In una città che porta il nome della luce nel titolo della sua stagione teatrale, il fisico Vincenzo Schettini torna a Como per tracciare una linea invisibile tra la pila di Alessandro Volta e l'intelligenza artificiale dei nostri giorni. La sua non è una celebrazione del progresso, ma un avvertimento: quando la creatività umana viene ceduta alle macchine, e il controllo di quelle macchine finisce nelle mani di pochi, l'intera civiltà si trova a un bivio che Volta stesso non avrebbe potuto immaginare. La conoscenza, sostiene Schettini, rimane la sola forma di difesa collettiva.
Schettini a Como: «Non sacrifichiamo la creatività sull'altare delle macchine»
Delle macchine, prima o poi, ci stancheremo
Perché Schettini sceglie proprio Volta per parlare di intelligenza artificiale? Sembrano mondi lontani.
Perché Volta rappresenta un momento in cui tutto era ancora possibile per l'immaginazione umana. Schettini usa la pila come punto di partenza per mostrare come la creatività ha guidato ogni grande scoperta scientifica. Dalla pila ai sette passaggi fino all'IA, il filo è la mente umana che inventa.
Ma il collegamento tra Volta e l'IA rimane un po' narrativo, no? Schettini dice che collegherà la pila a sette passaggi, ma non sappiamo esattamente quali siano. È una lezione o una metafora?
E il suo allarme sull'IA — quanto è specifico? Parla di minaccia globale, di controllo privato, ma quali soluzioni propone?
Non propone soluzioni tecniche. Propone un ritorno all'umanità nella scuola, un'enfasi sulla relazione umana come antidoto. Nel libro "La scuola che verrà" sviluppa questa idea: la scuola deve competere con le macchine senza perdere il fascino della relazione umana.
Quindi il suo antidoto è pedagogico, non politico. Non dice come regolamentare l'IA, dice come insegnare meglio. È una risposta valida, ma è una risposta diversa dal problema che pone.
Lui stesso ammette di essere la pecora nera della rete. Come fa a raggiungere il pubblico trasversale che dice di volere?
Ha già raggiunto milioni di persone online con "La fisica che ci piace". Il fatto che la cultura sia un'eccezione non significa che non funzioni — significa che è rara, preziosa, e che lui è riuscito a farla diventare virale comunque.
Ma dice che la rete è peggiorata, che è piena di contenuti vuoti. Se la rete è il suo strumento, come può fidarsi di essa per diffondere il messaggio che la rete stessa è il problema?
È una contraddizione reale o una tensione creativa?
Probabilmente entrambe. Schettini usa lo strumento che critica perché è l'unico che raggiunge le nuove generazioni. Non ha scelta, in un certo senso.
The Pulse
- Un teatro esaurito e due premi Nobel in città nella stessa sera trasformano una lezione di fisica in un evento che supera se stesso.
- Schettini lancia l'allarme: la corsa tecnologica tra Cina e Stati Uniti, con l'IA in mani private, è una minaccia globale più pervasiva della bomba atomica.
- La rete, nata come strumento di cultura, si è riempita di contenuti vuoti — e il professore che fa milioni di visualizzazioni parlando di scienza si definisce 'la pecora nera'.
- Nel suo nuovo libro propone una cura concreta: restituire agli insegnanti il tempo e lo spazio per generare meraviglia, prima che la burocrazia e la digitalizzazione spengano la relazione umana.
- Il messaggio finale è urgente ma non disperato: la creatività che ha permesso a Volta di inventare è ancora la nostra risorsa più preziosa, a patto di non abbandonarla.
In una città che porta il nome della luce nel titolo della sua stagione teatrale, il fisico Vincenzo Schettini torna a Como per tracciare una linea invisibile tra la pila di Alessandro Volta e l'intelligenza artificiale dei nostri giorni. La sua non è una celebrazione del progresso, ma un avvertimento: quando la creatività umana viene ceduta alle macchine, e il controllo di quelle macchine finisce nelle mani di pochi, l'intera civiltà si trova a un bivio che Volta stesso non avrebbe potuto immaginare. La conoscenza, sostiene Schettini, rimane la sola forma di difesa collettiva.
Vincenzo Schettini torna a Como per una serata al Teatro Sociale — tutto esaurito — che collega l'invenzione della pila voltiana ai sette passaggi fondamentali dell'evoluzione tecnologica fino all'intelligenza artificiale. Per il fisico e divulgatore, nato proprio in questa città, tornare mentre la stagione teatrale celebra il bicentenario della morte di Volta è una coincidenza carica di senso. La settimana è straordinaria anche per altri motivi: nella stessa sera arriveranno in città i premi Nobel Alain Aspect e William D. Phillips, e Jean Dalibard riceverà il Premio Volta per le sue scoperte.
Ma il cuore del messaggio di Schettini non è celebrativo. La creatività umana, quella che ha permesso a Volta di inventare e a Einstein di formulare la relatività, è oggi in pericolo. Il rischio non è solo tecnico: è politico. Le chiavi dell'intelligenza artificiale sono nelle mani di compagnie private, e la corsa tecnologica tra Cina e Stati Uniti rappresenta, a suo avviso, una minaccia globale senza precedenti — più insidiosa della bomba atomica, perché capace di impattare tutto il mondo contemporaneamente.
Schettini ha scelto la rete per raggiungere le nuove generazioni, ma riconosce che anche la rete si è deteriorata: dominata da contenuti vuoti costruiti per inseguire visualizzazioni, la cultura online è diventata l'eccezione. Si definisce la pecora nera di questo ecosistema — un professore di fisica che fa milioni di visualizzazioni parlando di cose serie, in un mare di urla e tatuaggi.
Nel suo ultimo libro, 'La scuola che verrà', propone una risposta: restituire centralità agli insegnanti, sommersi di burocrazia e richieste di digitalizzazione, e riportare al centro la relazione umana. Prima o poi, dice, ci stancheremo delle macchine. Ciò che resta è la curiosità, l'immaginazione, il coraggio di inventare — le stesse qualità che hanno reso possibile la pila di Volta, e che oggi, mentre il futuro si decide nelle mani di pochi, dobbiamo difendere più che mai.
Vincenzo Schettini torna a Como venerdì sera con una lezione che parte da Alessandro Volta e arriva fino all'intelligenza artificiale. Il fisico e divulgatore, che ha costruito una carriera straordinaria online con il progetto "La fisica che ci piace", parlerà al Teatro Sociale — tutto esaurito — di come la pila voltiana ha generato sette passaggi fondamentali dell'evoluzione tecnologica fino ai sistemi di IA contemporanei. Per Schettini, nato a Como, è una coincidenza carica di significato tornare nella città del grande scienziato proprio mentre la stagione teatrale cittadina, intitolata "Volt", celebra il bicentenario della morte di Volta e riscopre le radici scientifiche di una città oggi nota soprattutto come meta turistica e per i successi calcistici.
L'evento, promosso con "Onde lariane" e il sostegno di TedxYouth@LakeComo, cade in una settimana straordinaria per Como: venerdì stesso arriveranno due premi Nobel, Alain Aspect e William D. Phillips, per la conclusione del "Festival della luce Lake Como", mentre Jean Dalibard riceverà il Premio Volta per le sue scoperte. Schettini spera di incontrarli, consapevole che la coincidenza trasforma la serata in qualcosa di più grande di una semplice lezione.
Ma il cuore del suo messaggio non è celebrativo. Schettini vede nella creatività umana una qualità in pericolo, minacciata dal dominio crescente delle macchine intelligenti. Nel mondo di Volta, dice, tutto era ancora possibile per la mente e l'immaginazione. La creatività non è estranea alla fisica: è ciò che ha permesso a Volta di inventare, a Einstein di formulare la relatività, a Pitagora di mettere in relazione musica e matematica. Oggi, però, rischiamo di sacrificare questa caratteristica fondamentale sull'altare dell'automazione. E il problema non è solo tecnico: è politico. Schettini si preoccupa che le chiavi dell'intelligenza artificiale siano nelle mani di compagnie private, e che la corsa tecnologica tra Cina e Stati Uniti rappresenti una minaccia globale senza precedenti — più grande persino della bomba atomica, perché può impattare contemporaneamente su tutto il mondo.
La conoscenza, per Schettini, è una forma di difesa. Ha scelto la rete per raggiungere le nuove generazioni, consapevole che non avrebbero più utilizzato gli strumenti tradizionali. Ma la rete stessa si è deteriorata: è piena di contenuti vuoti costruiti per inseguire visualizzazioni e like. La cultura è diventata un'eccezione. Chi fa milioni di visualizzazioni online? Quelli che si fanno i tatuaggi, quelli che dicono le parolacce, quelli che gridano. E poi c'è questo professore di fisica che fa anche lui milioni di visualizzazioni, ma parlando di cose serie. Schettini si definisce la pecora nera della rete, e ammette che è brutto dover dire che la cultura online, ahimè, è l'eccezione e non la regola.
Nel suo ultimo libro, "La scuola che verrà", appena uscito in libreria, Schettini immagina una risposta a queste trasformazioni. La scuola deve prepararsi a competere con le macchine senza perdere il proprio fascino. La sua ricetta è un ritorno all'umanità: abbiamo dimenticato gli insegnanti, la loro capacità di generare meraviglia, sommergendoli di burocrazia e richieste di digitalizzazione. Ma delle macchine, prima o poi, ci stancheremo. Ciò che resta fondamentale è la relazione umana. È un messaggio che parte da Volta e arriva al presente: la scienza nasce dalla curiosità, dall'immaginazione e dal coraggio di inventare. Sono qualità che dobbiamo continuare a coltivare, soprattutto adesso, mentre il futuro si decide nelle mani di pochi.
Notable Quotes
La creatività non è affatto estranea alla fisica: è ciò che ha permesso a Volta di inventare, a Einstein di formulare la relatività, a Pitagora di mettere in relazione musica e matematica— Vincenzo Schettini
La mia ricetta è un ritorno all'umanità: abbiamo dimenticato gli insegnanti, la loro capacità di generare meraviglia, sommergendoli di burocrazia e richieste di digitalizzazione— Vincenzo Schettini