In tutta la Francia, 250.000 persone — guidate da liceali tra i 14 e i 17 anni — sono scese in piazza per chiedere un sistema scolastico più giusto e il riconoscimento della propria dignità civica. Quello che era cominciato come una protesta pacifica contro le 'classi pollaio' e il degrado degli edifici scolastici si è trasformato, nei momenti finali dei cortei, in scontri violenti alimentati da gruppi di black bloc. Il governo Macron si trova ora a dover scegliere tra il contenimento dell'ordine pubblico e l'ascolto autentico di una generazione che non si accontenta di promesse.
La Gen Z scende in piazza in Francia, proteste massicce da Parigi a Lione
Non siamo adulti per la politica, ma per farci picchiare?
Cosa ha scatenato tutto questo? Erano solo i problemi delle scuole?
No, quello era il punto di partenza. Ma la rabbia è molto più profonda. I ragazzi dicono: "Non siamo adulti abbastanza per la politica, ma lo siamo per essere picchiati dalla polizia". È una domanda sulla loro dignità.
Quanti erano davvero in piazza? Il ministero dice 250.000, gli organizzatori il doppio. Quale numero usiamo?
Entrambi. Il ministero è una fonte ufficiale, gli organizzatori hanno interesse a gonfiare i numeri. Probabilmente la verità è nel mezzo, ma il punto è che era massicio.
E i black bloc? Erano parte della protesta o infiltrati?
La fonte non lo dice chiaramente. Sappiamo che c'erano "300 individui ostili" a Parigi, che hanno provocato scontri per oltre un'ora. Ma non sappiamo se fossero organizzati o opportunisti.
Quello è importante. Se erano infiltrati, la storia è diversa. Se erano parte della protesta, è un'altra cosa ancora. La fonte non lo chiarisce.
E i feriti? Quanti?
488 fermi secondo il ministero, 43 agenti feriti. Ma ci sono anche due casi gravi: un ragazzo ha perso una mano da una granata, un altro è stato colpito al volto da un lacrimogeno sparato a due metri.
Aspetta. La granata: il ragazzo l'aveva raccolta per rilanciarla o era rimasto ferito dall'ordigno stesso? La fonte dice che l'inchiesta deve ancora appurarlo.
Esatto. È un dettaglio cruciale che cambia tutto il significato di quello che è successo.
E il governo cosa fa?
Promette di ascoltare, sospende le lezioni nel fine settimana per "democrazia interna", ma la protesta continua. Non sembra che il governo abbia una strategia vera.
Il Polso
- Una generazione intera ha preso la parola: 250.000 persone in piazza in tutta la Francia, con i liceali in prima fila e genitori, insegnanti e politici al loro fianco.
- La protesta porta ferite concrete: a Lens uno studente ha perso una mano colpito da una granata della polizia, un altro è stato ferito al volto da un lacrimogeno sparato a due metri di distanza.
- I black bloc hanno trasformato i cortei in scontri: 488 fermi, 43 agenti feriti, cassonetti in fiamme e barricade improvvisate nelle strade di Parigi, Lione e Strasburgo.
- Il primo ministro Lecornu condanna le violenze ma attacca l'opposizione, mentre Macron convoca i ministri all'Eliseo cercando di riportare la situazione sotto controllo.
- Il governo promette una sospensione delle lezioni per un 'momento di democrazia interna', ma nelle piazze la risposta è unanime: la mobilitazione non si ferma.
In tutta la Francia, 250.000 persone — guidate da liceali tra i 14 e i 17 anni — sono scese in piazza per chiedere un sistema scolastico più giusto e il riconoscimento della propria dignità civica. Quello che era cominciato come una protesta pacifica contro le 'classi pollaio' e il degrado degli edifici scolastici si è trasformato, nei momenti finali dei cortei, in scontri violenti alimentati da gruppi di black bloc. Il governo Macron si trova ora a dover scegliere tra il contenimento dell'ordine pubblico e l'ascolto autentico di una generazione che non si accontenta di promesse.
Erano ragazze e ragazzi tra i 14 e i 17 anni a guidare la più grande mobilitazione studentesca degli ultimi anni in Francia. Con loro, genitori, insegnanti, sindacalisti e politici di vari schieramenti: 250.000 persone secondo il ministero dell'Interno, il doppio secondo gli organizzatori. Le 'classi pollaio' e il degrado degli edifici scolastici erano il punto di partenza, ma la rabbia che attraversava le piazze era più profonda. Uno striscione la sintetizzava con precisione: 'Non siamo abbastanza adulti per fare politica ma lo siamo per farci picchiare dalla polizia?'.
A Parigi il corteo è partito da République verso place de la Nation in un clima inizialmente tranquillo, con gli insegnanti che formavano catene umane di solidarietà e figure politiche di primo piano — da Mélenchon alla leader dei Verdi Tondelier, dal socialista Faure al sindaco di Saint-Denis — che marciavano insieme ai giovani. Ma quando i cortei hanno raggiunto le piazze finali, gruppi di black bloc hanno innescato scontri durati oltre un'ora: sassi, cassonetti in fiamme, barricade contro lacrimogeni e granate assordanti. Il bilancio: 488 fermi e 43 agenti feriti.
La giornata portava già il peso di episodi gravi avvenuti nei giorni precedenti. A Lens, uno studente aveva perso una mano colpito da una granata 'sting-ball' della polizia. Dieci giorni prima, un altro ragazzo era stato ferito al volto da un lacrimogeno sparato a soli due metri di distanza: l'agente è stato sospeso e indagato per lesioni gravissime.
Davanti all'Assemblea Nazionale, il primo ministro Lecornu ha condannato le violenze, garantito che i comportamenti illeciti della polizia verranno perseguiti, ma ha anche invocato la responsabilità individuale degli studenti e attaccato duramente La France Insoumise. Ha annunciato una sospensione delle lezioni nel fine settimana per organizzare un 'momento di democrazia interna' con i ragazzi. La sera, Macron ha riunito i ministri all'Eliseo. Ma nelle piazze di tutta la Francia risuonava una sola risposta: 'Andremo avanti'.
Nelle strade di Parigi, Lione e Strasburgo, la Francia si è fermata per ascoltare una generazione. Erano i liceali, ragazzi e ragazze tra i 14 e i 17 anni, a guidare una marea di protesta che ha travolto il Paese intero. Insieme a loro genitori, insegnanti, sindacalisti e politici di vari schieramenti. Il numero è stato massiccio: il ministero dell'Interno ha contato 250.000 persone in piazza, gli organizzatori ne rivendicavano il doppio. Non era una protesta su un singolo tema. Certo, le "classi pollaio" e i problemi degli edifici scolastici erano il punto di partenza, ma la rabbia che attraversava le piazze era più profonda, più esistenziale. "Non siamo abbastanza adulti per fare politica ma lo siamo per farci picchiare dalla polizia?", recitava lo striscione che sintetizzava il sentimento di fondo.
A Parigi il corteo è partito da République e ha raggiunto place de la Nation in un clima inizialmente tranquillo, anche se il servizio d'ordine della CGT si è rivelato insufficiente di fronte alla marea di partecipanti. Lungo il percorso, gli insegnanti hanno formato una catena umana di solidarietà con gli studenti. Jean-Luc Mélenchon, la leader dei Verdi Marine Tondelier, il primo segretario socialista Olivier Faure e il sindaco comunista di Saint-Denis Bally Bagayoko hanno marciato insieme ai giovani. Nella capitale, secondo le autorità, erano presenti 56.000 manifestanti; gli organizzatori parlavano di 100.000.
Ma quando i cortei hanno raggiunto le piazze finali, gruppi di black bloc hanno trasformato la protesta in scontro. A Parigi, la prefettura ha identificato "300 individui ostili" che hanno innescato violenze durate oltre un'ora. Sassi, incendi di cassonetti, barricade improvvisate contro i lacrimogeni e le granate assordanti della polizia. Il bilancio della giornata è stato pesante: 488 fermi secondo un primo conteggio del ministero dell'Interno, 43 agenti feriti negli scontri. Ma il numero dei fermi non racconta tutta la storia della violenza.
Due giorni prima, a Lens nel nord della Francia, un giovane studente aveva perso una mano. Una granata "sting-ball" lanciata dalla polizia per evitare accerchiamenti lo aveva colpito. L'inchiesta deve ancora stabilire se il ragazzo l'avesse raccolta per rilanciarla contro gli agenti o se fosse rimasto vittima dell'ordigno stesso. Dieci giorni prima ancora, un altro ragazzo era stato colpito al volto da un lacrimogeno sparato a soli due metri di distanza da un poliziotto. L'agente è stato sospeso dal servizio, indagato per lesioni gravissime e posto in libertà vigilata in attesa di giudizio. Questi episodi avevano caricato di tensione ulteriore la giornata di protesta.
Davanti all'Assemblea Nazionale, il primo ministro Sébastien Lecornu ha preso la parola a lungo, condannando le violenze ai margini della manifestazione. Ha garantito che le violenze commesse dai poliziotti verranno perseguite, ma ha anche invocato la "responsabilità individuale, anche per i minori" nel caso di atti commessi dagli studenti. Ha attaccato duramente Jean-Luc Mélenchon e La France Insoumise, accusandoli di voler "creare il caos nel Paese". Eppure, ha promesso di dare "ascolto" alle rivendicazioni dei giovani, annunciando una sospensione delle lezioni per il fine settimana per organizzare "un momento di democrazia interna" con i ragazzi.
La sera stessa, Macron ha convocato i ministri all'Eliseo per fare il punto della situazione. Il governo cercava di contenere la protesta, invitando gli studenti a tornare in classe e a riprendere il dialogo. Ma la parola d'ordine che echeggiava nelle piazze di tutta la Francia era una sola: "Andremo avanti". La mobilitazione non si fermava. Non era una protesta che potesse essere risolta con promesse di riunioni nel fine settimana. Era la voce di una generazione che chiedeva di essere ascoltata non come minori da controllare, ma come cittadini con diritti e dignità.
Citazioni salienti
Non siamo abbastanza adulti per fare politica ma lo siamo per farci picchiare dalla polizia?— Striscione della mobilitazione studentesca
Invocando la responsabilità individuale, anche per i minori, nel caso di violenze commesse dagli studenti, mentre garantisce che le violenze commesse dai poliziotti verranno perseguite.— Primo ministro Sébastien Lecornu