Poste sale all'86,9% di Tim approfittando del calo in Borsa

Ogni frazione di percentuale conta quando l'obiettivo è il delisting
Poste ha incrementato la propria quota di poco più dell'1%, ma ogni acquisto la avvicina al 90% necessario per lo squeeze out.
Mark

Perché Poste ha deciso di comprare altre azioni Tim proprio dopo la conclusione dell'offerta pubblica?

Mimi

Perché il prezzo era sceso. L'offerta aveva valorizzato Tim a 7,2 euro il 25 settembre, ma subito dopo il titolo è crollato a 6,57 euro. Poste ha visto l'opportunità di acquistare a sconto rispetto al prezzo dell'offerta.

Luke

Ma questo significa che il mercato pensava che l'offerta fosse troppo cara?

Mimi

Potrebbe significare questo, oppure semplicemente che dopo la conclusione dell'Opas gli investitori hanno iniziato a vendere. Non sappiamo davvero cosa pensasse il mercato.

Mark

E qual è il vero obiettivo di questi acquisti?

Mimi

Raggiungere il 90% di partecipazione, che consentirebbe a Poste di attivare lo squeeze out e togliere Tim dalla Borsa.

Luke

Quanto manca al 90%?

Mimi

Poste è al 86,952%, quindi manca circa il 3%. Non è tantissimo, ma il vincolo legale rende tutto più complicato.

Mark

Quale vincolo?

Mimi

Per i prossimi sei mesi, Poste non può comprare sotto i 6,65 euro. Se il mercato risale, dovrà decidere se pagare di più o aspettare.

Luke

E se il mercato non risale mai? Se il titolo rimane a 6,57 euro?

Mimi

Allora Poste potrebbe continuare a comprare fino a raggiungere il 90%. Ma il mercato potrebbe anche interpretare gli acquisti come un segnale positivo e il titolo potrebbe salire.

Mark

Quindi Poste è intrappolata dalla propria stessa strategia?

Mimi

Non direi intrappolata. Più che altro, ogni mossa futura avrà un costo più alto di quello che avrebbe avuto se avesse comprato tutto subito al prezzo più basso.

  • Il titolo Tim ha perso quota subito dopo la chiusura dell'Opas, scivolando sotto i 7,2 euro del 25 settembre e offrendo a Poste una finestra di acquisto a prezzi compresi tra 6,57 e 6,65 euro.
  • Poste ha agito rapidamente, affidando gli acquisti a Intermonte e portando la propria quota dall'85,82% all'86,952%, superando di un soffio l'1% di incremento.
  • L'obiettivo dichiarato è il 90%: quella soglia attiverebbe lo squeeze out, permettendo a Poste di ritirare forzatamente le azioni residue e procedere al delisting di Tim.
  • Un vincolo legale complica la strategia: per i prossimi sei mesi Poste non potrà acquistare azioni Tim sotto i 6,65 euro, trasformando ogni futura mossa in una scommessa sul comportamento del mercato.
  • Se il titolo risalisse oltre quella soglia, Poste si troverebbe a dover scegliere tra comprare a prezzi più alti o attendere nuove occasioni — un dilemma che potrebbe allungare i tempi del delisting.

Nel silenzio che segue ogni grande operazione finanziaria, Poste Italiane ha scelto di non restare ferma: approfittando del calo del titolo Tim dopo la conclusione dell'offerta pubblica di acquisto, ha incrementato la propria partecipazione fino all'86,952%, avvicinandosi con pazienza alla soglia del 90% che aprirebbe la strada allo squeeze out e al delisting. È la logica del capitalismo paziente — comprare quando il mercato cede, attendere quando il mercato resiste — applicata a una partita che ridisegnerà la struttura proprietaria di una delle principali infrastrutture di telecomunicazione del Paese.

Poste Italiane non ha aspettato. Nei giorni successivi alla chiusura dell'offerta pubblica di acquisto su Tim, il titolo ha cominciato a perdere terreno rispetto ai 7,2 euro del 25 settembre, e la società guidata da Matteo Del Fante ha colto l'occasione: acquisti diretti sul mercato, affidati a Intermonte, a prezzi compresi tra 6,57 e 6,65 euro — al di sotto del valore dell'Opas.

Il risultato è un incremento della partecipazione dall'85,82% all'86,952%. Poco più di un punto percentuale, apparentemente modesto, ma ogni frazione conta quando si punta a una soglia precisa: il 90%. Raggiunta quella quota, Poste potrebbe attivare lo squeeze out, riacquistare forzatamente le azioni ancora in circolazione e procedere al delisting di Tim, trasformandola da società quotata a controllata privata.

Il percorso, però, non è libero da ostacoli. La legge impone che per i prossimi sei mesi Poste non possa acquistare azioni Tim a meno di 6,65 euro — il prezzo dell'offerta pubblica diventa un pavimento legale invalicabile. Se il mercato dovesse reagire positivamente e il titolo risalisse oltre quella soglia, la società si troverebbe davanti a una scelta difficile: continuare ad acquistare a prezzi più alti, oppure attendere che si apra una nuova finestra favorevole. La partita per il controllo totale di Tim è ancora aperta, e la pazienza potrebbe rivelarsi l'arma più preziosa.

Poste Italiane ha colto l'occasione al balzo. Nei giorni successivi alla conclusione dell'offerta pubblica di acquisto su Tim, il titolo della società telefonica ha iniziato a scivolare in Borsa, perdendo valore rispetto ai 7,2 euro quotati il 25 settembre, giorno in cui l'Opas si era conclusa. La società guidata da Matteo Del Fante e Giuseppe Lasco non ha lasciato passare il momento: ha iniziato ad acquistare azioni Tim direttamente sul mercato, affidando l'operazione a Intermonte, a prezzi inferiori a quelli dell'offerta pubblica.

Gli acquisti sono stati realizzati a vari livelli, partendo da un minimo di 6,57 euro fino a sfiorare i 6,65 euro, il prezzo al quale l'offerta pubblica aveva valorizzato Tim. Attraverso questi acquisti, Poste ha incrementato la propria partecipazione dal 85,82% all'86,952% del capitale, un aumento di poco superiore all'1 per cento. Non è una mossa spettacolare, ma è significativa: ogni frazione di percentuale conta quando l'obiettivo è raggiungere il 90% di partecipazione.

Quell'obiettivo del 90% non è casuale. Una volta raggiunta quella soglia, Poste potrebbe attivare lo squeeze out, l'operazione attraverso la quale una società può riacquistare forzatamente le azioni rimaste in circolazione e ritirare il titolo dalla quotazione. Il delisting di Tim è l'orizzonte dichiarato di Poste: trasformare una società quotata in una controllata privata, senza più l'obbligo di rispondere ai mercati finanziari.

Ma il percorso verso il 90% non è scontato. La legge pone un vincolo preciso: per i prossimi sei mesi, Poste non potrà acquistare azioni Tim sul mercato a un prezzo inferiore a 6,65 euro. È il prezzo dell'offerta pubblica, e rappresenta un pavimento legale. Se il mercato dovesse interpretare gli acquisti di Poste come segnale di valore e il titolo risalisse oltre quella soglia, la società si troverebbe di fronte a una scelta difficile: continuare a comprare a prezzi più alti, oppure aspettare.

Questo è il vero dilemma che Del Fante e i suoi dovranno affrontare nei mesi a venire. Poste ha già dimostrato di saper cogliere le opportunità quando il mercato offre prezzi vantaggiosi. Ma il vincolo legale trasforma ogni futura decisione di acquisto in una scommessa: comprare ora a prezzi più alti, oppure attendere che il mercato torni a offrire occasioni? La società dovrà stare alla finestra, valutare le mosse del mercato, e decidere se e quando approfittare delle prossime aperture che si presenteranno.

L'obiettivo di Poste Italiane resta il delisting di Tim: per cui è ragionevole che cerchi di arrivare comprando sul mercato alla soglia del 90%
— Analisi della strategia di Poste
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