Accorsi ammette di soffrire di eco-ansia dopo aver assistito a staccamenti di ghiaccio in montagna, ma sostiene che agire insieme alle nuove generazioni, non per loro, sia la soluzione. Il teatro emerge come luogo empatico per unire arte e scienza, affrontando temi climatici e urbani con approccio positivo piuttosto che catastrofista, coinvolgendo istituzioni e cittadini.
Stefano Accorsi: «L'eco-ansia esiste, ma agire insieme è la soluzione»
Agire insieme ai nostri figli, non per loro, è la vera soluzione
Quando parla di eco-ansia, sembra dire che esiste davvero, non è una cosa inventata dalle nuove generazioni.
No, esiste. Accorsi stesso dice di averla. Ha visto il ghiacciaio del Monte Bianco rimpicciolirsi anno dopo anno, e in montagna ha sentito staccamenti di ghiaccio in poche ore. È concreto, non astratto.
Ma qui c'è una distinzione importante: dice che l'eco-ansia esiste, ma che la soluzione non è comunicare la catastrofe. Dice che anni di comunicazione allarmistica hanno allontanato le persone. È una critica a come è stato affrontato il tema, non una negazione del problema.
E la soluzione che propone è il teatro. Come funziona?
Unire arte e scienza in modo empatico, invece che catastrofista. Coinvolgere istituzioni, cittadini, artisti. Immaginare soluzioni concrete piuttosto che solo problemi.
Quello che non è chiaro è se il teatro abbia effettivamente cambiato qualcosa, o se sia ancora una proposta. Planetaria è alla terza edizione, ma non sappiamo quanta gente raggiunge, se le istituzioni hanno effettivamente risposto diversamente.
Parla molto di comunità e socialità. Sembra quasi nostalgico.
Non è nostalgia. Cita la scienza — le Zone blu, gli studi sul benessere mentale. Dice che c'è una richiesta crescente di spettacoli dal vivo. I dati confermano incrementi eccezionali.
Vero, ma qui sta citando dati generici. Non dice quali dati, di quale periodo. E la domanda più grande rimane: come si costruisce comunità in un momento di grande polarizzazione? Lui stesso riconosce che è difficile, quando parla della scuola e dei tetti agli stranieri.
Su questo punto — la comunità e l'accoglienza — cosa dice davvero?
Dice che vivere insieme deve essere un punto di incontro che richiede passi da entrambe le parti. Non basta accogliere; l'accoglienza implica una gestione da parte di chi accoglie e da parte di chi è accolto.
È una posizione equilibrata, ma anche vaga. Riconosce che sono "grandi domande" alle quali non ha risposte personali. Sta dicendo che la politica è difficile e che i cittadini devono essere responsabili, ma non sta dicendo come.
E sulla tecnologia? Sembra contraddittorio — critica i social e i cellulari, ma poi dice che la tecnologia è un plus.
Non è contraddizione. Dice che la tecnologia va usata, ma compensata con eventi pubblici e comunità. Non è tecnologia sì o no; è equilibrio.
Giusto, ma anche qui non entra nel merito. Non parla di algoritmi, di come i social cambiano il comportamento, di cosa significhi davvero "compensare". È una posizione ragionevole, ma superficiale.
Le Pouls
- Planetaria Festival, terza edizione, Arena del Sole Bologna, tema: futuro delle città
- Accorsi ha assistito a 7-8 staccamenti di ghiaccio dal Monte Bianco in poche ore
- Il teatro unisce arte e scienza con approccio empatico, non catastrofista
- Spettacoli dal vivo registrano incrementi eccezionali negli ultimi anni
Accorsi ammette di soffrire di eco-ansia dopo aver assistito a staccamenti di ghiaccio in montagna, ma sostiene che agire insieme alle nuove generazioni, non per loro, sia la soluzione. Il teatro emerge come luogo empatico per unire arte e scienza, affrontando temi climatici e urbani con approccio positivo piuttosto che catastrofista, coinvolgendo istituzioni e cittadini.
L'attore Stefano Accorsi, direttore artistico di Planetaria Festival, riflette su eco-ansia, cambiamento climatico e il ruolo del teatro nel affrontare le trasformazioni urbane e sociali senza caricare le nuove generazioni di responsabilità.
Stefano Accorsi scende dal palco dell'Arena del Sole a Bologna dove poco prima hanno parlato il Cardinale Matteo Maria Zuppi, il climatologo Giulio Boccaletti, l'urbanista Simona Tondelli e la rapper BigMama. È la terza edizione di Planetaria Festival, il cui direttore artistico è proprio lui, e questa volta il tema centrale è il futuro delle città — una delle questioni più urgenti del vivere contemporaneo. Quando lo incontriamo nel chiostro dello stesso teatro, uno spazio che incarna perfettamente uno dei temi della tre giorni, parla con la precisione di chi ha riflettuto a lungo su queste cose.
Accorsi è un grande frequentatore di montagna. D'estate ci va spesso, cammina, si lascia attraversare dalle emozioni che solo certi paesaggi sanno regalare. Ma negli ultimi anni ha iniziato a notare qualcosa di inquietante: il ghiacciaio del Monte Bianco si rimpicciolisce visibilmente, anno dopo anno. È un segno tangibile, non astratto, del cambiamento climatico in corso. Questa osservazione diretta lo ha spinto a riflettere su come comunicare questi grandi mutamenti. Ha letto studi che mostrano quanto sia complesso parlare di trasformazioni climatiche senza cadere nella catastrofe. Per anni, buona parte della comunicazione scientifica ha usato il tono allarmistico per essere più incisiva, ma il risultato è stato opposto: ha creato frustrazione e allontanamento. Le persone si chiudono quando sentono solo paura.
Per questo Accorsi e il suo team hanno scelto una strada diversa. Il teatro, secondo lui, ha il potere di affrontare questi temi in modo più empatico. Unendo arte e scienza — con Boccaletti come direttore scientifico — l'idea è di immaginare soluzioni concrete e di dialogare direttamente con le istituzioni. Non perché le istituzioni non ci pensino già, ma perché in questo confronto diretto può nascere qualcosa di nuovo, stimoli e idee per il futuro. È un approccio positivo, non paralizzante.
Quando gli chiediamo dell'eco-ansia che molti giovani riferiscono di sentire, Accorsi non nega. Ce l'ha anche lui. L'estate scorsa era in montagna e in poche ore ha sentito sette o otto staccamenti di blocchi di ghiaccio. In quei momenti pensi che non c'è più riparo. Ma il modo migliore per contrastare l'ansia, dice, è agire. Crede davvero al detto "finché c'è vita c'è speranza". Però rifiuta la retorica secondo cui gli adulti agiscono "per i figli" o secondo cui "le nuove generazioni faranno meglio di noi". Non ci crede per due ragioni: primo, perché dobbiamo agire insieme, non delegare; secondo, perché non vuole caricare di responsabilità una generazione che eredita già uno scenario futuro non roseo. Almeno diamogli una mano. Cominciamo noi a provarci.
Quando parla di città ideale, Accorsi descrive una città che permette di muoversi, di camminare. Bologna con i suoi portici è un esempio. Il verde è fondamentale. Gli spazi di condivisione sono essenziali. E soprattutto una città che non ti aggredisce, che non ti stressa. Lui vive a Milano, e quando ricomincia il caos urbano sente l'ansia addosso — il contesto trasmette queste cose. Questa edizione di Planetaria si chiama "Città che non vogliono stare ferme" proprio perché la volontà di cercare soluzioni è fondamentale. Non esiste una città ideale definitiva; bisogna continuare ad adeguare città e stile di vita. L'utopia va continuamente aggiornata.
La vita sociale, per Accorsi, è la vera cura. Alzarsi, uscire di casa, camminare, prendere un caffè, salutare le persone, scambiare due chiacchiere. La scienza lo conferma: la socialità è una grande cura per la mente e il corpo. Cita un documentario sulle "Zone blu", aree di grande longevità e qualità della vita dove le persone si muovono, mangiano semplice, frequentano altre persone, chiacchierano, ridono. Il benessere mentale, psicologico, emotivo aiuta tantissimo. E il verde, e il posto in cui viviamo. L'Italia, dice, è fortunata — siamo circondati da bellezza nelle città, nelle campagne, nel paesaggio. Questo nutre l'anima. I rapporti sono la grande chiave. Non è un caso che negli ultimi anni ci sia una grande richiesta di spettacoli dal vivo: è un bisogno primario dell'essere umano che si contrappone al condizionamento dei cellulari e dei social, device che portano all'isolamento. Ma c'è un istinto naturale di sopravvivenza, e bisogna ascoltarlo.
Sulla tecnologia, Accorsi non demonizza l'intelligenza artificiale. La usa, cerca di non ossessionarsi con le ore di smartphone. Sono device che fanno parte della nostra vita, portano comodità e facilitazioni interessanti. Ma bisogna compensare con eventi pubblici e di comunità. Ama l'idea che spazi come il teatro vengano condivisi e vissuti come qualcosa di amichevole. Se ancora i teatri sono pieni, se questa forma di narrazione — la più antica del mondo — continua ad attrarre, un motivo ci sarà. La componente umana sarà difficilmente sostituibile.
Sulla longevità, non si tratta di cercare di essere Dorian Gray, né di sopravvivere e basta. Oggi, in una società che diventa sempre più vecchia, la qualità della longevità è un tema importante. L'età avanzata deve diventare una risorsa. Bisogna ricreare quello che c'era molto più in passato: il confronto e la convivenza fra generazioni, lo scambio di esperienze, l'ascolto reciproco. È un bisogno che va coltivato. Il suo mestiere, il teatro, la recitazione, gli ha aperto accesso a una nuova dimensione di curiosità e consapevolezza. Ma anche la vita personale, i figli, la famiglia, lo hanno modificato interiormente. Si cambia muovendo un passo alla volta.
Citations marquantes
Il modo migliore per contrastare l'ansia è agire. Credo veramente al detto 'finché c'è vita c'è speranza'— Stefano Accorsi
La socialità è una grande cura per la mente e per il corpo. I rapporti sono la grande chiave— Stefano Accorsi