In un momento in cui l'inflazione erode i margini di manovra dello Stato, la premier Giorgia Meloni ha scritto a Bruxelles chiedendo una flessibilità maggiore nelle regole di spesa europee, ritenendo che il 20% del Pil italiano sia ormai direttamente esposto al caro-prezzi. È il gesto di un governo che si trova stretto tra le promesse fatte ai cittadini e i vincoli di un'architettura fiscale europea pensata per tempi diversi. La risposta cauta della Commissione ricorda che le regole condivise hanno un costo: quello di non poter essere piegate unilateralmente, nemmeno di fronte all'urgenza.
Meloni chiede flessibilità Ue su inflazione, Bruxelles frena
Senza margini più ampi, il governo non potrà aiutare senza misure restrittive
Perché Meloni scrive a Bruxelles proprio adesso? Non poteva aspettare?
L'inflazione di settembre ha cambiato tutto. Il 20% del Pil italiano è direttamente esposto ai rialzi dei prezzi. Se non agisce subito, il governo non avrà spazio per aiutare nessuno senza tagliare da altre parti.
Ma qui bisogna essere precisi: il 20,4% è la spesa direttamente interessata dall'inflazione sopra le stime. Non è che il 20% del Pil sia in pericolo. Sono due cose diverse.
E Bruxelles cosa risponde?
Cautela totale. Dicono che hanno già dato flessibilità, e che l'Italia ha già usato la clausola Nec per energia e difesa. Rimettere in discussione tutto il quadro ora è rischioso per il sistema europeo.
Esatto. E qui il punto è che non sappiamo ancora se la Commissione cambierà idea. La lettera è appena arrivata. Tutto quello che sappiamo è che gli ambienti della Commissione sono cauti.
Cosa propone concretamente Meloni?
Due cose. Primo, chiede uno spazio di valutazione più ampio nelle regole sulla spesa, in modo che la Commissione consideri l'inflazione quando giudica il rispetto dei vincoli. Secondo, vuole usare l'extragettito dal caro-prezzi per attenuare i costi energetici.
Ma Giorgetti ha già parlato di questa seconda proposta con i colleghi europei. Non è una novità. E la risposta che circola è che è troppo presto, perché l'Italia ha già avuto la Nec.
Quindi il governo italiano è bloccato?
Non esattamente. Sta cercando di negoziare. Ma sì, lo spazio è stretto. Se Bruxelles non cede, la manovra sarà molto difficile.
E qui bisogna ricordare che il deficit 2026 deve restare sotto il 3% se il governo vuole uscire dalla procedura. Non è una scelta, è un vincolo.
Quali sono le misure che il governo sta pensando?
L'estensione del taglio dell'Irpef per i redditi fino a 60mila euro, una flat tax al 5% per gli incrementi salariali dei giovani, la cedolare secca per i negozi, e il bonus casa al 50% per le prime case, con la possibilità di salire al 65%.
Ma tutto questo dipende da quanto spazio avrà il governo. Se l'inflazione continua e Bruxelles non cede, molte di queste misure potrebbero non entrare in manovra.
Le Pouls
- L'inflazione di settembre supera il 3% annuo e rischia di rendere impossibile la legge di bilancio senza tagli dolorosi o misure restrittive.
- Meloni scrive direttamente a von der Leyen chiedendo che l'Ecofin del 9 ottobre affronti la revisione delle regole fiscali come questione urgente e non rinviabile.
- La proposta di usare l'extragettito del caro-prezzi per calmierare i costi energetici trova Bruxelles già sulla difensiva: l'Italia ha già usufruito della clausola Nec.
- Lo spread tocca 118,5 punti e i rendimenti dei Btp salgono, mentre il viceministro Leo ammette senza eufemismi che sarà una manovra complicata.
- Il governo punta su taglio Irpef, flat tax per i giovani e bonus casa, ma tutto dipende dai margini che Bruxelles sarà disposta a concedere entro il 13 ottobre.
In un momento in cui l'inflazione erode i margini di manovra dello Stato, la premier Giorgia Meloni ha scritto a Bruxelles chiedendo una flessibilità maggiore nelle regole di spesa europee, ritenendo che il 20% del Pil italiano sia ormai direttamente esposto al caro-prezzi. È il gesto di un governo che si trova stretto tra le promesse fatte ai cittadini e i vincoli di un'architettura fiscale europea pensata per tempi diversi. La risposta cauta della Commissione ricorda che le regole condivise hanno un costo: quello di non poter essere piegate unilateralmente, nemmeno di fronte all'urgenza.
L'inflazione di settembre ha fatto scattare l'allarme a Palazzo Chigi. Con il dato annuo già oltre il 3%, il governo italiano vede restringersi ogni giorno lo spazio per aiutare famiglie e imprese senza ricorrere a misure che nessuno vuole. Giorgia Meloni ha scelto di scrivere direttamente alla Commissione europea, chiedendo una flessibilità maggiore nelle regole di spesa: senza margini più ampi, sostiene, il governo non potrà fare fronte alle sue responsabilità.
La lettera parte da un dato che Meloni considera centrale: il 20,4% del Pil italiano è direttamente esposto all'inflazione, oltre le stime iniziali, con un ulteriore 12% che sentirà l'effetto nel 2027. Le pensioni sono l'esempio più citato. La premier chiede a von der Leyen uno spazio di valutazione più ampio e suggerisce che la questione venga discussa già all'Ecofin del 9 ottobre. Propone inoltre di destinare parte dell'extragettito derivante dal caro-prezzi ad attenuare i costi energetici — una soluzione già discussa da Giorgetti con i colleghi europei, ma accolta con freddezza a Bruxelles, che ricorda come l'Italia abbia già usufruito della clausola Nec.
Nel frattempo, lo spread sui titoli di Stato raggiunge 118,5 punti e i rendimenti dei Btp complicano ulteriormente il quadro. Il viceministro Leo ammette che sarà una legge di bilancio difficile, mentre Salvini invoca una manovra coraggiosa e Giorgetti promette serietà. Il deficit 2026 dovrà restare sotto il 3% per rispettare l'impegno di uscire dalla procedura di infrazione.
Sul tavolo delle misure ci sono l'estensione del taglio della seconda aliquota Irpef fino a 60mila euro, una flat tax al 5% sugli incrementi salariali dei giovani e la conferma del bonus casa al 50% per le prime abitazioni. Il governo è orientato ad attivare la clausola di salvaguardia per energia e difesa, con una relazione ad hoc che il Parlamento esaminerà il 13 ottobre. Tutto, però, dipende da quanto margine Bruxelles sarà disposta a riconoscere.
L'inflazione di settembre ha fatto scattare l'allarme a Palazzo Chigi. Con il dato annuo già proiettato oltre il 3%, il governo italiano si trova di fronte a uno spazio di manovra che si restringe ogni giorno. La premier Giorgia Meloni ha deciso di scrivere direttamente a Bruxelles per chiedere quello che Roma considera ormai indispensabile: una flessibilità maggiore nelle regole di spesa europea. Il messaggio è chiaro e preoccupato: senza margini più ampi, il governo non potrà aiutare famiglie e imprese senza ricorrere a misure restrittive che nessuno vuole.
La lettera arrivata in serata alla Commissione europea parte da un dato che Meloni ritiene centrale: il 20,4% del prodotto interno lordo italiano è direttamente esposto all'inflazione, oltre le stime iniziali. A questo si aggiungono altre componenti di spesa che sentiranno l'effetto nel 2027, pari al 12% del Pil. Le pensioni sono l'esempio più evidente, e la premier lo cita esplicitamente. Quello che chiede a Ursula von der Leyen è uno spazio di valutazione più ampio, un margine che permetta alla Commissione di considerare questi fattori rilevanti quando giudicherà il rispetto delle regole sulla spesa. Non è una richiesta marginale: Meloni la definisce urgente e non rinviabile, e suggerisce che dovrebbe essere discussa già alla riunione dell'Ecofin del 9 ottobre.
Ma la lettera contiene anche una seconda proposta, più concreta. Meloni chiede di trovare il modo di usare almeno una parte dell'extragettito derivante dal caro-prezzi per attenuare temporaneamente e in modo mirato l'aumento dei costi energetici. È una soluzione che il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha già discusso con i colleghi europei, ma a Bruxelles la risposta è fredda. La Commissione fa sapere, prima ancora di ricevere formalmente la lettera, che ha già concesso più flessibilità agli Stati membri. Il ragionamento che circola negli ambienti della Commissione è diverso: l'Italia ha già usufruito della clausola Nec, quella che consente maggiore spesa per energia e difesa. Rimettere in discussione il quadro fiscale ora significherebbe compromettere l'intero sistema di regole europee, e questo non è accettabile.
Mentre Roma e Bruxelles si confrontano, il Mef invoca serietà e preannuncia una manovra difficile. Lo spread sui titoli di Stato è arrivato a 118,5 punti, e il rialzo dei rendimenti dei Btp crea ulteriori complicazioni. Il viceministro Maurizio Leo ammette senza giri di parole che sarà una legge di bilancio complicata, e auspica che l'Ue capisca la situazione e venga incontro all'Italia. Nella maggioranza di governo, però, i toni variano. Matteo Salvini, leader della Lega, legge il momento con meno cautela e sostiene che in una situazione così complicata, con l'inflazione che torna a impennare, serve una manovra importante e coraggiosa. Giorgetti, da parte sua, tiene la barra dritta: la manovra sarà seria.
La prima cornice del bilancio arriverà con il Documento programmatico di finanza pubblica, atteso in consiglio dei ministri. Questo documento dovrà contenere il quadro macroeconomico e una prima traccia delle misure previste, con i relativi effetti finanziari. Sul fronte dei numeri, l'attesa è per una revisione al rialzo della crescita del 2026: i previsori concordano su un aumento tra lo 0,8 e lo 0,9%, il che significa che il prudenziale 0,6% fissato ad aprile sarà probabilmente ritoccato verso l'alto. Il deficit 2026 dovrà invece restare sotto il 3% se, come promesso da Giorgetti, l'obiettivo è uscire dalla procedura di infrazione il prossimo anno.
Il menù della manovra dovrebbe partire, se i vincoli lo permetteranno, dall'estensione del taglio della seconda aliquota Irpef per i redditi fino a 60mila euro. Ma il governo punta anche su altre misure: una flat tax al 5% per gli incrementi salariali dei giovani, la cedalia secca con limitazioni per i negozi, e la conferma del bonus casa al 50% per le prime case, con la possibilità di alzare l'asticella fino al 65%. Tutto questo si intreccia con la questione della clausola di salvaguardia per la flessibilità su energia e difesa, che il governo è orientato ad attivare. Insieme al documento programmatico, dovrebbe presentare una relazione ad hoc che andrà votata con il relativo scostamento di bilancio. La data è già fissata per il 13 ottobre, quando il Parlamento esaminerà in Aula le risoluzioni unitarie sugli indirizzi di finanza pubblica.
Citations marquantes
Con tutta sincerità vi devo dire sarà una legge di bilancio difficile— Maurizio Leo, viceministro dell'Economia
In un momento complicato in cui l'inflazione torna a impennare devi fare una manovra importante, coraggiosa— Matteo Salvini, leader della Lega