Nel tardo pomeriggio del voto israeliano del marzo 2021, con le urne ancora aperte, le prime proiezioni hanno raccontato una storia che il paese conosce fin troppo bene: nessuna maggioranza netta e un groviglio di alleanze ancora da sciogliere. È la quarta volta in due anni che Israele si ferma davanti alle urne senza trovare un verdetto, e la stanchezza dei cittadini pesa quanto i numeri. Il Likud di Netanyahu resta primo, ma non abbastanza per governare da solo né per chiudere il conto con la destra.
Israele, exit poll: testa a testa tra Netanyahu e il blocco centrista, il premier non sfonda
Uno solo seggio separa la destra dalla maggioranza
Partiamo dal numero chiave: 31 seggi al Likud. Perché non basta?
Perché in Israele conta la somma dei blocchi. Anche con Bennett, la destra si fermerebbe a 60 seggi, uno sotto la soglia dei 61.
Attenzione però: quel 60 è un dato di Canale 12 e arriva da exit poll, non da uno spoglio. Un seggio di scarto è dentro il margine di errore.
Netanyahu intanto parla di vittoria gigantesca.
È la sua lettura: il Likud è primo e, a suo dire, la maggioranza degli israeliani è di destra. Ma il comunicato politico non è un conteggio dei seggi.
Esatto. Dire che il Likud è primo è sostenuto dai dati; dire che questo si traduce in un governo, per ora no.
E l'affluenza? Che peso ha?
È la più bassa dal 2009, con un calo stimato di circa il 10% tra gli arabo-israeliani. Per i partiti minori, con la soglia del 3,25%, può decidere chi entra.
Quel 10% è una stima riferita dai media, non un dato ufficiale. E sull'effetto concreto sui seggi, il testo non dice nulla.
Cosa resta aperto?
Le alleanze, e il timore di un quinto voto evocato da Gantz.
Che ci sarà un quinto voto non è affatto scritto: è un avvertimento in campagna elettorale, non una previsione.
Le Pouls
- Gli exit poll inchiodano il blocco di destra a 60 seggi, uno solo sotto la soglia dei 61 necessari.
- Il Likud resta primo con 31 seggi, ma il premier non riesce a trasformare la campagna vaccinale in una vittoria piena.
- L'affluenza crolla al minimo dal 2009, con un calo che tocca soprattutto gli arabo-israeliani.
- Netanyahu rivendica la vittoria mentre Lapid e Gantz lanciano l'allarme: lo spettro di una quinta tornata incombe.
- Il quadro resta sospeso, con le trattative per la coalizione e il rischio di nuove elezioni all'orizzonte.
Nel tardo pomeriggio del voto israeliano del marzo 2021, con le urne ancora aperte, le prime proiezioni hanno raccontato una storia che il paese conosce fin troppo bene: nessuna maggioranza netta e un groviglio di alleanze ancora da sciogliere. È la quarta volta in due anni che Israele si ferma davanti alle urne senza trovare un verdetto, e la stanchezza dei cittadini pesa quanto i numeri. Il Likud di Netanyahu resta primo, ma non abbastanza per governare da solo né per chiudere il conto con la destra.
Alla chiusura delle urne, gli exit poll hanno disegnato per Israele un quadro già visto: un sostanziale testa a testa e nessuna maggioranza chiara. È la quarta volta al voto in due anni, e la sensazione diffusa è di essere tornati al punto di partenza.
Il Likud di Benjamin Netanyahu resta il primo partito con 31 seggi, ma non sfonda. Secondo le prime stime, il blocco di destra, anche con l'alleato Naftali Bennett, si fermerebbe a 60 seggi, uno in meno della maggioranza. Netanyahu ha comunque parlato di vittoria gigantesca, sostenendo che la maggioranza degli israeliani vuole un governo di destra.
La partecipazione è stata la più bassa dal 2009, con un calo concentrato tra gli arabo-israeliani. Anche nei seggi riservati ai malati di Covid e a chi era in isolamento l'affluenza è rimasta scarsa, nonostante gli sforzi dello Stato e i ripetuti appelli dei partiti.
Nel frattempo, i leader dell'opposizione hanno usato toni drammatici. Lapid ha parlato di momento della verità, Gantz ha avvertito che potrebbe non esserci spazio per un quinto voto a meno di una scelta chiara. Ora si attendono i risultati reali e le trattative per la coalizione, con lo spettro di nuove elezioni ancora sul tavolo.
Alla chiusura delle urne, gli exit poll hanno consegnato a Israele un risultato già visto: nessuna maggioranza chiara e un nuovo rebus di alleanze. È la quarta volta al voto in due anni, e il quadro che emerge dalle prime proiezioni è un sostanziale testa a testa.
Il Likud di Benjamin Netanyahu resta il primo partito, con 31 seggi. Ma, nonostante il successo della campagna vaccinale su cui il premier aveva puntato, non sfonda. Dietro di lui si piazza il centrista Yair Lapid con 16 seggi, mentre Benny Gantz, suo ex alleato, risale fino a 8.
Il dato che pesa di più riguarda i blocchi. Secondo Canale 12, lo schieramento di destra guidato da Netanyahu non raggiungerebbe la maggioranza nemmeno alleandosi con l'outsider Naftali Bennett, leader di Yamina: si fermerebbe a 60 seggi, uno in meno dei 61 necessari per governare.
Netanyahu, nel suo primo commento, ha comunque cantato vittoria. «Ai cittadini di Israele dico grazie, mi avete dato un grande successo», ha detto, definendo il risultato una vittoria gigantesca per la destra e per il Likud. Ha aggiunto che una netta maggioranza degli israeliani è di destra e vuole un governo di destra, e che è ciò che intende fare.
Il voto è stato segnato dalla più bassa affluenza dal 2009. Alle 20 si registrava quasi il 5% in meno rispetto all'anno precedente, con un calo che sembra concentrarsi soprattutto tra gli arabo-israeliani, stimato intorno al 10% in meno. Per questo tutti i partiti, in particolare quelli minori di destra e di sinistra preoccupati di non superare la soglia di sbarramento del 3,25%, hanno invitato senza sosta a votare.
Lo Stato aveva messo in campo molte risorse, in quelle che sono state le elezioni più costose della storia israeliana, per permettere il voto anche a contagiati e persone in quarantena. Eppure, secondo i media, l'affluenza è stata bassa anche nei seggi riservati ai malati di Covid e a chi era in isolamento: a metà pomeriggio avevano votato solo 1.200 persone su 6.700.
La giornata elettorale è stata caratterizzata da toni molto drammatici, soprattutto da parte dei partiti di centro. Lapid, principale avversario di Netanyahu, ha parlato di «momento della verità», con due sole opzioni: un governo guidato da lui oppure un governo che ha definito oscurantista, pericoloso, razzista e omofobo, che prenderebbe i soldi a chi lavora per darli a chi non lavora.
Gantz, attuale ministro della Difesa, ha invitato a scegliere Blu Bianco, avvertendo che altrimenti una quinta tornata di voto potrebbe non avere luogo, e promettendo un nuovo tipo di governo. Ora si attendono i risultati reali e le trattative per la coalizione: lo spettro di un quinto voto resta sul tavolo.
Citations marquantes
È stata una vittoria gigantesca per la destra e per il Likud.— Benjamin Netanyahu
O un nostro governo o un governo oscurantista, pericoloso, razzista e omofobo.— Yair Lapid