Nel 2027 nessuna correzione di bilancio necessaria: la clausola di salvaguardia assorbe lo sforamento ai tetti di spesa concordati con l'Ue. Solo nel 2028-2029 disponibili margini moderati (3,3-3,5 miliardi il primo anno, 2,5-3 il secondo) per misure espansive come flat tax e Irpef.
Manovra 2027 a deficit zero: flat tax e Irpef cercano coperture nei margini futuri
La prudenza rimanda le misure attese a quando i margini saranno reali
Come fa il Governo a dire che nel 2027 non serve una correzione di bilancio se ci sono sforamenti ai tetti di spesa?
La clausola di salvaguardia nazionale assorbe lo sforamento. È una spesa aggiuntiva che il Governo attiva, ma la contabilità europea, con le deroghe per energia e difesa, la esclude dai calcoli sul deficit.
Quindi tecnicamente c'è uno sforamento, ma contabilmente non conta. È una distinzione importante: il Governo non sta dicendo che i conti sono in ordine, sta dicendo che l'Ue non lo conterà contro di loro.
E le misure che il Governo vuole fare — flat tax, aumento Irpef — dove trovano i soldi?
Devono trovare coperture integrali nei margini di bilancio disponibili. Nel 2027 questi margini sono quasi inesistenti. Nel 2028 e 2029 ce ne saranno di moderati, 3-3,5 miliardi il primo anno.
Cioè le misure che il Governo ha promesso devono aspettare il 2028 per avere spazio reale. Nel 2027 la manovra è bloccata dalla prudenza.
Perché questa prudenza improvvisa? Un mese fa il Governo aveva ipotesi diverse.
Inflazione e rialzi dei tassi. Nel bilancio di tre anni la spesa pubblica cresce di 40,8 miliardi rispetto alle previsioni di aprile, gli interessi di 14,7 miliardi. Per un Paese con debito alto, è una pressione enorme.
Ma attenzione: questi sono i numeri senza considerare ulteriori rialzi dell'inflazione. I dati di fine settembre suggerivano già nuove pressioni al rialzo.
La clausola di salvaguardia dà una spinta all'economia?
Secondo le stime del Governo, aggiunge solo lo 0,2% alla crescita del Pil nel 2027. Poco.
Perché? Perché il Governo applica moltiplicatori leggeri, e perché gran parte della spesa finanzierà misure già previste dai tendenziali, non nuove iniziative.
E il debito? Migliora?
No, peggiora. Il rapporto debito-Pil inizia a scendere dal 2028, non dal 2027. L'extra deficit lo rinvia di un anno.
Senza l'esclusione contabile della clausola, l'Italia resterebbe nel braccio correttivo del Patto fino al 2030. Con l'esclusione, esce nel 2027. È tutto basato su questa distinzione contabile.
Le Pouls
- Nel 2027 nessuna correzione di bilancio: la clausola di salvaguardia assorbe lo sforamento ai tetti di spesa
- Nel 2028-2029 margini moderati disponibili: 3,3-3,5 miliardi il primo anno, 2,5-3 il secondo
- Inflazione e tassi aumentano gli interessi di 14,7 miliardi in tre anni rispetto alle previsioni di aprile
- Aumento Irpef da 50mila a 60mila euro costa 2,7 miliardi; flat tax su aumenti contrattuali costa 2,6 miliardi
- Clausola di salvaguardia aggiunge solo lo 0,2% alla crescita del Pil nel 2027
Nel 2027 nessuna correzione di bilancio necessaria: la clausola di salvaguardia assorbe lo sforamento ai tetti di spesa concordati con l'Ue. Solo nel 2028-2029 disponibili margini moderati (3,3-3,5 miliardi il primo anno, 2,5-3 il secondo) per misure espansive come flat tax e Irpef.
Il Governo presenta una manovra prudente per il 2027 con deficit zero, rimandando spazi di bilancio al 2028-2029. Flat tax e aumenti Irpef richiedono coperture integrali mentre inflazione e tassi pressano la spesa pubblica.
Il Governo ha scelto la prudenza. Nella manovra per il 2027, presentata venerdì sera al Parlamento, non ci sarà deficit aggiuntivo nel primo anno. Le nuove misure — l'aumento della soglia Irpef al 33% da 50mila a 60mila euro, la replica della flat tax su aumenti contrattuali e turni, gli altri interventi attesi — dovranno trovare coperture integrali nei margini molto stretti che il bilancio consente. Solo dopo, nel 2028 e nel 2029, emergeranno spazi reali per una manovra moderatamente espansiva: 3,3-3,5 miliardi il primo anno, 2,5-3 miliardi il secondo.
La decisione riflette il nuovo contesto che il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha descritto in conferenza stampa: «L'approccio debba essere più prudente, perché il contesto richiede maggiore attenzione». Inflazione e rialzo dei tassi di interesse sono le due notizie peggiori per un Paese con debito pubblico elevato come l'Italia. Nel Documento programmatico di bilancio inviato alle Camere nella notte fra venerdì e sabato, il Governo stima che nei prossimi tre anni la spesa pubblica crescerà di 40,8 miliardi rispetto alle previsioni di aprile, mentre il costo degli interessi aumenterà di 14,7 miliardi. Le entrate cresceranno di 29,5 miliardi, ma il divario rimane significativo.
Il meccanismo che consente al 2027 di non richiedere una correzione di bilancio è la clausola di salvaguardia nazionale. Secondo il documento, il «lieve sforamento» rispetto ai tetti di spesa primaria concordati con l'Unione Europea sarà «interamente assorbito» da questa clausola. In altre parole, il Governo attiva spesa aggiuntiva — circa 14,4 miliardi di deficit extra — ma la contabilità europea, con le deroghe per energia e difesa, esclude questo importo dai calcoli sul rapporto deficit-Pil. Così il disavanzo rimane al 2,8% nel 2027 e al 2,6% nel 2028, mantenendosi a distanza di sicurezza dal limite del 3% di Maastricht.
Ma questa clausola non libera spazi aggiuntivi per la manovra ordinaria. La sua funzione è assorbire lo sforamento ai tetti di spesa, non creare margini nuovi. Le misure che il dibattito politico ha ipotizzato — l'aumento da 50mila a 60mila euro della soglia Irpef al 33% (2,7 miliardi), la flat tax su aumenti contrattuali, turni, notturni, festivi e produttività (2,6 miliardi), la tassa piatta per gli aumenti dei giovani, il rifinanziamento del fondo sanitario — dovranno trovare coperture integrali senza sforare il disavanzo previsto. I fondi liberi del Piano nazionale di ripresa e resilienza potranno dare una mano, ma le stime circolate finora parlano di 2-4 miliardi complessivi, insufficienti a coprire tutto.
L'impatto economico della clausola appare contenuto. Secondo le stime del Governo, l'attivazione del deficit aggiuntivo aggiungerà solo lo 0,2% alla crescita del Pil nel 2027, che passerà dal +0,6% tendenziale al +0,8%. Nel 2028 l'incremento sarà di un decimo di punto percentuale. Il motivo è che il Governo applica moltiplicatori leggeri alla spesa nei suoi modelli macroeconomici, e soprattutto perché gran parte del deficit aggiuntivo finanzierà misure già previste dai tendenziali, cioè dal bilancio a legislazione vigente, senza dare una spinta ulteriore all'economia.
Il nuovo scenario ha conseguenze anche sulla traiettoria del debito. L'Italia conferma l'obiettivo di uscire dalla procedura per disavanzi eccessivi nel 2027, sulla base dei dati di consuntivo 2026 con un deficit al 2,9%. Ma il maggior disavanzo rinvia al 2028 l'inizio della discesa per il rapporto fra debito e Pil. Senza l'esclusione contabile della clausola, il deficit salirebbe al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, mantenendo l'Italia nel braccio correttivo del Patto di stabilità fino al 2030, scendendo sotto il 3% solo nel 2029 al 2,3%. Con l'esclusione, invece, il percorso rimane entro i margini concordati con Bruxelles.
La prudenza del Governo riflette anche il contesto dei mercati obbligazionari, scossi dai colpi contemporanei dati da inflazione, attese di ulteriori rialzi dei tassi e ondate di emissioni pubbliche e private. L'anno scorso, per la prima volta da molto tempo, la manovra non prevedeva deficit aggiuntivo nel primo anno, ma allora le elezioni erano più lontane. Oggi, con il voto alle spalle, il Governo sceglie di rimandare le misure più costose a quando i margini di bilancio saranno effettivamente disponibili.
Citations marquantes
L'approccio debba essere più prudente, perché il contesto richiede maggiore attenzione— Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia