Nel tempo in cui ogni processore porta la sigla dell'intelligenza artificiale, Razer prova a dare un volto a quella presenza invisibile: un piccolo cilindro da scrivania che proietta un avatar olografico e risponde con la voce di Grok. Il progetto, mostrato al CES 2026, racconta una tensione antica tra la promessa di una macchina che ci accompagna e la fatica di farla davvero utile senza invadere lo spazio di chi la usa. Restano aperte le domande su come pensare, dove vivere e quanto costare questa compagnia digitale, e il tempo dirà se AVA diventerà un oggetto della vita quotidiana o resterà
Razer Project AVA: quando l'intelligenza artificiale esce dallo schermo e si siede sulla scrivania
L'hardware è la parte facile, il comportamento molto meno.
Partiamo dall'oggetto: che cos'è davvero AVA?
Un cilindro da scrivania collegato al PC via USB-C, con un avatar olografico su 5,5 pollici, videocamera, due microfoni e uno speaker. Al CES le risposte arrivavano da Grok.
Perché Razer insiste sul corpo fisico?
Quach dice che i companion vivono in una finestra di chat e che sarebbero più coinvolgenti sulla scrivania. Maker parla di tecnologia spesso piatta, nascosta dietro uno schermo.
Però è un concept. Razer ne ha portati molti a Las Vegas senza che arrivassero in negozio.
Vero. Maker cita Freyja, nato come Project Esther e poi commercializzato. Ma è un precedente, non una garanzia per AVA.
Locale o cloud: qual è il nodo?
La GPU in gioco è già satura, quindi l'IA locale può costare frame rate. Le NPU non reggono modelli grandi. Il cloud è più potente ma dipende dalla rete e può costare di più.
Intanto l'AVA vista al CES è remota, con Grok. L'approccio ibrido è per ora un'intenzione dichiarata.
E la privacy?
Quach parla di privacy fin dalla progettazione. Microfoni disattivabili e otturatore fisico promesso per i modelli commerciali.
Promesso, appunto. Nessuno ha ancora verificato il prodotto finale. Multiplayer stessa dice di non averlo provato e di non conoscere prezzo né prestazioni.
Der Puls
- Un cilindro da scrivania con avatar olografico da 5,5 pollici entra in un mercato già saturo di etichette 'AI PC' e assistenti software.
- Il nodo tecnico stringe: le GPU sono già impegnate dal gaming e le NPU non reggono i modelli grandi, quindi l'elaborazione locale resta un'ipotesi incerta.
- Razer tenta una via ibrida, locale per ciò che è rapido e privato, cloud per le analisi profonde, ma la versione del CES è ancora tutta remota.
- Sul fronte privacy la videocamera e i microfoni puntati sull'utente accendono il dibattito, con microfoni spegnibili e un otturatore promesso ma non ancora certo.
- Prezzo, distribuzione in Italia e prestazioni reali restano sconosciuti, e la beta a inviti lascia AVA in una zona di attesa.
Nel tempo in cui ogni processore porta la sigla dell'intelligenza artificiale, Razer prova a dare un volto a quella presenza invisibile: un piccolo cilindro da scrivania che proietta un avatar olografico e risponde con la voce di Grok. Il progetto, mostrato al CES 2026, racconta una tensione antica tra la promessa di una macchina che ci accompagna e la fatica di farla davvero utile senza invadere lo spazio di chi la usa. Restano aperte le domande su come pensare, dove vivere e quanto costare questa compagnia digitale, e il tempo dirà se AVA diventerà un oggetto della vita quotidiana o resterà un bel ricordo da fiera.
Al CES 2026 Razer ha mostrato la nuova versione di Project AVA, un piccolo cilindro che si collega al computer via USB-C e proietta un avatar animato su un display olografico da 5,5 pollici. Rispetto al concept dell'anno precedente, che viveva dentro il PC, ora l'assistente ha un corpo: videocamera HD, sensore di luce, due microfoni e uno speaker. Le risposte sono generate da Grok di xAI, ma l'architettura è pensata per accogliere altri modelli.
Il contesto è affollato. NVIDIA ha portato G-Assist sulle GPU GeForce RTX, Microsoft ha integrato Gaming Copilot nella Game Bar, e quasi ogni laptop si presenta come 'AI PC'. Razer sceglie la via più teatrale: dare all'intelligenza artificiale una presenza visibile. Quyen Quach, VP Software, e Oz Maker, Head of Product Development, spiegano che i concept servono a mettere alla prova tecnologie e modelli di interazione prima di diventare prodotti, citando il cuscino aptico Freyja, nato come Project Esther e poi arrivato in commercio.
Il nodo più difficile, secondo Maker, non è la tecnica ma il comportamento: l'assistente deve capire il contesto, parlare al momento giusto e non distrarre. Sul piano tecnico, Quach descrive il dilemma tra elaborazione locale e cloud. Il locale è rapido e riservato, ma durante il gioco la GPU è già al limite e le NPU non reggono modelli grandi. Il cloud è più potente ma dipende dalla connessione. La risposta prevista è ibrida, anche se l'AVA del CES è per ora interamente remota.
Nel gaming, sostiene Quach, conta la pertinenza più della velocità: un consiglio arrivato in ritardo vale meno di nessun consiglio. Qui entra Game Co-AI, con la promessa di rispettare le regole dei giochi competitivi. Dove finisca il coaching e inizi il vantaggio sleale, però, è ancora da stabilire.
La privacy resta il punto più delicato. Quach dice che l'utente deve decidere quali dati vengono raccolti, conservati e cancellati. Si sa che i microfoni si possono spegnere e che Razer ha promesso un otturatore fisico per la camera nei modelli commerciali. Il vantaggio rivendicato è l'ecosistema con Blade, Cortex, Synapse, Chroma e Sensa, ma prezzo, distribuzione in Italia e prestazioni reali restano ignoti. La testata non ha provato il prodotto: il giudizio dipenderà da questi elementi e dalla capacità di offrire qualcosa che i software gratuiti non danno già.
Al CES 2026 Razer ha mostrato la nuova versione di Project AVA: un piccolo cilindro da scrivania che si collega al computer via USB-C e proietta un avatar olografico animato su una diagonale di 5,5 pollici. In dodici mesi il progetto è cambiato parecchio: era un assistente digitale chiuso dentro il PC, ora è un oggetto fisico con videocamera HD e sensore di luce ambientale, due microfoni far-field e uno speaker. Le risposte della versione vista in fiera sono generate da Grok di xAI, anche se l'architettura è pensata per accogliere altri modelli.
Il contesto è affollato. Secondo Multiplayer, ogni processore ha ormai la sua NPU e ogni laptop un adesivo "AI PC". NVIDIA ha portato G-Assist sulle GPU GeForce RTX, mentre Microsoft ha integrato Gaming Copilot nella Game Bar di Windows. Razer sceglie una strada più teatrale: dare all'IA un corpo. Multiplayer ne ha parlato con Quyen Quach, VP Software, e con Oz Maker, Head of Product Development.
Il dubbio più ovvio è che AVA faccia la fine dei tanti prototipi portati a Las Vegas e mai arrivati in negozio. Quach sostiene che i concept servano a mettere alla prova tecnologie, esigenze e modelli di interazione reali prima che diventino prodotti. L'obiettivo dichiarato è dare all'IA "un volto, una personalità e una presenza costante" su ogni dispositivo. Maker cita un precedente: il cuscino aptico Freyja, nato come Project Esther e mostrato al CES 2024, è poi arrivato sul mercato. Anche la caparra richiesta per prenotare AVA va in quella direzione, anche se la beta resta limitata a pochi candidati selezionati.
Sul design, Maker indica tre principi: utile, accessibile, riconoscibile come Razer. Fa l'esempio delle cuffie Kraken V4 Pro e del loro Control Hub OLED. Sulla fattibilità è franco: voce, videocamere, microfoni, avatar animati e modelli linguistici esistono già. Il problema è il comportamento. L'assistente deve capire il contesto, rispondere al momento giusto e risultare convincente senza distrarre. La sfida più dura, dice, è stata dare ad AVA una presenza fisica che non sembri un espediente: visibile abbastanza da sembrare viva, discreta abbastanza da non disturbare. Parte della stampa internazionale ha accolto con scetticismo proprio l'idea di un companion con "personalità".
Sul piano tecnico Quach descrive il dilemma tra locale e cloud. L'elaborazione locale riduce la latenza e tiene i dati sensibili vicino all'utente, ad esempio su un Razer Blade 16 con GPU RTX e NPU. Ma durante il gioco la GPU è già impegnata tra rasterizzazione, ray tracing e upscaling, e l'inferenza sottrae frame rate e VRAM. Le NPU reggono i carichi continui a basso consumo, non i modelli grandi: G-Assist usa la GPU con un modello da 8 miliardi di parametri. Il cloud offre modelli più potenti e aggiornamenti rapidi, ma dipende dalla connessione e può costare di più al cliente. La risposta è ibrida: locale per ciò che è rapido, privato e urgente, cloud per le analisi profonde. L'AVA del CES, con Grok, è per ora tutta remota.
Secondo Quach, nel gaming la sfida non è la latenza ma la pertinenza: un consiglio in ritardo è peggio di nessun consiglio. Serve quindi un assistente che conosca titolo, genere e momento della partita, ed è qui che Razer colloca Game Co-AI. Il giocatore deve restare in controllo: nei single player basta un suggerimento discreto, nei competitivi si devono rispettare le regole degli sviluppatori. Dove finisca il coaching e cominci il vantaggio sleale è però ancora da definire.
Resta la privacy, delicata per un oggetto con videocamera e microfoni puntati sull'utente. Quach afferma che deve essere parte del progetto fin dall'inizio e che l'utente deve decidere quali dati si raccolgono, si conservano e si cancellano. Per ora si sa che i microfoni si possono spegnere e che Razer ha promesso un otturatore fisico per la camera nei modelli commerciali.
Il punto di forza rivendicato è l'ecosistema: AVA integrata con Blade, Cortex, Synapse, Chroma e Sensa. Multiplayer osserva che NVIDIA e Microsoft offrono assistenti software su hardware già posseduto, mentre Razer chiede un oggetto dedicato dal prezzo ancora ignoto. La testata precisa di non aver provato AVA e di non avere dati su prezzo, distribuzione in Italia e prestazioni reali. Il giudizio dipenderà da questi elementi e dalla capacità di offrire ciò che G-Assist e Gaming Copilot non danno già gratis.
Bemerkenswerte Zitate
Stiamo creando un piccolo essere umano digitale per la vostra scrivania, non una semplice finestra di chat.— Quyen Quach, VP Software di Razer
AVA deve essere abbastanza visibile da sembrare viva, ma abbastanza discreta da non distrarre l'utente.— Oz Maker, Head of Product Development di Razer