Nel cuore di un'indagine per omicidio che dura da anni, la ricerca della verità si è scontrata con una frattura procedurale profonda: prove forensi fondamentali, custodite dal Ris dei Carabinieri, sono state distrutte nel 2016 senza alcuna autorizzazione giudiziaria, sei anni prima che la legge lo consentisse. Tra i reperti scomparsi figura l'impronta 33, elemento che i magistrati considerano potenzialmente decisivo. Quando le istituzioni preposte a preservare la memoria materiale di un crimine la cancellano invece di custodirla, la giustizia stessa perde il terreno su cui camminare.
Garlasco, reperti distrutti dal Ris: il comandante Luongo promette responsabilità
Se qualcuno ha sbagliato pagherà
Cosa significa esattamente che i reperti sono stati distrutti "sei anni prima dell'ok dei giudici"? C'era una data fissata per eliminarli?
Non sappiamo ancora i dettagli precisi. Quello che emerge è che nel 2016 il Ris ha distrutto le prove, ma i giudici non avevano ancora autorizzato quella distruzione. Dovrebbe esserci un processo formale, una richiesta, un'approvazione.
Qui il problema è che non abbiamo il documento che spiega perché è successo. Sappiamo che è accaduto, sappiamo che non dovrebbe essere accaduto, ma le ragioni — errore amministrativo, confusione nei fascicoli, qualcosa di più — rimangono oscure.
L'impronta 33 era davvero cruciale per il caso? O potrebbe essere una prova tra molte altre?
I pm la considerano importante abbastanza da sospettare che la sua scomparsa sia un problema serio. Non possiamo dire se era la prova decisiva, ma il fatto che i magistrati la stiano cercando suggerisce che aveva valore.
Esatto. Sappiamo che i pm la ritengono significativa, ma non abbiamo ancora una valutazione pubblica di quanto fosse determinante. Potrebbe essere stata marginale, potrebbe essere stata centrale. Quello che sappiamo è che non c'è più.
Il comandante Luongo ha promesso responsabilità. Quanto è credibile quella promessa?
Ha parlato in modo diretto: se qualcuno ha sbagliato, pagherà. È una dichiarazione pubblica, fatta davanti alle telecamere. Ora deve essere seguita da azioni concrete.
La promessa è chiara, ma rimane una promessa. Dovremo vedere se effettivamente qualcuno viene identificato, se ci sono conseguenze reali, se l'indagine interna produce risultati pubblici. Per ora è un impegno, non un fatto compiuto.
El Pulso
- Prove cruciali del caso Garlasco — tra cui l'impronta 33 — sono state eliminate dal laboratorio forense del Ris nel 2016, senza che alcun giudice avesse mai dato il via libera.
- La scoperta ha scosso la procura: i pm sospettano gravi irregolarità nella catena di custodia e temono che l'assenza dei reperti possa compromettere irrimediabilmente l'accertamento della verità.
- Il comandante Luongo ha risposto pubblicamente, promettendo che chi ha commesso errori nella gestione delle prove sarà chiamato a rispondere delle proprie azioni.
- Resta aperta la domanda più inquietante: la distruzione fu frutto di un errore amministrativo, di una comunicazione mancata, o di qualcosa di più deliberato? L'indagine sull'indagine è appena cominciata.
- Per la famiglia della vittima, ogni nuovo ostacolo alla verità prolunga un'attesa già segnata da anni di procedimenti e incertezze — e la perdita dei reperti aggiunge un peso ulteriore a un dolore che non si è mai chiuso.
Nel cuore di un'indagine per omicidio che dura da anni, la ricerca della verità si è scontrata con una frattura procedurale profonda: prove forensi fondamentali, custodite dal Ris dei Carabinieri, sono state distrutte nel 2016 senza alcuna autorizzazione giudiziaria, sei anni prima che la legge lo consentisse. Tra i reperti scomparsi figura l'impronta 33, elemento che i magistrati considerano potenzialmente decisivo. Quando le istituzioni preposte a preservare la memoria materiale di un crimine la cancellano invece di custodirla, la giustizia stessa perde il terreno su cui camminare.
Un'indagine per omicidio che portava già il peso degli anni si è trovata di fronte a una nuova, grave frattura: reperti forensi conservati dal Ris dei Carabinieri sono stati distrutti nel 2016, senza che nessun tribunale avesse mai autorizzato la loro eliminazione. Tra i materiali scomparsi c'è l'impronta 33, un elemento che i magistrati considerano potenzialmente centrale per ricostruire i fatti. La sparizione non è avvenuta per decreto, né per ordine del giudice: i reperti hanno semplicemente cessato di esistere, sei anni prima che il protocollo legale lo permettesse.
La scoperta ha allarmato la procura, che ora indaga su come e perché quei materiali siano stati smaltiti. Per i pm, non si tratta solo di prove perdute: è una possibile compromissione della capacità stessa di perseguire la verità in un caso di omicidio. La catena di custodia — pilastro di qualsiasi indagine seria — risulta spezzata in un punto che non si può più riparare.
Il comandante Luongo ha preso la parola pubblicamente, riconoscendo l'irregolarità e assicurando che chi ha sbagliato sarà identificato e dovrà rispondere. Le parole sono state nette, ma non restituiscono ciò che è andato perduto: l'impronta, le tracce fisiche, le prove tangibili rimangono irrecuperabili.
Sullo sfondo, la famiglia della vittima attende ancora. Anni di indagini, udienze e analisi forensi non hanno chiuso la ferita; ora la distruzione dei reperti introduce un nuovo strato di incertezza. Gli inquirenti devono stabilire se i materiali eliminati fossero periferici o essenziali, e se la loro assenza comprometta l'intera struttura dell'inchiesta. L'indagine sull'indagine è appena iniziata.
A decade-old murder investigation in Garlasco has collided with a procedural catastrophe: crucial evidence was destroyed years before the courts authorized its disposal. Among the materials eliminated in 2016 were forensic findings that prosecutors now view as potentially central to understanding what happened. The fingerprint catalogued as "impronta 33" — evidence number 33 — vanished along with other physical materials held by the Carabinieri's forensic laboratory, the Ris. No judicial order had been issued to destroy them. No permission had been granted. The materials simply ceased to exist.
The discovery has triggered alarm within the prosecutor's office. Investigators are now examining how and why the evidence was discarded six years before legal protocol would have permitted it. The destruction raises fundamental questions about the chain of custody in a case that has already consumed years of investigative effort and courtroom proceedings. For prosecutors, the missing evidence represents not merely lost material but a potential obstruction of their ability to pursue truth in a homicide.
Commandant Luongo of the Carabinieri addressed the irregularity directly, speaking to national television and to the press. He acknowledged that if members of the military police force made errors in handling the evidence, those individuals would face consequences. The statement was unambiguous: responsibility would be assigned, accountability would follow. Yet the promise of future reckoning does not restore what has been lost. The fingerprint, the physical traces, the tangible proof — these remain gone.
The Garlasco case itself carries the weight of an unsolved homicide. The victim and the victim's family have waited through years of investigation, legal proceedings, and forensic analysis. The destruction of evidence compounds that waiting. It introduces a new layer of uncertainty into a case already marked by complexity. Prosecutors must now determine whether the lost materials were peripheral or essential, whether their absence fundamentally compromises the investigation or merely complicates it.
The procedural breakdown points to deeper questions about how evidence is managed within Italy's forensic institutions. The Ris operates under protocols designed to preserve materials until courts authorize their destruction. Those protocols were not followed. Whether the destruction resulted from administrative error, miscommunication, or something more deliberate remains under investigation. What is certain is that evidence central to a murder inquiry no longer exists, and the people responsible for that loss are now being identified and will be held accountable. The investigation into the investigation has begun.
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Se qualcuno ha sbagliato pagherà— Comandante Luongo, carabinieri