Fisco tutor, altre 60 imprese in coda: verso quota 280 aderenti

Oltre mille miliardi di capitalizzazione già in trasparenza con il Fisco
Le 224 società attuali in cooperative compliance rappresentano il 75% della capitalizzazione di Piazza Affari.
Mark

Perché le grandi imprese scelgono di aderire a questo regime? Cosa guadagnano dalla trasparenza totale?

Mimi

Principalmente certezza. Quando operi in piena trasparenza con il Fisco, riduci drasticamente il rischio di contenziosi, di verifiche sorpresa, di sanzioni. È un investimento iniziale che si ripaga nel tempo con minore stress amministrativo e maggiore prevedibilità.

Luke

Ma il dato che colpisce è la capitalizzazione: oltre mille miliardi. Significa che le 224 società attuali non sono piccole realtà, sono i grandi gruppi. Le Pmi rimangono ancora fuori. Fino al 2028, quando scenderà la soglia.

Mark

E quando scenderà a 100 milioni nel 2028, cosa cambierà?

Mimi

Teoricamente potranno entrare altre 11mila imprese. Ma qui entra in gioco il secondo aspetto: non basta abbassare la soglia. Bisogna che le Pmi abbiano le risorse e la capacità organizzativa per gestire il Tax control framework. Non è automatico.

Luke

Esatto. L'Agenzia sta investendo in comunicazione e personale, ma non sappiamo ancora quante di quelle 11mila imprese avranno effettivamente interesse o capacità di aderire. Il numero potenziale è una cosa, l'adesione reale è un'altra.

Mark

Quindi il vero test arriverà tra due anni?

Mimi

Sì. Nel 2028 vedremo se l'abbassamento della soglia genererà davvero un'ondata di adesioni dalle Pmi, oppure se rimarrà un'opportunità teorica.

Luke

E soprattutto, vedremo se l'amministrazione finanziaria avrà davvero le risorse umane per gestire un numero di adesioni potenzialmente molto più grande di quello attuale.

  • Le adesioni al regime di adempimento collaborativo sono più che raddoppiate in tre anni, passando da 111 nel 2023 a 224 nel 2026, con 60 nuove domande ancora in attesa di approvazione.
  • Il peso economico del fenomeno è straordinario: le imprese già aderenti valgono oltre mille miliardi di euro, pari al 75% dell'intera capitalizzazione della Borsa di Milano.
  • La vera tensione è verso il basso della piramide produttiva: le PMI restano oggi escluse da una soglia di accesso fissata a 500 milioni di fatturato, lasciando fuori migliaia di imprese potenzialmente interessate.
  • Dal 2028 la soglia scenderà a 100 milioni, aprendo teoricamente le porte a circa 11mila piccole e medie imprese e trasformando il regime da élite fiscale a strumento di massa.
  • L'Agenzia delle Entrate sta già investendo in personale dedicato e comunicazione capillare per prepararsi all'allargamento, consapevole che attrarre le PMI sarà la vera prova del sistema.

Nel silenzio dei bilanci e delle dichiarazioni fiscali, si consolida in Italia un patto inedito tra Stato e impresa: la cooperative compliance, il regime in cui le grandi aziende scelgono la trasparenza totale con il Fisco in cambio di una relazione più stabile e prevedibile. Con 224 società già aderenti — che rappresentano tre quarti della capitalizzazione di Piazza Affari — e altre 60 in lista d'attesa, questo modello di fiducia reciproca si avvicina a una massa critica capace di ridisegnare la cultura tributaria italiana.

Il Fisco tutor avanza con passo costante nel mondo imprenditoriale italiano. Nel 2023 erano 111 le imprese iscritte al regime di cooperative compliance con l'Agenzia delle Entrate; oggi sono 224, con altre 60 domande in attesa di approvazione che potrebbero portare il totale oltre quota 280.

A dare la misura reale del fenomeno è stato il direttore dell'Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone, intervenuto a un convegno del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti: le società già aderenti rappresentano una capitalizzazione superiore a mille miliardi di euro, pari al 75% dell'intera Borsa di Milano. Un dato che trasforma il regime da esperimento amministrativo a pilastro del sistema economico nazionale.

L'accesso è oggi riservato alle imprese con almeno 500 milioni di fatturato, ma la riforma fiscale prevede che dal 2028 la soglia scenda a 100 milioni, potenzialmente coinvolgendo circa 11mila PMI oggi escluse. È su questo fronte che si concentra il lavoro dell'amministrazione finanziaria, impegnata a diffondere la conoscenza del regime e a potenziare il personale dedicato.

Aderire al Fisco tutor non è però privo di oneri: le aziende devono dotarsi di un Tax control framework strutturato e mantenere nel tempo un monitoraggio interno continuo. Un impegno che richiede disciplina, ma che offre in cambio una relazione più trasparente e prevedibile con il Fisco.

Il Fisco tutor continua la sua marcia silenziosa ma inarrestabile attraverso il tessuto imprenditoriale italiano. I numeri raccontano una progressione costante: nel 2023 erano 111 le imprese che avevano scelto di aderire al regime di cooperative compliance con l'Agenzia delle Entrate. L'anno successivo il numero era salito a 142. Nel 2025 aveva raggiunto quota 221. Oggi, nel 2026, le società iscritte sono 224, e altre 60 hanno già presentato domanda di adesione, in attesa di approvazione. Se tutte queste richieste andranno a buon fine, il totale supererà i 280 aderenti.

Ma il dato numerico da solo non restituisce il peso reale di questo fenomeno. Pochi giorni fa, durante un convegno organizzato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, il direttore dell'Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone ha fornito una misura più eloquente della portata del regime: le società già in adempimento collaborativo rappresentano una capitalizzazione superiore a mille miliardi di euro. Per comprendere cosa significhi, basta considerare che la capitalizzazione totale delle società quotate alla Borsa di Milano è pari a circa 1.500 miliardi. Il 75 per cento di questo importo, dunque più di mille miliardi, appartiene a gruppi che hanno scelto di operare in piena trasparenza con il Fisco attraverso il Tax control framework, il sistema di controllo e gestione del rischio fiscale che caratterizza il regime.

L'accesso al Fisco tutor è oggi regolato da una soglia di 500 milioni di euro di volume d'affari o fatturato. Esistono anche altre porte d'ingresso, come l'interpello per nuovi investimenti, ma questa rimane la principale. Tuttavia, il cronoprogramma della riforma fiscale prevede un cambiamento significativo a partire dal 2028: la soglia scenderà a 100 milioni di euro. Questo abbassamento potrebbe aprire le porte a circa 11mila piccole e medie imprese che oggi rimangono escluse dal regime.

È proprio su questo fronte che l'amministrazione finanziaria sta concentrando i suoi sforzi. La vera sfida consiste nell'attrarre le Pmi, che attualmente si trovano al di sotto della soglia dimensionale. L'Agenzia delle Entrate ha investito risorse significative per diffondere la conoscenza del regime, sia attraverso iniziative di comunicazione capillare sia mediante il potenziamento del personale dedicato specificamente alla cooperative compliance. Questo impegno riflette la consapevolezza che il regime rappresenta un'opportunità strategica per migliorare il rapporto tra imprese e amministrazione fiscale.

Non va sottovalutato, però, che l'adesione al Fisco tutor comporta impegni concreti per le aziende. Dotarsi del Tax control framework richiede un investimento iniziale significativo. Inoltre, una volta entrati nel regime, le imprese devono mantenere una capacità costante di monitoraggio interno di tutte le funzioni aziendali, per garantire che la trasparenza verso il Fisco possa proseguire nel tempo. È un patto che richiede disciplina e dedizione, ma che offre in cambio una relazione più stabile e prevedibile con l'amministrazione tributaria.

Le società già in adempimento collaborativo rappresentano il 75 per cento della capitalizzazione totale di Piazza Affari
— Vincenzo Carbone, direttore dell'Agenzia delle Entrate
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