Allo Stade de France, la Francia ha vissuto una di quelle serate in cui il calcio rivela la sua natura più profonda: non il trionfo del singolo, ma la forza silenziosa di un collettivo ben preparato. Per la prima volta sotto la guida di Zinedine Zidane, i Bleus si sono trovati in svantaggio contro il Belgio, ma nella ripresa tre giovani talenti — Olise, Cherki e Doué — hanno trasformato un momento di crisi in una celebrazione della profondità della rosa francese, chiudendo 4-1. La vittoria racconta di una squadra che sa rispondere alle difficoltà senza affidarsi ai propri nomi più celebri.
Francia travolgente: 4-1 al Belgio con i cambi di Zidane
Una Francia che si può permettere di stravincere senza Mbappé
Come fa la Francia a ribaltare completamente una partita in cui era sotto al primo tempo? Cosa ha cambiato Zidane?
Ha inserito i suoi giovani talenti nella ripresa. Olise, Cherki e Doué hanno trasformato il gioco. Non era una questione di tattica rivoluzionaria, ma di inserire giocatori freschi e di qualità che potessero fare la differenza negli ultimi trenta metri.
Ma il primo tempo era veramente così male? Dembélé era impreciso, sì, ma la Francia ha creato occasioni?
Il primo tempo è stato difficile, impreciso negli ultimi trenta metri. Dembélé è stato particolarmente sprecone. Ma il Belgio ha segnato da una perdita di palla, non da una superiorità tattica.
E il Belgio? Pensava davvero di poter vincere dopo dieci anni senza vittorie?
Sì, il gol di Lukebakio sembrava poter finalmente interrompere quella striscia dal 2015. Ma la Francia ha dimostrato di avere una profondità di rosa che il Belgio non poteva eguagliare.
Quattro gol nella ripresa è un risultato pesante. Quanto del Belgio è crollato e quanto della Francia è semplicemente superiore?
Probabilmente entrambe le cose. Il Belgio ha subito il ritmo e la qualità dei cambi francesi, ma la Francia ha anche dimostrato di saper gestire il momento difficile.
Cosa significa questa vittoria per la Francia nel contesto della Nations League?
Significa che Zidane ha una rosa profonda e che la Francia può vincere anche senza i suoi nomi più celebri come Mbappé. È una dichiarazione di forza.
Ma è una sola partita. Il pareggio con l'Italia della settimana prima suggerisce che non tutto è perfetto.
Vero, ma la risposta a quella delusione è stata convincente. La Francia ha mostrato di saper reagire.
El Pulso
- Il Belgio segna al 35' con Lukebakio, infliggendo alla Francia il primo svantaggio dell'era Zidane e scuotendo lo Stade de France.
- Un primo tempo opaco, con Dembélé sprecone e prevedibile, rivela i limiti della Francia negli ultimi trenta metri e alimenta i dubbi sulla tenuta della squadra senza Mbappé.
- Zidane risponde con una mossa decisa: nella ripresa lancia i suoi golden boys Olise, Cherki e Doué, cambiando completamente il volto della partita.
- Olise firma una doppietta, Cherki aggiunge il suo gol e la Francia dilaga fino al 4-1, ribaltando lo svantaggio con una prestazione di pura qualità collettiva.
- La serata conferma che la Francia può vincere in modo convincente anche senza le sue stelle più note, consolidando il progetto tattico e generazionale di Zidane.
Allo Stade de France, la Francia ha vissuto una di quelle serate in cui il calcio rivela la sua natura più profonda: non il trionfo del singolo, ma la forza silenziosa di un collettivo ben preparato. Per la prima volta sotto la guida di Zinedine Zidane, i Bleus si sono trovati in svantaggio contro il Belgio, ma nella ripresa tre giovani talenti — Olise, Cherki e Doué — hanno trasformato un momento di crisi in una celebrazione della profondità della rosa francese, chiudendo 4-1. La vittoria racconta di una squadra che sa rispondere alle difficoltà senza affidarsi ai propri nomi più celebri.
Lo Stade de France ha vissuto una serata di quelle che si ricordano: la Francia sotto per la prima volta con Zidane in panchina, il Belgio in vantaggio grazie a Lukebakio al 35', e un primo tempo che aveva mostrato i Bleus imprecisi e vulnerabili. Fu proprio una perdita di palla di Dembélé a innescare l'azione del gol belga, con Lavia che trovò Lukebakio libero di battere Diouf e depositare in rete. Per il Belgio, a secco di vittorie dal 2015, sembrava il momento della riscossa.
Nella ripresa, però, Zidane cambiò tutto. Inserì i suoi giovani di maggiore talento — Olise, Cherki e Doué — e la partita si trasformò. Olise aprì le marcature con un rasoterra dal limite al 33', servito da Da Cunha. Cherki aggiunse il terzo gol su assist dello stesso Olise. Poi fu ancora l'esterno del Bayern Monaco a chiudere i conti con una doppietta, entrambe le reti costruite dai suggerimenti di Doué del PSG. Risultato finale: 4-1.
«Il primo tempo è stato difficile. Felice per la mia prestazione, ma il merito è del collettivo e delle idee di mister Zidane», disse Olise a fine partita. Quella frase racchiudeva il senso della serata: non un lampo di genio individuale, ma la risposta organizzata di una squadra capace di adattarsi. La vittoria, arrivata dopo il pareggio con l'Italia della settimana precedente, confermò che la Francia sa competere ai massimi livelli anche senza Mbappé — e che il progetto di Zidane è più solido di quanto il primo tempo avesse lasciato intendere.
Lo Stade de France ha assistito a una trasformazione che sembrava impossibile fino all'intervallo. La Francia era sotto, il Belgio aveva appena segnato grazie a Lukebakio al 35', e per la prima volta sotto la guida di Zinedine Zidane i Bleus si trovavano in svantaggio. Era un momento che non si era mai verificato prima con l'allenatore in panchina. Eppure quello che accadde nella ripresa cancellò ogni traccia di quella difficoltà iniziale, trasformando la serata in una celebrazione della profondità e della qualità della rosa francese.
Il primo tempo aveva rivelato una Francia imprecisa negli ultimi trenta metri, nonostante l'approccio aggressivo nel possesso palla e nei recuperi. Ousmane Dembélé, schierato sulla fascia destra al posto di Michael Olise, era stato particolarmente sprecone e prevedibile. Fu proprio da una sua perdita di palla che il Belgio costruì il vantaggio: Diego Moreira rimise il pallone in circolazione, Lavia trovò lo spazio per Lukebakio, che sfuggì al marcamento di Diouf e depositò in rete. L'effetto Lukaku aveva aspirato i centrali francesi, creando il varco decisivo. Per il Belgio, che non vinceva dal 2015, sembrava finalmente arrivato il momento della riscossa.
Zidane, acclamato ripetutamente dal pubblico nonostante il risultato negativo, aveva un piano. Nella ripresa inserì i suoi golden boys: Olise, Cherki e Doué. Il parigino Olise rimise subito i Bleus sulla strada giusta con un rasoterra dal limite al 33', servito da Da Cunha. Quindi entrò in scena Cherki, che ricevette il pallone dal fondo da Olise stesso al 36'. Ma il palcoscenico principale divenne quello di Olise, l'esterno del Bayern Monaco che demolì il piano difensivo belga e mise al sicuro i tre punti nel finale con due reti, entrambe costruite dai suggerimenti di Desiré Doué del Psg. Il risultato finale fu 4-1, una vittoria che raccontava di una squadra capace di stravincere senza Kylian Mbappé e senza essere al meglio della forma.
La partita confermò una realtà che Zidane stava costruendo: una Francia che poteva permettersi di vincere in modo convincente anche quando i suoi nomi più celebri non erano in campo. Michael Olise, Cherki e Doué non erano i giocatori che avevano dominato i titoli dei giornali nelle settimane precedenti, eppure la loro prestazione nella ripresa aveva trasformato completamente la dinamica della gara. Lo spettacolo puro, come lo definì lo stesso Olise nel commento a fine partita, era stato il risultato non di un singolo talento ma dell'idea collettiva di Zidane e della capacità della rosa di rispondere alle difficoltà.
Olise stesso riconobbe il merito del collettivo e delle scelte tattiche dell'allenatore. «Il primo tempo è stato difficile. Felice per la mia prestazione, ma il merito è del collettivo e delle idee di mister Zidane. L'abbiamo fatto per queste quattro gare», disse dopo la partita. Quella frase racchiudeva il senso della serata: non era una vittoria costruita su un singolo momento di genio, ma il risultato di una preparazione attenta e di una capacità di adattamento che Zidane aveva dimostrato di possedere.
Nel resto del gruppo 4 della Nations League, Svezia e Bosnia confermarono le loro posizioni in classifica vincendo le rispettive partite, mantenendo il primo e il secondo posto. L'Ungheria accorciò sull'Irlanda del Nord, portandosi rispettivamente a 7 e 8 punti. Ma la serata era stata quella della Francia, che aveva risposto alla delusione del pareggio con l'Italia della settimana precedente con una prestazione che lasciava pochi dubbi sulla sua capacità di competere ai massimi livelli, indipendentemente da chi fosse in campo.
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Il primo tempo è stato difficile. Felice per la mia prestazione, ma il merito è del collettivo e delle idee di mister Zidane— Michael Olise