Stroke Unit di Merate: tra centralizzazione e rete territoriale, il Mandic può proporsi come Stroke Ready

Tre trombolisi in un anno: poche per una Stroke Unit attiva h24
Il dato fornito dal dg Trivelli ai sindaci è alla base del dibattito sul futuro della Stroke Unit del Mandic.
Mark

Partiamo dal numero: tre trombolisi in un anno. Basta per chiudere?

Mimi

Per la Direzione sono poche per un servizio h24. Ma Galbiati osserva che prima della centralizzazione a Merate le trombolisi si facevano: il calo è legato al nuovo modello.

Luke

Attenzione però: le tre trombolisi sono un dato riferito da Trivelli all'incontro, non lo vediamo documentato. E la spiegazione del calo è l'opinione di Galbiati.

Mark

Cosa sono i mimics?

Mimi

Circa la metà dei codici ictus non è ictus: ipoglicemie, infezioni, crisi epilettiche. Finiscono comunque negli Hub, che faticano a trovare posti letto.

Luke

E le percentuali su trombolisi e trombectomia vengono da dati di alcune aree che lui ha visionato, non da uno studio citato. Vanno prese come indicative.

Mark

Che cosa significa Stroke ready?

Mimi

Un ospedale con angioTAC, neurologo e reparto Stroke sempre attivi. Galbiati dice che Merate ha già queste caratteristiche.

Luke

Resta una sua convinzione. Non sappiamo se la Regione adotterà questo modello, né come si concilia con la carenza di infermieri e con i letti da 6 a 12.

Mark

Cosa cambia il 1° novembre?

Mimi

L'articolo dice solo che qualcosa cambierà, senza dettagli.

Luke

Appunto: i dettagli non ci sono ancora.

  • Solo tre trombolisi in un anno al Mandic: un numero che non giustifica un presidio attivo ventiquattro ore su ventiquattro.
  • La Lombardia spinge i casi più gravi verso Hub come San Gerardo e Niguarda, e ogni trasporto più lungo sottrae minuti preziosi al cervello.
  • I sindaci del meratese hanno chiesto un confronto diretto, mentre la Direzione strategica annuncia cambiamenti già dal 1° novembre.
  • Il progetto di una Stroke di secondo livello e il raddoppio dei letti da 6 a 12 si scontrano con la carenza di infermieri, nodo che resta senza soluzione.

In una vallata lombarda dove l'ospedale è da sempre presidio di prossimità, la medicina contemporanea chiede di scegliere tra la vicinanza e la competenza concentrata. Al Mandic di Merate, con sole tre trombolisi in un anno per ictus ischemico acuto, l'ASST di Lecco si interroga sul futuro della Stroke Unit, mentre la Lombardia affida il trattamento dell'ictus a pochi grandi centri. Il dibattito riguarda meno un reparto che sopravvive che la domanda più antica della sanità: come garantire cura tempestiva a chi non può aspettare, senza lasciare indietro il territorio.

Martedì 20 ottobre la Direzione strategica dell'ASST Lecco, guidata dal direttore generale Marco Trivelli, ha incontrato i sindaci del meratese. Sul tavolo c'era il destino della Stroke Unit del Mandic: mantenerla o no? I numeri sono netti: nell'anno le trombolisi per ictus ischemico acuto sono state appena tre, troppo poche per una struttura attiva giorno e notte. Pesa anche la strategia regionale, che concentra il trattamento nei centri come il San Gerardo e il Niguarda.

Il progetto di Trivelli prevede una Stroke di secondo livello, che segua il paziente dopo la fase acuta, e l'aumento dei posti letto da 6 a 12. Il nodo resta la mancanza di infermieri. Qualcosa, comunque, cambierà dal 1° novembre.

Per capire la materia, Merateonline ha interpellato Filippo Galbiati, medico d'urgenza del Niguarda e sindaco di Casatenovo. Dal suo punto di vista il modello mothership funziona così: il paziente con sospetto ictus viene portato direttamente all'Hub, se raggiungibile in meno di 45 minuti, per terapie come la trombolisi e la trombectomia. Il problema è che molti falsi ictus finiscono negli Hub, e la finestra di tempo per chi ha davvero l'ictus si accorcia con i trasporti lunghi.

Galbiati suggerisce scale di valutazione sul territorio per distinguere chi deve andare all'Hub. Per il Mandic immagina un percorso simile a Desio o Vimercate, con angioTAC, neurologo e reparto attivi sempre, e l'invio all'Hub nei casi di occlusione dei grossi vasi. Avverte però che, in quel modello, sei letti potrebbero non bastare. La revisione della rete, conclude, sarà imposta dai dati.

Martedì 20 ottobre la Direzione strategica dell'ASST Lecco, guidata dal direttore generale Marco Trivelli, ha incontrato i sindaci del meratese, in uno degli incontri chiesti dalla Conferenza dei primi cittadini. Tra i temi in agenda c'era anche la sorte della Stroke Unit dell'ospedale Mandic di Merate: va mantenuta oppure no?

I numeri forniti da Trivelli sono netti: nel corso dell'anno le trombolisi per l'ictus ischemico acuto effettuate al Mandic sono state soltanto tre. Troppo poche, è il ragionamento, per tenere in piedi una struttura attiva 24 ore su 24. Pesa anche la scelta di Regione Lombardia, che ha impostato una strategia di centralizzazione del trattamento in alcuni centri ospedalieri, come il San Gerardo e il Niguarda. Il progetto di Trivelli guarda a una sorta di Stroke di secondo livello, cioè la presa in carico del paziente dopo la fase acuta. Servirebbe portare i posti letto da 6 a 12, ma resta il grave problema della mancanza di infermieri. Qualcosa, in ogni caso, cambierà dal 1° novembre.

Per capire una materia complessa, evitando notizie approssimative, Merateonline ha chiesto chiarimenti a Filippo Galbiati, direttore della struttura complessa di Medicina d'urgenza e Pronto soccorso del Niguarda di Milano e sindaco di Casatenovo. Galbiati ha coordinato gli interventi la notte di Capodanno dopo la tragedia di Crans Montana ed è stato responsabile dell'Unità di Crisi con il dg Alberto Zoli. Interpellato come sindaco, ha dato un giudizio «più che positivo» sulla Direzione strategica, pur nelle difficoltà del momento che hanno imposto riorganizzazioni e alcune chiusure. Del Mandic ha citato la Medicina con le sue competenze geriatriche, i servizi legati alla Cardiologia, un'Ortopedia attrattiva, una Chirurgia in crescita, un Pronto soccorso che ha ridotto le esternalizzazioni, il servizio DAMA, le Cure palliative pediatriche e l'Endoscopia. Per lui l'alta specialità è anche curare bene sul territorio un anziano con polmonite e Parkinson.

Sul merito della Rete Stroke, Galbiati spiega che da alcuni anni la Lombardia ha adottato, con una delibera, il modello mothership. Se un paziente viene identificato come Codice Ictus e l'Ospedale Hub è raggiungibile in meno di 45 minuti, viene portato direttamente in un DEA di II livello con Neuroradiologia interventistica, non nel pronto soccorso più vicino. Lì può fare subito un'angioTAC, la trombolisi sistemica (una flebo che scioglie i trombi) e, se serve, la trombectomia meccanica o tromboaspirazione.

Il primo problema sono i cosiddetti mimics: circa la metà dei codici ictus sul territorio non è ictus, ma condizioni che lo imitano, come alterazioni elettrolitiche, infezioni, ipoglicemie, crisi epilettiche, abuso di sostanze o emorragie cerebrali. La centralizzazione porta quindi negli Hub anche molti pazienti senza ictus, con la difficoltà di trovare loro un posto letto lontano dall'ospedale di riferimento, che ne riceve meno.

Il razionale clinico è la «penombra»: attorno al nucleo di necrosi ci sono aree di ischemia recuperabili con una riapertura precoce dell'arteria. Dai dati che Galbiati ha visionato, la trombolisi riguarda il 10-12% dei veri ictus; la trombectomia da sola il 7-8% dei casi, dopo trombolisi il 3%. I dati reali mostrano però che con la centralizzazione totale, in alcuni contesti, le trombolisi sono diminuite o ritardate, per i trasporti più lunghi. Alcuni neurologi lombardi, e Galbiati concorda, propongono scale di valutazione territoriali per inviare agli Hub solo chi può beneficiare del trattamento endovascolare e gli altri agli ospedali spoke.

Questi ospedali dovrebbero essere «Stroke ready»: angioTAC, neurologo competente e reparto Stroke, attivi 24 ore su 24 per 365 giorni. A Merate, ricorda, prima del modello mothership le trombolisi si facevano; ora quasi più. Per Galbiati il Mandic può attrezzarsi come Desio, Vimercate, Garbagnate e Sacco, con possibile invio all'Hub per l'occlusione di grossi vasi entro 6-24 ore. In quel modello, avverte, i 6 letti potrebbero non bastare. La revisione della rete, conclude, sarà imposta dai dati.

Merate ha già ora tutte le caratteristiche per proporsi come Stroke ready.
— Filippo Galbiati, direttore Pronto soccorso Niguarda e sindaco di Casatenovo
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