Una coalizione di ribelli che include il Tplf, le milizie amhara e l'Ola ha lanciato attacchi coordinati nel nord, conquistando aeroporti strategici e minacciando città chiave come Weldiya. Il governo di Abiy Ahmed ha il sostegno degli Emirati Arabi Uniti e degli Stati Uniti, mentre il Tplf accusa il governo di mantenere il Tigrai sotto assedio e di bloccare il ritorno degli sfollati.
L'Etiopia sprofonda nella guerra: crolla l'accordo di pace del 2022
L'accordo di pace non è mai davvero finito
Cosa è successo esattamente il 23 settembre? È stato un attacco coordinato o una serie di scontri?
È stato il culmine di mesi di tensione. Il 20 settembre era stata annunciata un'alleanza di cinque gruppi ribelli principali, e tre giorni dopo hanno lanciato attacchi coordinati nel nord, soprattutto intorno a Weldiya. Non è stato un evento isolato, ma parte di una escalation che durava da tutto l'anno.
Ma quanto sappiamo veramente di cosa è successo? Le comunicazioni sono bloccate nel Tigrai occidentale, quindi i numeri delle vittime vengono solo dal governo o da organizzazioni umanitarie. L'esercito dice di aver ucciso 270 ribelli, ma non abbiamo verifiche indipendenti.
Perché il Tplf e le milizie amhara si sono alleate se prima erano nemici?
Perché entrambi hanno un nemico comune più grande: il governo di Abiy Ahmed. Nel Corno d'Africa le alleanze sono spesso pragmatiche. Per ora la coalizione regge, anche se la questione del Tigrai occidentale rimane irrisolta.
Esatto, e questo è il punto debole. Le milizie amhara hanno annesso quel territorio e sono state accusate di pulizia etnica. Se la guerra finisse domani, quella tensione esploderebbe di nuovo. L'alleanza è una tregua tattica, non una riconciliazione.
Chi sta vincendo?
È ancora troppo presto per dirlo. Il Tplf ha preso tre aeroporti strategici e ha aperto un fronte nella regione di Afar, dove passa la via di rifornimento verso Gibuti. Il governo ha riconquistato Alamata il 28 settembre. Entrambi i lati dichiarano vittorie.
E nessuno dei due ha il controllo totale di nulla. Weldiya, la città chiave, non è ancora caduta. Se la coalizione ribelle la conquistasse, cambierebbe il corso della guerra. Ma il governo sta resistendo e ha il sostegno degli Emirati Arabi Uniti e degli Stati Uniti.
Quale è il rischio più grande adesso?
Una crisi umanitaria catastrofica. Nell'ultima guerra civile sono morte 600mila persone. Ci sono già 150mila sfollati solo nella regione di Afar, e gli ospedali di Alamata e Korem sono pieni di feriti.
E il blocco delle comunicazioni significa che non sappiamo nemmeno quante persone soffrono veramente. I numeri che abbiamo sono parziali. Quello che sappiamo è che la siccità sta tornando e il Tigrai è di nuovo isolato.
Le Pouls
- 23 settembre 2026: scoppio degli scontri più intensi dal 2022
- Coalizione di 5 gruppi ribelli principali annunciata il 20 settembre
- Tplf controlla tre aeroporti strategici: Mekelle, Aksum, Shire
- 150mila sfollati nella regione di Afar
- Accordo di pace di Pretoria firmato novembre 2022
Una coalizione di ribelli che include il Tplf, le milizie amhara e l'Ola ha lanciato attacchi coordinati nel nord, conquistando aeroporti strategici e minacciando città chiave come Weldiya. Il governo di Abiy Ahmed ha il sostegno degli Emirati Arabi Uniti e degli Stati Uniti, mentre il Tplf accusa il governo di mantenere il Tigrai sotto assedio e di bloccare il ritorno degli sfollati.
Il 23 settembre scoppia il conflitto più intenso dal 2022 tra il governo etiope e un'alleanza di gruppi ribelli, mandando in frantumi l'accordo di pace di Pretoria e rischiando una nuova catastrofe umanitaria.
Il 23 settembre il nord dell'Etiopia è tornato a tremare sotto il fuoco di artiglieria e attacchi aerei. Non era la prima volta quest'anno — gli scontri erano già ricominciati mesi prima, con droni che solcavano i cieli e colonne di mezzi militari che attraversavano le regioni — ma questa volta l'intensità era diversa. Gli scontri più violenti dalla fine della guerra del Tigrai nel 2022 avevano appena inizio, e con loro crollava il fragile accordo di pace firmato a Pretoria quattro anni prima.
Tre giorni prima, il 20 settembre, era stata annunciata un'alleanza che riuniva i principali gruppi ribelli del paese: il Movimento nazionale amhara fano, l'Esercito di liberazione oromo, il Fronte popolare di liberazione del Tigrai, il Fronte rivoluzionario democratico per l'unità afar e altri tre gruppi armati regionali. Insieme si presentavano come la Coalizione delle forze popolari etiopi per la sopravvivenza, e il loro messaggio era chiaro: il primo ministro Abiy Ahmed e il suo Partito della prosperità dovevano andarsene. Secondo i ribelli, sotto il governo di Abiy il paese era diventato sinonimo di genocidio, massacri e povertà assoluta.
Gli attacchi erano cominciati intorno a Weldiya, una città che sorge all'incrocio di tre strade importanti nel nord. Le forze tigrine e amhara avevano preso il controllo di alcuni insediamenti nella zona, anche se Weldiya stessa resisteva ancora. Se l'alleanza ribelle fosse riuscita a conquistarla, come il Tplf aveva fatto nel 2021, il conflitto avrebbe raggiunto un punto di svolta. Nel frattempo il governo dichiarava di aver ucciso centinaia di combattenti ribelli e lanciava un contrattacco ad Alamata, che aveva riconquistato il 28 settembre. Il Tplf aveva preso il controllo di tre aeroporti strategici — Mekelle, Aksum e Shire — e insieme all'Ugugumo aveva aperto un nuovo fronte nella regione di Afar, dove passa la via di rifornimento che collega l'Etiopia a Gibuti. Si combatteva anche lungo il fiume Tekezé nel Tigrai occidentale, mentre il blocco delle comunicazioni impediva di sapere cosa stesse accadendo veramente sul terreno.
Per il Tplf, quella guerra non era mai davvero finita. L'organizzazione politica e militare la descriveva come una guerra difensiva, il culmine di mesi di scontri e di anni di deterioramento delle condizioni di vita nel Tigrai. Dopo la firma dell'accordo nel novembre 2022, il governo regionale era stato affidato a un'amministrazione provvisoria che aveva creato un'autorità parallela al Tplf, generando uno stallo che durava ancora. Il Partito della prosperità accusava il Tplf di non aver rispettato gli impegni sul disarmo. Il Tplf, a sua volta, accusava il governo di mantenere il Tigrai sotto assedio e di impedire il ritorno dei 150mila sfollati nella regione di Afar.
Ciò che sorprendeva di più era la composizione dell'alleanza ribelle. Riuniva due nemici della guerra precedente: le milizie amhara fano e il Tplf. Tra loro restava irrisolta la questione del Tigrai occidentale, un territorio conteso che le milizie amhara avevano annesso ricevendo accuse di pulizia etnica. Eppure nel Corno d'Africa le alleanze spesso seguono valutazioni pragmatiche, e per il momento l'alleanza reggeva.
Il governo di Abiy aveva ricevuto il sostegno degli Emirati Arabi Uniti e degli Stati Uniti, che aveva lasciato scadere l'embargo sulle armi all'Etiopia senza rinnovarlo. L'ambasciatore americano in Etiopia aveva rilasciato una dichiarazione di sostegno inequivocabile al Partito della prosperità. Alla riunione dell'assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente etiope Taye Atske Selassie aveva denunciato l'azione di attori esterni irresponsabili, probabilmente riferendosi all'Eritrea, che era passata dalla parte del Tplf dopo essere stata esclusa dai negoziati per terminare la guerra del Tigrai. Il presidente non aveva però menzionato le minacce dell'Etiopia stessa di annettere la costa eritrea sul mar Rosso.
Sul terreno, i numeri erano ancora incerti. L'esercito affermava di aver ucciso 270 ribelli tigrini nella regione Amhara il 25 settembre. Medici senza frontiere aveva ricevuto centinaia di pazienti e feriti negli ospedali di Alamata e della vicina Korem. Nella regione di Afar erano stati registrati 150mila sfollati. Nel Corno d'Africa si stavano delineando due blocchi contrapposti: da una parte l'Etiopia, gli Emirati Arabi Uniti e i paramilitari sudanesi delle Forze di supporto rapido; dall'altra l'Eritrea, l'alleanza dei ribelli etiopi, l'esercito sudanese e l'Egitto. Mentre la siccità si riaffacciava e il Tigrai affrontava un nuovo isolamento, il rischio immediato era una crisi umanitaria. Nell'ultima guerra civile erano morte 600mila persone. E simili orrori potevano ripetersi.
Citations marquantes
Sotto il governo di Abiy Ahmed, il genocidio, i massacri e la povertà assoluta sono diventati i tratti distintivi del paese— Coalizione delle forze popolari etiopi per la sopravvivenza
Il Tplf ha accusato il governo di mantenere il Tigrai sotto assedio e di impedire il ritorno degli sfollati— Fronte popolare di liberazione del Tigrai