HD 3167 b è coperto di magma fuso ma rimane il più freddo pianeta di lava mai scoperto grazie a un'atmosfera che ridistribuisce il calore stellare. Il pianeta orbita a 154 anni luce di distanza, completa una rivoluzione in un giorno terrestre ed è in rotazione sincrona con la sua stella.
Scoperto il più freddo 'mondo di lava' mai osservato, con atmosfera sorprendente
Un pianeta troppo caldo per la vita, ma perfetto per capire la nostra
Perché è così importante trovare un'atmosfera su un pianeta così vicino alla sua stella? Non dovrebbe essere stata spazzata via?
Esattamente quello che pensavamo. Il vento stellare dovrebbe bombardare questi pianeti e strappare via qualsiasi atmosfera. Ma HD 3167 b l'ha mantenuta, il che significa che le nostre teorie sulla perdita atmosferica potrebbero essere incomplete.
Però dobbiamo essere chiari: sappiamo che ha un'atmosfera dai dati del James Webb, ma non sappiamo ancora esattamente di cosa sia composta o quanto sia densa. Sono ancora misurazioni indirette.
E cosa ci dice questo sulla Terra primordiale?
Che i primi due milioni di anni del nostro pianeta probabilmente assomigliavano a questo mondo di lava. Se riusciamo a capire come HD 3167 b mantiene la sua atmosfera, capiamo meglio come la Terra ha fatto lo stesso.
Giusto, ma c'è una differenza cruciale: la Terra non era bloccata in rotazione sincrona. HD 3167 b ha un lato sempre al buio. Non è un parallelo perfetto.
Allora cosa dovremmo aspettarci di scoprire nei prossimi anni?
Più osservazioni di pianeti simili. Se molti mondi lavici hanno atmosfere, come suggerisce lo studio, potremmo scoprire che la perdita atmosferica è molto più rara di quanto pensassimo.
E questo cambierebbe il nostro modo di cercare pianeti potenzialmente abitabili. Se i pianeti rocciosi mantengono le atmosfere più facilmente di quanto credessimo, potrebbero esserci molti più candidati là fuori.
Der Puls
- HD 3167 b si trova a 154 anni luce di distanza
- Completa un'orbita in un giorno terrestre
- È il più piccolo mondo di lava mai scoperto con un'atmosfera
- La scoperta è stata fatta grazie al telescopio James Webb
- Il pianeta è in rotazione sincrona con la sua stella
HD 3167 b è coperto di magma fuso ma rimane il più freddo pianeta di lava mai scoperto grazie a un'atmosfera che ridistribuisce il calore stellare. Il pianeta orbita a 154 anni luce di distanza, completa una rivoluzione in un giorno terrestre ed è in rotazione sincrona con la sua stella.
Astronomi hanno individuato HD 3167 b, il più freddo 'mondo di lava' mai osservato, che possiede un'atmosfera e offre spunti sulle condizioni della Terra primordiale.
A 154 anni luce di distanza, un pianeta ricoperto di magma fuso sta sfidando tutto ciò che gli astronomi credevano di sapere sui mondi rocciosi vicini alle loro stelle. HD 3167 b è stato appena identificato come il più freddo "mondo di lava" mai osservato — una designazione che potrebbe sembrare contraddittoria finché non si comprende cosa la rende possibile. Sì, la superficie è abbastanza calda da mantenere magma liquido. Ma rispetto ai suoi simili, è straordinariamente freddo. La ragione di questa anomalia risiede in qualcosa che i ricercatori non si aspettavano di trovare: un'atmosfera che funziona come uno scudo termico, ridistribuendo il calore ricevuto dalla stella ospite in modo più efficiente di quanto accadrebbe su un corpo celeste nudo.
La scoperta, resa possibile dai dati del telescopio spaziale James Webb — frutto della collaborazione tra la Nasa, l'Agenzia Spaziale Europea e quella canadese — è stata pubblicata sulla rivista The Astrophysical Journal Letters. Il team di ricerca è stato guidato dall'Università di Chicago, con Brandon Park Coy e Edwin Kite tra i principali autori. Quello che rende questa osservazione particolarmente significativa non è solo la rarità di trovare un'atmosfera su un pianeta così piccolo e così vicino alla sua stella, ma anche ciò che questo mondo potrebbe insegnarci sulla nostra stessa storia.
HD 3167 b orbita attorno alla sua stella con una vicinanza estrema. Completa un'intera rivoluzione — quello che noi chiameremmo un anno — nel tempo di un singolo giorno terrestre. Questa prossimità ha un effetto profondo sulla sua fisica: il pianeta è bloccato in rotazione sincrona, il che significa che un emisfero rimane eternamente rivolto verso la stella mentre l'altro sprofonda in un'oscurità perpetua. È una configurazione comune tra i mondi di lava, ma ciò che sorprende gli scienziati è che questo pianeta, nonostante le condizioni estreme, abbia mantenuto un'atmosfera.
Secondo Edwin Kite, co-autore dello studio, questa scoperta contraddice le previsioni teoriche consolidate. "La cosa sorprendente è che più un pianeta roccioso orbita vicino alla sua stella, più difficile dovrebbe essere per lui avere un'atmosfera, perché viene bombardato dal vento stellare", ha spiegato. Eppure, sembra che molti di questi mondi lavici ne possiedano una. HD 3167 b è anche il più piccolo "mondo di lava" mai individuato, il che rende ancora più notevole il fatto che abbia trattenuto un'atmosfera.
Per gli scienziati che studiano l'evoluzione planetaria, questo mondo offre una finestra su un passato remoto della Terra. Durante i primi due milioni di anni della sua esistenza, il nostro pianeta era probabilmente molto simile a HD 3167 b: una sfera di magma fuso con un'atmosfera primitiva. Sebbene HD 3167 b sia troppo caldo per ospitare qualsiasi forma di vita come la conosciamo, lo studio delle sue caratteristiche atmosferiche potrebbe rivelare come i pianeti rocciosi giovani mantengono e perdono i loro involucri gassosi. La scoperta suggerisce che le nostre teorie sulla perdita atmosferica nei pianeti rocciosi prossimi alle loro stelle potrebbero richiedere una revisione significativa, aprendo nuove domande su quanti altri mondi lavici potrebbero nascondere atmosfere sorprendenti.
Bemerkenswerte Zitate
La cosa sorprendente è che più un pianeta roccioso orbita vicino alla sua stella, più difficile dovrebbe essere per lui avere un'atmosfera, perché viene bombardato dal vento stellare. Ma sembra che molti di questi mondi lavici ne abbiano una.— Edwin Kite, co-autore della ricerca