Lotta di potere alla Casa Bianca: Susie Wiles rischia dopo le midterm

Il nuovo Far West alla Casa Bianca, con il potere frammentato
Un alleato del presidente descrive l'atmosfera alla West Wing mentre la corsa alle posizioni di potere entra nel vivo.
Mark

Perché il licenziamento di una portavoce dopo cinque giorni dovrebbe destabilizzare l'intera Casa Bianca?

Mimi

Perché non è stato un semplice errore di casting. È stato fatto senza consultare Wiles, la persona più potente dopo il presidente. È stato un segnale.

Luke

Un segnale di cosa, esattamente? Che Trump voleva una portavoce diversa? O che voleva indebolire Wiles?

Mimi

Entrambe le cose, probabilmente. Ma il punto è che quando il presidente aggira il suo capo dello staff per una decisione importante, crea il vuoto che altri cercano di riempire.

Mark

E chi sono questi "altri"?

Mimi

Miller, Pulte, Zeldin. Gente che ha già iniziato a posizionarsi, secondo il Washington Post, per il caso Wiles se ne vada.

Luke

Ma Trump ha detto pubblicamente che Wiles rimane. Quanto conta davvero?

Mimi

Conta, ma non basta. Trump ha anche detto che è frustrato dalla strategia politica, e i consulenti che guidano quella strategia sono alleati di Wiles.

Mark

Quindi se le midterm vanno male, Wiles diventa il bersaglio facile.

Luke

Potrebbe. Ma dobbiamo essere chiari: nessuno ha detto che Trump vuole licenziarla. Sono voci, posizionamenti, tensioni. La sconfitta non è ancora accaduta.

Mimi

Vero. Ma l'atmosfera è quella di un'amministrazione che si prepara al peggio, e Wiles è al centro di quella preparazione.

Mark

E lei? Cosa fa Wiles in tutto questo?

Mimi

Continua a lavorare. Non ha dato segnali di voler partire. Ma in questo ambiente, il silenzio non è protezione.

  • Il licenziamento di Katie Zacharia dopo soli cinque giorni ha scosso la West Wing come una scossa di assestamento, rivelando che qualcuno ha agito deliberatamente per aggirare Wiles.
  • Stephen Miller, Bill Pulte e Lee Zeldin si muovono già nell'ombra, posizionandosi per un ruolo che nessuno ha ancora dichiarato vacante ma che tutti sembrano dare per perso.
  • Trump ha smentito pubblicamente le voci, definendo Wiles 'intelligente e tenace', ma la sua frustrazione privata verso la strategia politica e i consulenti a lei vicini racconta una storia diversa.
  • Corey Lewandowski, storico rivale di Wiles, ha ripreso contatti con il presidente, portando con sé il peso di vecchie rivalità mai sopite.
  • Se il 3 novembre dovesse portare una sconfitta repubblicana, Wiles rischia di trasformarsi da pilastro dell'amministrazione a capro espiatorio di una stagione politica andata storta.

A una settimana dalle elezioni di metà mandato, la Casa Bianca di Trump è percorsa da tensioni interne che trascendono il semplice nervosismo preelettorale: è in gioco la struttura stessa del potere attorno al presidente. Susie Wiles, prima donna a guidare lo staff presidenziale e architetta della vittoria del 2024, si trova al centro di manovre che ricordano le turbolenze del primo mandato, quando la fedeltà non bastava a garantire la sopravvivenza politica. Il licenziamento fulmineo di una portavoce ha funzionato da detonatore, rivelando quanto fragile sia l'equilibrio in una West Wing dove l'incertezza elettorale alimenta ogni ambizione.

A una settimana dal voto di metà mandato, la Casa Bianca di Trump è attraversata da conflitti interni che rischiano di esplodere indipendentemente dall'esito elettorale. Al centro della tempesta c'è Susie Wiles, capo dello staff e prima donna a ricoprire questo ruolo, la cui posizione appare sempre più vulnerabile nonostante la difesa pubblica del presidente.

Il catalizzatore è stato il caos attorno a Katie Zacharia, nominata portavoce e licenziata dopo soli cinque giorni. Quella mossa — compiuta senza consultare Wiles — è stata letta come un tentativo deliberato di indebolirla. La reazione è stata immediata: Stephen Miller, Bill Pulte e Lee Zeldin si sono già mossi per posizionarsi in vista di una possibile successione, in un gioco di potere che ricorda i conflitti del primo mandato, quando Trump consumò quattro capi dello staff in quattro anni.

Venerdì scorso il presidente ha cercato di spegnere le voci, definendo 'falsa' la storia di Politico e descrivendo Wiles come 'intelligente e tenace'. Ha ricordato il suo recente intervento chirurgico e ha assicurato che rimarrà al suo posto. Ma le sue parole non hanno dissipato l'atmosfera: un alleato ha descritto l'ultima settimana alla Casa Bianca come 'il nuovo Far West'.

Nel frattempo Trump ha confidato privatamente la sua frustrazione per la mancanza di una difesa più energica del suo operato, prendendo di mira anche James Blair e Chris LaCivita, i due consulenti esterni legati a Wiles. Corey Lewandowski, suo storico rivale, ha ripreso i contatti con il presidente sostenendo la candidatura di Pulte.

Se i repubblicani dovessero subire una sconfitta significativa il 3 novembre, Wiles — per quanto difesa pubblicamente — potrebbe facilmente diventare il volto di una stagione politica fallita. La sua lealtà storica e il ruolo centrale nella vittoria del 2024 potrebbero non bastare a proteggerla se l'umore del presidente continua a deteriorarsi.

A settimana dalle elezioni di metà mandato, la Casa Bianca di Donald Trump è attraversata da correnti sotterranee di conflitto che minacciano di esplodere a prescindere dall'esito del voto del 3 novembre. Al centro della tempesta c'è Susie Wiles, capo dello staff presidenziale e figura centrale nell'orbita di Trump da anni, la prima donna a ricoprire questo ruolo. I sondaggi deludenti per i repubblicani hanno fatto salire la tensione interna, e ora diversi collaboratori del presidente si stanno già posizionando per una possibile successione, come se la sconfitta fosse già scritta.

Il catalizzatore immediato è stato il caos attorno a Katie Zacharia, nominata portavoce della Casa Bianca e licenziata dopo soli cinque giorni. Il Wall Street Journal ha documentato il momento stesso della sua caduta, mentre Zacharia illustrava i suoi piani nel suo ufficio alla West Wing. Quella mossa — farla assumere senza consultare Wiles — è stata percepita come un tentativo deliberato di indebolire la capo dello staff, e ha innescato una reazione a catena. Stephen Miller, vice capo dello staff, Bill Pulte, alto funzionario per l'edilizia abitativa, e Lee Zeldin, capo dell'Agenzia per la protezione ambientale, si sono mossi secondo quanto riferito dal Washington Post per posizionarsi qualora il ruolo di Wiles diventasse vacante. È un gioco di potere che ricorda gli aspri conflitti del primo mandato di Trump, quando il presidente ebbe quattro capi dello staff in quattro anni.

Wiles stessa non ha dato alcun segnale di voler partire, ma è prassi consolidata che i funzionari di alto livello lascino ruoli così stressanti dopo diciotto mesi o due anni. Venerdì scorso, Trump ha cercato di spegnere le voci, affermando che non c'è "alcuna possibilità" che Wiles se ne vada. Ha definito "falsa" la storia pubblicata da Politico secondo cui avrebbe sondato alleati su possibili sostituti. "È incredibile", ha aggiunto il presidente, descrivendo Wiles come "intelligente e tenace" e ricordando che ha appena affrontato un intervento chirurgico per un tumore al seno. "Susie è qui e rimarrà qui a lungo", ha concluso.

Ma le parole di Trump non hanno placato l'atmosfera. Un alleato del presidente ha descritto l'ultima settimana alla Casa Bianca come "il nuovo Far West", con la corsa alle posizioni di potere ormai apertamente in corso. Lo stesso Trump ha confidato a amici, collaboratori e consulenti esterni di sentirsi frustrato dalla mancanza di una difesa pubblica più energica del suo operato a meno di tre settimane dalle elezioni. Ha espresso malcontento anche verso i due consulenti esterni che guidano la sua strategia politica, James Blair e Chris LaCivita, entrambi stretti alleati di Wiles. Tra coloro che hanno contattato il presidente c'è anche Corey Lewandowski, ex collaboratore e acerrimo rivale di Wiles, che sostiene Bill Pulte.

Ciò che emerge è un quadro di instabilità al vertice dell'amministrazione, con un centro di potere che appare frammentato e conflittuale. Se i repubblicani dovessero subire una sconfitta significativa il 3 novembre, Wiles potrebbe facilmente trasformarsi da figura chiave a capro espiatorio. Trump ha già dimostrato di essere disposto a cercare colpevoli quando le cose non vanno come previsto, e Wiles — per quanto difesa pubblicamente — si trova in una posizione vulnerabile. La sua lealtà storica al presidente e il suo ruolo centrale nella vittoriosa campagna del 2024 potrebbero non essere sufficienti a proteggerla se l'umore del presidente continua a deteriorarsi e i risultati elettorali deludono.

Non c'è alcuna possibilità che cambi Wiles. La storia è falsa. È incredibile. È intelligente e tenace.
— Donald Trump
L'ultima settimana della Casa Bianca è stata il nuovo Far West, con la corsa alle posizioni di potere entrata nel vivo.
— Un alleato del presidente
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