato i listini aggiornati nella sezione accise del suo sito, dove i commercianti possono consultare le nuove tariffe di vendita.
Questo rincaro non arriva a sorpresa. È il terzo step di un piano costruito dalla legge di Bilancio 2026, che ha tracciato una strada fiscale precisa per i prossimi tre anni. Dopo gli aumenti di aprile e maggio, il governo continua a stringere le viti sulle accise dei prodotti da fumo. La manovra prevede incrementi progressivi dal 2026 al 2028 sull'importo minimo fisso delle accise su sigarette, sigaretti e tabacco trinciato, e ridetermina anche i coefficienti per il calcolo dell'accisa sui prodotti a tabacco riscaldato.
I numeri dietro questa strategia sono significativi. Il governo stima che gli aumenti dei prezzi al pubblico garantiranno un gettito complessivo di 1,47 miliardi di euro nel triennio. Nel 2026 l'incasso previsto è di 213 milioni di euro. Nel 2027 sale a 465,8 milioni. Nel 2028 raggiunge 796,9 milioni. È una progressione costruita: ogni anno il prelievo fiscale cresce, seguendo una logica di adeguamento graduale che il governo ha scelto di spalmare nel tempo.
La strategia riflette una scelta politica consapevole. Anziché un colpo secco, il governo ha optato per una serie di aumenti distribuiti nel corso dell'anno e negli anni successivi. Questo approccio consente ai commercianti di adeguarsi e ai consumatori di assorbire i rincari in modo frammentato. Ma l'effetto complessivo è chiaro: chi fuma paga sempre di più, e lo Stato incassa risorse crescenti da una base di consumatori che, per la natura del prodotto, continua a comprare anche quando i prezzi salgono.
I listini aggiornati sono ora disponibili per chi gestisce i punti vendita. Tredici marche di trinciati, sigari e stick vedono il loro prezzo al dettaglio aumentare di venti centesimi. Non è una cifra enorme per singolo acquisto, ma su volumi annuali significativi il peso si accumula. E il piano non si ferma qui: gli anni 2027 e 2028 porteranno con sé ulteriori adeguamenti, sempre secondo la progressione già stabilita dalla manovra di bilancio.
Citas Notables
La manovra 2026 prevede un aumento progressivo negli anni 2026-2028 dell'importo minimo fisso delle accise su sigarette, sigaretti e tabacco trinciato— Agenzia delle Dogane e dei Monopoli