Governo studia nuove misure contro il caro energia: dal conto termico agli aiuti alle Pmi

L'energy release è il vero sogno nel cassetto, ma rimane la massima cautela
Il governo valuta l'estensione del meccanismo a tutte le pmi, ma i rilievi europei frenano l'entusiasmo.
Mark

Perché il governo sente la necessità di queste misure proprio adesso?

Mimi

Perché il caro energia ha colpito segmenti che finora non erano stati toccati dagli interventi precedenti. Il ceto medio e le pmi sono rimasti esclusi, e la pressione politica è cresciuta.

Luke

Ma il governo ha già speso miliardi con l'energy release. Quanto di questo nuovo pacchetto è realmente nuovo e quanto è solo una riformulazione di strumenti già esistenti?

Mark

Il conto termico sembra essere il pilastro più concreto. Come funzionerebbe l'estensione?

Mimi

Si allargherebbe a università e ospedali, e per i comuni piccoli ci sarebbe uno schema a scalare: copertura totale per il primo intervento, poi all'80% per i successivi.

Luke

Questo significa che i comuni dovranno comunque trovare il 20% per i progetti successivi. È una misura di sostegno reale o è un modo per limitare la spesa?

Mark

E l'ecobonus al 65%? È una novità?

Mimi

È stato anticipato a settembre e confermato dal viceministro Leo. Punta sull'elettrificazione: pompe di calore, pannelli solari anche piccoli sui balconi.

Luke

Il 65% è lo stesso livello di detrazioni precedenti. Cosa cambia concretamente per il cittadino medio rispetto a quello che poteva fare prima?

Mark

L'energy release sembra il vero cavallo di battaglia. Perché estenderlo alle pmi?

Mimi

Perché funziona. Ha generato 480 contratti, coinvolto 3.238 aziende, e ha distribuito 3 miliardi in due anni. Le imprese lo chiedono.

Luke

Ma Bruxelles ha già sollevato rilievi. Il governo dice di procedere con cautela. Quanto è realistico un ampliamento senza nuovi problemi con la Commissione?

  • 1.500 richieste per il conto termico a febbraio per 1,3 miliardi di euro
  • 480 contratti energy release, 3.238 società coinvolte, 23,6 TWh assegnati
  • 3 miliardi di euro erogati tramite energy release nel 2025-2026
  • Ecobonus al 65% per elettrificazione e pompe di calore

Il governo punta a raggiungere target esclusi finora: ceto medio e PMI, utilizzando la flessibilità energetica europea per misure strutturali anziché sussidi a pioggia. Tra le ipotesi: potenziamento del conto termico per università e ospedali, nuovo ecobonus al 65% per elettrificazione, e aiuti strutturali per PMI con garanzie per contratti a prezzo fisso.

Il governo italiano valuta diverse misure per contrastare il caro energia sfruttando la flessibilità concessa da Bruxelles, con focus su PMI e ceto medio attraverso potenziamento del conto termico, ecobonus e possibile estensione dell'energy release.

Il governo italiano sta vagliando un ventaglio di misure per affrontare il caro energia, sfruttando uno spazio di manovra che Bruxelles ha concesso in materia di politica energetica. L'obiettivo dichiarato è raggiungere segmenti della popolazione e dell'economia rimasti finora ai margini degli interventi: il ceto medio, sempre più pressato dai rincari, e le piccole e medie imprese. La sfida è trovare un equilibrio tra le necessità domestiche e i vincoli europei, che escludono sussidi indiscriminati e richiedono invece misure strutturali capaci di rinforzare il sistema energetico nel suo complesso.

Al centro della riflessione governativa, coordinata tra il ministero dell'Economia e quello dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica sotto la guida di Gilberto Pichetto Fratin, c'è innanzitutto il potenziamento del conto termico. Lo strumento verrebbe esteso per garantire l'efficientamento energetico di settori della pubblica amministrazione come università e ospedali. Contemporaneamente, il governo intende risolvere una questione rimasta in sospeso: a febbraio scorso il Gse ha dovuto chiudere il vecchio meccanismo dopo aver ricevuto 1.500 richieste per un valore complessivo di 1,3 miliardi di euro. La soluzione allo studio prevede di finanziare i progetti presentati dai comuni con meno di 5mila abitanti secondo uno schema a scalare, coprendo il 100% della spesa per il primo intervento e l'80% per quelli successivi della stessa amministrazione.

Su un secondo fronte, il governo sta valutando un nuovo ecobonus con detrazione fiscale al 65% destinato a finanziare interventi di ristrutturazione con particolare attenzione all'elettrificazione dei consumi: pompe di calore e impianti fotovoltaici, anche di piccola taglia installabili su balconi, da 1 kilowatt. La proposta, anticipata da questo giornale a settembre, è stata confermata dal viceministro dell'Economia Maurizio Leo. Parallelamente, il governo ragiona su un sostegno strutturale mirato alle pmi, che potrebbe includere un incremento della garanzia di ultima istanza per facilitare l'accesso ai Ppa, i contratti di acquisto di energia a lungo termine a prezzo fisso.

Ma è l'energy release il vero obiettivo che circola negli ambienti di governo e che ha riscosso il favore anche delle imprese. Si tratta del meccanismo che fornisce energia a prezzo calmierato, 65 euro per megawattora, alle aziende energivore in cambio dell'impegno di realizzare nuova capacità rinnovabile. I numeri dello strumento finora sono significativi: 480 contratti sottoscritti, 3.238 società coinvolte, 23,6 terawattora di volumi assegnati sui 24 terawattora annui disponibili presso il Gse. Nel 2025 sono stati erogati 1 miliardo di euro, mentre quest'anno la cifra sale a 2 miliardi. Questi dati testimoniano il gradimento dello strumento e spingerebbero il governo verso un ampliamento che lo estenda a tutte le piccole e medie imprese.

Tuttavia, la cautela rimane il tono dominante nelle valutazioni in corso. L'energy release non ha avuto un percorso agevole: Bruxelles ha sollevato rilievi sul meccanismo, e il governo non intende ripetere quella esperienza. Le misure rimangono dunque ancora in fase di studio, con i tecnici che cercano di costruire un pacchetto coerente con i vincoli europei e capace al contempo di rispondere alle pressioni economiche che colpiscono il ceto medio e le imprese di minore dimensione.

Il governo intende utilizzare la flessibilità sull'energia concessa da Bruxelles per raggiungere il ceto medio e le pmi, finora esclusi dagli interventi contro il caro energia
— Analisi governativa
L'energy release ha dimostrato elevato gradimento con 480 contratti sottoscritti e 3,2 miliardi di euro distribuiti, spingendo verso un possibile ampliamento
— Vinicio Mosè Vigilante, amministratore delegato del Gse
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