Alla vigilia di una doppia sfida in Nations League, Vincenzo Montella si trova in quella rara posizione in cui un uomo affronta la propria patria calcistica da avversario. Il commissario tecnico della Turchia — italiano di formazione, adottato dal Bosforo — porta con sé tre anni di lavoro, una qualificazione europea conquistata e la consapevolezza che il suo gruppo, neopromosso nella Serie A della competizione, è la quarta forza di un girone spietato. In questo incrocio tra Italia e Turchia si riflette qualcosa di più grande: due nazioni che cercano, ciascuna a modo suo, una nuova identità cal
Montella: «Italia favorita, ma la Turchia vuole i quarti di Nations»
Qui si programma tutto a lungo termine
Montella dice che avrebbe preferito affrontare chiunque tranne l'Italia. Cosa lo rende così speciale come avversario?
L'Italia rappresenta una storia, una tradizione. Montella conosce bene il calcio italiano, ha giocato qui. Sa che l'Italia, nonostante i tre Mondiali mancati, rimane una potenza con risorse e strutture che pochi altri Paesi hanno. È il peso della storia.
Ma è anche vero che l'Italia è in transizione. Montella stesso lo riconosce: Mancini è nuovo, la squadra è giovane. Non è la stessa Italia di dieci anni fa.
Montella parla molto di come la Turchia stia investendo nello sport a lungo termine. È una critica implicita all'Italia?
Non è una critica, è un'osservazione. Montella vive in Turchia da cinque anni e vede una crescita economica e sportiva che è reale. Sta dicendo che il suo Paese sta costruendo qualcosa di solido.
Però bisogna stare attenti: Montella parla di investimenti, di programmazione, ma poi dice che la Turchia è la quarta forza del girone. Gli investimenti non garantiscono ancora risultati al livello della Francia o della Spagna.
Su Yildiz dice che diventerà uno dei migliori al mondo. È una valutazione tecnica o è ottimismo da commissario tecnico?
Montella ha esperienza, ha visto molti giocatori. Quando parla di Yildiz, riconosce che oggi non è un numero dieci classico, ma che a quell'età i giocatori si trasformano. È una lettura intelligente del talento.
Vero, ma Yildiz è assente dalla doppia sfida contro l'Italia. Quindi questa valutazione rimane teorica per ora. Non sappiamo come si comporterà quando tornerà.
Montella dice che la federazione turca lo ha mantenuto perché ha valutato tutto il suo lavoro, non solo il Mondiale. È una scelta saggia?
Sì, perché il Mondiale è stato il capitolo finale di un ciclo che ha incluso l'Europeo, dove la Turchia ha giocato bene. Guardare il quadro completo è più intelligente che reagire a una sola competizione.
Ma il Mondiale è comunque importante. Se la Turchia non avesse fatto bene lì, la federazione avrebbe potuto scegliere diversamente. Montella è stato fortunato che il resto del lavoro fosse solido abbastanza da giustificare il mantenimento.
The Pulse
- La Turchia entra nella Serie A di Nations League come neopromossa, consapevole di essere la quarta forza di un girone con Francia, Belgio e un'Italia in piena ricostruzione — ogni partita è già una finale.
- Le assenze di Calhanoglu e Yildiz pesano come macigni sulla vigilia turca, costringendo Montella a testare nuovi equilibri proprio nelle sfide più delicate del ciclo.
- Montella non risparmia parole dure sull'Italia: tre Mondiali consecutivi mancati sono 'sinceramente incredibili' per una nazionale di quella statura, frutto di pressione accumulata e troppa voglia nei momenti decisivi.
- La fiducia in Mancini è dichiarata e personale — compagni alla Sampdoria, rispetto profondo — e Montella vede nel nuovo ct azzurro l'uomo giusto per riportare l'Italia dove merita.
- La Turchia non è solo una squadra di calcio: è il simbolo di un Paese giovane che investe massicciamente nello sport a lungo termine, con club in espansione e un Europeo 2032 da co-organizzare con l'Italia all'orizzonte.
Alla vigilia di una doppia sfida in Nations League, Vincenzo Montella si trova in quella rara posizione in cui un uomo affronta la propria patria calcistica da avversario. Il commissario tecnico della Turchia — italiano di formazione, adottato dal Bosforo — porta con sé tre anni di lavoro, una qualificazione europea conquistata e la consapevolezza che il suo gruppo, neopromosso nella Serie A della competizione, è la quarta forza di un girone spietato. In questo incrocio tra Italia e Turchia si riflette qualcosa di più grande: due nazioni che cercano, ciascuna a modo suo, una nuova identità calcistica.
Vincenzo Montella siede alla vigilia di una doppia sfida che lo emoziona e lo preoccupa. Il commissario tecnico della Turchia sa che affrontare l'Italia due volte in pochi giorni è un banco di prova severo, ma il suo obiettivo è chiaro: raggiungere i quarti di Nations League arrivando tra le prime due del girone. Una missione da neopromossa nella Serie A della competizione, in un raggruppamento che include Francia, Belgio e gli azzurri di Mancini.
Montella guida la nazionale turca da tre anni. Arrivò in emergenza, qualificò la Turchia a Euro 2024 con una fase finale convincente fino ai quarti, poi un Mondiale americano meno brillante nei risultati ma non nelle prestazioni. La federazione ha scelto di confermarlo, valutando l'intero percorso: un girone vinto, una qualificazione mondiale dopo ventiquattro anni, e per la prima volta la Serie A di Nations League.
Sull'Italia, Montella non si sottrae: tre Mondiali consecutivi mancati sono qualcosa di inimmaginabile per una nazionale di quella statura. C'è stata sfortuna, ma anche troppa pressione nei momenti decisivi. Eppure percepisce entusiasmo intorno al nuovo ciclo, e su Mancini — ex compagno alla Sampdoria — parla con stima autentica: è la persona giusta per riportare gli azzurri in alto.
La Turchia arriverà alla doppia sfida senza Calhanoglu e Yildiz, assenze pesanti. Su Yildiz, però, Montella è convinto: diventerà uno dei migliori al mondo. Non è ancora un dieci classico, ma a quell'età i talenti si trasformano — come Del Piero, che all'inizio fu paragonato a Baggio.
Montella vive in Turchia da cinque anni e la considera il Paese europeo più giovane, in crescita ovunque, con investimenti massicci nello sport e una programmazione a lungo termine che riguarda anche i giovani talenti. Nel 2032 Italia e Turchia dovrebbero co-organizzare l'Europeo: un appuntamento lontano, ma Montella non esclude di essere ancora sulla panchina turca. Quando gli chiedono il giocatore più forte dell'Italia, risponde senza esitare: Donnarumma. Fare gol a Gigio, dice con ironia, è davvero un problema.
Vincenzo Montella siede alla vigilia di una doppia sfida che lo emoziona e lo preoccupa al contempo. Il commissario tecnico della Turchia sa bene che affrontare l'Italia in Nations League, per di più due volte in pochi giorni, rappresenta un banco di prova severo. Eppure la sua squadra ha un obiettivo chiaro: raggiungere i quarti di finale della competizione, arrivando prima o seconda nel girone. È una missione che la Turchia affronta come neopromossa nella Serie A della Nations League, consapevole di essere la quarta forza di un raggruppamento che include anche Francia, Belgio e gli azzurri di Roberto Mancini.
Montella è alla guida della nazionale turca da tre anni. Arrivò in emergenza per qualificarsi a Euro 2024, missione compiuta con successo: la Turchia non solo si qualificò, ma disputò una fase finale convincente, raggiungendo i quarti tra gli applausi. Il Mondiale americano è stato meno felice nei risultati, ma la federazione ha scelto di mantenerlo sulla panchina, valutando l'intero percorso e non solo l'ultimo torneo. Ora riparte una Turchia giovane, proprio come l'Italia di Mancini che ha cambiato molto rispetto al passato. Montella riconosce che entrambe le squadre stanno costruendo con elementi giovani, ma avverte che con questo formato di competizione non si può permettere di sbagliare una partita. Ogni incontro è decisivo, il che rende il torneo affascinante ma spietato.
Quando gli si chiede se la situazione psicologica dell'Italia sia più complessa, Montella non si sottrae. Ammette che quello che è accaduto agli azzurri è sinceramente incredibile: tre Mondiali consecutivi mancati è qualcosa di inimmaginabile per una nazionale di quella statura. C'è stata anche un po' di cattiva sorte, secondo il tecnico turco, perché quando arrivi a tutte le partite decisive senza più essere sereno, con troppa voglia, il risultato ne risente. Però percepisce grande entusiasmo intorno al nuovo ciclo, con un commissario tecnico che sa lavorare con i giovani e anzi li anticipa nei tempi. Su Mancini, Montella parla con stima e affetto: hanno giocato insieme alla Sampdoria, non si frequentano regolarmente ma c'è rispetto profondo. Crede fermamente che Mancini sia la persona giusta per riportare l'Italia in alto.
La Turchia arriva a questa doppia sfida senza Calhanoglu e Yildiz, due assenze pesanti. All'inizio mancherà anche Muldur. Sarà un banco di prova per i nuovi, anche se con quattro partite tutto diventa per forza più difficile. Su Yildiz, Montella è convinto che il giovane talento diventerà uno dei migliori al mondo. Riconosce che oggi non è un numero dieci classico, ma a quell'età i giocatori si trasformano, e si può fare il dieci anche partendo dalla fascia e incrociando le linee. È una valutazione che ricorda come anche Alessandro Del Piero, quando iniziò, fu paragonato a Baggio, ma il talento e le potenzialità erano evidenti.
Sul Mondiale in America, Montella non cerca alibi ma ammette che guardando i risultati la Turchia non è andata bene, mentre guardando le prestazioni si poteva fare meglio. È mancata un po' di fortuna, ma soprattutto concretezza in zona gol: avrebbero dovuto fare almeno un punto nelle prime due partite. Nonostante ciò, la Turchia ha un bilancio notevole in casa: una sola sconfitta in dieci partite, contro la Spagna. Ha vinto in Germania dopo settant'anni, ha compiuto grandi risultati anche fuori casa. Per questo la federazione non lo ha cambiato, valutando il percorso complessivo: arrivò quando la Turchia non riusciva a qualificarsi all'Europeo, vinse il girone, giocò una grande fase finale, si qualificò al Mondiale dopo ventiquattro anni, e per la prima volta è in Serie A di Nations League.
Montella osserva che la Turchia sta vivendo un momento di grande crescita economica e sportiva. È in Turchia da cinque anni e la considera il Paese europeo più giovane, in crescita dovunque, con investimenti massici nello sport. Qui si programma tutto a lungo termine, non solo sui giocatori affermati ma anche sui giovani talenti. I club stanno investendo enormemente, e allenatori come Vincenzo Italiano sono arrivati al Besiktas. Nel 2032 Italia e Turchia dovrebbero co-organizzare l'Europeo: un appuntamento lontano, ma Montella, che si sente ormai a casa dopo cinque anni tra Adana e la nazionale, non esclude di essere ancora sulla panchina turca.
Quando gli si chiede quale sia il giocatore più forte dell'Italia, Montella risponde che ce ne sono tanti, ma soprattutto Donnarumma. Fare gol a Gigio è veramente un problema, dice con una punta di ironia. Sul giocatore più forte della Turchia, invece, sorride e dice che non glielo dirà mai. Le due sfide che stanno per arrivare saranno molto equilibrate, almeno così se l'augura. Due squadre in cerca di riscatto, due visioni del calcio che si incontreranno in una competizione dove non c'è spazio per gli errori.
Notable Quotes
Avrei voluto affrontarle tutte, ma non l'Italia, figuriamoci due volte in pochi giorni— Vincenzo Montella
Yildiz diventerà uno dei top mondiali. Forse oggi Kenan non è un 10 classico, ma a quell'età si cambia, ci si trasforma— Vincenzo Montella