Putin avverte Trump che un'operazione terrestre in Iran sarebbe inaccettabile e pericolosa, mentre il presidente Usa considera il blocco navale più efficace dei bombardamenti. La guerra ha già costato agli Usa 25 miliardi di dollari e genera effetti economici globali: petrolio a 120 dollari, inflazione in aumento in Europa, 1,2 milioni di persone a rischio fame in Libano.
Putin avverte Trump: operazione di terra in Iran «inaccettabile e pericolosa»
Il blocco è più efficace dei bombardamenti. Stanno soffocando come un maiale ripieno.
Perché Putin si preoccupa così tanto di un'operazione terrestre in Iran? Non è una questione interna americana?
Per la Russia, un'invasione terrestre significherebbe instabilità ai confini meridionali e una presenza militare americana ancora più vicina. Putin vede il rischio di conseguenze che vanno oltre l'Iran stesso.
Ma qui bisogna essere precisi: l'avvertimento di Putin è stato comunicato da Ushakov, non direttamente da Putin. È una posizione ufficiale russa, certo, ma passa attraverso un intermediario.
Trump dice che il blocco navale è più efficace dei bombardamenti. Come funziona esattamente?
Sta comprimendo l'economia iraniana senza il rischio politico di nuovi attacchi aerei. Il rial crolla, le esportazioni di petrolio si fermano, i ricavi scendono di 170 milioni di dollari al giorno secondo il Tesoro Usa.
Quello è un numero che viene dal Tesoro americano, non verificato indipendentemente. E il blocco ha anche effetti collaterali enormi: 1,2 milioni di persone a rischio fame in Libano, prezzi del petrolio a 120 dollari, inflazione in Europa.
Quanto è costata davvero questa guerra?
Il Pentagono ha detto 25 miliardi di dollari solo per le operazioni americane. Ma l'Europa spende 500 milioni di euro al giorno in importazioni di combustibili più cari. È la prima volta che il Pentagono rende pubblica una stima.
Giusto, è la prima volta che lo dicono pubblicamente. Ma 25 miliardi è solo il costo diretto americano. Se contiamo i danni economici globali, le perdite commerciali, l'inflazione, il numero è molto più alto.
Cosa sta succedendo con i negoziati?
Sono bloccati. Centcom prepara raid «brevi e potenti» per sbloccare la situazione, ma Trump ha respinto l'offerta dell'Iran e preferisce mantenere il blocco a lungo termine.
Qui c'è un'incertezza importante: i piani di Centcom vengono riportati da Axios citando «tre fonti informate», non sono confermati ufficialmente. E non sappiamo se Trump autorizzerà davvero questi raid o se continuerà solo con il blocco.
Qual è il rischio maggiore adesso?
Che il blocco prolungato destabilizzi ulteriormente la regione. La pirateria è in aumento al largo della Somalia, i prezzi dei generi alimentari salgono, e l'Iran minaccia una risposta militare.
L'Iran ha minacciato una risposta «pratica e senza precedenti», ma non sappiamo cosa significhi concretamente. È retorica di negoziazione o una minaccia credibile? Non è ancora chiaro.
Il Polso
- La guerra è costata agli Usa 25 miliardi di dollari in due mesi
- Petrolio Brent a 120 dollari, Wti oltre 105 dollari
- 1,2 milioni di persone in Libano a rischio fame
- Europa spende 500 milioni di euro al giorno in combustibili più cari
- Rial iraniano a minimo storico: 1,8 milioni per dollaro sul mercato nero
Putin avverte Trump che un'operazione terrestre in Iran sarebbe inaccettabile e pericolosa, mentre il presidente Usa considera il blocco navale più efficace dei bombardamenti. La guerra ha già costato agli Usa 25 miliardi di dollari e genera effetti economici globali: petrolio a 120 dollari, inflazione in aumento in Europa, 1,2 milioni di persone a rischio fame in Libano.
Trump e Putin discutono della situazione in Iran mentre gli Usa mantengono il blocco dello Stretto di Hormuz. Il conflitto è costato 25 miliardi di dollari e continua a pesare sull'economia globale.
Vladimir Putin ha telefonato a Donald Trump per avvertirlo che qualsiasi operazione terrestre in Iran sarebbe «inaccettabile e pericolosa». L'avvertimento è arrivato attraverso il consigliere presidenziale russo Yury Ushakov, che ha sottolineato come il Cremlino veda in un'invasione terrestre conseguenze «inevitabili e gravissime» non solo per l'Iran e i suoi vicini, ma per l'intera comunità internazionale. Intanto, Trump continua a mantenere il blocco navale dello Stretto di Hormuz come sua principale leva negoziale, considerandolo, secondo quanto riferito da Axios, «in qualche modo più efficace dei bombardamenti». Il presidente americano ha respinto l'offerta dell'Iran e ha dichiarato ai suoi collaboratori di prepararsi a un blocco prolungato, preferendo una «vittoria decisiva» attraverso la compressione economica piuttosto che il rischio di ulteriori operazioni militari.
Il conflitto che imperversa dal 28 febbraio ha già pesato enormemente sulle casse americane. Il Pentagono ha reso pubblico per la prima volta che la guerra è costata agli Stati Uniti 25 miliardi di dollari, in gran parte dovuti alle decine di migliaia di bombe e missili impiegati. Questa cifra rappresenta solo il costo diretto delle operazioni militari, senza contare gli effetti economici globali che si stanno propagando in tutto il mondo. Il prezzo del petrolio Brent ha raggiunto i 120 dollari al barile, con il Wti oltre i 105 dollari, alimentato dalle preoccupazioni per un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz. In soli sessanta giorni di conflitto, l'Europa ha visto aumentare la spesa per l'importazione di combustibili fossili di oltre 27 miliardi di euro, un costo che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha quantificato in 500 milioni di euro al giorno.
Gli effetti economici si ripercuotono anche sull'Italia. L'Istat ha registrato un calo significativo della fiducia di consumatori e imprese ad aprile, con l'indice relativo alle famiglie che scende da 92,6 a 90,8 e quello delle imprese da 97,3 a 95,2. La guerra in Iran sta influenzando anche i prezzi dei beni di consumo: i pistacchio iraniani, secondo esportatore mondiale dopo la California, hanno subito rincari del 15%, mentre lo zafferano, di cui l'Iran è il primo produttore mondiale, vede le sue forniture drasticamente ridotte. Le esportazioni italiane verso i paesi dell'Opec si sono quasi dimezzate nel mese di marzo, segnale evidente dello shock nelle spedizioni innescato dalla crisi.
La situazione umanitaria si sta deteriorando rapidamente. Secondo un rapporto congiunto della Fao e del ministero dell'Agricoltura libanese, 1,2 milioni di persone in Libano—quasi un quarto della popolazione—rischiano di soffrire la fame a causa della guerra, dei conflitti, degli sfollamenti e delle pressioni economiche. In Cisgiordania, un ragazzo di 15 anni è stato ucciso dopo essere stato colpito all'addome da un proiettile sparato dalle Forze di Difesa Israeliane, secondo quanto riferito dalla Mezzaluna Rossa Palestinese. A Londra, nel quartiere di Golders Green a forte presenza ebraica, due persone sono state accoltellate davanti a una sinagoga, un episodio che il presidente israeliano Isaac Herzog ha definito «inorridito», affermando che è diventato pericoloso per un ebreo «camminare apertamente per le strade» di una delle grandi capitali occidentali.
Intanto, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) starebbe preparando un piano per un'ondata di attacchi «breve e potente» contro l'Iran nella speranza di sbloccare lo stallo dei negoziati. Secondo fonti citate da Axios, questi attacchi probabilmente includerebbero obiettivi infrastrutturali, dopo i quali gli Stati Uniti riprenderebbero le pressioni sul regime affinché torni al tavolo dei negoziati con maggiore flessibilità. Trump ha anche incontrato alla Casa Bianca i dirigenti delle principali aziende petrolifere e del gas per discutere delle conseguenze della guerra, un segnale che l'amministrazione sta valutando attentamente l'impatto economico del conflitto.
La diplomazia rimane tesa su più fronti. Trump ha espresso delusione verso la Nato riguardo all'Ucraina e all'Iran, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che gli americani «non hanno una strategia» in Iran e che Teheran sta «umiliando» la principale potenza mondiale. Trump ha replicato duramente, accusando Merz di «non sapere di cosa parla». Re Carlo III, durante una visita di Stato negli Stati Uniti, ha dovuto prendere le distanze da un commento di Trump che lo aveva citato come d'accordo sulla necessità di impedire all'Iran di acquisire armi nucleari, ricordando che come monarca costituzionale deve mantenere la neutralità politica e riflettere la posizione del governo britannico.
L'Iran, dal canto suo, ha minacciato una risposta militare «pratica e senza precedenti» se gli Stati Uniti mantenessero il blocco navale, secondo quanto riferito da Press TV citando una fonte di sicurezza di alto rango. Il portavoce dell'esercito iraniano Mohammad Akraminia ha dichiarato che il paese non considera «finita la guerra» nonostante il cessate il fuoco. La valuta iraniana, il rial, ha toccato un minimo storico sul mercato nero, scambiato a circa 1,8 milioni di rial per dollaro, riflettendo la pressione economica estrema causata dal blocco navale. L'Iran ha anche inviato una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite protestando contro quello che definisce «pirateria statunitense» nel sequestro di navi iraniane. Mentre i negoziati rimangono bloccati, la proposta aggiornata dell'Iran per sbloccare i colloqui potrebbe arrivare entro pochi giorni, secondo quanto riferito dalla Cnn, anche se il ritardo suggerisce difficoltà nel contattare la Guida Suprema Ayatollah Khamenei.
Citazioni salienti
Un'operazione di terra sul territorio iraniano appare del tutto inaccettabile e pericolosa— Yury Ushakov, consigliere presidenziale russo, riferendo il messaggio di Putin a Trump
Il blocco è in qualche modo più efficace dei bombardamenti. Stanno soffocando come un maiale ripieno— Donald Trump, in dichiarazioni ad Axios