Fotoreporter Washington Post aggredita da coloni in Cisgiordania

La fotoreporter Heidi Levine è rimasta ferita in seguito a un'aggressione violenta con bastoni e calci da parte di coloni mascherati, richiedendo il ricovero ospedaliero.
Mi hanno portato via tutte le mie cose
Le parole di Levine mentre giaceva a terra dopo l'aggressione, catturate nei video dell'incidente.
Mark

Perché una fotoreporter del Washington Post si trovava in quel villaggio proprio quel giorno?

Mimi

Stava documentando la raccolta delle olive. È un momento importante per gli agricoltori palestinesi, e spesso attira l'attenzione dei media internazionali perché gli scontri con i coloni sono frequenti in questa stagione.

Luke

Ma il racconto di Netanyahu dice che c'erano circa duecento palestinesi e attivisti contro quaranta israeliani. Se i numeri sono corretti, come è iniziato lo scontro? Chi ha lanciato la prima pietra?

Mark

Levine ha detto che il giubbotto antiproiettile le ha salvato la vita. Questo significa che sapeva di correre un rischio?

Mimi

I fotoreporter che coprono i conflitti indossano sempre protezioni. Non è una sorpresa. Ma il fatto che lei stessa dica che senza quelle protezioni probabilmente non sarebbe sopravvissuta suggerisce che l'aggressione è stata molto violenta.

Luke

Rimane il fatto che non sappiamo chi l'ha aggredita. I video mostrano persone mascherate. Netanyahu dice che anche i palestinesi avevano persone mascherate. Quindi l'identificazione dei responsabili dipende da un'indagine che non è ancora conclusa.

Mark

Netanyahu ha condannato la violenza, ma ha anche detto che i fatti sono poco chiari. Cosa significa esattamente?

Mimi

Significa che il governo israeliano riconosce l'aggressione, ma vuole sottolineare che lo scontro era complesso e che entrambe le parti erano coinvolte in atti di violenza.

Luke

È vero, ma Levine è una giornalista. Non era lì per combattere. Era lì per documentare. Il fatto che sia stata aggredita mentre svolgeva il suo lavoro è una questione separata da chi ha iniziato lo scontro tra coloni e palestinesi.

  • Una fotoreporter americana di circa sessant'anni viene picchiata a terra con bastoni da individui mascherati in Cisgiordania, in pieno giorno e davanti ad altri testimoni.
  • I video diffusi sui social mostrano uno scontro caotico con pietre lanciate da entrambe le parti e spari di provenienza ignota, rendendo difficile stabilire una cronologia chiara della violenza.
  • Levine viene ricoverata in ospedale a Ramallah con ferite da aggressione; lei stessa dichiara che il giubbotto antiproiettile e l'elmetto le hanno probabilmente salvato la vita.
  • Netanyahu condanna la violenza ma introduce dubbi sulla dinamica degli eventi, citando numeri e dettagli che sembrano distribuire la responsabilità tra le parti.
  • L'ordine di aprire un'indagine lascia irrisolte le domande fondamentali: chi ha iniziato, chi ha colpito, e perché una giornalista con segni di stampa visibili è finita nel mirino.

Nel villaggio palestinese di Abu Falah, mentre documentava la raccolta delle olive — uno dei rituali più antichi e carichi di significato in quella terra contesa — la fotoreporter americana Heidi Levine è diventata essa stessa soggetto di una violenza che cercava di testimoniare. Aggredita da coloni mascherati con bastoni e calci, ricoverata in ospedale a Ramallah, la sua vicenda rispecchia la fragilità di chi porta la verità nei luoghi dove la verità è più scomoda. Il governo Netanyahu ha condannato la violenza pur lasciando aperta la questione delle responsabilità, ordinando un'indagine in un contesto dove i fatti, come spesso accade, rischiano di dissolversi tra narrazioni contrapposte.

Era mattina ad Abu Falah, villaggio a nord di Ramallah, quando Heidi Levine — fotoreporter del Washington Post — si trovava tra i raccoglitori di olive per documentare una delle stagioni più simboliche della vita palestinese. Gli scontri tra coloni israeliani e palestinesi sono degenerati rapidamente. Nel mezzo del caos, Levine è stata colpita ripetutamente con bastoni da individui con il volto coperto, spinta a terra e presa a calci mentre continuava a giacere sul suolo. I video circolati su X la mostrano in quella posizione, indifesa.

Levine ha raccontato ai colleghi di Reuters di essere stata sottoposta a un'aggressione prolungata. Ha detto che il giubbotto antiproiettile e l'elmetto le hanno probabilmente salvato la vita. A terra, è stata sentita dire in inglese: «Non sto bene. Mi hanno portato via tutte le mie cose». È stata poi trasportata all'ospedale di Ramallah, dove è stata ricoverata per le ferite riportate.

L'agenzia palestinese Quds e il Times of Israel hanno entrambi confermato i dettagli dell'incidente. La risposta istituzionale è arrivata dall'ufficio di Netanyahu, che su X ha condannato la violenza contro qualsiasi persona, ma ha anche introdotto elementi di ambiguità: circa duecento arabi e attivisti di sinistra contro quaranta giovani israeliani, maschere da entrambe le parti, fuochi d'artificio sparati contro ebrei. La dichiarazione ha persino notato che in alcuni video la stessa persona che ha spinto Levine sembra poi averla aiutata a rialzarsi.

Netanyahu ha ordinato un'indagine per stabilire chi ha iniziato la violenza. Ma mentre le istituzioni cercano di definire i contorni di una responsabilità, una giornalista che cercava solo di testimoniare si è ritrovata al centro di ciò che avrebbe dovuto raccontare.

Heidi Levine, fotoreporter del Washington Post, si trovava nel villaggio di Abu Falah, a nord di Ramallah, per documentare la raccolta delle olive quando è stata aggredita da un gruppo di coloni israeliani mascherati. Era mattina quando gli scontri tra coloni e palestinesi sono degenerati in violenza. Secondo i video pubblicati da attivisti internazionali su X, la scena mostra uomini e donne che si lanciano pietre reciprocamente, mentre suoni di spari provengono da una fonte non identificata. Nel mezzo di questo caos, Levine — una donna di circa sessant'anni — è stata colpita ripetutamente con bastoni da individui il cui volto era coperto. I video la mostrano a terra mentre continua a essere presa a calci.

Levine ha raccontato ai colleghi di Reuters cosa le era accaduto. Disse di essere stata spinta violentemente a terra e sottoposta a un'aggressione prolungata. Ha sottolineato che il giubbotto antiproiettile e l'elmetto che indossava probabilmente le hanno salvato la vita, perché i suoi aggressori non hanno smesso di colpirla. Mentre giaceva a terra, è stata sentita dire in inglese: "Non sto bene. Mi hanno portato via tutte le mie cose". Altri giornalisti e palestinesi presenti si sono avvicinati a lei. È stata quindi trasportata in ospedale a Ramallah, dove è stata ricoverata per le ferite riportate.

L'agenzia di stampa palestinese Quds ha diffuso la notizia dell'aggressione attraverso i social media, pubblicando anche una foto di Levine in ospedale. Il Times of Israel ha confermato i dettagli dell'incidente, descrivendo come la fotoreporter sia stata colpita con bastoni da coloni mascherati durante lo scontro avvenuto durante la raccolta delle olive.

L'ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha rilasciato una dichiarazione su X in risposta all'aggressione. Netanyahu ha affermato che Israele condanna inequivocabilmente la violenza contro qualsiasi persona, ma ha anche sostenuto che i fatti rimangono poco chiari e sono oggetto di indagine. Secondo la dichiarazione dell'ufficio del premier, circa duecento arabi e attivisti di sinistra si sono scontrati con circa quaranta giovani israeliani nella zona. La dichiarazione ha sottolineato che i video mostrano persone mascherate da entrambe le parti che lanciano oggetti, e ha menzionato segnalazioni di fuochi d'artificio sparati contro giovani ebrei. Netanyahu ha inoltre notato che in alcuni video sembra che Levine sia stata spinta a terra e che successivamente la stessa persona, la cui identità rimane sconosciuta, l'abbia aiutata a rialzarsi.

L'ufficio del primo ministro ha dichiarato che l'indagine deve accertare i fatti completi, incluso chi ha iniziato la violenza. Questa affermazione ha sollevato interrogativi sulla dinamica esatta degli eventi e sulla responsabilità delle diverse parti coinvolte nello scontro.

Sono stato aggredita, spinta a terra. Per fortuna avevo il giubbotto antiproiettile e l'elmetto, altrimenti probabilmente non sarei nemmeno qui, perché continuavano a prendermi a calci.
— Heidi Levine, fotoreporter del Washington Post, in dichiarazioni a Reuters
Israele condanna inequivocabilmente la violenza contro qualsiasi persona. Tuttavia, rimangono importanti interrogativi.
— Ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu
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