Gasolio, da oggi addio allo sconto: accise più alte senza proroga

Lo sconto scompare, ma il price cap lo contiene
Il gasolio aumenterà di 6,1 centesimi al litro, ma le compagnie petrolifere stanno frenando i rialzi.
Mark

Perché il governo non ha rinnovato lo sconto? È una scelta deliberata o è successo qualcosa?

Mimi

Il decreto interministeriale non è comparso sulla Gazzetta Ufficiale di lunedì. Formalmente, significa che i due ministeri non hanno firmato il rinnovo. Se fosse stato una dimenticanza o un ritardo, probabilmente avremmo visto un decreto d'urgenza. Il silenzio suggerisce una decisione consapevole.

Luke

Ma il pezzo non dice esplicitamente perché. Sappiamo che non è stato rinnovato, ma non sappiamo se è per ragioni di bilancio, di disaccordo tra i ministeri, o di strategia politica. Quello è un buco importante.

Mark

E allora quanto aumenterà davvero il prezzo per chi fa il pieno?

Mimi

Teoricamente 6,1 centesimi al litro, il valore dello sconto che scompare. Ma il price cap di Eni e degli altri marchi sta contenendo l'aumento. Senza quello, sarebbe stato più netto.

Luke

Giusto, ma il price cap non è una garanzia permanente. È una decisione commerciale che le aziende possono ritirare quando vogliono. Il pezzo lo dice, ma non sottolinea abbastanza quanto sia fragile questa protezione.

Mark

La benzina non cambia niente, giusto?

Mimi

Esatto. Non ha mai avuto lo sconto, e continua a non averlo. Il governo ha deciso di non toccarla perché costa già meno del diesel.

Luke

Interessante però: perché il diesel ha ricevuto uno sconto e la benzina no? Il pezzo non lo spiega. È una scelta di politica economica che merita una domanda.

  • Dal 6 ottobre il gasolio costa circa 6,1 centesimi in più al litro: lo sconto sulle accise è scaduto senza che nessun decreto lo rinnovasse.
  • La benzina resta invariata, accentuando una disparità di trattamento tra i due carburanti che dura dall'estate.
  • Il prezzo del diesel potrebbe attestarsi intorno a 2,3 euro al litro, ancora sotto il picco di 2,369 euro della settimana precedente.
  • A tenere i prezzi relativamente bassi non è la geopolitica né il mercato del greggio, ma il price cap annunciato da Eni — 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio — a cui si sono adeguati gli altri grandi marchi.
  • Il futuro dei prezzi alla pompa dipenderà ora dalla tenuta di questi tetti volontari e dall'andamento del Brent, ancora instabile intorno ai 100 dollari al barile.

Con la scadenza silenziosa di un decreto mai rinnovato, lo sconto sul gasolio che aveva accompagnato gli automobilisti italiani per oltre due mesi si è dissolto nella notte tra lunedì e martedì. Non è stata una scelta esplicita, ma un'assenza: nessuna firma sulla Gazzetta Ufficiale, nessuna proroga. In questo modo, la politica energetica torna a fare i conti con il mercato, mentre sono le compagnie petrolifere — e non il governo — a tenere per ora il freno sui prezzi.

Lunedì 5 ottobre è stato l'ultimo giorno utile per fare il pieno di gasolio con lo sconto di 6,1 centesimi al litro. Da martedì, quel vantaggio è svanito: sulla Gazzetta Ufficiale non è apparso il decreto interministeriale che avrebbe dovuto rinnovare il meccanismo delle accise mobili. Senza quella firma, lo sconto è semplicemente decaduto.

Per più di due mesi gli automobilisti diesel avevano beneficiato di questa riduzione, mentre la benzina era rimasta esclusa fin dall'estate, ritenuta già sufficientemente contenuta nel prezzo. Ora la differenza di trattamento si accentua ulteriormente.

I prezzi del gasolio dovrebbero salire di circa 6,1 centesimi rispetto a lunedì, attestandosi intorno a 2,3 euro al litro — comunque sotto il picco di 2,369 euro della settimana precedente. La benzina, poco sopra i due euro nelle città italiane, non subirà variazioni.

Ciò che attenua l'impatto non è il mercato globale: il Brent oscilla ancora intorno ai 100 dollari al barile, senza segnali di distensione legati al Medio Oriente. Il vero ammortizzatore è stato il price cap annunciato da Eni — 1,99 euro per la benzina, 2,19 per il gasolio — a cui si sono adeguati gli altri grandi marchi, creando una pressione al ribasso che ha parzialmente compensato la scadenza dello sconto governativo.

Cosa accadrà nelle prossime settimane dipenderà dalla tenuta di questi tetti volontari e dall'evoluzione dei prezzi internazionali. Il meccanismo delle accise mobili, strumento di politica energetica pensato per contenere i costi del carburante, si ferma qui.

Lunedì 5 ottobre era l'ultimo giorno in cui chi faceva il pieno di gasolio poteva contare su uno sconto di 6,1 centesimi al litro. Da martedì 6 ottobre, quel vantaggio è sparito. Sulla Gazzetta Ufficiale di lunedì non è comparso il decreto interministeriale tra il ministero dell'Economia e quello dell'Ambiente che avrebbe dovuto rinnovare il meccanismo delle accise mobili, finanziato dall'extragettito Iva. Senza quella firma, lo sconto è decaduto.

Per più di due mesi gli automobilisti che rifornivano diesel avevano beneficiato di questa riduzione. La benzina, invece, non ha mai ricevuto agevolazioni simili: dall'estate il governo aveva scelto di non intervenire sul prezzo della verde, considerato già più contenuto rispetto al gasolio. Ora quella differenza di trattamento diventa ancora più marcata.

I numeri sono concreti. Con lo sconto che scompare, i prezzi del diesel dovrebbero salire di circa 6,1 centesimi al litro rispetto a lunedì. Le ultime rilevazioni del ministero delle Imprese indicano che il gasolio potrebbe attestarsi intorno a 2,3 euro al litro. È una cifra comunque inferiore ai picchi toccati la settimana precedente, quando il diesel aveva raggiunto 2,369 euro. La benzina, in media nelle città italiane, rimane poco sopra i due euro al litro e non subirà variazioni.

Ciò che rende interessante questa storia è che il calo dei prezzi degli ultimi giorni non dipende da fattori geopolitici o da movimenti del mercato petrolifero globale. Il Brent continua a oscillare intorno ai 100 dollari al barile, senza particolari segnali di stabilizzazione legati alla situazione in Medio Oriente. Il vero motore della discesa è stato l'annuncio di Eni, che ha fissato un price cap: 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio. Gli altri marchi maggiori si sono adeguati di conseguenza, creando una pressione al ribasso sui listini che ha compensato, almeno in parte, l'effetto della scadenza dello sconto governativo.

Ciò significa che da oggi i conducenti vedranno comunque un aumento rispetto a lunedì, ma non così drammatico come sarebbe stato senza l'intervento dei prezzi calmierati delle compagnie petrolifere. Il meccanismo delle accise mobili, che aveva rappresentato uno strumento di politica energetica per contenere i costi del carburante, si ferma qui. Cosa accadrà nelle prossime settimane dipenderà da come evolveranno i prezzi internazionali e dalle decisioni delle aziende petrolifere sulla sostenibilità dei loro price cap.

Il prezzo del diesel potrebbe arrivare a circa 2,3 euro al litro, comunque più basso rispetto ai massimi raggiunti la settimana scorsa
— Ministero delle Imprese
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