La Fed tiene i tassi fermi tra il 3,75% e il 4%, con l'inflazione ancora alta e lo scontro con Trump sullo sfondo

L'inflazione rimane elevata, ma la Fed sceglie di aspettare
La Fed ha lasciato i tassi tra 3,75% e 4% con due voti a favore di un nuovo rialzo.
Mark

Partiamo dal fatto: la Fed non ha mosso i tassi. Perché fa notizia, se era attesa?

Mimi

Perché è cambiato il voto. Il mese scorso il rialzo era stato unanime, ora è 10 a 2, e i due dissenzienti volevano alzare ancora.

Mark

Quindi il dissenso è dalla parte opposta a quella di Trump.

Mimi

Esatto. Lui chiede tassi decisamente più bassi, mentre Lisa Cook e Beth Hammack avrebbero voluto un altro quarto di punto in più.

Luke

Va precisato che il loro orientamento è quello che risulta dal voto contrario. Le motivazioni dettagliate non sono nel testo che abbiamo: sappiamo cosa preferivano, non perché.

Mark

E Cook ha anche una vicenda personale con Trump, giusto?

Mimi

Sì, Trump ha tentato di rimuoverla, sollevando accuse sulle informazioni da lei fornite su richieste di mutui. È il suo primo voto contrario dal 2022.

Luke

Attenzione però: sono accuse sollevate da Trump, non accertamenti. E il testo non lega il suo voto alla controversia.

Mark

Il comunicato parla di inflazione elevata ed economia in espansione sostenuta.

Mimi

Sì, «sostenuta» al posto di «solida» di settembre. Un tono più ottimistico sull'attività, ma l'obiettivo resta il 2%.

Luke

E non sappiamo cosa farà la Fed in futuro: il comunicato parla solo di attendere nuove informazioni. Il voto del 3 novembre sullo sfondo è contesto, non una causa dimostrata della decisione.

  • La Fed tiene i tassi fermi tra 3,75% e 4%, ma il voto si spacca 10 a 2 e tradisce una tensione che non si è ancora placata.
  • Lisa Cook e Beth Hammack chiedono un rialzo di un quarto di punto, segnale che l'inflazione continua a preoccupare anche dentro l'istituzione.
  • Trump continua a spingere per tassi più bassi, mentre la controversia sul tentativo di rimuovere Cook alimenta lo scontro con la banca centrale.
  • A tre giorni dal voto di midterm del 3 novembre, il futuro della politica monetaria dipende da come evolverà l'inflazione e dall'esito elettorale.

In una mattina d'autunno che precede il voto di midterm, la Federal Reserve sceglie la pazienza: lascia il costo del denaro nella fascia tra 3,75% e 4%, come gli analisti attendevano, pur riconoscendo che l'inflazione resta ostinatamente alta. È un gesto di prudenza in un paese dove la politica monetaria, da sempre distante dal rumore elettorale, si trova ora stretta tra la fatica dei prezzi e la pressione di chi vorrebbe tassi più bassi. Il voto spaccato, dieci contro due, dice che dentro l'istituzione il dubbio è reale e non ancora sciolto.

Mercoledì la Federal Reserve ha lasciato i tassi di interesse invariati, nella forchetta tra 3,75% e 4%. La decisione, presa a pochi giorni dalle elezioni di midterm americane, era attesa da mercati e analisti, ma il clima attorno ad essa è tutt'altro che sereno.

Dopo il rialzo di un quarto di punto deciso il mese scorso, il primo in tre anni, questa volta il comitato si è diviso: il voto è stato di 10 a 2. Lisa Cook e Beth Hammack avrebbero voluto un nuovo aumento per contrastare i prezzi, che restano elevati. La maggioranza ha scelto la prudenza, pur ammettendo che l'inflazione sta mostrando più ostinazione del previsto. Anche il giudizio sull'economia si è fatto più ottimista, con l'attività descritta in espansione a un ritmo sostenuto.

Il nome di Cook pesa oltre i tassi. La governatrice è al centro di un duro scontro con Trump, che ha tentato di rimuoverla sollevando accuse sui dati forniti in richieste di mutui. Il suo voto contro la linea presidenziale la pone ancora una volta al centro della battaglia tra Casa Bianca e banca centrale.

Ora lo sguardo è sulle prossime riunioni. Dopo il voto del 3 novembre si capirà se il dissenso resterà isolato o se la spinta a nuovi rialzi crescerà, mentre l'inflazione non accenna a rientrare.

Mercoledì la Federal Reserve ha lasciato i tassi di interesse dove sono: nella forchetta tra il 3,75% e il 4%. La decisione, presa a pochi giorni dalle elezioni di midterm americane, era ampiamente attesa dai mercati e dagli analisti.

Il comitato di politica monetaria, il Fomc, aveva deciso il mese scorso un rialzo dello 0,25%, il primo in tre anni, e lo aveva fatto all'unanimità. Questa volta il quadro è diverso: il voto è finito 10 a 2, e il dissenso va nella direzione opposta a quella che il presidente Donald Trump chiede da anni.

I due contrari sono la governatrice Lisa Cook e la presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack. Entrambe avrebbero preferito un nuovo aumento di un quarto di punto percentuale per contrastare la dinamica dei prezzi. Per Cook è il primo voto in dissenso da quando è entrata alla Fed, nel 2022.

La scelta della maggioranza è stata prudente, anche se le prove che l'inflazione sia più ostinata del previsto continuano ad accumularsi. Il comunicato diffuso al termine della riunione di due giorni è netto: l'inflazione, vi si legge, rimane elevata. Nuove informazioni, aggiunge la nota, aiuteranno a stabilire l'orientamento di politica monetaria adatto a riportare tempestivamente i prezzi verso l'obiettivo del 2% fissato dal Comitato, che dichiara di voler assicurare la stabilità dei prezzi.

Cambia anche il giudizio sull'economia. L'attività è descritta in espansione «a un ritmo sostenuto», una valutazione più ottimistica rispetto al termine «solida» usato a settembre.

Il nome di Cook pesa sulla vicenda anche per ragioni che con i tassi c'entrano solo in parte. La governatrice è al centro di un'aspra controversia: Trump ha tentato di rimuoverla dall'incarico, sollevando accuse sulle informazioni da lei fornite in merito a richieste di mutui immobiliari. Il suo voto a favore di un rialzo arriva dunque da una figura già entrata nello scontro tra la Casa Bianca e la banca centrale.

La riunione cade alla vigilia del voto del 3 novembre, che determinerà il controllo del Congresso, dove i repubblicani hanno oggi una maggioranza risicata. Trump, che ha fortemente voluto Kevin Warsh alla presidenza della Fed, è in contrasto da anni con l'istituzione: sostiene che i tassi dovrebbero essere decisamente più bassi.

Ora lo sguardo è sulle prossime riunioni: dopo le urne si vedrà se il dissenso di Cook e Hammack resterà isolato o se la spinta per nuovi rialzi crescerà, mentre l'inflazione continua a non rientrare.

L'inflazione rimane elevata.
— Comunicato del Fomc
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