Mentre le criptovalute si consolidano nei portafogli dei grandi patrimoni — con il 70% degli investitori americani e il 58% di quelli italiani già esposti al settore — emerge una tensione silenziosa tra la domanda dei clienti e la prudenza dei loro consulenti. Solo il 13% dei wealth manager raccomanda attivamente questi asset, rivelando un divario tra l'evoluzione dei mercati e quella delle istituzioni che dovrebbero interpretarli. In Italia, dove il 40% degli investitori ricchi preferisce affidarsi a un intermediario anche per le cripto, questa frattura assume una forma tutta particolare: il
Il 70% dei ricchi Usa investe in cripto, ma i consulenti restano scettici
Il 40% degli investitori italiani ricchi gestisce le cripto tramite consulenti
Allora, il 70% dei ricchi americani investe in cripto, ma solo il 13% dei consulenti le consiglia. Come si spiega questa frattura?
È il cuore della storia. I clienti ricchi vedono le criptovalute come un'opportunità di diversificazione e rendimento. I consulenti, invece, rimangono cauti — forse per responsabilità fiduciaria, forse per mancanza di competenza, forse per prudenza regolamentare.
Ma attenzione: il 13% è la stima di CoinShares, una società che gestisce proprio asset digitali. Non sappiamo se altri consulenti le consigliano meno attivamente ma comunque le offrono, o se il numero è davvero così basso.
E in Italia? Sembra un mercato diverso.
Sì, perché in Italia il 40% degli investitori ad alto patrimonio netto gestisce le cripto tramite un wealth manager. È il doppio della media europea. Gli italiani non comprano da soli — vogliono una guida.
Però qui c'è un dato interessante: l'85% di chi non investe ancora dichiara che lo farebbe se guidato da un consulente. È una promessa, non un fatto. Non sappiamo se quando il consulente dirà sì, loro diranno davvero sì.
E i giovani? Sembrano il motore della crescita.
Esattamente. Gli under 45 hanno una quota di cripto quasi doppia rispetto agli altri. Non hanno la stessa diffidenza dei consulenti più anziani. Vedono bitcoin ed Ethereum come asset normali.
Ma il report non dice quanti giovani ricchi ci sono nel campione. Se sono il 20% del totale, quella differenza potrebbe essere meno rivoluzionaria di quanto sembra.
Quindi il vero cambio è generazionale?
Sì, e strutturale. Le banche private italiane si stanno attrezzando con soluzioni dedicate. Non è più una nicchia — è un'asset class che le istituzioni riconoscono.
Vero, ma il report non dice quante banche lo stanno facendo, né quanto rappresentano del mercato totale. È una tendenza reale, ma la scala rimane poco chiara.
Le Pouls
- Le criptovalute non sono più un fenomeno di nicchia: sette investitori ricchi su dieci negli USA le detengono già, e in Italia la quota sfiora il 60%, con i giovani tra 18 e 45 anni che mostrano una familiarità quasi doppia rispetto alle generazioni precedenti.
- Il paradosso è stridente: mentre i clienti facoltosi chiedono esposizione agli asset digitali, solo il 13% dei loro consulenti è disposto a raccomandarli attivamente, creando un cortocircuito tra domanda e offerta di consulenza.
- In Italia la dipendenza dall'intermediario è strutturale: l'85% di chi non ha ancora investito in cripto dichiara che lo farebbe solo con la guida di un wealth manager, rendendo i consulenti il vero collo di bottiglia — o la vera leva — per la crescita del mercato.
- Le private bank italiane stanno iniziando a rispondere, strutturandosi con soluzioni dedicate alle criptovalute e riconoscendo il doppio motore del cambiamento: il ricambio generazionale e una crescente sofisticazione finanziaria della clientela.
- La diversificazione interna al settore avanza: in Italia oltre il 70% degli investitori detiene cripto diverse dal bitcoin, e Ethereum ha registrato il suo miglior mese di sempre su Borsa Italiana, segnale di un mercato che matura oltre la speculazione.
Mentre le criptovalute si consolidano nei portafogli dei grandi patrimoni — con il 70% degli investitori americani e il 58% di quelli italiani già esposti al settore — emerge una tensione silenziosa tra la domanda dei clienti e la prudenza dei loro consulenti. Solo il 13% dei wealth manager raccomanda attivamente questi asset, rivelando un divario tra l'evoluzione dei mercati e quella delle istituzioni che dovrebbero interpretarli. In Italia, dove il 40% degli investitori ricchi preferisce affidarsi a un intermediario anche per le cripto, questa frattura assume una forma tutta particolare: il futuro del settore dipenderà dalla capacità dei consulenti di colmare la distanza tra scetticismo professionale e realtà dei portafogli.
Le criptovalute hanno trovato posto stabile nei portafogli dei grandi patrimoni. Negli Stati Uniti il 70% degli investitori con oltre un milione di dollari le detiene; in Italia la quota è del 58% tra chi può investire oltre 500 mila euro. Lo rivela una ricerca di CoinShares — società con circa 7,5 miliardi di dollari in gestione — condotta su oltre 2.200 investitori in sette Paesi europei e negli USA.
Eppure il mercato vive un paradosso: mentre la domanda cresce, i consulenti restano ai margini. Solo il 13% dei wealth manager raccomanda attivamente le criptovalute, aprendo una frattura visibile tra ciò che i clienti ricchi vogliono e ciò che i loro advisor sono disposti a suggerire.
L'Italia presenta caratteristiche proprie. Il Paese è ancora indietro rispetto a USA, Regno Unito e Germania, ma si distingue per il peso dell'intermediazione: il 40% degli investitori italiani ad alto patrimonio gestisce le proprie cripto tramite un wealth manager, tredici punti sopra la media europea del 27%. E tra chi non ha ancora investito, l'85% dichiara che lo farebbe solo con la guida di un consulente — un dato che rivela quanto il mercato italiano resti ancorato alla figura dell'intermediario professionale.
A trainare la crescita sono i giovani: la fascia 18-45 anni mostra una familiarità con il settore quasi doppia rispetto agli investitori più anziani. Diverse private bank italiane si stanno già attrezzando con soluzioni dedicate, riconoscendo il doppio motore del cambiamento: il ricambio generazionale e una clientela sempre più consapevole.
All'interno del settore cresce anche la diversificazione. L'89% del campione globale detiene cripto diverse dal bitcoin; in Italia la quota supera il 70%. Bitcoin resta il riferimento storico con circa il 50% dei volumi, ma Ethereum, Solana e Hyperliquid presidiano l'altra metà del mercato. Ethereum ha registrato il suo miglior mese di sempre su Borsa Italiana negli Etp di CoinShares, quotati da febbraio 2026: un segnale che il mercato italiano non insegue una moda, ma costruisce una struttura di investimento sempre più sofisticata.
Le criptovalute hanno conquistato una posizione stabile nei portafogli dei più ricchi. Negli Stati Uniti, il 70% degli investitori ad alto patrimonio netto — quelli con oltre un milione di dollari — detiene monete digitali. In Italia la penetrazione è più contenuta ma comunque significativa: il 58% di chi può investire oltre 500 mila euro ha scelto di entrare nel settore. A rivelarlo è una ricerca di CoinShares, società di gestione specializzata in asset digitali con circa 7,5 miliardi di dollari sotto amministrazione, che ha intervistato oltre 2.200 investitori classificati come sub-High Net Worth Individual e High Net Worth Individual in sette Paesi europei e negli Stati Uniti.
Ma c'è un paradosso nel mercato. Mentre la domanda di prodotti legati alle criptovalute cresce tra i clienti più facoltosi, i consulenti finanziari che dovrebbero guidarli restano largamente scettici. Solo il 13% dei wealth manager raccomanda attivamente le criptovalute ai propri clienti. È una frattura significativa tra quello che i ricchi vogliono fare e quello che i loro consiglieri sono disposti a suggerire.
L'Italia presenta un quadro particolare. Il Paese sconta ancora un ritardo rispetto agli Stati Uniti, al Regno Unito e alla Germania, dove la penetrazione delle criptovalute tra i ricchi raggiunge il 70%. Tuttavia, la Penisola si distingue per un aspetto: il ruolo centrale dei consulenti finanziari. Il 40% degli investitori italiani ad alto patrimonio netto gestisce i propri asset digitali attraverso un wealth manager. È una quota di 13 punti percentuali superiore alla media europea, che si ferma al 27%. Questo riflette una caratteristica strutturale del mercato italiano, dove gli investitori preferiscono affidarsi a intermediari professionali piuttosto che operare in autonomia.
Secondo Laurence Vardaxoglou, autore della ricerca, questa preferenza per l'intermediazione è ancora più marcata tra chi non investe ancora in criptovalute. L'85% di questi potenziali investitori dichiara che valuterebbe l'ingresso nel settore solo se guidato da un wealth manager. È un dato che rivela quanto il mercato italiano rimanga legato alla figura del consulente, anche quando si tratta di asset innovativi e ancora poco conosciuti dal grande pubblico.
La crescita delle criptovalute in Italia è sostenuta soprattutto dai giovani. La fascia di età tra 18 e 45 anni mostra una familiarità con il settore quasi doppia rispetto agli investitori più anziani. Matteo Stivanello, responsabile di CoinShares per l'Italia, descrive il contesto come in rapida evoluzione. La figura tradizionale dell'investitore conservatore, orientato verso rendimenti modesti e stabili, sta cedendo il passo a profili più dinamici che cercano esposizione a classi di asset con potenziale di crescita più elevato, incluse le criptovalute. Diverse private bank italiane si stanno già strutturando con soluzioni dedicate a questa asset class, riconoscendo sia il ricambio generazionale sia la crescente consapevolezza finanziaria tra i clienti.
Un'ultima tendenza emersa dalla ricerca riguarda la diversificazione all'interno del settore delle criptovalute. L'89% del campione globale detiene monete digitali diverse dal bitcoin. In Italia la quota è ancora più alta: oltre il 70% degli intervistati possiede una varietà di asset digitali. Bitcoin mantiene il ruolo di leader storico, rappresentando circa il 50% dei volumi tra gli investitori italiani. L'altra metà del mercato è presidiata da criptovalute come Ethereum, Solana e Hyperliquid. Ethereum ha registrato il suo miglior mese di sempre per volumi su Borsa Italiana nei prodotti Etp di CoinShares, quotati da febbraio 2026. È un segnale che il mercato italiano non sta semplicemente seguendo una moda, ma sta sviluppando una struttura di investimento sempre più sofisticata e diversificata.
Citations marquantes
Il mercato italiano è fortemente intermediato e c'è una propensione molto elevata a collaborare con un consulente per investire in criptovalute— Laurence Vardaxoglou, autore della ricerca CoinShares
La tradizionale figura dei 'bot people' sta pian piano scomparendo a favore di investitori orientati verso asset con rendimenti più elevati, incluse le cripto— Matteo Stivanello, responsabile CoinShares per l'Italia