Vittorio Sgarbi, critico d'arte tra i più riconoscibili della cultura italiana, giace in terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma per insufficienza respiratoria, a settantaquattro anni e dopo mesi in cui il suo corpo portava già i segni di una lunga battaglia. La sua storia recente racconta di un uomo che ha cercato di restare presente — alle mostre, alle inaugurazioni, alla vita pubblica — mentre la malattia lo consumava dall'interno. Le sue condizioni sono critiche ma stabili: una soglia sottile tra la resistenza e la resa.
Sgarbi in terapia intensiva: «Condizioni critiche ma stabili»
Una voce particolarmente flebile, uno dei segni lasciati dalla malattia
Cosa significa esattamente che le condizioni sono critiche ma stabili? Sono due cose che sembrano contraddirsi.
No, in realtà descrivono due aspetti diversi. Critico significa che è in pericolo, che ha bisogno di cure intensive. Stabile significa che in questo momento non sta peggiorando ulteriormente, che i parametri vitali non stanno crollando.
Ma per quanto tempo rimane stabile? Il bollettino dice solo il momento presente. Non sappiamo se domani le cose cambieranno.
Giusto. È un aggiornamento di oggi. Quello che sappiamo è che è in terapia intensiva per insufficienza respiratoria, cioè i polmoni non stanno facendo bene il loro lavoro.
E la depressione dell'anno scorso, quella che lo aveva portato a pesare cinquantanove chili, è collegata a quello che sta succedendo adesso?
Potrebbe esserlo. Una depressione grave indebolisce il corpo in molti modi. Ma il bollettino medico parla di insufficienza respiratoria, non di depressione. Non possiamo dire con certezza che una cosa ha causato l'altra.
Esattamente. Sappiamo che ha avuto problemi di salute per un po', sappiamo che era visibilmente debilitato due settimane fa, sappiamo che ora è in terapia intensiva. Ma i dettagli medici precisi di come siamo arrivati qui non sono stati resi pubblici.
Allora cosa possiamo dire con sicurezza?
Che è ricoverato dal primo ottobre, che ha settantaquattro anni, che le sue condizioni sono critiche ma stabili secondo il direttore del reparto, e che negli ultimi mesi era chiaramente in difficoltà.
E che la sua ultima apparizione pubblica è stata il diciotto settembre, quando la gente ha potuto sentire nella sua voce quanto fosse indebolito.
El Pulso
- Dal 30 settembre Sgarbi è ricoverato in terapia intensiva: l'insufficienza respiratoria lo ha colpito appena due settimane dopo la sua ultima apparizione pubblica.
- Chi lo aveva visto a Ferrara il 18 settembre aveva già percepito il segnale: voce fragile, passo incerto, un uomo che parlava d'arte mentre il corpo cedeva.
- Non è la prima crisi: un anno fa lo stesso Gemelli lo aveva accolto per una depressione grave che lo aveva ridotto a cinquantanove chili, rifiutando il cibo.
- I medici descrivono le condizioni come critiche ma stabili — una formula che contiene tanto la speranza quanto la gravità del momento.
- Il deterioramento era visibile da mesi, eppure Sgarbi continuava a presentarsi: a Venezia per il suo compleanno, a Ferrara per le mostre, come se la presenza pubblica fosse ancora una forma di resistenza.
Vittorio Sgarbi, critico d'arte tra i più riconoscibili della cultura italiana, giace in terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma per insufficienza respiratoria, a settantaquattro anni e dopo mesi in cui il suo corpo portava già i segni di una lunga battaglia. La sua storia recente racconta di un uomo che ha cercato di restare presente — alle mostre, alle inaugurazioni, alla vita pubblica — mentre la malattia lo consumava dall'interno. Le sue condizioni sono critiche ma stabili: una soglia sottile tra la resistenza e la resa.
Vittorio Sgarbi si trova ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma per insufficienza respiratoria. Il bollettino medico firmato da Massimo Antonelli, direttore del Dipartimento di Emergenza e Rianimazione, parla di condizioni critiche ma al momento stabili. Ha settantaquattro anni e una storia recente segnata dalla malattia.
Dodici mesi fa era già stato nello stesso ospedale, stavolta per una sindrome depressiva grave che lo aveva portato a rifiutare il cibo fino a pesare cinquantanove chili — una cifra che lui stesso aveva reso pubblica, trasformando la propria sofferenza in testimonianza. Quella crisi aveva lasciato tracce profonde nel corpo e nella voce.
Nei mesi successivi aveva tentato di riprendere la scena: a febbraio alla Certosa di Ferrara, sorretto dalla compagna Sabrina Colle, il passo incerto ma la volontà intatta; a maggio a Venezia per il suo compleanno, ospite della Fondazione Biennale. Piccoli ritorni, ciascuno un segnale di resistenza.
L'ultima apparizione pubblica risale al 18 settembre, all'inaugurazione della mostra dedicata a Monet, Van Gogh e Kandinsky a Palazzo Diamanti, sempre a Ferrara. La sala lo aveva accolto con un applauso lungo e caloroso. Ma la sua voce era fragile, quasi spezzata — il segno più visibile di mesi di consunzione. Meno di due settimane dopo, era in terapia intensiva.
Vittorio Sgarbi, il critico d'arte di settantaquattro anni, si trova ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma da ieri, primo ottobre, per insufficienza respiratoria. Secondo il bollettino medico diffuso da Massimo Antonelli, direttore del Dipartimento Scienze dell'Emergenza, Anestesiologiche e della Rianimazione, le sue condizioni rimangono critiche ma al momento stabili. Non è la prima volta che Sgarbi affronta una crisi sanitaria grave.
Dodici mesi fa era già stato ricoverato nello stesso ospedale, stavolta per il peggioramento di una sindrome depressiva che lo aveva portato a rifiutare il cibo. In quell'occasione aveva raggiunto un peso di cinquantanove chili, una cifra che lo stesso Sgarbi aveva reso pubblica raccontando la sua battaglia contro la malattia. Quella depressione profonda ha lasciato segni visibili nel suo corpo e nella sua voce.
Lo scorso febbraio Sgarbi era tornato in pubblico alla Certosa di Ferrara, ma chiunque lo vedesse avrebbe notato il cambiamento: camminava con passo incerto, visibilmente indebolito, sorretto dalla compagna Sabrina Colle. A maggio aveva celebrato il suo settantaquattresimo compleanno a Venezia, ricevuto dal presidente della Fondazione Biennale Pietrangelo Buttafuoco nella sede di Cà Giustinian. Erano momenti in cui cercava di riprendere una vita normale, di mostrarsi ancora presente.
L'ultima volta che è apparso in pubblico è stata il diciotto settembre, poco più di due settimane fa, a Ferrara per l'inaugurazione della mostra "Da Monet a Van Gogh a Kandinsky. Nuovi sguardi sulla natura e la modernità" presso Palazzo Diamanti. La sala gli ha riservato un applauso lungo e caloroso, ma chi lo ascoltava avrebbe sentito nella sua voce i segni della malattia: un tono particolarmente debole, quasi fragile, il risultato visibile di mesi di sofferenza. Era ancora lì, ancora capace di parlare di arte, ma chiaramente consumato dalla depressione che lo affliggeva.
Ora è in terapia intensiva, le sue condizioni critiche ma stabili secondo i medici. La strada che lo ha portato da quella apparizione pubblica di due settimane fa al letto di ospedale è stata breve, ma il deterioramento della sua salute era evidente a chiunque lo avesse visto negli ultimi mesi.
Citas Notables
Le condizioni di Vittorio Sgarbi pur critiche sono attualmente stabili— Massimo Antonelli, direttore del Dipartimento Scienze dell'Emergenza, Anestesiologiche e della Rianimazione del Policlinico Gemelli