Ghiacciai svizzeri perdono il 20% del volume in 5 anni, allarme per l'Europa

Lo scioglimento accelerato dei ghiacciai ha causato inondazioni catastrofiche e mortali in Nepal ad agosto, con destabilizzazione del versante himalayano.
È quasi troppo tardi per salvare i ghiacciai alpini
Matthias Huss di Glamos avverte che il riscaldamento ha già condannato le Alpi, ma non ancora le calotte polari.
Mark

Perché questo scioglimento dei ghiacciai svizzeri dovrebbe importare a qualcuno che non vive in Svizzera?

Mimi

Perché la Svizzera non è solo un paese alpino. È il serbatoio idrico d'Europa. Alimenta il Danubio, il Po, il Reno, il Rodano. Quando i ghiacciai svizzeri perdono 2,2 trilioni di litri in tre mesi, questo colpisce l'approvvigionamento idrico di mezza Europa.

Luke

Ma aspetta—quei 2,2 trilioni di litri sono la perdita totale di scioglimento, o la perdita netta di volume? Perché se è scioglimento, parte di quell'acqua rimane comunque nel sistema idrico europeo, giusto?

Mimi

È una buona domanda. Sì, l'acqua rimane nel sistema, ma il problema è il timing e la qualità. L'acqua di scioglimento accelerato arriva tutto in una volta, causando inondazioni. E quando i ghiacciai scompaiono, non c'è più un serbatoio naturale che regola il flusso durante i mesi secchi.

Mark

Huss dice che è "quasi troppo tardi" per i ghiacciai alpini. Cosa significa esattamente?

Mimi

Significa che anche se domani riducessimo le emissioni di CO2 a zero, i ghiacciai alpini continueranno a sciogliersi per decenni a causa del riscaldamento già accumulato nell'atmosfera. Il sistema è già in movimento.

Luke

Ma allora perché Huss dice che per le calotte polari non è ancora troppo tardi? Qual è la differenza scientifica?

Mimi

Le calotte polari sono molto più grandi e hanno una inerzia termica diversa. Se riduciamo le emissioni ora, possiamo ancora limitare quanto si scioglieranno. Per le Alpi, il danno è già fatto.

Mark

E il Nepal? Come si collega?

Mimi

Una frana nel versante himalayano ad agosto ha causato inondazioni mortali. Gli esperti dicono che il riscaldamento globale ha destabilizzato quella zona. È lo stesso fenomeno, ma in un'altra catena montuosa.

Luke

Però attenzione: il report dice che il riscaldamento "ha contribuito a destabilizzare" il versante himalayano. Non dice che è la causa diretta della frana. Potrebbero esserci altri fattori geologici.

Mimi

Giusto. Ma il pattern è chiaro: il riscaldamento globale sta accelerando lo scioglimento dei ghiacciai ovunque, e questo ha conseguenze a cascata.

Mark

Allora cosa dovrebbe fare l'Europa adesso?

Mimi

Ridurre le emissioni di CO2. È l'unica leva che abbiamo. Per i ghiacciai alpini è quasi troppo tardi, ma per limitare il danno globale—soprattutto l'innalzamento del livello del mare—dobbiamo agire ora.

  • I ghiacciai svizzeri hanno perso in media tra 2,5 e 4 metri di spessore nel 2026, con punte di 10 metri su alcune lingue glaciali, segnando il secondo anno più devastante della storia del monitoraggio.
  • In soli cinque anni è scomparso quasi un quinto del volume glaciale totale della Svizzera, un paese che ricava oltre la metà della propria elettricità dall'idroelettrico e alimenta i grandi fiumi europei.
  • Il caldo prolungato, le scarse nevicate invernali e la polvere sahariana che oscura e surriscalda la superficie dei ghiacciai si combinano in un ciclo distruttivo che si ripete con intensità crescente.
  • Lo scioglimento accelerato non è confinato alle Alpi: in Nepal, ad agosto, una frana innescata dal disgelo himalaiano ha provocato inondazioni catastrofiche e vittime, rendendo visibile il costo umano globale della crisi.
  • Gli esperti di Glamos e dell'ETHZ dichiarano che è 'quasi troppo tardi' per i ghiacciai alpini, ma che ridurre le emissioni potrebbe ancora proteggere le calotte polari e limitare l'innalzamento dei mari per miliardi di persone costiere.

In un'epoca in cui la natura tiene il conto di ciò che l'umanità ha emesso nell'atmosfera, i ghiacciai svizzeri hanno perso nel 2026 il 5,5% del loro volume — la seconda perdita annuale più grave mai registrata — portando il totale degli ultimi cinque anni a quasi un quinto dell'intero patrimonio glaciale alpino. La Svizzera, serbatoio idrico dell'Europa e fonte vitale del Danubio, del Po, del Reno e del Rodano, non vive questa crisi da sola: il suo disgelo è un segnale che attraversa il continente intero. Gli scienziati parlano di un punto di non ritorno per le Alpi, pur mantenendo una speranza residua per le calotte polari, a condizione che le emissioni di CO2 vengano ridotte con urgenza.

Nel 2026 i ghiacciai svizzeri hanno registrato la seconda perdita annuale di volume più grave mai documentata: il 5,5% in un solo anno, che si somma a un calo complessivo di quasi un quinto negli ultimi cinque anni. Il servizio di monitoraggio Glamos e l'Accademia svizzera delle Scienze hanno descritto questa accelerazione come un segnale d'allarme per l'intero continente europeo, che si riscalda più rapidamente di qualsiasi altra regione del pianeta.

Le cause sono ormai ben note: ondate di calore prolungate, nevicate invernali insufficienti e — come già nel 2022, anno del record assoluto — la polvere rossastra proveniente dal Sahara che si deposita sui ghiacciai aumentandone l'assorbimento di calore. Lo spessore medio dei ghiacciai è diminuito tra 2,5 e 4 metri, con riduzioni fino a 10 metri sulle lingue di alcuni ghiacciai. Tra i più colpiti figurano l'Aletsch, il più grande delle Alpi, insieme ad Allalin, Clarident e Rodano.

Matthias Huss, responsabile di Glamos e professore di Glaciologia all'ETHZ, ha attribuito il riscaldamento al cento per cento alle emissioni umane, spiegando che la neve invernale è fondamentale non solo per proteggere il ghiaccio esistente, ma anche per generarne di nuovo. La perdita di 2,2 trilioni di litri d'acqua tra luglio e settembre equivale a quattro volte il consumo idrico annuale dell'intera Svizzera — un dato che assume proporzioni continentali, poiché il paese alimenta il Danubio, il Po, il Reno e il Rodano.

Il disgelo alpino non è un fenomeno isolato: in Nepal, ad agosto, una frana destabilizzata dal riscaldamento himalaiano ha scatenato inondazioni mortali. I satelliti documentano una contrazione accelerata anche in Groenlandia e Antartide. Huss ha concluso con un realismo misurato: per i ghiacciai alpini è 'quasi troppo tardi', ma per le calotte polari — e per i miliardi di persone che vivono sulle coste — ridurre le emissioni di CO2 può ancora fare la differenza.

Nel 2026, i ghiacciai svizzeri hanno subito una perdita di volume pari al 5,5%, la seconda più grave mai registrata in un singolo anno. Solo negli ultimi cinque anni, il volume totale di ghiaccio in Svizzera è diminuito di quasi un quinto. Secondo il servizio di monitoraggio Glamos e l'Accademia svizzera delle Scienze, questa accelerazione dello scioglimento rappresenta un segnale d'allarme non solo per la Svizzera, ma per l'intero continente europeo, che si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altra regione del pianeta.

Le cause sono ormai ben identificate: ondate di caldo prolungato e scarse nevicate invernali hanno dominato il ciclo climatico degli ultimi anni. Nel 2022, il record assoluto di perdita annuale era stato innescato da una combinazione particolarmente devastante: temperature estive eccezionali, nevicate invernali insufficienti e un fenomeno inusuale di polvere rossastra proveniente dal Sahara che aveva oscurato la superficie dei ghiacciai, aumentandone l'assorbimento di calore. Quest'anno il fenomeno si è ripetuto con intensità simile, anche se il volume assoluto perso è stato leggermente inferiore a quello del 2003. La differenza cruciale è che il volume totale attuale dei ghiacciai svizzeri è ormai pari a circa un terzo di quello di ventitré anni fa, il che significa che la percentuale di perdita relativa è ancora più allarmante.

Matthias Huss, responsabile di Glamos e professore di Glaciologia al Politecnico Federale ETHZ, è stato esplicito nel collegare direttamente questa crisi al cambiamento climatico antropogenico. Ha affermato che il riscaldamento attuale può essere attribuito al cento per cento alle emissioni umane e ai combustibili fossili, e che senza di essi non ci sarebbe alcun riscaldamento in questo momento. Huss ha spiegato l'importanza cruciale della neve invernale: da un lato protegge il ghiaccio nudo dallo scioglimento, permettendo al ghiaccio più antico di sopravvivere più a lungo; dall'altro, la neve è il meccanismo attraverso il quale si forma nuovo ghiaccio. Maggiore è la quantità di neve che cade e rimane ad alta quota, maggiore è il potenziale di mantenimento e rigenerazione del ghiacciaio stesso.

L'impatto dello scioglimento estremo di quest'anno è stato misurato con precisione dagli esperti: lo spessore medio dei singoli ghiacciai è diminuito tra i 2,5 e i 4 metri, mentre su alcuni ghiacciai la riduzione della lingua ha raggiunto fino a 10 metri. I ghiacciai di Allalin, Clarident, Rodano e Aletsch—quest'ultimo il più grande delle Alpi—hanno registrato il maggiore scioglimento mai osservato. Team di ricercatori si sono dispiegati sul territorio per tracciare il deflusso e le fratture causate dall'acqua che scorre attraverso il ghiaccio, utilizzando anche coloranti rossi per seguire il percorso dell'acqua nei corsi d'acqua.

La perdita di 2,2 trilioni di litri di acqua tra luglio e settembre equivale a quattro volte il consumo annuale di acqua della Svizzera, un paese di circa 9,1 milioni di abitanti. Questo dato acquista ancora più peso considerando che la Svizzera ricava più della metà della propria energia elettrica dall'idroelettrico. Ma l'impatto si estende ben oltre i confini svizzeri: la Svizzera è il serbatoio idrico d'Europa e alimenta alcuni dei fiumi più importanti del continente—il Danubio, il Po, il Reno e il Rodano. Una crisi idrica nelle Alpi è una crisi idrica per l'intera Europa.

Gli esperti hanno avvertito che in queste condizioni i ghiacciai alpini non hanno alcuna possibilità di sopravvivere a lungo termine. Il grande disgelo nelle Alpi non è un fenomeno isolato: il riscaldamento globale ha destabilizzato anche il versante himalayano, dove una frana ad agosto ha scatenato inondazioni catastrofiche e mortali in tutto il Nepal. I satelliti hanno documentato un'enorme contrazione dei ghiacciai in Groenlandia e Antartide nell'ultimo mezzo secolo circa.

Huss ha offerto una prospettiva che mescola realismo e speranza limitata. Ha affermato che per stabilizzare il clima è necessario ridurre le emissioni di CO2, e che questo aiuterebbe i ghiacciai, ma ha aggiunto che è "quasi troppo tardi" per salvare quelli delle Alpi svizzere. Tuttavia, ha sottolineato che per le calotte glaciali nelle regioni polari non è ancora troppo tardi, e che ridurre le emissioni potrebbe ancora fare la differenza nel limitare l'innalzamento del livello del mare, una minaccia fondamentale per miliardi di persone che vivono lungo le coste.

Il riscaldamento che stiamo vivendo ora può essere attribuito al 100% al cambiamento climatico antropogenico. Senza le emissioni umane o i combustibili fossili, al momento non avremmo alcun riscaldamento.
— Matthias Huss, responsabile di Glamos
È quasi troppo tardi per salvare i ghiacciai delle Alpi svizzere, ma per le calotte glaciali nelle regioni polari non è ancora troppo tardi. Dobbiamo ridurre le emissioni di CO2 per limitare l'innalzamento del livello del mare, una minaccia fondamentale per miliardi di persone.
— Matthias Huss, Politecnico Federale ETHZ
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