SLA: assistenza domiciliare e telemedicina per cure personalizzate e multidisciplinari

I pazienti con SLA affrontano una malattia progressiva senza trattamento farmacologico risolutivo, richiedendo assistenza multidisciplinare continua per mantenere autonomia e qualità di vita.
La cura non passa esclusivamente attraverso i farmaci, è un concetto molto più complesso
Federica Cerri spiega come la SLA richieda un approccio multidisciplinare che va oltre la terapia farmacologica.
Mark

Allora, questo progetto 'Ovunque vicini' è essenzialmente telemedicina per i pazienti con SLA. Ma perché è così importante che sia gratuito e disponibile dodici ore al giorno?

Mimi

Perché la SLA è una malattia che progredisce, e i bisogni cambiano continuamente. Un paziente potrebbe avere una domanda urgente alle dieci di sera, o avere bisogno di un triage rapido per capire se ha bisogno di un'assistente sociale o di uno specialista. Dodici ore al giorno significa coprire la maggior parte della giornata di una persona.

Luke

Ma dodici ore al giorno non è ventiquattro ore. Se un paziente ha una crisi di notte, cosa succede? E il servizio è gratuito, ma chi lo finanzia? Quanto è sostenibile nel tempo?

Mark

Buona domanda. Federica Cerri ha detto che la cura della SLA non è solo farmaci. Cosa intende esattamente?

Mimi

Intende che la SLA non ha ancora un farmaco che la risolva completamente. Quindi la cura passa attraverso l'assistenza, gli ausili personalizzati, le cure palliative, il mantenimento della qualità della vita. È un approccio molto più ampio.

Luke

Ma questo non è nuovo. I centri specializzati lo fanno già. Quello che è nuovo è portarlo a domicilio tramite app. La domanda è: quanto è efficace la telemedicina per una malattia così complessa? Cerri dice che la telemedicina accorcia le distanze, ma non sostituisce una visita.

Mark

E poi c'è il problema che Lettieri ha sollevato: in Italia ci sono solo otto centri specializzati. Come può un progetto come questo risolvere il problema della capillarizzazione territoriale?

Mimi

Non lo risolve completamente. Ma almeno consente ai pazienti che vivono lontano da questi otto centri di avere accesso a specialisti senza doversi spostare. È un primo passo.

Luke

Un primo passo, sì, ma il vero problema è che il sistema sanitario non riconosce formalmente queste malattie neuromuscolari. Lettieri ha detto che c'è un divario tra i bisogni concreti e il riconoscimento formale. Un'app non risolve questo. Serve una decisione politica.

Mark

Quindi il progetto è utile, ma insufficiente?

Mimi

Esattamente. È utile per i pazienti che lo usano, ma la vera sfida rimane quella di costruire una rete territoriale riconosciuta e finanziata dal sistema sanitario.

  • In Italia solo otto centri specializzati fronteggiano una domanda crescente di pazienti con malattie neuromuscolari, lasciando molti senza accesso a cure adeguate.
  • Il passaggio dall'ospedale alla casa è il momento più fragile: l'attivazione dell'assistenza domiciliare si scontra con ostacoli burocratici che pesano su famiglie già provate.
  • Il progetto 'Ovunque vicini' attiva una centrale operativa dodici ore al giorno, sette giorni su sette, con triage immediato e collegamento diretto agli specialisti NeMO tramite l'app gratuita Isa.
  • La telemedicina non sostituisce la cura ma accorcia le distanze, garantendo prossimità e tempestività a chi vive lontano dai centri specializzati.
  • Il sistema sanitario non riconosce formalmente queste malattie in modo adeguato, costringendo gli operatori a supplire con buona volontà a ciò che le istituzioni non garantiscono.

In un paese dove solo otto centri specializzati accolgono migliaia di pazienti con sclerosi laterale amiotrofica, Aisla e i Centri NeMO hanno lanciato 'Ovunque vicini', un progetto che porta la competenza medica direttamente nelle case attraverso la telemedicina e un'app gratuita. La SLA non ha ancora una cura farmacologica risolutiva, eppure curare è possibile: significa preservare la presenza di una persona nel mondo, la sua identità di padre, madre, lavoratore. Questo progetto è insieme una risposta concreta e un atto di denuncia — perché colma un vuoto che le istituzioni non hanno ancora saputo riempire.

A Milano, nella sede dell'Aisla, è stato presentato 'Ovunque vicini', un progetto nato dalla collaborazione tra Aisla e Fondazione Serena Ets – Centri clinici NeMO, con l'obiettivo di portare assistenza specialistica direttamente a domicilio per i pazienti con SLA. Il servizio si basa su una centrale operativa attiva dodici ore al giorno, dalle otto alle venti, ogni giorno della settimana. Chi chiama riceve un primo triage: le richieste sociosanitarie vengono indirizzate al Centro d'ascolto, quelle sanitarie direttamente agli specialisti NeMO. Tutto avviene tramite Isa, un'app gratuita disponibile su tutte le principali piattaforme.

Antonella Simone, responsabile operativa del progetto, ha chiarito che la telemedicina non è una cura in sé, ma uno strumento per accorciare le distanze e garantire risposte rapide. Federica Cerri, neurologo del Centro NeMO di Milano, ha ricordato che la SLA non ha ancora un trattamento farmacologico risolutivo, ma questo non significa assenza di cura. Curare, ha spiegato, vuol dire preservare la qualità della vita, l'autonomia, la presenza della persona nel suo ruolo familiare e sociale. La risposta deve essere multidisciplinare e profondamente personalizzata, costruita attorno ai bisogni specifici di ciascun paziente lungo tutto il percorso della malattia.

Il progetto si inserisce però in un contesto strutturalmente fragile. Francesco Lettieri, direttore Area Centro Sud dei Centri NeMO, ha sottolineato che in Italia operano solo otto centri specializzati per malattie neuromuscolari, a fronte di una domanda in costante crescita. Il sistema sanitario non riconosce formalmente queste patologie in modo adeguato, e il divario tra i bisogni reali dei pazienti e i riconoscimenti previsti ricade sulle spalle degli operatori e delle famiglie. 'Ovunque vicini' prova a colmare questo vuoto, ma la vera sfida resta costruire una rete territoriale capillare e riconosciuta, che non dipenda dalla sola buona volontà di chi ci lavora.

A Milano, nella sede dell'Aisla, è stato presentato un progetto che prova a rispondere a una delle sfide più concrete della sclerosi laterale amiotrofica: come portare le competenze mediche specialistiche direttamente nelle case dei pazienti, ovunque vivano. Si chiama 'Ovunque vicini' ed è nato dalla partnership tra Aisla e Fondazione Serena Ets – Centri clinici NeMO. Il servizio funziona attraverso una centrale operativa disponibile dodici ore al giorno, dalle otto di sera alle venti, sette giorni su sette. Quando un paziente o un caregiver chiama, riceve un primo triage che smista la richiesta verso il percorso giusto: se è una necessità sociosanitaria o assistenziale, viene indirizzata al Centro d'ascolto; se è sanitaria, va direttamente agli specialisti dei Centri NeMO. Tutto questo avviene tramite un'app gratuita, scaricabile su Apple, Google e Windows, che si chiama Isa.

Antonella Simone, responsabile operativa del progetto, ha spiegato che l'obiettivo è portare l'assistenza e le visite specialistiche direttamente a domicilio. La telemedicina, ha precisato, non è una cura in sé, ma consente di accorciare le distanze e dare risposte rapide, garantendo prossimità e tempestività nel mettere a disposizione competenze specialistiche. È un servizio gratuito, attivato tramite la centrale operativa.

Federica Cerri, neurologo responsabile dell'area SLA del Centro clinico NeMO di Milano e specialista del progetto 'Ovunque vicini', ha affrontato il cuore della questione durante l'open day: la SLA rimane una patologia senza un trattamento farmacologico risolutivo, ma questo non significa che non ci sia possibilità di cura. La cura, ha spiegato, non passa esclusivamente attraverso i farmaci. È un concetto molto più complesso che include prevenzione, promozione, assistenza e qualità della vita, e quando la malattia progredisce, anche l'introduzione delle cure palliative. Curare una persona con SLA significa garantirle la possibilità di continuare a essere presente come padre, madre, lavoratore attivo. Significa identificare il bisogno del paziente e dare una risposta pronta affinché possa mantenersi attivo lungo tutto il percorso della malattia.

Cerri ha sottolineato che la SLA è una patologia estremamente complessa ed eterogenea, e questa eterogeneità non si conosce dall'inizio ma emerge lungo il percorso. Per questo è fondamentale che l'assistenza e la cura passino attraverso un'azione multidisciplinare. Non significa semplicemente mettere insieme professionisti diversi, ma integrare le competenze specifiche di ciascuno affinché attorno al paziente venga costruito un percorso di assistenza e cura il più personale possibile. Questo modello, adottato dai Centri clinici NeMO, è un luogo in cui il paziente incontra gli specialisti necessari per individuare le eventuali problematiche legate alla malattia e dove si integrano le necessità determinate dalla patologia con ciò che il paziente ritiene giusto per sé.

Ma il progetto 'Ovunque vicini' si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà strutturali. Francesco Lettieri, direttore Area Centro Sud dei Centri Clinici Nemo, ha evidenziato durante la XIX Giornata nazionale della SLA a Paestum che i numeri della malattia sono sempre crescenti, sia per un'attenzione maggiore nella fase di diagnosi sia per un accesso facilitato in alcuni casi alla parte ambulatoriale. La richiesta di persone affette da malattie neuromuscolari è sempre maggiore, ma in Italia operano solo otto centri specializzati. Quello che le istituzioni dovrebbero fare, ha sottolineato Lettieri, è non solo dare la possibilità di una maggiore capillarizzazione sul territorio, ma anche un sostegno che riconosca questo tipo di malattie da un punto di vista formale.

Un problema concreto emerge dal divario tra i bisogni dei pazienti e il riconoscimento previsto dal sistema sanitario. La pratica della malattia si scontra con la forma dei riconoscimenti sanitari, che non sempre corrispondono. Lo sforzo degli operatori sanitari diventa doppio in alcuni casi e si basa solo sulla buona volontà e sul senso di responsabilità. Le famiglie chiedono di essere protette in ospedale, dove c'è un'assistenza multidisciplinare e molto più attenta. Ma il passaggio dall'ospedale alla casa resta uno dei momenti più delicati. L'attivazione dell'assistenza domiciliare è il primo scoglio, apparentemente banale perché burocratico, ma è il primo passaggio complicato nell'andare dall'ospedale a casa. Progetti come 'Ovunque vicini' provano a colmare questo vuoto, ma la vera sfida rimane quella di costruire una rete territoriale capillare e riconosciuta formalmente dal sistema sanitario.

La cura della SLA include prevenzione, promozione, assistenza e qualità della vita, e quando la malattia progredisce, anche cure palliative
— Federica Cerri, neurologo Centro clinico NeMO Milano
In Italia siamo diventati piccoli e pochi, nel senso che sono otto i centri specializzati. L'aumento della domanda rende necessario un modello più diffuso sul territorio
— Francesco Lettieri, direttore Area Centro Sud Centri Clinici Nemo
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