Nel cuore di un conflitto che ridisegna gli equilibri del Golfo Persico, la Marina americana si trova a fare i conti non solo con un avversario esterno, ma con le proprie risorse che si assottigliano: fondi destinati agli stipendi dei militari sono stati dirottati per sostenere operazioni di combattimento, mentre nello Stretto di Hormuz le petroliere bruciano e le minacce iraniane si fanno sempre più cariche di storia. È il paradosso antico della guerra: chi la conduce rischia di logorarsi dall'interno prima ancora di vincerla fuori.
Guerra Usa-Iran: Trump rivendica controllo di Hormuz mentre petroliera viene colpita
La Marina trasferisce fondi dagli stipendi per pagare la guerra
Come è possibile che la Marina americana si trovi in questa situazione di crisi finanziaria?
La guerra con l'Iran ha consumato risorse a un ritmo insostenibile. Il Pentagono ha dovuto scegliere: continuare le operazioni di combattimento oppure mantenere gli stipendi. Ha scelto di continuare a combattere, attingendo ai fondi destinati al personale.
Ma quanto è grave davvero? Hegseth parla di 35,7 miliardi, ma non è chiaro se sia il costo totale. E il Guardian ha visto documenti interni, ma non sappiamo quanti altri dipartimenti militari affrontano lo stesso problema.
E cosa significa questo per i soldati?
Significa che potrebbero non ricevere gli stipendi in tempo, o che le operazioni di manutenzione delle basi potrebbero essere ritardate. È una situazione che Susan Collins ha definito come «problemi di liquidità a breve termine».
Vero, ma Collins non ha detto esattamente quali forze armate fossero coinvolte. Un collaboratore ha confermato che era la Marina, ma non sappiamo se anche l'Esercito o l'Aeronautica affrontino lo stesso problema.
E intanto cosa succede nello Stretto di Hormuz?
Le petroliere vengono colpite. Una è stata attaccata martedì, ha preso fuoco, ma l'equipaggio è salvo. L'UKMTO avverte che il livello di minaccia è grave.
Però non sappiamo chi ha sparato. Il rapporto dice «proiettile non identificato». Potrebbe essere l'Iran, potrebbe essere un'altra fazione. E il traffico è calato del 95% rispetto ai livelli prebellici, ma non è chiaro se sia dovuto al blocco americano o alla paura degli attacchi.
Trump dice che tutto è sotto controllo.
Trump sostiene che lo Stretto è aperto, che gli Usa lo monitorano costantemente e che l'Iran è in difficoltà. Ma gli attacchi continuano, e le minacce iraniane diventano sempre più esplicite.
Il problema è che Trump parla di controllo totale, ma una petroliera è stata colpita proprio mentre lui parlava. Non è una contraddizione che possiamo ignorare. E quando dice che gli Usa vedono «ogni centimetro» dello Stretto, è una dichiarazione che non può essere verificata indipendentemente.
El Pulso
- La Marina Usa ha toccato un limite critico: per pagare la guerra contro l'Iran, ha attinto ai fondi degli stipendi militari, aprendo una crisi finanziaria interna documentata dal Pentagono stesso.
- Il costo ufficiale del conflitto ha già superato i 35 miliardi di dollari, ma la cifra reale rimane avvolta nell'incertezza, alimentando allarme al Congresso e tra gli esperti di difesa.
- Nello Stretto di Hormuz una petroliera è stata colpita e incendiata da un proiettile non identificato: l'equipaggio è salvo, ma il livello di minaccia regionale è classificato come grave.
- L'Iran risponde con parole che pesano come pietre: Teheran promette danni «catastrofici» agli interessi americani se Washington compirà nuovi atti di aggressione.
- Trump insiste che lo Stretto è aperto e sotto controllo americano, ma il traffico marittimo è crollato del 95% rispetto ai livelli prebellici, e la realtà sul campo racconta un'altra storia.
Nel cuore di un conflitto che ridisegna gli equilibri del Golfo Persico, la Marina americana si trova a fare i conti non solo con un avversario esterno, ma con le proprie risorse che si assottigliano: fondi destinati agli stipendi dei militari sono stati dirottati per sostenere operazioni di combattimento, mentre nello Stretto di Hormuz le petroliere bruciano e le minacce iraniane si fanno sempre più cariche di storia. È il paradosso antico della guerra: chi la conduce rischia di logorarsi dall'interno prima ancora di vincerla fuori.
La guerra di Trump contro l'Iran ha trascinato la Marina americana in una crisi finanziaria senza precedenti. Documenti del Pentagono esaminati dal Guardian rivelano che la Marina ha dovuto prelevare fondi destinati agli stipendi dei militari per coprire i costi delle operazioni di combattimento. Un memorandum interno parla esplicitamente di «deficit nei fondi per gli stipendi», conseguenza diretta del modo in cui il dipartimento ha gestito le risorse durante il conflitto.
Il bilancio della Marina per il 2026 sfiora i 300 miliardi di dollari, suddiviso in categorie rigidamente definite dal Congresso. La questione è emersa pubblicamente il 21 luglio, quando la senatrice Susan Collins ha dichiarato in audizione di aver appreso che alcune forze armate affrontano «problemi di liquidità a breve termine». Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha quantificato il costo del conflitto in 35,7 miliardi di dollari, cifra la cui completezza rimane incerta.
Nello Stretto di Hormuz le tensioni non si allentano. Una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato, provocando un incendio poi domato; l'equipaggio è sano e salvo. L'UKMTO ha classificato il livello di minaccia regionale come grave, mentre il traffico marittimo è crollato di quasi il 95% rispetto ai livelli prebellici.
Da Teheran, Mohsen Rezaei ha avvertito che l'Iran «causerà danni catastrofici» agli interessi americani in caso di nuove aggressioni, dichiarando apertamente la sfiducia verso una diplomazia che considera tradita più volte. Trump, al contrario, continua a dipingere uno scenario di controllo totale: lo Stretto è aperto, le mine sono state rimosse, la Space Force monitora ogni centimetro d'acqua. Ma tra le promesse presidenziali e i memorandum interni del Pentagono si apre un solco che il conflitto, lontano da qualsiasi risoluzione, continua ad allargare.
La guerra di Donald Trump contro l'Iran ha trascinato la Marina americana in una crisi finanziaria senza precedenti. Secondo documenti del Pentagono esaminati dal Guardian e interviste con funzionari militari, appaltatori ed esperti di difesa, la Marina è stata costretta a prelevare fondi destinati agli stipendi dei militari per coprire i costi delle operazioni di combattimento. Un memorandum interno del Pentagono avverte esplicitamente della presenza di «deficit nei fondi per gli stipendi», una conseguenza diretta del fatto che il dipartimento ha attinto a quelle risorse per finanziare gli scontri in corso.
Il bilancio della Marina per il 2026 ammonta a quasi 300 miliardi di dollari, suddiviso in categorie specifiche stabilite dal Congresso: personale, costruzione navale, acquisizione di sistemi d'arma e operazioni quotidiane della flotta e delle basi. La legge impone limiti precisi su come questi fondi possono essere trasferiti tra le diverse voci di spesa. La questione è emersa pubblicamente a Capitol Hill quando la senatrice Susan Collins, durante un'audizione della Commissione stanziamenti del Senato il 21 luglio, ha dichiarato di aver appreso che «alcune forze armate stanno affrontando problemi di liquidità a breve termine». Un collaboratore parlamentare ha confermato che la Marina rientrava tra le forze armate interessate. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha riferito che il conflitto con l'Iran è costato finora 35,7 miliardi di dollari, anche se rimane incerto se questa cifra rappresenti il conteggio completo dei costi.
Mentre Washington sostiene il controllo della situazione, le tensioni nello Stretto di Hormuz continuano a intensificarsi. Una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato martedì, secondo quanto riportato dall'UKMTO (United Kingdom Maritime Trade Operations), provocando un incendio che è stato successivamente domato. L'equipaggio è stato dichiarato sano e salvo. L'UKMTO ha emesso un avviso oggi e ha consigliato alle navi in transito di prestare attenzione e segnalare qualsiasi attività sospetta, classificando il livello di minaccia regionale come grave. L'incidente si verifica in un contesto di forti tensioni lungo questa strategica via navigabile, dove Washington sostiene che il blocco contro l'Iran rimane in vigore, contribuendo a una diminuzione di quasi il 95% del traffico marittimo giornaliero rispetto ai livelli prebellici.
Da Teheran arrivano minacce sempre più esplicite. Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale iraniano, ha dichiarato che l'Iran «non si fida degli americani che hanno ripetutamente tradito la diplomazia e i negoziati». In un incontro con il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, Rezaei ha avvertito che «se gli Stati Uniti compiranno qualsiasi atto di aggressione contro la Repubblica islamica», Teheran «causerà danni catastrofici ai loro interessi militari ed economici tali che saranno ricordati nella storia».
Trump, dal canto suo, continua a sostenere che la situazione è sotto controllo americano. Ha ribadito che lo Stretto di Hormuz rimane aperto e che l'Iran affronta grandi difficoltà, non riuscendo nemmeno a pagare le proprie truppe. «Lo Stretto è aperto. C'è un grande transito di navi. Milioni e milioni di barili di petrolio escono dallo Stretto di Hormuz ogni giorno», ha dichiarato il presidente. Ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno «completamente bonificato lo Stretto» dalle mine e lo monitorano costantemente attraverso la Space Force, affermando che «vedono ogni centimetro di questo tratto di mare». Ha anche notato che «di tanto in tanto» l'Iran «spara qualche colpo», ma che le capacità americane di risposta rimangono superiori. Trump ha inoltre affermato che la Russia si è comportata «piuttosto bene» riguardo allo Stretto di Hormuz.
La situazione rimane precaria. Da un lato, gli Stati Uniti affrontano una crisi di bilancio interno che compromette la capacità di mantenere le operazioni militari e pagare il personale. Dall'altro, gli attacchi alle navi mercantili nello Stretto di Hormuz continuano, e le minacce iraniane si fanno sempre più concrete. Il conflitto, che ha già consumato decine di miliardi di dollari, mostra pochi segni di risoluzione, mentre le conseguenze economiche e militari si ripercuotono su entrambi i fronti.
Citas Notables
Se gli Stati Uniti compiranno qualsiasi atto di aggressione contro la Repubblica islamica, Teheran causerà danni catastrofici ai loro interessi militari ed economici tali che saranno ricordati nella storia— Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale iraniano
Lo Stretto è aperto. C'è un grande transito di navi. Milioni e milioni di barili di petrolio escono dallo Stretto di Hormuz ogni giorno— Donald Trump