Pandemia, raddoppiati i disturbi post-traumatici negli adolescenti

Circa duemila bambini e adolescenti soffrono di disturbi post-traumatici, ansia e depressione causati dall'isolamento sociale e dalla perdita di contatti durante la pandemia.
Duemila ragazzi cercano risposte a una sofferenza che non era visibile prima
I centri Ini seguono circa duemila minori per disturbi psicologici nati dall'isolamento pandemico.
Mark

Duemila pazienti è un numero grande. Come fanno i centri a gestire una caseload così pesante?

Mimi

Amazoom è stato creato proprio per questo. Prima della pandemia, questi disturbi c'erano, ma non in questa concentrazione. Il progetto ha permesso di organizzare una risposta strutturata, con équipe dedicate.

Luke

Ma duemila su quanti adolescenti totali nella regione? È il 5% della popolazione giovanile, o lo 0,5%? Il numero assoluto non ci dice se stiamo parlando di un'emergenza diffusa o di un fenomeno circoscritto.

Mark

Buon punto. E gli esperti dicono che i disturbi sono raddoppiati — raddoppiati rispetto a quando?

Mimi

Rispetto al periodo pre-pandemia, secondo quanto emerge dal bilancio del servizio. Aliberti parla di un'accentuazione chiara di disturbi comportamentali, ansia, depressione.

Luke

Accentuazione è una parola forte, ma non abbiamo i dati comparativi nel testo. Sappiamo che duemila sono in carico adesso, ma non sappiamo quanti erano seguiti nel 2019. È un'inferenza ragionevole, ma non è un fatto verificato.

Mark

Quindi il raddoppio nel titolo viene da dove?

Luke

Probabilmente da una dichiarazione degli esperti o da un'analisi interna del Gruppo Ini, ma non è esplicitato nel pezzo. È una lacuna.

Mimi

Quello che è chiaro è che il bisogno c'è. Duemila famiglie hanno cercato aiuto. I sintomi che descrivono — impulsività, aggressività, disturbi alimentari, ansia, depressione — sono reali e sono stati osservati.

Mark

E il fatto che le visite possono essere online cambia qualcosa?

Mimi

Cambia l'accessibilità. Se sei in quarantena, puoi comunque ricevere una valutazione iniziale. Non è perfetto, ma è pragmatico.

Luke

Anche lì: non sappiamo quante visite sono state effettivamente svolte online, o se è una possibilità teorica. Il testo dice che possono essere svolte, non che lo sono state.

  • Duemila minori in carico ai centri Ini: un numero che traduce in cartelle cliniche il costo umano invisibile della pandemia.
  • Ansia, depressione, disturbi alimentari e impulsività fuori controllo emergono come segnali di un disagio che l'isolamento ha accelerato e reso visibile.
  • Le famiglie, disorientate, bussano alle porte dei centri cercando risposte a una sofferenza che prima non sapevano come nominare.
  • Il progetto Amazoom risponde con un approccio integrato — psicomotricità, logopedia, supporto psicologico — perché nessun sintomo vive da solo.
  • Anche la cura si adatta al virus: le visite si spostano online quando la quarantena chiude di nuovo le porte, senza interrompere i percorsi di guarigione.

In tutta Italia, la pandemia ha lasciato un'impronta silenziosa ma profonda sulla generazione più giovane: circa duemila bambini e adolescenti seguiti dai centri del Gruppo Ini portano oggi i segni psicologici dell'isolamento, delle scuole chiuse e delle amicizie spezzate. Non si tratta di fragilità nuove, ma di sofferenze amplificate da mesi in cui il mondo dei ragazzi è stato ridotto a quattro mura. La risposta clinica, incarnata nel progetto Amazoom, ricorda che corpo e mente guariscono insieme, e che riconoscere il dolore è già il primo passo verso la cura.

Nei centri del Gruppo Ini, rete attiva da oltre settant'anni tra Lazio, Abruzzo e centro-sud Italia, circa duemila bambini e adolescenti sono oggi seguiti per disturbi psicologici nati dalla pandemia. Non sono malattie nuove: è la loro diffusione ad essere cresciuta in modo marcato. I ragazzi arrivano portando il peso di mesi di isolamento, scuole chiuse, amicizie interrotte, spazi ricreativi scomparsi. Con loro, le famiglie cercano risposte a una sofferenza che prima restava sullo sfondo.

Per rispondere a questa ondata, i centri di scienze riabilitative per l'età evolutiva hanno dato forma al progetto Amazoom. A coordinarlo sono la neuropsichiatra infantile Maria Nicoletta Aliberti, la psicoterapeuta Fabiana De Iorio e lo psicologo Claudio Marrella. Il quadro clinico che descrivono è complesso: difficoltà nel controllo dell'impulsività e dell'aggressività, disturbi alimentari come risposta all'ansia, stati depressivi che non si dissolvono con il tempo.

Il percorso di cura inizia con una visita in presenza, un incontro reale tra neuropsichiatra, bambino e genitori, pensato per capire davvero cosa sta accadendo. Se la famiglia è d'accordo, si costruisce una presa in carico integrata: psicomotricità, logopedia e supporto psicologico si intrecciano, perché corpo e mente non guariscono separatamente. Quando la pandemia lo impone — quarantene, contagi — le visite si spostano online, adattando la cura alla realtà senza interromperla.

Duemila pazienti in carico non sono un'astrazione statistica: dietro ogni cartella c'è un ragazzo che ha perso mesi di scuola normale, di amicizie costruite faccia a faccia, di esperienze che il tempo non restituisce automaticamente. Riconoscere questa perdita, e offrire uno spazio strutturato per elaborarla, è già una forma di risposta.

Nei centri del Gruppo Ini, una rete di strutture che opera da oltre settant'anni tra Lazio, Abruzzo e centro-sud Italia, circa duemila bambini e adolescenti sono oggi seguiti per disturbi psicologici nati dalla pandemia. Non si tratta di malattie nuove, ma di una crescita marcata nei numeri: i ragazzi fino ai diciotto anni arrivano alle porte di questi centri portando con sé il peso di mesi di isolamento, di scuole chiuse, di amicizie interrotte, di spazi ludici e ricreativi cancellati dalla loro quotidianità. Insieme alle loro famiglie, cercano risposte a una sofferenza che non era visibile prima, o almeno non in questa misura.

Il progetto che ha preso forma per rispondere a questa ondata si chiama Amazoom, e rappresenta il tentativo dei centri di scienze riabilitative e diagnostiche per l'età evolutiva di offrire uno spazio dedicato e strutturato. Maria Nicoletta Aliberti, neuropsichiatra infantile che coordina l'iniziativa insieme alla psicologa e psicoterapeuta Fabiana De Iorio e allo psicologo Claudio Marrella, descrive il quadro con chiarezza: la pandemia ha reso evidente una necessità che prima poteva restare sullo sfondo. I bambini e i genitori hanno iniziato a cercare aiuto per affrontare l'affaticamento psicologico e mentale che l'isolamento ha generato.

I sintomi che gli esperti hanno rilevato disegnano un quadro complesso. Ci sono difficoltà nel controllare l'impulsività e l'aggressività, comportamenti che prima erano contenuti e che ora esplodono. Ci sono disturbi del comportamento alimentare, con ragazzi che mangiano troppo o troppo poco come risposta all'ansia. E ci sono gli stati ansiosi veri e propri, fino alla depressione vera, quella che non passa con una giornata di sole o una telefonata con un amico.

Il percorso di cura che Amazoom propone inizia con una visita in presenza, dove il neuropsichiatra incontra il bambino e i genitori insieme. Non è una consultazione veloce: l'obiettivo è capire davvero cosa sta accadendo, quali sono i bisogni reali, quali i sintomi che emergono. Dopo questa valutazione iniziale, se la famiglia è d'accordo, si struttura un percorso di presa in carico che non è mai solo psicologico. La riabilitazione è integrata: può includere psicomotricità, logopedia, supporto psicologico vero e proprio. L'idea è che il corpo e la mente non si curano separatamente, che il movimento e la parola sono strumenti di guarigione tanto quanto la conversazione con uno psicologo.

Un dettaglio pratico rivela quanto la pandemia abbia cambiato anche il modo di offrire cure: le visite possono svolgersi anche online, per quei genitori e ragazzi che si trovano in quarantena o che hanno contratto il virus. Non è una soluzione ideale, ma è una soluzione che riconosce la realtà: la pandemia non è finita, e i centri devono continuare a funzionare anche quando il virus torna a circolare. Duemila pazienti in carico rappresentano un numero significativo, una testimonianza silenziosa di quanto profondamente l'isolamento abbia toccato la generazione più giovane. Non sono numeri astratti: dietro ogni cartella clinica c'è un ragazzo che ha perso mesi di scuola normale, di amicizie costruite faccia a faccia, di esperienze che non si possono recuperare semplicemente quando tutto finisce.

Con la pandemia si è palesata la necessità di offrire uno spazio ulteriore e dedicato soprattutto a bambini e genitori, con esperti pronti a dare risposte alla condizione di affaticamento psicologico e mentale
— Maria Nicoletta Aliberti, neuropsichiatra infantile
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