Nel tessuto delle piccole e medie imprese italiane, dove la memoria del mestiere passa ancora di mano in mano, l'intelligenza artificiale arriva come una promessa che molti non riescono a far propria: solo il 4% delle Pmi ha avviato percorsi strutturati di formazione. Il nodo, osservano gli esperti del MADE e del Politecnico di Milano, non è anzitutto il costo di un corso, ma il modo in cui l'imprenditore e il lavoratore immaginano il proprio futuro, e il tempo che quel futuro richiede per germogliare. Il progetto SkillAI tenta di restituire a ciascuno una mappa delle proprie competenze, senza
Pmi e intelligenza artificiale: la sfida si gioca sulle competenze umane, non sugli strumenti
Imparare significa, a volte, sentirsi di nuovo principianti
Il 4% è un numero molto basso. Che cosa dice davvero?
Che il problema, secondo Merenda, viene prima dei soldi. L'imprenditore deve capire che cosa cambierà in azienda; solo dopo ha senso chiedersi quanto costa un corso.
Attenzione però: il 4% è la fotografia dell'Osservatorio del Politecnico. Le cause che elenca Merenda sono la sua lettura, non misure dell'indagine.
Il tempo è citato spesso. Perché pesa tanto?
Perché in una piccola impresa togliere poche persone dal lavoro quotidiano è una scelta pesante. Merenda lo dice chiaramente: non è disattenzione verso la crescita.
E SkillAI come entra in questo?
È un'intervista che approfondisce le risposte, in sette dimensioni, e mappa le competenze. Merenda la paragona a una mappa, non a un esame.
Sappiamo come funziona, non quanto funziona. Nell'intervista non ci sono dati su accuratezza o risultati. E la stessa Merenda ammette che una sola intervista non basta.
Quindi che cosa decide l'esito?
Ciò che accade dopo: percorso su misura, regole chiare, tempo per sperimentare, verifica del lavoro svolto.
Anche il ritorno economico, dice lei, richiede continuità. Per ora nessuna cifra lo conferma.
C'è un tema che sorprende?
Il passaggio generazionale: usare l'IA per rendere consultabile il sapere di chi sta per lasciare l'azienda.
Le Pouls
- Solo il 4% delle Pmi italiane ha avviato formazione strutturata sull'IA, un divario che pesa sulla competitività di un intero sistema produttivo.
- Imprenditori che non vedono ancora come l'IA cambierà organizzazione e produttività, e che faticano a liberare persone dalle attività quotidiane.
- Il progetto SkillAI, nato da MADE e Politecnico di Milano, mappa le competenze dei dipendenti con un'intervista che si adatta alle risposte.
- Il percorso si gioca ora sulla formazione esperienziale e sul ritorno al lavoro, dove emergono dubbi e ostacoli reali.
- L'esito dipenderà dalla continuità dopo i corsi: regole chiare, strumenti accessibili e tempo per provare.
Nel tessuto delle piccole e medie imprese italiane, dove la memoria del mestiere passa ancora di mano in mano, l'intelligenza artificiale arriva come una promessa che molti non riescono a far propria: solo il 4% delle Pmi ha avviato percorsi strutturati di formazione. Il nodo, osservano gli esperti del MADE e del Politecnico di Milano, non è anzitutto il costo di un corso, ma il modo in cui l'imprenditore e il lavoratore immaginano il proprio futuro, e il tempo che quel futuro richiede per germogliare. Il progetto SkillAI tenta di restituire a ciascuno una mappa delle proprie competenze, senza trasformarla in un giudizio. La domanda che resta aperta riguarda la continuità: ciò che si impara in aula sopravvivrà al ritorno alla scrivania?
Il dato che apre la vicenda è netto: appena il 4% delle piccole e medie imprese italiane ha avviato percorsi di formazione strutturati sull'intelligenza artificiale, secondo l'Osservatorio Innovazione Digitale nelle Pmi del Politecnico di Milano. Miriam Merenda, direttrice del MADE Competence Center, spiega che il primo ostacolo non è il prezzo di un corso, ma la percezione che l'IA sia lontana dalla vita quotidiana dell'impresa. Senza orientamento, anche bandi e finanziamenti dedicati rischiano di restare inutilizzati.
C'è poi il problema del tempo. In una piccola azienda liberare anche poche persone dal lavoro ordinario è una scelta pesante, e Merenda non la liquida come disinteresse. Per MADE la formazione va presentata come investimento su due piani: quello umano, che trattiene i collaboratori migliori, e quello economico, che l'imprenditore vuole vedere tradotto in risultati concreti.
In questo quadro nasce SkillAI, con il Politecnico di Milano. Non è un test, ma un'intervista che si adatta alle risposte: chiede come si usa l'IA, per quali attività, come si verificano i risultati. Merenda avverte però che una sola conversazione non racconta tutto ciò che una persona sa fare, e che lo scopo della mappatura deve essere chiaro per non viverla come un esame.
La mappa deve poi trasformarsi in percorso, costruito su obiettivi e processi dell'impresa. Apprendimento e organizzazione devono crescere insieme, con regole chiare, strumenti accessibili e tempo per sperimentare. La sfida decisiva, conclude Merenda, sarà la continuità dopo la formazione e l'atteggiamento con cui le persone accettano di tornare principianti.
Il dato su cui si regge l'intervista è uno solo, e basta a dare la misura del problema: appena il 4% delle piccole e medie imprese italiane ha avviato percorsi di formazione strutturati sull'intelligenza artificiale. Lo rileva l'Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano. Sul perché la cifra sia così bassa, e su cosa fare, Panorama ha sentito Miriam Merenda, direttrice del MADE Competence Center.
Secondo Merenda il primo ostacolo non è il costo di un corso. Prima ancora, l'imprenditore deve capire che cosa cambierà nella sua azienda, in termini di organizzazione e di produttività. L'IA, dice, viene ancora percepita come lontana dalle esigenze quotidiane, una questione di futuro: è questa percezione a dover cambiare, prima degli strumenti. Anche il timore della complessità tecnologica nasce spesso da qui. Senza orientamento, avverte, perfino bandi e finanziamenti dedicati rischiano di restare inutilizzati. Il lavoro di divulgazione spetta al gruppo di formazione del centro, guidato da Marta Rispoli.
Poi ci sono i vincoli pratici, il tempo in testa. In una piccola impresa liberare anche poche persone dalle attività di ogni giorno è una scelta impegnativa, e Merenda non la liquida come scarsa attenzione alla crescita. La responsabilità di MADE, sostiene, è far percepire la formazione come un investimento su due piani: quello umano, perché le persone si sentono coinvolte e l'azienda trattiene i suoi collaboratori migliori, e quello economico, che l'imprenditore vuole vedere tradotto in effetti concreti sul business.
In questo quadro si inserisce SkillAI, progetto nato dalla collaborazione tra MADE e Politecnico di Milano. Si tratta di un'intervista che si adatta alle risposte del lavoratore. Se questi dice di usare l'IA per preparare un documento, il sistema chiede per quale attività, come è stata impostata la richiesta, che cosa è stato verificato prima di usare il risultato. Il modello è articolato in sette dimensioni, dalla comprensione dell'IA da parte del singolo all'uso operativo, fino alla verifica degli output e alla consapevolezza dei rischi. Le risposte vengono poi lette e interpretate per mettere in luce fragilità e margini di miglioramento.
Merenda invita però alla cautela: una sola intervista non fotografa tutto ciò che una persona sa fare, e occorre considerare quali strumenti l'operatore può davvero usare, con quali regole e quanto spazio per sperimentare. Per evitare che la mappatura sia vissuta come un esame, vanno chiariti lo scopo e l'uso delle informazioni. L'esito ideale è far pensare «ora capisco da dove partire», non «questo è tutto ciò che so fare».
Dopo la mappa viene il percorso. Le informazioni vanno messe in relazione con obiettivi, processi e strumenti dell'impresa, per costruire una formazione che Merenda descrive come un abito su misura. Apprendimento e condizioni organizzative devono evolvere insieme: regole chiare, strumenti accessibili, tempo per provare. MADE punta sulla formazione esperienziale per avvicinare il momento in cui si impara a quello in cui si applica. Il ritorno al lavoro, aggiunge, è parte essenziale del percorso, perché lì emergono dubbi e ostacoli; una lettura prima e dopo la formazione aiuta ma non basta a garantire un ritorno economico, che richiede continuità e coerenza.
Sulle competenze più urgenti nel manifatturiero, la direttrice indica la capacità di giudicare lo scenario: l'IA dà risposte convincenti in fretta, ma capire se siano affidabili richiede senso critico e dimestichezza con i dati. Gestione e analisi dei dati e cybersecurity risultano tra le priorità anche nella ricerca del Politecnico. Servono poi saper scegliere quando usare l'IA, formulare richieste contestualizzate, verificare i risultati e proteggere le informazioni aziendali. Nella documentazione tecnica, nella qualità o nella manutenzione, la conoscenza dei processi resta ciò che permette di fare una buona domanda e di accorgersi di una risposta sbagliata. Non tutte le PMI devono sviluppare algoritmi, ma tutte devono saper individuare opportunità e dialogare con i partner tecnologici.
C'è infine una competenza che Merenda sente sempre più urgente: rendere trasferibile ai nuovi assunti il sapere di chi sta per lasciare l'azienda. Qui l'IA può aiutare a strutturare e rendere consultabile il know-how che spesso resta nella mente dei più esperti. Nei prossimi tre-cinque anni prevede una formazione più vicina ai bisogni di ciascuno, con percorsi adattati nel tempo e occasioni di esercizio anche fuori dall'aula. Ma ciò che farà la differenza, conclude, sarà il mindset: la curiosità, la disponibilità a provare e ad ammettere «questa cosa non la so ancora», anche a costo di sentirsi di nuovo principianti.
Citations marquantes
Una restituzione utile dovrebbe far pensare «ora capisco da dove partire», non «questo è tutto ciò che so fare».— Miriam Merenda, direttrice di MADE Competence Center
La formazione non è un intervento standard: è un abito su misura.— Miriam Merenda, direttrice di MADE Competence Center