La Francia affronta una crisi fiscale che non ha precedenti da oltre vent'anni: il debito pubblico al 119% del PIL e rendimenti obbligazionari ai massimi dal 2002 raccontano la storia di uno Stato che ha perso la fiducia dei mercati. Il governo Lecornu risponde con una manovra da 43 miliardi che chiede sacrifici a pensionati, dipendenti pubblici e studenti, nel tentativo di ricucire una credibilità che si è logorata nel tempo. Sullo sfondo, a sette mesi dalle presidenziali, la crisi economica si intreccia con una crisi politica che potrebbe ridisegnare l'Europa.
Francia in crisi: debito al 119% del Pil, proteste e manovra da 43 miliardi
La Francia rischia di sprofondare in una spirale di debito
Cosa significa esattamente che il debito francese è al 119% del Pil? È una cifra che dovrebbe allarmarmi?
Significa che il debito pubblico della Francia è più grande dell'intera economia nazionale. Per ogni euro che la Francia produce in un anno, deve 1,19 euro ai creditori. È insostenibile a lungo termine, e i mercati lo sanno.
Ma aspetta — l'Italia ha un debito ancora più alto, intorno al 140%, e non è crollata. Cosa rende la situazione francese così critica adesso?
La differenza è la fiducia degli investitori. Finché credono che uno Stato pagherà, i tassi rimangono bassi. Ma quando la fiducia crolla, i tassi salgono rapidamente, e il costo del debito diventa insostenibile.
E i tassi francesi sono saliti molto?
Sì. I rendimenti sui titoli decennali hanno raggiunto il 4,92%, il livello più alto dal 2002. Lo spread con la Germania è di 131 punti percentuali — il peggio dal 2012.
Però devo dire: il 4,92% non è astronomico. Molti Paesi pagano tassi più alti. Cosa ha scatenato questa perdita di fiducia proprio adesso?
La combinazione di debito alto, deficit persistente, e l'incertezza politica. Le elezioni presidenziali sono a maggio, e Marine Le Pen è favorita nei sondaggi. Gli investitori non sanno cosa farà un governo di estrema destra.
Quindi il governo Lecornu sta cercando di stabilizzare le cose con questa manovra da 43 miliardi?
Esattamente. Vuole ridurre il deficit al 5% del Pil entro il 2027. Ma per farlo, colpisce i pensionati, congela gli stipendi pubblici, e riduce i posti di lavoro nel settore pubblico.
Qui però c'è un problema logico. Se il governo taglia la spesa e aumenta le tasse, riduce la domanda interna, il che potrebbe rallentare la crescita economica. E se l'economia cresce meno, il rapporto debito-Pil non migliora davvero.
È il dilemma classico dell'austerità. Lecornu e il ministro Lescure dicono che non c'è alternativa, che senza queste misure la Francia sprofonda in una spirale di debito.
E le proteste? Quanto sono serie?
Abbastanza. Gli studenti sono in piazza, i pensionati sono arrabbiati, e il caro-carburante aggiunge pressione. È un autunno caldo.
Una domanda finale: il Rassemblement National potrebbe davvero appoggiare questa manovra?
Secondo il reporting, sì, potrebbe. Non per ideologia, ma perché Marine Le Pen non vuole ereditare un Paese senza bilancio approvato quando vince le elezioni.
O Pulso
- I rendimenti sui titoli decennali francesi hanno raggiunto il 4,92%, il livello più alto dal 2002, e lo spread con la Germania si è allargato a 131 punti: i mercati stanno mandando un segnale d'allarme difficile da ignorare.
- Le misure della manovra 2027 colpiscono direttamente milioni di cittadini: pensionati che perderanno potere d'acquisto, dipendenti pubblici a rischio posto, studenti che scendono in piazza in un autunno già incandescente.
- Il governo Lecornu punta a tagliare il deficit al 5% del PIL entro il 2027 con 43 miliardi di interventi, ma la strada parlamentare è irta di ostacoli, soprattutto dall'opposizione socialista.
- Il paradosso politico è clamoroso: il Rassemblement National, favorito alle presidenziali del 2027, potrebbe sostenere la manovra di austerità pur di non ereditare un Paese senza bilancio — pragmatismo elettorale che supera ogni ideologia.
La Francia affronta una crisi fiscale che non ha precedenti da oltre vent'anni: il debito pubblico al 119% del PIL e rendimenti obbligazionari ai massimi dal 2002 raccontano la storia di uno Stato che ha perso la fiducia dei mercati. Il governo Lecornu risponde con una manovra da 43 miliardi che chiede sacrifici a pensionati, dipendenti pubblici e studenti, nel tentativo di ricucire una credibilità che si è logorata nel tempo. Sullo sfondo, a sette mesi dalle presidenziali, la crisi economica si intreccia con una crisi politica che potrebbe ridisegnare l'Europa.
La Francia vive una crisi finanziaria che gli economisti non vedevano da oltre vent'anni. Il debito pubblico ha raggiunto il 119% del PIL e i rendimenti sui titoli decennali sono saliti al 4,92%, segnale che gli investitori stanno perdendo fiducia in Parigi. Lo spread con i bund tedeschi si è allargato a 131 punti base, il livello più critico dal 2012: mentre la Germania si finanzia al 3,62%, la Francia deve offrire quasi il 5% per attrarre capitali.
Il governo del primo ministro Sébastien Lecornu ha risposto con una manovra da 43 miliardi di euro, puntando a ridurre il deficit al 5% del PIL entro il 2027. Il capitolo più pesante riguarda la previdenza sociale: il deficit pensionistico dovrà scendere da 21,8 a 12,7 miliardi, con 5,5 miliardi di nuovi oneri a carico dei pensionati. Solo un terzo di loro — quelli con assegni pari o inferiori all'85% del salario minimo — vedrà le pensioni adeguate all'inflazione a gennaio. Gli altri perderanno potere d'acquisto in silenzio. Nel settore pubblico si prevedono oltre mille tagli di posti di lavoro, mentre la tassazione minima sui redditi più alti viene prorogata per raccogliere altri 600 milioni.
Queste scelte arrivano in un momento di forte tensione sociale. L'autunno francese è diventato un autunno di proteste: studenti in piazza, pensionati in allarme, dipendenti pubblici in agitazione. Il ministro dell'Economia Roland Lescure ha parlato senza mezzi termini del rischio di una spirale del debito, mentre la presidente della Corte dei Conti Amélie de Montchalin ha esortato la classe politica a «svegliarsi».
A complicare il quadro, la politica. A sette mesi dalle presidenziali del maggio 2027, Marine Le Pen è favorita nei sondaggi. Il principale ostacolo alla manovra potrebbe venire dal Partito Socialista, tradizionalmente contrario all'austerità. Ma il vero colpo di scena potrebbe arrivare dal Rassemblement National: per non ereditare un Paese senza bilancio nel momento in cui Le Pen dovesse salire all'Eliseo, il partito di estrema destra potrebbe scegliere di non bloccare la manovra. Un pragmatismo elettorale che, nell'ironia della storia, potrebbe salvare le misure di un governo che combatte.
La Francia si trova in una situazione che gli economisti non vedevano da più di due decenni. Il debito pubblico ha raggiunto il 119% del prodotto interno lordo, e i mercati finanziari hanno iniziato a punire Parigi con tassi di interesse che non si registravano dal 2002. I rendimenti sui titoli decennali francesi hanno toccato il 4,92%, segnale inequivocabile che gli investitori stanno perdendo fiducia nella capacità dello Stato francese di ripagare i propri debiti. Lo spread tra i rendimenti francesi e quelli tedeschi — il barometro della stabilità relativa nell'eurozona — si è allargato a 131 punti percentuali, il livello più critico dal 2012. Mentre i bund tedeschi rendono il 3,62%, la Francia deve offrire quasi il 5% per attrarre capitali. È il costo della perdita di credibilità.
Il governo del primo ministro Sébastien Lecornu ha presentato al consiglio dei ministri una manovra finanziaria pensata per affrontare questa crisi. Il bilancio dello Stato e il progetto di legge sulla previdenza sociale contengono misure aggiuntive per 43 miliardi di euro, con l'obiettivo dichiarato di ridurre il deficit al 5% del prodotto interno lordo entro il 2027. Se si sommano gli interventi già adottati negli anni precedenti, il governo sostiene che l'insieme degli sforzi raggiungerà i 54 miliardi di euro. Ma dietro questi numeri ci sono scelte che colpiranno milioni di francesi.
La previdenza sociale è il capitolo più delicato. Il governo intende dimezzare il deficit del sistema pensionistico, portandolo da 21,8 miliardi nel 2026 a 12,7 miliardi nel 2027. Per raggiungerlo, i pensionati dovranno contribuire con 5,5 miliardi di euro in nuovi oneri. Ancora più significativo: non tutte le pensioni di base verranno adeguate all'inflazione a gennaio, come accade normalmente. Solo un terzo dei pensionati — quelli che percepiscono un importo pari o inferiore all'85% del salario minimo di 1.260 euro — beneficerà dell'aumento. Gli altri vedranno il loro potere d'acquisto erodere lentamente. Nel settore pubblico, il governo prevede una riduzione complessiva di oltre mille posti di lavoro nel 2027. Parigi conta anche di raccogliere 600 milioni di euro prorogando al prossimo anno la tassazione minima del 20% sui redditi più elevati.
Queste misure arrivano mentre la Francia è già attraversata da proteste sociali e studentesche. L'autunno politico si è trasformato in un autunno di rivolta. Il ministro dell'Economia, Roland Lescure, ha usato un linguaggio franco: senza scelte difficili, ha detto, la Francia rischia di sprofondare in una spirale di debito dalla quale sarà difficile uscire. Amélie de Montchalin, presidente della Corte dei Conti, ha lanciato un appello ancora più diretto alla classe politica, chiedendole di «svegliarsi» e affrontare il disordine dei conti pubblici francesi — la seconda economia dell'eurozona non può permettersi di ignorare il problema.
Il contesto politico complica ulteriormente le cose. A sette mesi dalle elezioni presidenziali di maggio 2027, Marine Le Pen e il suo Rassemblement National sono favoriti nei sondaggi. Il principale ostacolo al passaggio della manovra potrebbe venire dal Partito Socialista, che tradizionalmente si oppone alle misure di austerità. Ma c'è un elemento di calcolo tattico che potrebbe sorprendere: il Rassemblement National potrebbe decidere di non bloccare il bilancio, proprio per evitare che la Francia si trovi senza budget nel momento in cui Le Pen dovrebbe assumere la presidenza. È un'ironia della politica francese: il partito di estrema destra potrebbe finire per sostenere le misure di austerità della sinistra macroniana, non per convinzione, ma per pragmatismo elettorale. Nel frattempo, gli studenti scendono in piazza, i pensionati contano i soldi che non avranno, e i mercati finanziari continuano a osservare Parigi con crescente preoccupazione.
Citações Notáveis
Senza scelte difficili, la Francia rischia di sprofondare in una spirale di debito— Roland Lescure, ministro dell'Economia francese
La politica deve svegliarsi per risanare i conti francesi allo sbando nella seconda economia della zona euro— Amélie de Montchalin, presidente della Corte dei Conti francese