Draghi: riforme sovranazionali e crescita sono la chiave per l'Europa

La crescita è l'unica che l'Europa può ancora influenzare
Draghi sottolinea che i tassi di interesse sono ormai determinati dai mercati globali, mentre la crescita rimane l'unica variabile controllabile dal continente.
Mark

Draghi dice che la crescita è l'unica leva che l'Europa può controllare. Ma come fa un governo a generare crescita quando i tassi di interesse sono fissati al di fuori dell'Europa?

Mimi

Esattamente il punto. I tassi dipendono dai mercati globali, dalle decisioni delle banche centrali americane e cinesi. Quello che l'Europa può fare è creare le condizioni perché le imprese investano e innovino — e qui entrano le riforme strutturali e l'intelligenza artificiale.

Luke

Ma aspetta. Draghi parla di mezzo punto percentuale di crescita aggiuntiva all'anno come se fosse alla portata. Su quali dati si basa? È una proiezione ottimistica o c'è un precedente storico?

Mimi

È una stima conservativa basata su quello che altri paesi hanno ottenuto con riforme simili. Ma Luke ha ragione a essere scettico — la politica europea si muove lentamente, e le riforme strutturali sono sempre più difficili da implementare di quanto i tecnocrati prevedano.

Mark

E i 100 miliardi per l'intelligenza artificiale? Da dove vengono?

Mimi

Draghi propone che vengano dal bilancio dell'Ue, non dai bilanci nazionali. È un modo per non gravare ulteriormente sui governi che stanno già consolidando i conti.

Luke

Ma il bilancio dell'Ue è già conteso. Chi decide se 100 miliardi vanno all'IA invece che all'agricoltura o alla coesione territoriale? E se non vengono approvati, il piano crolla.

Mark

Quindi il rischio è che Draghi disegni una strada razionale, ma la politica non la segua?

Mimi

Esattamente. Draghi sa come funzionano i numeri. Sa che senza crescita il debito diventa insostenibile. Ma sa anche che convincere 27 paesi a riformarsi simultaneamente è quasi impossibile.

Luke

Un'ultima cosa: Draghi dice che il consolidamento tipico degli ultimi tre decenni è stato del 3-4 per cento del Pil, e ora serve il doppio. Quanti paesi europei hanno mai fatto un consolidamento del 6-7 per cento? È realistico?

  • Senza interventi, il rapporto debito/Pil europeo potrebbe toccare il 155% entro il 2040, un livello che renderebbe insostenibile qualsiasi architettura fiscale.
  • I governi che oggi devono aggiustare i conti pubblici si trovano di fronte a uno sforzo quasi doppio rispetto a qualsiasi consolidamento storico precedente in Europa.
  • I tagli alla spesa e gli aumenti fiscali da soli non bastano: senza crescita, il risanamento rischia di diventare una spirale senza uscita.
  • Draghi indica due motori concreti: l'adozione rapida dell'intelligenza artificiale e le riforme del mercato unico, capaci insieme di aggiungere quasi un punto percentuale annuo alla produttività.
  • Un investimento pubblico di 100 miliardi di euro nel bilancio Ue per l'IA — appena il 5% del prossimo bilancio — potrebbe sbloccare 1,3 trilioni di investimenti privati e portare l'Europa al 15% della capacità di calcolo mondiale.

A Zurigo, Mario Draghi ha offerto all'Europa una diagnosi tanto lucida quanto urgente: senza crescita, il peso del debito diventerà insostenibile, e senza riforme strutturali profonde, la crescita resterà un miraggio. In un'epoca in cui i tassi di interesse vengono sempre più determinati fuori dai confini europei, la crescita rimane l'unica leva che il continente può ancora stringere tra le mani. L'ex presidente della Bce ha ricordato che la costituzione monetaria europea ha retto attraverso le crisi, ma che ora spetta ai legislatori — nazionali ed europei — assumersi la responsabilità della crescita come destino comune.

Mario Draghi ha tracciato a Zurigo una mappa della sopravvivenza economica europea: senza crescita, il continente affonda sotto il peso del proprio debito; senza riforme strutturali, la crescita non arriverà. L'ex presidente della Bce ha ricordato che la condizione fondamentale della stabilità monetaria — governi che controllano il debito — rimane immutata, ma che il modo per soddisfarla è cambiato radicalmente. Più l'integrazione europea avanza, più solidamente la crescita può stare al di sopra dei tassi di interesse, proteggendo l'indipendenza della banca centrale. Crescita e indipendenza, ha detto, si alimentano reciprocamente.

I numeri dipingono un quadro allarmante. Se i governi finanzieranno la spesa crescente senza riforme né risanamento, il rapporto debito/Pil medio europeo raggiungerà il 130% entro il 2040 — e, ponderato per le dimensioni delle economie, il 155%. Un certo consolidamento fiscale è inevitabile, ma Draghi ha avvertito che uno sforzo basato esclusivamente su tagli e tasse non produrrà i risultati necessari: i paesi più esposti dovrebbero migliorare i propri saldi primari del 6-7% del Pil, quasi il doppio di qualsiasi consolidamento storico europeo. La crescita è l'unica variabile che l'Europa può ancora influenzare: mezzo punto percentuale in più all'anno, mantenuto fino al 2040, porterebbe il continente circa a un terzo del percorso verso un debito sostenibile.

Draghi ha identificato due motori specifici. Una rapida adozione dell'intelligenza artificiale potrebbe aggiungere fino a 0,4 punti percentuali alla crescita della produttività nel prossimo decennio; le riforme del mercato unico potrebbero contribuire un ulteriore mezzo punto annuo. Sul fronte dell'IA, il divario è evidente: l'Ue ospita meno del 5% della capacità di calcolo mondiale. Portarla al 15% entro il 2030 richiederebbe circa 1,3 trilioni di euro di investimenti totali, con una quota pubblica stimata in 100 miliardi — appena il 5% del prossimo bilancio europeo, attualmente in negoziazione, e senza gravare sui bilanci nazionali già sotto pressione. È su questo terreno, ha concluso Draghi, che l'Europa può ancora scegliere il proprio futuro.

Mario Draghi ha tracciato a Zurigo una mappa della sopravvivenza economica europea, e il messaggio è tanto semplice quanto severo: senza crescita, il continente affonda sotto il peso del proprio debito, e senza riforme strutturali profonde, la crescita non arriverà. L'ex presidente della Banca centrale europea ha parlato di una condizione che rimane immutata da decenni — una banca centrale può mantenere la stabilità monetaria solo se i governi controllano il debito — ma ha insistito che il modo di soddisfare questa condizione è cambiato radicalmente. Quando la crescita è debole, la politica fiscale da sola non basta. Più l'integrazione europea avanza, più solidamente la crescita può stare al di sopra dei tassi di interesse, e più la banca centrale sarà protetta dalle pressioni politiche. Crescita e indipendenza si alimentano reciprocamente.

Draghi ha ricordato che una generazione fa l'Europa si è dotata di una costituzione monetaria — una banca centrale indipendente con priorità alla stabilità dei prezzi, accompagnata da disciplina di bilancio — che ha retto attraverso tutte le crisi successive. Quel quadro rimane giusto, ha detto, ma per durare nel tempo richiede che i legislatori nazionali ed europei si assumano la piena responsabilità della crescita come obiettivo dell'Unione. Se lo faranno, ha concluso, metteranno l'Europa sulla strada del rinnovamento.

Il quadro dei numeri è allarmante. Se i governi finanzieranno l'aumento della spesa senza ulteriori misure di risanamento o riforme, il rapporto debito su prodotto interno lordo medio europeo raggiungerà il 130 per cento entro il 2040. Ponderato in base alle dimensioni delle economie, quel rapporto salirà al 155 per cento. Un certo risanamento di bilancio nel medio termine è inevitabile, ma se dovesse avvenire esclusivamente attraverso tagli alla spesa e aumenti delle imposte, è improbabile che produca i risultati necessari. Draghi ha sottolineato che la crescita dell'Eurozona è indietro rispetto ai tassi di interesse che il continente deve affrontare.

Nel contesto attuale, la politica monetaria ha due priorità assolute. La prima è controllare l'inflazione. In una fase di peggioramento della dinamica del debito, i mercati inizieranno a mettere alla prova l'impegno della banca centrale. Se dovessero dubitare che la stabilità dei prezzi abbia la precedenza sul finanziamento pubblico, il premio di inflazione tornerà, i costi di finanziamento aumenteranno e le posizioni di bilancio peggioreranno. La seconda priorità è evitare che la crescita risulti più debole di quanto dovrebbe essere.

Draghi ha fatto un calcolo storico: negli ultimi tre decenni, il consolidamento tipico in Europa ha comportato un impegno complessivo pari al 3-4 per cento del prodotto interno lordo. I paesi che devono adeguarsi ora dovrebbero migliorare i propri saldi primari di circa il 6-7 per cento del Pil, quasi il doppio. E anche lo sforzo minore non è mai stato politicamente facile. La capacità dei governi di attuare il risanamento dipende quindi dalla crescita. Dei due fattori che determinano il debito, il tasso di interesse è sempre più fissato al di fuori dell'Europa. La crescita è l'unica che l'Europa può ancora influenzare. Mezzo punto percentuale di crescita in più all'anno, mantenuto fino al 2040, con una parte delle entrate aggiuntive destinate al risparmio, porterebbe l'Europa a circa un terzo del percorso verso un debito sostenibile. Una crescita di tale entità è alla portata del continente.

Draghi ha identificato due motori specifici. Una rapida adozione dell'intelligenza artificiale potrebbe aggiungere fino a 0,4 punti percentuali alla crescita della produttività totale dei fattori nel prossimo decennio. Le riforme interne e del mercato unico, insieme, potrebbero aggiungere circa un altro mezzo punto percentuale all'anno. Su questo terreno, ha proposto un investimento concreto: l'Unione europea ospita meno del 5 per cento della capacità di calcolo mondiale nel campo dell'intelligenza artificiale. Uno studio recente stima che per portare questa quota al 15 per cento entro il 2030, in linea approssimativa con il peso dell'Ue nell'economia mondiale, sarebbero necessari circa 1,3 trilioni di euro di investimenti. La quota del settore pubblico necessaria per ridurre il rischio di questo investimento è stimata a circa 100 miliardi di euro, e Draghi ha suggerito che questa somma sia una delle principali candidate a essere finanziata attraverso il bilancio dell'Ue. L'intero importo richiederebbe solo circa il 5 per cento del prossimo bilancio, attualmente in fase di negoziazione, e non graverebbe sui bilanci nazionali mentre questi sono in fase di consolidamento.

Se i legislatori a livello nazionale ed europeo si assumono la piena responsabilità della crescita come obiettivo dell'Unione, metteranno l'Europa sulla strada del rinnovamento
— Mario Draghi
Una rapida adozione dell'intelligenza artificiale potrebbe aggiungere fino a 0,4 punti percentuali alla crescita della produttività totale dei fattori nel prossimo decennio
— Mario Draghi
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