L'Umbria sulle tracce di San Francesco a 800 anni dalla morte

Due esperienze lontanissime nel tempo che finiscono per dialogare
La Scarzuola collega il rifugio di Francesco all'architettura visionaria di Tommaso Buzzi nel Novecento.
Mark

Perché l'Umbria sceglie di raccontarsi attraverso San Francesco proprio adesso, a ottocento anni dalla morte?

Mimi

Perché quei secoli non hanno cancellato nulla. I luoghi sono ancora lì, gli affreschi di Giotto e Gozzoli raccontano ancora le stesse storie, i paesaggi sono riconoscibili. È come se il santo avesse lasciato una mappa che la regione può seguire.

Luke

Ma è una celebrazione religiosa o turistica? Perché il tono del pezzo suggerisce che sia soprattutto un'occasione per attraversare la regione.

Mimi

Forse è entrambe le cose. La spiritualità di Francesco non è separata dal paesaggio, dall'agricoltura, dalla natura. Seguire le sue tracce significa leggere il territorio in un certo modo.

Mark

Quali sono i luoghi che emergono come più significativi?

Mimi

Assisi è il cuore, ovviamente. Ma anche l'Eremo delle Carceri sul Subasio, la Porziuncola, Gubbio con la storia del lupo, Montefalco con gli affreschi di Gozzoli. E poi la Scarzuola, che è sorprendente perché collega Francesco a un'architettura visionaria del Novecento.

Luke

La fonte nomina Norcia e la ricostruzione dopo il terremoto del 2016. È una scelta consapevole di leggere Francesco come tema di cura del territorio?

Mimi

Sì, esplicitamente. Il pezzo dice che la ricostruzione suggerisce una lettura contemporanea dei temi francescani legata alla salvaguardia delle comunità.

Mark

E la Via di Francesco, cos'è esattamente?

Mimi

Non è un sentiero unico, ma una rete di itinerari che collega i luoghi. La direttrice meridionale da Assisi a Rieti tocca una mezza dozzina di città e attraversa paesaggi che Giotto stesso aveva immortalato.

Luke

Quanti chilometri sono? La fonte dice che la Strada Mattonata è tre chilometri, ma non dà la lunghezza totale della Via di Francesco.

Mimi

No, non la dà. È una rete, non una distanza. Dipende da quale percorso scegli.

Mark

E il Bosco di San Francesco, il Terzo Paradiso di Pistoletto, come si inserisce nella narrazione francescana?

Mimi

È una sovrapposizione di tempi. Francesco modellò il paesaggio nei secoli passati, Pistoletto nel ventunesimo secolo aggiunge un'installazione che parla di equilibrio tra uomo, natura e tecnologia. Lo stesso tema, forme diverse.

  • Otto secoli dopo la morte del Poverello, l'Umbria intera si mobilita come palcoscenico vivente di una celebrazione che intreccia fede, arte e identità territoriale.
  • La tensione tra memoria e contemporaneità emerge ovunque: a Norcia, ancora in ricostruzione dopo il terremoto del 2016, il tema francescano della cura del territorio acquista una concretezza dolorosa e attuale.
  • La Via di Francesco tenta di ricucire luoghi dispersi in una rete percorribile, trasformando un pellegrinaggio spirituale in un'esperienza fisica di boschi, uliveti e antichi monasteri.
  • Arte e paesaggio si sovrappongono continuamente: gli affreschi di Giotto ad Assisi e quelli di Benozzo Gozzoli a Montefalco immortalano gli stessi campi e architetture che il visitatore attraversa ancora oggi.
  • Il viaggio approda infine alla Scarzuola, dove la visione medievale di Francesco e quella novecentesca dell'architetto Buzzi si incontrano nella stessa ricerca di un rapporto rinnovato tra uomo e spazio.

Nell'anno in cui si celebrano gli ottocento anni dalla morte di San Francesco, l'Umbria non si limita a commemorare un santo: offre a chi la percorre una lettura stratificata del territorio, dove spiritualità medievale, arte, paesaggio agricolo e memoria collettiva si intrecciano in un unico racconto. Da Assisi a Gubbio, da Spoleto a Norcia, i luoghi francescani diventano occasione per interrogarsi su come l'uomo abita la terra e si prende cura delle comunità. Un itinerario che non appartiene solo al passato, ma pone domande urgenti al presente.

Celebrare gli ottocento anni dalla morte di San Francesco significa, per l'Umbria, trasformarsi in una mappa vivente dove spiritualità, arte e paesaggio non sono categorie separate ma strati che si illuminano a vicenda. Il viaggio inizia ad Assisi, cuore del francescanesimo, con la Basilica che custodisce la tomba del santo e il celebre ciclo di affreschi di Giotto. Scendendo dal piazzale si raggiunge il Bosco di San Francesco, bene del FAI, dove sorge anche il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto: centoventuno ulivi disposti in tre cerchi, simbolo di un nuovo equilibrio tra uomo, natura e tecnologia. Più in alto, sul Monte Subasio, l'Eremo delle Carceri restituisce con le sue grotte e celle l'essenzialità dei primi francescani.

La Via di Francesco collega molti dei luoghi attraversati dal santo: verso sud tocca Spello, Foligno, Trevi e Spoleto, attraversando uliveti e antichi insediamenti monastici. A Montefalco, balcone sulla Valle Umbra, il ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli nel Museo di San Francesco intreccia racconto religioso e vita quotidiana, mentre le antiche vasche per la pigiatura dell'uva testimoniano quanto storia agricola e religiosa siano legate. A Gubbio, la leggenda dell'incontro tra Francesco e il lupo continua a plasmare l'identità della città come storia di riconciliazione.

Spoleto conserva il luogo dove, secondo la tradizione, Francesco udì la voce che lo invitò a cambiare vita. Norcia, tornata progressivamente a nuova vita dopo il terremoto del 2016, offre una lettura contemporanea dei temi francescani legata alla salvaguardia delle comunità. Il lago di Piediluco, dove la tradizione vuole che Francesco abbia predicato ai pesci, richiama l'idea di una natura con cui entrare in relazione anziché dominarla. Chiude il percorso la Scarzuola, nei pressi di Montegabbione: qui Francesco costruì un piccolo rifugio, e secoli dopo l'architetto Tommaso Buzzi scelse lo stesso luogo per la sua visionaria città ideale. Due esperienze lontanissime nel tempo che finiscono per dialogare attraverso la stessa domanda su come abitare il territorio e prendersi cura di chi lo vive.

Quando l'Umbria celebra gli ottocento anni dalla morte di San Francesco, la regione si trasforma in qualcosa di più di un museo all'aperto. Diventa una mappa vivente dove spiritualità, arte, paesaggio e storia non sono categorie separate ma strati che si sovrappongono, si intrecciano, si illuminano a vicenda. Chi vuole seguire le tracce del santo non compie un pellegrinaggio astratto, ma attraversa una geografia concreta di boschi, campi coltivati, pietre e acqua.

Il viaggio inizia naturalmente ad Assisi, il cuore del francescanesimo. La Basilica custodisce la tomba del santo e il ciclo di affreschi di Giotto e della sua bottega, immagini che trasformarono gli episodi della vita di Francesco in forma visibile. Dal piazzale della Basilica scende il Bosco di San Francesco, un bene del Fai dove ulivi, carpini e corsi d'acqua raccontano un paesaggio modellato nei secoli dall'intervento umano. Qui sorge anche il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, un'installazione di centoventuno ulivi disposti in tre cerchi, simbolo di un nuovo equilibrio tra uomo, natura e tecnologia. Proseguendo lungo la Strada Mattonata, tre chilometri di percorso battuto dai pellegrini per secoli, si raggiunge Santa Maria degli Angeli e la Porziuncola, la piccola chiesa custodita dentro la grande basilica che rappresenta uno dei luoghi fondativi dell'Ordine francescano.

Sopra Assisi il Monte Subasio raggiunge i milleduecento novanta metri. Sulle sue pendici, immerso in un bosco di lecci secolari, l'Eremo delle Carceri è fatto di piccole celle, grotte e spazi di raccoglimento. È forse il luogo che meglio restituisce l'idea di essenzialità dei primi francescani. Il Subasio offre anche un volto più sportivo e naturalistico dell'Umbria, con praterie, boschi, versanti battuti dal vento e fenomeni carsici che accompagnano escursionisti e ciclisti. Per chi ama camminare c'è la Via di Francesco, non un singolo sentiero ma una rete di itinerari che collega molti dei luoghi attraversati dal santo. La direttrice meridionale da Assisi verso Rieti tocca Spello, Foligno, Trevi e Spoleto, attraversando uliveti, campi, boschi e antichi insediamenti monastici prima di raggiungere le selve di Monteluco e la Valle Santa reatina.

Dalla piana di Assisi, dirigendosi verso Cannara, Piandarca emerge tra vigne, ulivi e casali isolati, un paesaggio agricolo che Giotto immortalò nella Basilica di Assisi. Proseguendo verso sud si arriva a Montefalco, balcone naturale sulla Valle Umbra e terra del celebre vino Sagrantino. Nel Museo di San Francesco il ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli dedicato alla vita del santo intreccia il racconto religioso con immagini di campi coltivati, architetture e vita quotidiana. Il complesso conserva inoltre antiche vasche per la pigiatura dell'uva, sculture e dipinti, testimonianza di quanto la storia agricola e quella religiosa siano legate in questa parte dell'Umbria. In direzione opposta c'è Gubbio, la città di pietra raccolta ai piedi del monte Ingino, che lega il proprio nome a uno degli episodi più popolari della tradizione francescana: l'incontro tra Francesco e il lupo, una storia di riconciliazione e dialogo che ancora oggi plasma l'identità della città.

Più a sud, Spoleto custodisce un altro passaggio decisivo della biografia francescana. Nel milleduecentocinque, secondo la tradizione, durante una sosta nei pressi della chiesa di san Sabino, Francesco avrebbe udito una voce che lo invitava a tornare a casa e a cambiare vita. Nel percorso trova spazio anche Norcia, tornata progressivamente a nuova vita dopo le devastazioni provocate dal terremoto del duemiladiciassette. La ricostruzione del Palazzo municipale e della Basilica offre oggi un ulteriore motivo di visita e suggerisce una lettura contemporanea dei temi francescani, legata alla salvaguardia delle comunità e alla cura del territorio. Il viaggio si spinge fino al lago di Piediluco, specchio d'acqua circondato dalle colline dove la tradizione vuole che Francesco abbia predicato ai pesci, un episodio che richiama uno degli elementi che attraversano l'intero itinerario: l'idea di una natura con la quale l'uomo deve entrare in relazione, anziché limitarsi a dominarla.

C'è infine un luogo sorprendente e meno scontato: la Scarzuola, nei pressi di Montegabbione, dove Francesco avrebbe costruito un piccolo rifugio utilizzando fasci di scarza, una pianta palustre, e dove la tradizione gli attribuisce anche la nascita di una sorgente e la piantumazione di un lauro. Secoli più tardi, negli anni Cinquanta del Novecento, l'architetto e scenografo Tommaso Buzzi scelse proprio questo luogo per realizzare la sua visionaria città ideale: un intreccio di teatri, torri, scale, giardini e architetture simboliche. Due esperienze lontanissime nel tempo e nelle forme finiscono però per dialogare attraverso la stessa ricerca di un rapporto diverso tra uomo, spazio e paesaggio. L'itinerario francescano dell'Umbria non è dunque un percorso chiuso nel passato, ma una domanda rivolta al presente su come abitare il territorio e prendersi cura delle comunità.

L'idea di una natura con la quale l'uomo deve entrare in relazione, anziché limitarsi a dominarla
— tema ricorrente nell'itinerario francescano dell'Umbria
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