Fuoco di Sant'Antonio e rischio cardiovascolare: lo studio giapponese non trova un aumento significativo, ma restano dubbi sulle prime settimane

«Non significativo» non vuol dire «impossibile»
L'intervallo di confidenza dello studio giapponese è compatibile sia con una lieve riduzione sia con un aumento del rischio.
Mark

Quindi lo studio dice che il Fuoco di Sant'Antonio non fa male al cuore?

Mimi

Non esattamente. Nell'analisi principale non trova un aumento significativo dei ricoveri per ictus, infarto o angina instabile. Ma è un'altra cosa rispetto a dire che il rischio sia escluso.

Luke

Il numero chiave è l'hazard ratio di 1,03, con intervallo da 0,90 a 1,18. Quell'intervallo include sia una lieve riduzione sia un aumento: la stima è precisa quanto basta per dire che non c'è un effetto grande, non per dire che non ce n'è nessuno.

Mark

Perché si parla tanto delle prime settimane?

Mimi

Perché lo studio guarda in media 58 mesi. Un rischio concentrato subito dopo l'infezione può perdersi in un periodo così lungo. Lo studio statunitense su PLOS Medicine aveva visto proprio un aumento transitorio.

Luke

Attenzione: l'analisi giapponese, per come è riportata, non ha mostrato un dato sulle prime settimane. Quindi non possiamo dire che lo smentisca. Sono due domande diverse e questa resta senza risposta.

Mark

E il dato sulle persone con altre malattie?

Mimi

Lì l'hazard ratio sale a 1,33, ma l'intervallo va da 0,90 a 1,96. È una tendenza, non un risultato confermato.

Luke

Esatto, e va detto che è un'analisi di sensibilità. Basta ricordare che i dati sono amministrativi: lo zoster è riconosciuto da diagnosi e antivirali, e contano solo gli eventi con ricovero. Il vaccino, poi, non c'entra: non è stato valutato.

  • Nell'analisi principale l'herpes zoster non mostra un aumento significativo di ricoveri per ictus, infarto o angina instabile.
  • L'hazard ratio di 1,03 con intervallo 0,90-1,18 lascia aperta la possibilità sia di una lieve riduzione sia di un aumento del rischio.
  • Nei pazienti con altre malattie preesistenti emerge una tendenza più netta (HR 1,33), che però non raggiunge la significatività.
  • Le prime settimane dopo l'infezione restano il punto da chiarire, perché uno studio precedente aveva visto un picco transitorio subito dopo la diagnosi.

Uno studio giapponese pubblicato su Scientific Reports affronta una domanda che la medicina si pone da tempo: il Fuoco di Sant'Antonio, risveglio del virus della varicella nascosto nei nervi, può preparare il terreno a infarti e ictus? Nell'analisi principale, su circa 94 mila adulti seguiti per quasi cinque anni nella prefettura di Shizuoka, il rischio non risulta aumentato in modo significativo. Il risultato è rassicurante, ma non chiude la questione: i dati restano compatibili con un rischio lieve in più o in meno, e alcuni segnali attendono ancora di essere verificati.

Il 25 ottobre 2026 la rivista Scientific Reports ha pubblicato uno studio giapponese che cerca di rispondere a una domanda antica: chi ha avuto il Fuoco di Sant'Antonio rischia di più un infarto o un ictus? Lo zoster è la riattivazione del virus della varicella, che può restare silenzioso per decenni e lasciare, a volte, un dolore nervoso prolungato. Il sospetto che colpisca anche cuore e cervello è da tempo nell'aria.

I ricercatori hanno usato i dati amministrativi della prefettura di Shizuoka, confrontando adulti tra 50 e 84 anni senza precedenti eventi cardiovascolari, con e senza diagnosi di zoster. Con circa 94 mila persone e un bilanciamento statistico delle caratteristiche iniziali, nell'analisi principale non emerge un aumento significativo dei ricoveri per ictus, infarto o angina instabile.

La stima resta incerta. Un'analisi sui partecipanti con altre malattie già presenti mostra una tendenza verso un rischio maggiore, ma non significativa: un'indicazione da approfondire, non una prova. Restano anche i limiti dello studio osservazionale, che non dimostra causa ed effetto, e la domanda sulle prime settimane dopo l'infezione, dove una ricerca americana aveva segnalato un aumento transitorio. Lo studio non valuta la vaccinazione, e per ora la protezione cardiovascolare resta un'ipotesi da verificare.

Il 25 ottobre 2026 la rivista Scientific Reports ha pubblicato uno studio giapponese che mette in fila una domanda a cui la medicina lavora da anni: chi ha avuto il Fuoco di Sant'Antonio corre un rischio maggiore di infarto e ictus? Nell'analisi principale, la risposta è che non emerge un aumento statisticamente significativo degli eventi cardiovascolari dopo l'herpes zoster. È un risultato rilevante, ma non esclude che esista un rischio in altri momenti o in altri gruppi.

L'herpes zoster non si riduce alle lesioni sulla pelle. È la riattivazione del virus della varicella, che può restare silenzioso nei nervi per decenni. Quando si risveglia può provocare dolore intenso e, talvolta, una nevralgia persistente, cioè un dolore di origine nervosa che si prolunga nel tempo. Da anni ci si chiede se a queste conseguenze si aggiunga un aumento degli eventi a carico di cuore e cervello.

I ricercatori, guidati da Ikegami, Takeuchi, Nishimura e colleghi, hanno usato il database Kokuho della prefettura di Shizuoka. Hanno esaminato adulti fra 50 e 84 anni senza precedenti eventi cardiovascolari, confrontando chi aveva ricevuto una diagnosi di zoster con chi non l'aveva avuta. L'analisi principale comprende circa 94 mila osservazioni, oltre 20 mila delle quali associate a un episodio di zoster. Una procedura statistica ha bilanciato caratteristiche iniziali come età e malattie già presenti, per rendere il confronto più attendibile, anche se non può eliminare tutte le differenze fra le persone.

Nel periodo mediano di osservazione di 58 mesi si sono verificati 1.214 ricoveri per ictus, infarto o angina instabile, circa l'1,3% del campione. L'hazard ratio, che confronta nel tempo il rischio fra i due gruppi, è 1,03, quasi sovrapposto al valore di equivalenza, che è 1. L'intervallo di confidenza al 95%, da 0,90 a 1,18, mostra però l'incertezza della stima: i dati sono compatibili tanto con una lieve riduzione quanto con un aumento del rischio. «Non significativo» non vuol dire «impossibile».

Un'analisi di sensibilità sui partecipanti con altre malattie già presenti indica una tendenza verso un rischio maggiore: hazard ratio di 1,33, con intervallo tra 0,90 e 1,96. Anche questa differenza non raggiunge la significatività statistica. È un'indicazione da approfondire, non una prova.

C'è poi la questione del tempo. Un risultato complessivo su quasi cinque anni può convivere con un segnale nelle prime settimane dopo l'infezione, perché si osservano periodi diversi. Una ricerca precedente su anziani statunitensi, pubblicata su PLOS Medicine, aveva rilevato un aumento transitorio di ictus e infarti subito dopo la diagnosi di zoster. Per verificare un fenomeno del genere servono analisi specifiche per intervalli temporali.

I limiti sono dichiarati. Lo studio è osservazionale e basato su dati amministrativi, quindi non dimostra un rapporto di causa ed effetto. Lo zoster è identificato tramite diagnosi e prescrizioni di antivirali; l'esito principale include solo gli eventi che hanno richiesto un ricovero. Possono incidere fattori non misurati, e le conclusioni non si trasferiscono automaticamente a chi ha già avuto un infarto o un ictus, né a tutte le popolazioni.

Il lavoro, inoltre, non misura l'efficacia della vaccinazione. In Italia il vaccino contro l'herpes zoster è previsto per i 65enni e per specifiche categorie a rischio, con l'obiettivo di prevenire l'infezione e le sue complicanze. Una protezione cardiovascolare resta un'ipotesi che questo studio non verifica. Ciò che resta da chiarire è soprattutto che cosa accade nelle prime settimane e nei pazienti con altre malattie.

Lo studio è osservazionale, basato su dati amministrativi, e non dimostra un rapporto di causa ed effetto; non misura l'efficacia della vaccinazione.
— Mondosanità, analisi dello studio di Ikegami e colleghi
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