Quando uno Stato chiede ai propri istituti di credito di sostenere il peso della finanza pubblica, si apre una tensione antica tra interesse collettivo e fiducia contrattuale. Carlo Messina, guida di Intesa Sanpaolo, ha ricordato al governo un accordo triennale siglato appena dodici mesi fa, oggi messo in discussione da nuovi prelievi per miliardi. La questione non riguarda solo i numeri, ma la tenuta della parola data tra istituzioni — e la domanda su chi, in una società, debba farsi carico del bene comune.
Messina: le banche non paghino da sole la manovra
Le banche non dovrebbero pagare da sole il conto della manovra
Perché Messina insiste tanto sul fatto che le banche hanno già pagato un accordo l'anno scorso?
Perché il governo sta chiedendo un nuovo prelievo di 5 miliardi subito, più altri 5,5 miliardi nei due anni successivi. Messina sostiene che c'era un patto triennale, e ora il governo lo sta ignorando. È una questione di fiducia nei contratti.
Ma quanto era l'accordo precedente? L'articolo non lo dice. Sappiamo solo che c'era un accordo, non sappiamo se era per 3 miliardi all'anno o 10. Senza quel numero, è difficile capire se il governo sta davvero rompendo il patto o se sta semplicemente aggiungendo.
Messina dice che le banche pagheranno il 50% dei loro utili come imposte. È tanto o poco?
Dipende da come lo guardi. Se gli istituti guadagnano 50 miliardi e versano 25 miliardi in tasse, significa che il carico fiscale complessivo è già pesante. Ma il governo dice che ha bisogno di altri 5 miliardi subito.
Il numero dei 50 miliardi di utili è una previsione, non un dato certo. E il 50% include tutte le imposte, non solo il prelievo della manovra. Quindi il nuovo prelievo di 5 miliardi è una frazione di quel 50%, non il totale.
Tajani parla di Cassa depositi e prestiti, ma non dice cosa farebbe. Cosa potrebbe significare?
Cdp è una società controllata dal Ministero dell'Economia. Versa ogni anno 1,8 miliardi di dividendo. Il governo potrebbe chiedere un dividendo straordinario, oppure potrebbe ridurlo. Ma Tajani non lo specifica.
Esatto. Tajani dice che Cdp "potrebbe" essere coinvolta, ma non dice come. È una minaccia vaga, non una decisione. E il fatto che Cdp versi 1,8 miliardi di dividendo non significa che abbia 1,8 miliardi di liquidità disponibile per un prelievo extra.
La flat tax fino a 100mila euro è una misura della Lega. Cosa cambia con questa nuova ipotesi?
La nuova ipotesi dice che sopra gli 85mila euro, scatta la tassa piatta, ma continuano a valere gli adempimenti sull'Iva. Questo rende la misura meno costosa per lo Stato, perché il governo incassa comunque l'Iva.
Ma quanto meno costosa? L'articolo non lo dice. E questa è una ricostruzione del Sole 24 ore, non una decisione ufficiale del governo. Potrebbe cambiare ancora.
Perché altri settori come Enel e le Casse di previdenza si stanno difendendo?
Perché il governo sta cercando di distribuire il carico tra più settori, e tutti cercano di dimostrare che hanno già pagato abbastanza. Enel dice che ha aumentato l'Irap, le Casse dicono che pagano il 26% sui loro investimenti.
Ma il governo non ha ancora deciso chi pagherà quanto. Questi sono tutti tentativi di influenzare la decisione finale. Non sappiamo ancora se il governo ascolterà.
Der Puls
- Le banche si trovano di fronte a un conto inatteso: 5 miliardi nel 2026 e altri 5,5 nei due anni successivi, nonostante un accordo triennale già sottoscritto con il governo.
- Messina lancia un appello diretto: il prelievo straordinario non può ricadere solo sul settore bancario, ma dovrebbe coinvolgere tutte le grandi aziende con utili superiori a 500 milioni di euro.
- Anche altri settori si difendono — Enel, le Casse previdenziali, il mondo assicurativo — ciascuno con argomenti propri per dimostrare di aver già dato il proprio contributo.
- Il governo tenta di allargare la platea dei contributori, ipotizzando il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti, mentre Tajani promette nessuna tassa sugli extraprofitti e protezione per le banche minori.
- I tempi della manovra restano nebulosi — forse la prossima settimana, forse novembre — e il dialogo tra esecutivo e sistema finanziario riparte da una fiducia già incrinata.
Quando uno Stato chiede ai propri istituti di credito di sostenere il peso della finanza pubblica, si apre una tensione antica tra interesse collettivo e fiducia contrattuale. Carlo Messina, guida di Intesa Sanpaolo, ha ricordato al governo un accordo triennale siglato appena dodici mesi fa, oggi messo in discussione da nuovi prelievi per miliardi. La questione non riguarda solo i numeri, ma la tenuta della parola data tra istituzioni — e la domanda su chi, in una società, debba farsi carico del bene comune.
Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha portato al governo una richiesta netta: le banche non possono essere le sole a pagare il conto della manovra finanziaria. Il nuovo prelievo prevede 5 miliardi nel 2026 e 5,5 miliardi nei due anni successivi — una cifra che stride con un accordo triennale sottoscritto appena un anno fa. "Ci ho creduto", ha detto Messina, lasciando intendere che la disponibilità di Intesa a contribuire rimane, ma non a queste condizioni e non da sola.
Il ragionamento del banchiere è preciso: se il settore realizzerà 50 miliardi di utili, ne verserà già 25 come imposte ordinarie. Chiedere un contributo aggiuntivo concentrato solo sulle banche significa ignorare che un settore sano è, per lo Stato, una fonte stabile di gettito. Messina ha proposto di estendere il prelievo a tutte le aziende con utili superiori a 500 milioni, distribuendo il peso in modo più equo.
Il vicepremier Tajani ha allargato lo sguardo, suggerendo che anche Cassa depositi e prestiti — che ogni anno trasferisce al Ministero dell'Economia dividendi considerevoli, l'ultimo pari a 1,8 miliardi — potrebbe essere coinvolta. Ha però rassicurato il settore: nessuna tassa sugli extraprofitti, nessuna visione punitiva, e protezione garantita per le banche di prossimità, cooperative e popolari.
Nel frattempo, altri attori si sono affrettati a difendere le proprie posizioni. Il presidente dell'Adepp ha ricordato che le Casse previdenziali tassano già al 26% i proventi degli investimenti. L'ad di Enel ha sottolineato i contributi già versati dal settore elettrico. E il presidente di una banca, Gros-Pietro, ha espresso amarezza con parole taglienti: "Speriamo che i soci ci perdonino per aver creduto in un contratto che non viene osservato".
Sul fronte parlamentare, il deputato dem Morassut ha riferito che il fondo per gli emendamenti sarà di 300 milioni, auspicando vengano destinati al fondo affitti — cancellato — piuttosto che a misure elettorali. I tempi della manovra restano incerti: si parla della prossima settimana, ma uno slittamento a novembre non è escluso. Il dialogo tra governo e banche, intanto, riparte da una fiducia che, secondo i banchieri, è già stata messa alla prova.
Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, si è presentato al governo con una richiesta precisa: le banche non dovrebbero pagare da sole il conto della prossima manovra finanziaria. Di fronte a un prelievo di 5 miliardi previsto per il prossimo anno e altri 5,5 miliardi nei due anni successivi, il banchiere ha ricordato un accordo sottoscritto dodici mesi prima per un contributo triennale. "L'anno scorso abbiamo raggiunto un accordo per un contributo triennale. Io ci ho creduto", ha detto, sottolineando che la disponibilità di Intesa a sostenere lo sforzo fiscale del governo rimane, ma con condizioni precise.
Messina ha chiesto che il carico sia distribuito tra tutte le aziende con utili superiori a 500 milioni di euro, non concentrato solo sul settore bancario. Ha inoltre evidenziato la matematica della situazione: se gli istituti di credito realizzeranno quest'anno 50 miliardi di euro di utili, come previsto, verseranno già 25 miliardi come imposte complessive. L'argomento sotteso è che l'interesse del governo e quello delle banche coincidono, e che un settore sano è un settore che continua a generare gettito fiscale.
Il vicepremier Antonio Tajani ha allargato lo sguardo oltre il perimetro bancario, suggerendo che anche Cassa depositi e prestiti potrebbe essere coinvolta negli sforzi di copertura della manovra. Tuttavia, non ha fornito dettagli su quale ruolo specifico potrebbe svolgere la controllata del Ministero dell'Economia. Vale la pena notare che Cdp versa ogni anno al ministero un dividendo considerevole: l'ultimo trasferimento ha raggiunto 1,8 miliardi di euro. Tajani ha cercato di rassicurare il settore finanziario e assicurativo, promettendo che non ci sarà alcuna tassa sugli extraprofitti e che il governo non adotterà una "visione punitiva" nei loro confronti. Ha inoltre garantito protezione per le banche di prossimità, le banche di credito cooperativo e le banche popolari, affinché non subiscano colpi eccessivi.
Nel frattempo, il governo sta lavorando su altre misure di copertura e intervento. Tajani ha annunciato aiuti per le famiglie numerose e sgravi sulle bollette delle piccole e medie imprese attraverso un meccanismo di "energy release", che prevede prezzi calmierati per l'energia in cambio di investimenti in fonti rinnovabili. Sulla flat tax fino a 100mila euro di ricavi, una misura bandiera della Lega, circola una nuova ipotesi: sopra gli 85mila euro di ricavi, scatterebbe la tassa piatta sui redditi, ma continuerebbero a valere gli adempimenti sull'Iva. Questo approccio renderebbe la misura meno costosa e più allineata alle soglie europee per le agevolazioni fiscali.
Altri settori si stanno già muovendo per difendere le proprie posizioni. Alberto Oliveti, presidente dell'Adepp (associazione degli Enti previdenziali), ha messo le mani avanti rispetto a voci di possibili contributi dalle Casse di previdenza, ricordando che pagano già il 26% sui proventi degli investimenti di un patrimonio costituito da contributi versati dai professionisti. Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Enel, ha sottolineato che il settore elettrico ha già dato il suo contributo attraverso aumenti dell'Irap, sconti per le famiglie con Isee inferiore a 25mila euro e altri interventi.
Gian Maria Gros-Pietro, presidente di una banca, ha espresso preoccupazione rispetto al mancato rispetto dell'accordo precedente: "Speriamo che i soci ci perdonino per aver creduto in un contratto che invece non viene osservato, certamente non ci perdonerebbero se lo rifacessimo la seconda volta". Intanto, il deputato dem Roberto Morassut ha riferito che il fondo per gli emendamenti parlamentari sarà di 300 milioni di euro, secondo quanto comunicato dal ministro dell'Economia Giorgetti ai vertici del ministero. Morassut ha suggerito di destinare questi fondi al fondo affitti, che è stato cancellato, piuttosto che a "mance elettorali".
I tempi della manovra rimangono ancora incerti. Si pensa alla prossima settimana, ma non è escluso uno slittamento alla prima di novembre. Fino a quando il quadro normativo non sarà definito, sarà difficile prevedere quali settori e quali soggetti saranno effettivamente chiamati a contribuire alle coperture. Il dialogo tra governo e banche, intanto, parte in salita, con il ricordo di un accordo che, secondo i banchieri, non è stato mantenuto.
Bemerkenswerte Zitate
L'anno scorso abbiamo raggiunto un accordo per un contributo triennale. Io ci ho creduto— Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo
Speriamo che i soci ci perdonino per aver creduto in un contratto che invece non viene osservato— Gian Maria Gros-Pietro, presidente di banca