La sconfitta parlamentare sui decreti abitativi spinge il Psoe a chiedere il voto immediato, vedendolo come opportunità politica per trasformare la crisi in campagna elettorale. Sánchez potrebbe adottare una strategia audace: convocare elezioni e riproporre misure sulla casa tramite nuovo decreto, aggirando il voto negativo di Junts con la Diputación Permanente.
Sánchez verso elezioni anticipate: il 29 novembre il possibile voto
Trasformare la sconfitta parlamentare in una campagna elettorale
Perché Sánchez sta considerando elezioni anticipate proprio adesso, dopo una sconfitta parlamentare?
Perché il Psoe vede un'opportunità. La crisi abitativa ha mobilitato milioni di spagnoli, e il partito crede di poter trasformare la sconfitta in una campagna elettorale dove accusare le destre e gli indipendentisti di aver bloccato le misure sulla casa.
Ma è davvero una sconfitta se può usarla così? Dipende da come la racconta.
E se invece convoca elezioni e contemporaneamente ripropone i decreti sulla casa?
Allora usa un meccanismo tecnico: con le Cortes sciolte, il voto di convalida passa alla Diputación Permanente, dove ha bisogno di soli 35 voti su 69 invece della maggioranza assoluta. Junts non potrebbe più bloccare.
Aspetta — questo significa che il governo continuerebbe a legiferare durante la campagna elettorale? Sì, tecnicamente sì, ma con una maggioranza diversa e più ristretta.
Che vantaggio ha per Sánchez andare subito al voto?
Controlla la narrazione. Se aspetta, il Pp e Vox dettano l'agenda sulla migrazione, sulla corruzione, sul processo della moglie del premier. Se va subito, lui decide il tema della campagna.
Però il Pp è pronto. Feijóo dice che la Spagna "non regge più" e vuole il voto. Non è chiaro che Sánchez abbia il vantaggio che crede.
E il Psoe è unito su questa scelta?
La maggioranza del partito spinge per il voto, sì. Ma Sumar e Podemos sono divisi. Podemos chiede di evitare le elezioni.
Quindi la coalizione di governo non è compatta nemmeno su questa decisione. Questo è un dettaglio importante.
Il Polso
- Elezioni anticipate previste per il 29 novembre 2026
- Decreti sulla casa bocciati da Junts, Pp e Vox al Congresso
- Diputación Permanente richiede 35 voti su 69 per convalidare decreti con Cortes sciolte
- Psoe e Sumar controllano 31 voti, avrebbero bisogno di 4 voti da altri partiti
La sconfitta parlamentare sui decreti abitativi spinge il Psoe a chiedere il voto immediato, vedendolo come opportunità politica per trasformare la crisi in campagna elettorale. Sánchez potrebbe adottare una strategia audace: convocare elezioni e riproporre misure sulla casa tramite nuovo decreto, aggirando il voto negativo di Junts con la Diputación Permanente.
Il premier spagnolo Pedro Sánchez potrebbe annunciare lo scioglimento delle Cortes e elezioni anticipate il 29 novembre, dopo la bocciatura dei decreti sulla casa e pressioni interne del Psoe.
Pedro Sánchez si trova di fronte a una scelta che potrebbe ridisegnare il panorama politico spagnolo. Dopo il rigetto parlamentare di due decreti sulla casa — bloccati da una coalizione inaspettata di Junts, il Partito Popolare e Vox — il premier ha trascorso il fine settimana a consultare i vertici del suo partito e i ministri della coalizione di governo. Domani potrebbe annunciare lo scioglimento delle Cortes e la convocazione di elezioni anticipate per il 29 novembre. Nel frattempo, nelle piazze di Bilbao, Salamanca e Oviedo, il suono delle chiavi — simbolo della protesta contro gli sfratti e la crisi abitativa — continua a echeggiare, mentre cresce la pressione per misure concrete e persino per uno sciopero generale.
All'interno del Psoe, la maggioranza spinge per il voto immediato. Il ragionamento è strategico: la sconfitta parlamentare può trasformarsi in opportunità elettorale. La mobilitazione sulla casa ha coinvolto milioni di spagnoli, e il partito vede la possibilità di accusare le destre e gli indipendentisti catalani di aver bloccato l'intervento del governo sull'emergenza abitativa. Secondo quanto riportato da El País, la convinzione che prende piede è che "ora c'è un'opportunità". Senza nuove elezioni, il governo affronterebbe un anno di legislatura senza una legge di bilancio e con una maggioranza parlamentare sempre più fragile. Il voto offre a Sánchez la possibilità di presentarsi agli spagnoli non come il capo di un governo sconfitto, ma come il leader che chiede un mandato più forte per governare.
Ma il nucleo duro del presidente alla Moncloa ha elaborato uno scenario ancora più complesso e audace. Sánchez potrebbe convocare le elezioni e contemporaneamente riproporre almeno parte delle misure sulla casa attraverso un nuovo decreto. Lo scioglimento delle Cortes non impedirebbe al governo di continuare a esercitare le proprie funzioni fino al voto. La differenza cruciale starebbe nella procedura di convalida. Con il Parlamento sciolto, il voto di convalida passerebbe dalla plenaria del Congresso alla Diputación Permanente, l'organo che esercita alcune funzioni delle Camere durante la fase di scioglimento. Qui la maggioranza richiesta sarebbe di 35 voti su 69. Il Psoe e Sumar, i partiti della coalizione, controllano 31 voti e avrebbero bisogno di altri quattro. Questi potrebbero arrivare da EH Bildu, Erc, Podemos e Pnv — formazioni che avevano già sostenuto il primo decreto sulla protezione dagli sfratti. In questo scenario, il voto contrario di Junts diventerebbe irrilevante.
Questa strategia permetterebbe a Sánchez di riproporre lo scudo anti-sfratti anche con le Cortes sciolte, offrendo una risposta concreta alla pressione delle piazze. Il premier potrebbe presentarsi agli elettori simultaneamente come il capo del governo che convoca il Paese alle urne e come il leader che, fino all'ultimo giorno, tenta di intervenire sulla crisi abitativa. È una via stretta, ma potrebbe rappresentare un'uscita dalla crisi. C'è un ulteriore vantaggio: andare subito al voto impedirebbe al Partito Popolare e a Vox all'opposizione di dettare la narrazione della campagna, centrandola sulla crisi migratoria a Ceuta, sulle inchieste per presunta corruzione che coinvolgono dirigenti socialisti, o sul processo imminente davanti a una giuria popolare che riguarda Begoña Gómez, la moglie del premier.
La posta in gioco è alta. Il leader del Pp, Alberto Núñez Feijóo, sostiene che la Spagna ha "il diritto di decidere subito" perché "il Paese non regge più". Il fronte progressista, invece, appare diviso. I cinque ministri e i dirigenti di Sumar si sono riuniti annunciando che il 17 ottobre presenteranno la candidatura del Frente Amplio alle prossime elezioni. Podemos, che non ha ancora deciso se aderire a una lista unitaria, chiede invece di evitare il voto. Nei prossimi giorni, l'annuncio di Sánchez determinerà se la Spagna entrerà in una campagna elettorale anticipata o se il governo troverà un modo per stabilizzare la propria posizione parlamentare.
Citazioni salienti
La Spagna ha il diritto di decidere subito perché il Paese non regge più— Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito Popolare
Ora c'è un'opportunità— Convincimento prevalente nel Psoe secondo El País