L'odore dell'ombelico rivela il Parkinson: la scoperta dei ricercatori tedeschi

Un'impronta digitale biologica nascosta nell'odore
I ricercatori hanno scoperto che ogni malattia produce un pattern odoroso unico, rilevabile mediante analisi laser sofisticata.
Mark

Quindi i ricercatori hanno trovato un modo per diagnosticare il Parkinson semplicemente analizzando l'odore dell'ombelico? Come è possibile?

Mimi

Esattamente. Hanno usato una tecnica laser sofisticata che rileva i composti organici volatili — le molecole odorose che il nostro corpo rilascia. Ogni malattia sembra produrre un pattern odoroso unico, come un'impronta digitale biologica.

Luke

Ma aspetta — lo studio ha coinvolto solo 24 persone, di cui 6 con Parkinson. È un campione molto piccolo. Quanto possiamo fidarci di questi risultati?

Mimi

È vero che il campione è limitato, ma hanno confermato il pattern con altre tre persone affette da Parkinson nella seconda fase. Questo è un primo passo importante.

Mark

E come funziona esattamente questa tecnica laser?

Mimi

Si chiama Laser-based Photoacoustic Spectroscopy. Un laser illumina i campioni biologici, le molecole si riscaldano e producono onde acustiche microscopiche che il dispositivo rileva e misura.

Luke

Interessante, ma il dispositivo utilizzato nello studio è molto costoso e sofisticato. Quando potremmo avere uno strumento pratico e accessibile?

Mimi

I ricercatori suggeriscono che le lunghezze d'onda specifiche del Parkinson potrebbero essere identificate con macchinari meno complessi. Ma questo rimane ancora teorico — non sappiamo quanto tempo servirà per sviluppare uno strumento clinico vero.

Mark

E questa scoperta è completamente nuova, o si basa su ricerche precedenti?

Mimi

Si basa su osservazioni precedenti, in particolare sul caso di Joy Milne, un'infermiera scozzese che nel 2017 raccontò di percepire un odore caratteristico nei pazienti con Parkinson. Nel 2022 fu sviluppato un tampone basato sulle sue osservazioni.

Luke

Ma Joy Milne ha una condizione rara chiamata iperosmia ereditaria — una sensibilità olfattiva straordinaria. La maggior parte delle persone non può percepire questi odori. Questo nuovo metodo risolve quel problema?

Mimi

Sì, esattamente. Questo è il valore della scoperta: non dipende dalla capacità olfattiva umana, ma da una misurazione oggettiva e replicabile.

Mark

Quali altre malattie sono state testate nello studio?

Mimi

Hanno incluso pazienti con lieve deterioramento cognitivo, COVID-19 e soggetti sani come controllo. Ogni condizione ha prodotto pattern odorosi diversi.

Luke

Una domanda finale: i risultati erano influenzati da fattori come genere, altezza o peso?

Mimi

No, sorprendentemente no. Solo l'età mostrava una correlazione, il che ha senso perché il Parkinson colpisce prevalentemente gli anziani.

  • Il Parkinson colpisce milioni di persone nel mondo e la sua diagnosi tardiva limita gravemente l'efficacia delle terapie disponibili.
  • Un tampone sull'ombelico, analizzato con un laser sofisticato, produce un'impronta acustica unica e riconoscibile nei pazienti malati — una scoperta che ribalta l'idea di dove cercare i segnali della malattia.
  • Lo studio, condotto su 24 partecipanti divisi in quattro gruppi, ha confermato che i tamponi nasali e ombelicali offrono i segnali più forti e discriminanti, con schemi replicati anche su campioni aggiuntivi.
  • I ricercatori sottolineano che le lunghezze d'onda specifiche del Parkinson potrebbero essere rilevate con strumenti meno costosi, aprendo la strada a dispositivi diagnostici accessibili su larga scala.
  • La scoperta si inserisce in un filone avviato nel 2017 da Joy Milne, l'infermiera scozzese capace di annusare il Parkinson, trasformando un'intuizione sensoriale straordinaria in una ricerca scientifica replicabile.

Da secoli la medicina cerca nel corpo umano i segni nascosti della malattia; oggi, un gruppo di ricercatori tedeschi ha trovato nell'odore dell'ombelico un'impronta chimica capace di rivelare il morbo di Parkinson. Attraverso una tecnica laser che traduce le molecole odorose in onde acustiche misurabili, lo studio condotto dall'Istituto Fraunhofer di Erlangen suggerisce che la diagnosi precoce di una delle malattie neurodegenerative più diffuse al mondo potrebbe un giorno avvenire in modo semplice e non invasivo. È il racconto antico della scienza che impara a leggere ciò che il corpo sussurra da sempre.

Un team di ricercatori tedeschi ha scoperto che l'ombelico custodisce un segreto olfattivo: i composti organici volatili rilasciati da quella zona del corpo portano un'impronta chimica specifica del morbo di Parkinson. Lo studio, condotto dall'Istituto Fraunhofer IIS di Erlangen insieme all'Università tecnologica di Dresda e all'azienda Dualquant GmbH, ha impiegato una tecnica chiamata Laser-based Photoacoustic Spectroscopy — un sistema che illumina i campioni biologici con un laser e misura le microscopiche onde acustiche generate dalle molecole odorose riscaldate dalla luce.

L'intuizione di partenza non è nuova. Nel 2017 Joy Milne, un'infermiera scozzese affetta da iperosmia ereditaria, aveva stupito il mondo scientifico raccontando di riconoscere il Parkinson dall'odore del corpo dei pazienti. Da quella storia nacque un tampone diagnostico, ma la sfida era costruire un metodo oggettivo, accessibile a chiunque e non dipendente da una sensibilità sensoriale eccezionale.

I professori Thorsten Graunke e Thomas Hummel hanno reclutato 24 partecipanti — sei con Parkinson, sei con lieve deterioramento cognitivo, sei con COVID-19 e sei sani — prelevando tamponi da ombelico, naso e conca dell'orecchio, zone scelte per la loro minore esposizione a profumi e cosmetici. I risultati hanno mostrato schemi acustici distinti per ciascuna condizione, simili a impronte digitali biologiche. I tamponi nasali e ombelicali si sono rivelati i più informativi, e il pattern del Parkinson è stato confermato anche aggiungendo campioni di altri tre pazienti nella fase di replica.

Un dettaglio significativo: le variazioni rilevate non dipendevano dal genere, dall'altezza o dalla massa corporea dei partecipanti, ma solo dall'età — una correlazione attesa, dato che il Parkinson colpisce prevalentemente gli anziani. I ricercatori sottolineano infine che le lunghezze d'onda caratteristiche della malattia potrebbero essere identificate con strumenti meno costosi di quelli usati nello studio, aprendo la possibilità concreta di dispositivi diagnostici non invasivi capaci di intercettare il Parkinson nelle sue fasi più precoci, quando la cura può ancora fare la differenza.

Un team di ricercatori tedeschi ha scoperto che l'odore dell'ombelico contiene un'impronta chimica specifica del morbo di Parkinson, aprendo una strada inattesa verso la diagnosi precoce di una malattia neurodegenerativa che colpisce milioni di persone nel mondo. Lo studio, condotto dall'Istituto Fraunhofer per i circuiti integrati IIS di Erlangen in collaborazione con l'Università tecnologica di Dresda e l'azienda Dualquant GmbH, ha utilizzato una tecnica sofisticata chiamata Laser-based Photoacoustic Spectroscopy per analizzare i composti organici volatili — le molecole odorose che il nostro corpo rilascia costantemente — prelevati da diverse zone del corpo.

L'idea non nasce dal nulla. Da anni circola nella comunità scientifica l'osservazione che il Parkinson produce un odore caratteristico. Nel 2017, Joy Milne, un'infermiera scozzese in pensione, divenne nota a livello internazionale quando raccontò di aver percepito un particolare profumo sul corpo di suo marito affetto dalla malattia, e di aver riconosciuto lo stesso odore in altri pazienti che assisteva in ospedale. Milne è affetta da iperosmia ereditaria, una condizione rara che le consente di percepire odori con una sensibilità straordinaria. Nel 2022, sulla base delle sue osservazioni, fu sviluppato un tampone diagnostico specifico. Tuttavia, non tutti possiedono questa capacità sensoriale eccezionale, il che ha spinto i ricercatori a cercare un metodo oggettivo e replicabile.

Per il loro esperimento, gli scienziati coordinati dai professori Thorsten Graunke e Thomas Hummel hanno reclutato 24 partecipanti: sei pazienti con Parkinson, sei con lieve deterioramento cognitivo, sei con COVID-19 e sei soggetti sani come gruppo di controllo. I tamponi sono stati prelevati da tre aree specifiche del corpo — l'ombelico, il naso e la conca dell'orecchio — scelte perché meno esposte a profumi, saponi e cosmetici che avrebbero potuto alterare i risultati. I campioni sono stati congelati e successivamente analizzati mediante la tecnica LPAS, che funziona illuminando i campioni biologici con un laser. Quando le molecole odorose vengono colpite dalla luce, si riscaldano e generano microscopiche onde acustiche che il dispositivo può rilevare e misurare.

I risultati sono stati chiari: gli odori associati alle diverse condizioni di salute producono schemi di onde acustiche distinti, come impronte digitali biologiche. I tamponi nasali e quelli dell'ombelico si sono rivelati i più informativi, generando i segnali più forti e discriminanti tra i pazienti malati e quelli sani. Particolarmente significativo è stato il fatto che il Parkinson ha prodotto lunghezze d'onda molto specifiche e riconoscibili. Per confermare l'affidabilità dei risultati, nella seconda fase dello studio i ricercatori hanno aggiunto campioni odorosi di altre tre persone affette da Parkinson, riscontrando lo stesso schema caratteristico. Questo dato di replica è cruciale per la validità scientifica della scoperta.

Un aspetto interessante emerge dall'analisi dei fattori che potrebbero influenzare i risultati. Le variazioni rilevate non erano correlate al genere, all'altezza o all'indice di massa corporea dei partecipanti. Solo l'età mostrava una correlazione, un risultato che gli esperti considerano atteso, dato che il Parkinson colpisce prevalentemente gli anziani. Questo suggerisce che il segnale odoroso è specifico della malattia stessa, non di caratteristiche fisiche generiche.

Ciò che rende questa scoperta particolarmente promettente è il potenziale di sviluppo pratico. Graunke e i suoi colleghi hanno osservato che le lunghezze d'onda specifiche del Parkinson potrebbero essere identificate utilizzando macchinari meno costosi e complessi di quello impiegato nello studio. Questo apre la possibilità di creare dispositivi diagnostici accessibili e non invasivi, capaci di rilevare il Parkinson in fasi precoci, quando gli interventi terapeutici potrebbero essere più efficaci. Il Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa dopo l'Alzheimer, caratterizzata da tremori, rigidità, disturbi dell'equilibrio e altri sintomi invalidanti. Una diagnosi precoce potrebbe trasformare il percorso di cura per milioni di pazienti nel mondo.

Gli odori associati alle varie condizioni danno vita a schemi differenti di onde acustiche, seppur parzialmente sovrapponibili, come una sorta di impronta digitale
— Ricercatori dello studio
Le lunghezze d'onda specifiche del Parkinson potrebbero essere identificate utilizzando macchinari meno costosi e sofisticati di quello utilizzato per l'esperimento
— Professori Thorsten Graunke e Thomas Hummel
Contact Us FAQ