Meloni registra la sua voce come marchio Ue contro i deepfake

La voce diventa proprietà intellettuale
Meloni registra la sua identità sonora come marchio europeo per difendersi dai deepfake.
Mark

Perché una voce dovrebbe essere protetta come un marchio? Non è già protetta dalla legge sul diritto d'autore?

Mimi

Il diritto d'autore protegge l'opera creativa, ma una voce è qualcosa di più personale — è identità. Un marchio protegge il riconoscimento, la reputazione. Se clonano la tua voce per dire cose che non hai mai detto, il danno non è solo economico, è reputazionale.

Luke

Ma qui c'è una domanda aperta: l'Euipo ha mai riconosciuto una voce come marchio? Perché il marchio tradizionalmente protegge segni distintivi di beni e servizi. Una voce è diversa. Non sappiamo ancora se questa richiesta sarà accettata.

Mark

Se venisse approvata, cosa potrebbe fare Meloni concretamente?

Mimi

Potrebbe citare in giudizio chiunque usi la sua voce clonata senza permesso in qualsiasi paese europeo. Potrebbe chiedere danni e procedere penalmente secondo il diritto italiano.

Luke

Sì, ma qui c'è un problema pratico: come provare che una voce clonata è stata usata illegalmente? Chi la diffonde potrebbe dire che è satira, o parodia, o ricerca. Le eccezioni legali sono molte.

Mark

Perché Meloni lo fa adesso, nel 2026?

Mimi

Perché i deepfake vocali sono diventati reali. Non è più fantascienza. Chiunque con il software giusto può clonare una voce. I personaggi pubblici sono i bersagli più facili e più utili per chi vuole creare disinformazione.

Luke

Vero, ma il dato che manca è: quanti deepfake vocali di Meloni circolano già? Quanti danni ha subito? L'articolo non lo dice. Potrebbe essere una mossa preventiva, o potrebbe essere una risposta a un problema già concreto.

  • La tecnologia di clonazione vocale ha raggiunto una precisione tale da rendere quasi indistinguibile l'originale dalla contraffazione, esponendo i personaggi pubblici a rischi reputazionali e politici senza precedenti.
  • Meloni ha risposto depositando una registrazione di quattro secondi — «Io sono Giorgia Meloni» — presso l'Euipo tramite uno studio legale romano e una società marchigiana specializzata in proprietà intellettuale.
  • Se approvata, la registrazione consentirebbe alla premier di agire legalmente in tutta Europa: ritiro di materiali illeciti, risarcimenti economici e procedimenti penali secondo il Codice italiano.
  • La mossa non è isolata: la cantante Giusy Ferreri e il doppiatore Luca Ward hanno già percorso la stessa strada, segnalando una tendenza emergente tra i volti noti dell'era dei deepfake.
  • L'Euipo deve ora decidere se una voce possa costituire un marchio nel senso tradizionale del termine — una questione legale ancora in parte inesplorata che potrebbe creare un precedente europeo.

Nell'ottobre 2026, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha compiuto un passo inedito nel panorama giuridico europeo: depositare la propria voce — quattro secondi, una frase — come marchio registrato presso l'Euipo, l'ufficio europeo per la proprietà intellettuale. Il gesto trasforma un elemento dell'identità umana in un oggetto di diritto, in risposta alla crescente capacità dell'intelligenza artificiale di clonare e manipolare le voci dei personaggi pubblici. È una risposta concreta a una minaccia ancora in cerca di confini legali certi.

Il 5 ottobre 2026, Giorgia Meloni ha depositato presso l'Euipo una registrazione audio di quattro secondi in cui pronuncia il proprio nome. Non è un gesto simbolico: è una strategia legale concreta, elaborata con lo studio MpmLegal di Roma, per trasformare la sua voce in un marchio registrato e difenderla dalla clonazione tramite intelligenza artificiale.

La minaccia dei deepfake vocali è sempre più reale. La tecnologia permette oggi di replicare una voce con precisione inquietante, e il diritto di proprietà intellettuale si sta rivelando uno dei pochi strumenti disponibili per tracciare un confine tra l'originale e la contraffazione. Con un marchio vocale approvato, Meloni potrebbe obbligare al ritiro di materiali illeciti, richiedere risarcimenti e avviare procedimenti penali in ogni paese europeo.

Meloni non è la prima a percorrere questa strada: la cantante Giusy Ferreri e il doppiatore Luca Ward si sono già rivolti all'Euipo con la stessa finalità. Si tratta di una tendenza emergente tra i personaggi pubblici che riconoscono nella voce un bene identitario da proteggere.

Ora la parola spetta all'ufficio europeo. La domanda è ancora in fase di esame: se l'Euipo riconoscerà la voce come marchio registrabile, Meloni avrà creato un precedente destinato a ridefinire i confini della protezione dell'identità nell'era dell'intelligenza artificiale.

Quattro secondi. È tutto quello che serve: una voce che dice «Io sono Giorgia Meloni». Il 5 ottobre 2026, la presidente del Consiglio ha depositato questa registrazione audio presso l'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale, l'Euipo. Non è un gesto simbolico. È una mossa legale concreta, presentata attraverso lo studio legale MpmLegal di Roma e una società marchigiana specializzata in proprietà intellettuale, per trasformare la sua voce in un marchio registrato e protetto.

La strategia risponde a una minaccia sempre più tangibile: la clonazione vocale tramite intelligenza artificiale e i deepfake. Mentre la tecnologia consente di replicare voci con precisione inquietante, il diritto di proprietà intellettuale offre uno strumento di difesa. Se l'Euipo approverà la richiesta — attualmente in fase di esame secondo quanto visibile sul sito dell'ufficio — Meloni avrà il diritto di agire legalmente in ogni paese europeo nel momento in cui la sua voce venisse utilizzata senza autorizzazione o alterata.

Le conseguenze legali sarebbero significative. Con un marchio vocale registrato, la premier potrebbe obbligare al ritiro dal commercio di qualsiasi materiale illecito che sfrutti la sua identità sonora, chiedere risarcimenti economici e avviare procedimenti penali. Il Codice penale italiano prevede multa e persino reclusione per chi contraffà o altera un marchio registrato. Non è una protezione teorica: è uno strumento con denti.

Meloni non è sola in questa scelta. La cantante Giusy Ferreri e il doppiatore Luca Ward hanno già percorso la stessa strada, rivolgendosi all'Euipo per registrare le loro voci come marchi. Rappresenta una tendenza emergente tra i personaggi pubblici che riconoscono il valore — e la vulnerabilità — della propria identità vocale nell'era dei deepfake. Mentre l'intelligenza artificiale diventa più sofisticata, la proprietà intellettuale diventa uno dei pochi strumenti disponibili per tracciare un confine legale tra l'originale e la contraffazione.

Ora la decisione spetta all'Euipo. L'ufficio dovrà valutare se una voce possa effettivamente costituire un marchio nel senso tradizionale del termine — una questione legale ancora in parte inesplorata. Se la risposta sarà sì, Meloni avrà creato un precedente che altri personaggi pubblici potranno seguire. Se sarà no, la questione della protezione vocale rimarrà aperta, in attesa di una soluzione legislativa più ampia.

La presidente del Consiglio ha registrato l'audio per contrastare le clonazioni fatte con l'Ai
— Euipo
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