Obesità in aumento del 36% in vent'anni: il ruolo dei cibi ultraprocessati secondo la Fondazione Aletheia

Predichiamo bene ma mangiamo male
In vent'anni l'obesità in Italia è cresciuta del 36,4%, nonostante la maggiore attenzione al cibo sano.
Mark

Partiamo dal numero: obesità cresciuta del 36% in vent'anni. Cosa significa in pratica?

Mimi

Che si è passati dal 9% all'11,8% della popolazione, da circa 4,3 a circa sei milioni di persone. L'aumento è relativo, ma la quota assoluta pesa.

Mark

E il sovrappeso?

Mimi

Cresce molto meno, il 7,1%. Il 46,4% degli italiani è in eccesso di peso se si sommano le due categorie.

Luke

Un chiarimento: il 36% è un aumento relativo, non significa che il 36% degli italiani sia obeso. Sono due cose diverse e conviene non confonderle.

Mark

Perché il titolo punta tutto sugli ultraprocessati?

Mimi

Perché gli esperti citati li indicano come motivo principale. Ne sono la fonte del 14% delle calorie, con consumi in crescita tra i 5 e i 30 anni.

Luke

Però il testo non mostra come si arrivi a dire che la colpa è "quasi tutta" loro. Il 14% delle calorie è un dato, il nesso causale con l'aumento dell'obesità è attribuito agli esperti, non dimostrato nell'articolo.

Mark

E le stime sul 2050?

Mimi

Ridurre del 20% le calorie da zuccheri e grassi eviterebbe fino a 688mila malattie croniche e farebbe risparmiare circa 12 miliardi.

Luke

Sono stime della Fondazione Aletheia, non risultati osservati. Il testo non spiega i presupposti del calcolo, quindi vanno lette come proiezioni.

  • L'obesità in Italia è salita dal 9% al 11,8% della popolazione in vent'anni, con circa sei milioni di persone coinvolte.
  • Quasi un italiano su due convive con un eccesso di peso, mentre l'attenzione al cibo sano non è mai stata così alta sui social.
  • Il 14% delle calorie consumate arriva da ultraprocessati, e il consumo cresce tra i giovani dai 5 ai 30 anni.
  • Il rapporto Aletheia propone di tagliare del 20% le calorie da zuccheri e grassi, con la possibilità di evitare fino a 688mila malattie croniche entro il 2050.

In Italia, dove la tavola è da sempre un luogo di identità e di cultura, il peso dei cittadini sta silenziosamente andando nella direzione opposta alle buone intenzioni. Mentre il cibo diventa spettacolo e la dieta mediterranea entra nel patrimonio dell'umanità, gli esperti individuano nei prodotti ultraprocessati, merendine, snack e cibi confezionati, la radice di una tendenza che in vent'anni ha visto crescere l'obesità di oltre un terzo. È un monito che riguarda soprattutto i più giovani, e che chiama in causa famiglie, scuole e politiche pubbliche a ritrovare un rapporto più consapevole con ciò che mangiamo.

Nel 2003 in Italia le persone obese erano circa 4,3 milioni, cioè il 9% della popolazione. Oggi sono circa sei milioni, l'11,8%. È il dato più forte emerso dal rapporto "Malattie, cibo e salute" della Fondazione Aletheia, pubblicato a luglio e tornato d'attualità in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione.

Il paradosso è evidente. Programmi televisivi e social hanno trasformato il cibo in intrattenimento, si moltiplicano gli inviti a cucinare in casa e a mangiare sano, e nel 2010 la dieta mediterranea è diventata patrimonio dell'Unesco. Eppure il peso degli italiani continua a salire. Per gli esperti la causa principale sono gli alimenti ultraprocessati, prodotti che passano più trasformazioni industriali e contengono sale, zuccheri e conservanti: merendine, patatine, cereali e barrette. Oggi forniscono il 14% delle calorie consumate, e il loro consumo cresce soprattutto tra i giovani.

La fondazione indica anche una possibile strada. Ridurre di almeno il 20% le calorie da zuccheri e grassi potrebbe evitare fino a 688mila malattie croniche entro il 2050, con un risparmio stimato di circa 12 miliardi per il sistema sanitario. Esmeralda Capristo, docente all'Università Cattolica e membro del comitato scientifico di Aletheia, invita a investire in politiche che promuovano la dieta mediterranea come cultura della consapevolezza, coinvolgendo genitori, educatori, ricercatori e decisori politici. Resta da vedere se queste indicazioni diventeranno azioni concrete.

Nel 2003 le persone obese in Italia erano circa 4,3 milioni, il 9% della popolazione. Oggi sono circa sei milioni, l'11,8%. È questo il dato più forte del rapporto "Malattie, cibo e salute", pubblicato a luglio dalla Fondazione Aletheia e rilanciato in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione: in vent'anni la quota di persone obese è cresciuta del 36,4%.

Il quadro complessivo, secondo il rapporto, è questo: l'eccesso di peso riguarda quasi un italiano su due, il 46,4%. Il 34,6% della popolazione è in sovrappeso, l'11,8% è obeso. Nel 2003 il tasso di sovrappeso era del 33,8%, poco meno di 16 milioni di persone. In due decenni, dunque, il sovrappeso è cresciuto del 7,1%, mentre l'obesità ha avuto un incremento molto più marcato.

Il paradosso, sottolinea l'articolo, è che l'attenzione verso il cibo non è mai stata così alta. Programmi televisivi e social, in particolare Instagram e TikTok, hanno trasformato l'alimentazione in intrattenimento. Si moltiplicano gli inviti a non sprecare, a tornare alle ricette fatte in casa, a mangiare in modo più sano. Nel 2010 la dieta Mediterranea è diventata patrimonio dell'Unesco. Eppure l'andamento del peso degli italiani va nella direzione opposta.

Per gli esperti citati la ragione principale è una: i cibi ultraprocessati. Sono alimenti che subiscono più di una trasformazione prima di arrivare in tavola, tra cotture, fritture e aggiunta di sale, zuccheri, conservanti e insaporitori. Rientrano in questa categoria merendine, patatine, cereali, snack e barrette iperproteiche. Piacciono al palato, ricorda l'articolo, ma rappresentano un rischio per la salute e andrebbero limitati il più possibile.

Secondo i dati della ricerca Aletheia, il 14% delle calorie consumate arriva da questi prodotti. Il loro consumo, spiegano gli esperti, è in crescita tra i giovani, soprattutto nella fascia tra i 5 e i 30 anni. Uno studio pubblicato alcuni mesi fa sul British Medical Journal ha stimato in circa 32 i diversi effetti dannosi che possono essere provocati da questi alimenti.

La fondazione indica anche una prospettiva. Riducendo di almeno il 20% le calorie provenienti da cibi ricchi di zuccheri e grassi, si potrebbero prevenire fino a 688mila casi di malattie croniche entro il 2050. Ci sarebbe un effetto anche sui conti pubblici: un risparmio di circa 12 miliardi per la cura di patologie evitabili.

Esmeralda Capristo, docente di Scienza dell'Alimentazione e delle Tecniche Dietetiche Applicate all'Università Cattolica del Sacro Cuore e membro del Comitato scientifico di Aletheia, ha parlato della necessità di proteggere le future generazioni da abitudini dannose. Ha chiesto di continuare a investire in politiche che promuovano la dieta Mediterranea, intesa non solo come modello nutrizionale ma come cultura della consapevolezza alimentare. Genitori, educatori, ricerca e decisori politici, ha detto, devono lavorare insieme contro una tendenza che giudica preoccupante.

Resta da vedere se queste indicazioni si tradurranno in politiche concrete: il rapporto indica l'obiettivo del 2050 e il taglio del 20% delle calorie da zuccheri e grassi come soglia di riferimento.

È fondamentale proteggere le future generazioni da abitudini alimentari dannose e continuare a investire in politiche che promuovano la Dieta Mediterranea.
— Esmeralda Capristo, Università Cattolica e Comitato scientifico Fondazione Aletheia
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