Ci sono storie che ricordano quanto la vita selvatica dipenda da dettagli fragili, come un manto di aculei che per un riccio vale quanto un intero sistema di difesa. Nel Devon, in Inghilterra, un piccolo riccio chiamato Olly ha perso quasi tutto questo rivestimento a causa di una grave dermatofitosi, una tigna che ha lasciato il suo muso coperto di croste. Affidato alle cure di un centro di recupero, l'animale sta lentamente tornando a nutrirsi da solo e a rigenerare qualche spina, ma la libertà resta un traguardo ancora lontano, da guadagnare con pazienza.
Senza aculei e a un passo dalla morte, il riccio Olly lotta per tornare libero
Senza aculei, un riccio perde la sua principale difesa
Perché la perdita degli aculei è così grave per un riccio?
Perché sono la sua difesa. Un adulto ne ha fino a circa 7.000 e, appallottolandosi, protegge le parti più fragili del corpo. Senza, è esposto ai predatori.
E com'è arrivato a questo punto Olly?
Una dermatofitosi, cioè tigna, con infezione batterica. Le croste sul muso gli impedivano di aprire la bocca e mangiare.
Fermiamoci su un punto: sappiamo che ha perso gli aculei, ma l'articolo parla di tutti o di quasi tutti? Il testo dice tutti, mentre la sintesi dice quasi tutti.
È vero, c'è una piccola discrepanza. Quello che è certo è che l'infezione ha causato una perdita estesa.
Come è stato curato?
Bagni antimicotici, trattamenti idratanti, farmaci contro il dolore e luce rossa. Ora mangia da solo e mantiene il peso.
Sulla luce rossa però non c'è alcuna spiegazione di quanto abbia contribuito. Si sa solo che faceva parte del percorso.
Quando tornerà libero?
Non c'è una data. Dipende dalla ricrescita degli aculei e dal monitoraggio nelle prossime settimane.
E non sappiamo nemmeno se la ricrescita sarà sufficiente: il centro dice che si dovrà valutare.
El Pulso
- Un riccio di nome Olly è arrivato al centro con il muso ricoperto di croste che gli impedivano persino di aprire la bocca.
- Una dermatofitosi aggressiva ha divorato quasi tutti gli aculei, lasciandolo senza la sua principale difesa contro i predatori.
- Dopo circa quattro mesi di bagni antimicotici, idratazioni e terapie con luce rossa, la pelle sta guarigendo.
- Olly mangia di nuovo da solo, mantiene il peso e vede spuntare i primi nuovi aculei.
- Il ritorno in natura è sospeso: senza una protezione adeguata, i volontari non lo libereranno, e nessuna data è ancora fissata.
Ci sono storie che ricordano quanto la vita selvatica dipenda da dettagli fragili, come un manto di aculei che per un riccio vale quanto un intero sistema di difesa. Nel Devon, in Inghilterra, un piccolo riccio chiamato Olly ha perso quasi tutto questo rivestimento a causa di una grave dermatofitosi, una tigna che ha lasciato il suo muso coperto di croste. Affidato alle cure di un centro di recupero, l'animale sta lentamente tornando a nutrirsi da solo e a rigenerare qualche spina, ma la libertà resta un traguardo ancora lontano, da guadagnare con pazienza.
Quando i volontari di Prickles in a Pickle hanno preso in carico Olly, il riccio aveva il muso segnato da croste spesse e screpolate. Ogni tentativo di aprire la bocca faceva sanguinare le lesioni, e quel piccolo corpo aveva perso quasi tutti gli aculei, la sua principale armatura.
La diagnosi è stata una dermatofitosi, una tigna accompagnata da infezione batterica. Le cure sono state lunghe: bagni antimicotici, creme idratanti per la pelle secca, farmaci contro il dolore e sedute con luce rossa. La veterinaria Lauren Jennings ha descritto un percorso impegnativo, fatto di piccoli passi.
Dopo circa quattro mesi, i segnali sono incoraggianti. La pelle migliora, Olly mangia da solo senza perdere peso e alcuni aculei stanno ricrescendo. Ma i volontari sono chiari: un riccio senza difese non può tornare nel bosco. Il centro continuerà a controllare la sua salute e la ricrescita prima di decidere, perché liberarlo troppo presto sarebbe più pericoloso di un'attesa più lunga.
La sua storia ha anche attirato attenzione e sostegno, trasformando Olly nel simbolo di una raccolta fondi. Per ora non c'è una data per la liberazione: dipenderà dalle prossime settimane.
Quando i volontari lo hanno preso in carico, Olly aveva il muso coperto di croste e la pelle screpolata. Ogni volta che provava ad aprire la bocca, le lesioni sanguinavano. Questo riccio, soccorso nel Devon, in Inghilterra, aveva perso tutti gli aculei a causa di una grave infezione della pelle, e con loro la sua principale difesa contro i predatori.
Oggi sono passati circa quattro mesi da quando l'animale è stato affidato a Prickles in a Pickle, un'organizzazione specializzata nel recupero della fauna selvatica. La ripresa è lenta, ma ci sono segnali concreti: le condizioni della pelle sono migliorate, Olly riesce a mangiare da solo e alcuni aculei hanno cominciato a ricrescere. Non è però pronto a tornare libero.
I veterinari hanno diagnosticato una dermatofitosi, un'infezione fungina nota come tigna. La malattia aveva provocato lesioni molto estese, accompagnate da un'infezione batterica. Le croste sul muso erano così spesse da impedire l'apertura della bocca e rendere doloroso ogni tentativo di nutrirsi. «Le croste intorno al viso erano così gravi che non riusciva ad aprire la bocca per mangiare correttamente», ha spiegato Judy Thomson, cofondatrice del centro.
La veterinaria Lauren Jennings, che collabora con la struttura, ha descritto il recupero come un processo lungo e impegnativo. Le cure hanno previsto bagni con prodotti antimicotici, trattamenti per idratare la pelle secca e screpolata e farmaci per controllare il dolore. I soccorritori hanno impiegato anche la luce rossa all'interno del percorso terapeutico. La risposta è stata graduale: le lesioni si sono attenuate e il riccio ha ripreso a mangiare autonomamente, mantenendo il proprio peso.
Per capire perché il ritorno in natura non sia ancora possibile bisogna guardare a ciò che gli aculei rappresentano. Un riccio adulto può averne fino a circa 7.000, lunghi in genere due o tre centimetri. Quando si sente minacciato, l'animale si appallottola per proteggere le parti più vulnerabili del corpo. Senza quella barriera, la capacità di difendersi dai predatori è gravemente compromessa.
Per questo il miglioramento della pelle è solo una parte del cammino. Il centro dovrà continuare a monitorare la salute di Olly e la ricrescita degli aculei prima di valutare la liberazione. I volontari hanno chiarito che, finché non sarà sufficientemente protetto, non potrà essere reintrodotto. Una permanenza lunga in struttura non è l'ideale per un animale selvatico, ma liberarlo troppo presto sarebbe ancora più rischioso. La priorità è capire se potrà recuperare le condizioni per cavarsela da solo.
L'aspetto insolito di Olly ha attirato commenti e paragoni, e l'attenzione del pubblico ha avuto anche un risvolto pratico: il riccio è diventato il simbolo di una raccolta fondi dell'organizzazione che lo assiste. Per ora non c'è una data per il ritorno in libertà. Il traguardo dipende da ciò che accadrà nelle prossime settimane, mentre la sua storia dà visibilità al tema dei ricci che hanno bisogno di cure per tornare a vivere liberi.
Citas Notables
Le croste intorno al viso erano così gravi che non riusciva ad aprire la bocca per mangiare correttamente.— Judy Thomson, cofondatrice di Prickles in a Pickle