Con il ritorno di settembre e la riapertura delle scuole, l'Italia si trova nuovamente a fare i conti con una risalita del Covid: l'Istituto Superiore di Sanità certifica un balzo del 44% nei contagi in una sola settimana, portando i casi accertati a 21.309. Non si tratta di un fenomeno isolato — l'OMS avverte che tendenze simili si osservano in Europa, Medio Oriente e Asia, ricordando che il virus, pur lontano dai suoi picchi più drammatici, continua a tessere la sua presenza nel ritmo collettivo delle stagioni.
Covid in Italia: contagi +44%, l'ISS certifica l'aumento con l'allarme dell'OMS
I contagi sono risaliti del 44% in una sola settimana
Perché proprio adesso? Cosa è cambiato tra agosto e settembre?
Principalmente due cose: la fine delle vacanze estive e la riapertura delle scuole. Le persone tornano a stare insieme in spazi chiusi, i bambini si ritrovano in aule affollate. È il ciclo che abbiamo visto ogni anno.
Ma aspetta — il tasso di ospedalizzazione è al 3%. Nel 2020 era molto più alto. Stiamo parlando di una situazione completamente diversa, giusto?
Completamente diversa. La vaccinazione, l'immunità naturale, le varianti meno severe — tutto questo ha cambiato il profilo della malattia.
E la variante Eris? È più pericolosa?
Non necessariamente più pericolosa, ma più contagiosa. È per questo che rappresenta il 41,9% dei nuovi casi.
Però il dato della variante Eris è di una settimana prima — dal 21 al 27 agosto. Non sappiamo se è ancora dominante nella settimana appena conclusa.
Cosa dice l'OMS che non sappiamo già?
Che il problema è globale. Non è solo l'Italia. Decessi in aumento in Medio Oriente e Asia, ricoveri in terapia intensiva in Europa.
Ma quanti decessi? Quanti ricoveri? L'OMS parla di tendenze, non di numeri assoluti.
Il Ministero della Salute sta facendo abbastanza con questa circolare sui tamponi?
È una misura di protezione per i pazienti fragili. Non è il lockdown, ma è qualcosa.
È una misura reattiva, non preventiva. Arriva dopo che i contagi sono già saliti del 44%.
Il Polso
- In sette giorni i contagi sono passati da 14.863 a 21.309: un aumento del 44% che ha riacceso l'allarme sanitario all'inizio dell'autunno.
- La variante Eris guida la nuova ondata con il 41,9% dei casi, affiancata da Arturo e Kraken, mentre l'indice RT si stabilizza a 1,12 — il virus non corre più veloce, ma coinvolge sempre più persone.
- Le ospedalizzazioni salgono al 3% e l'OMS segnala un aumento dei decessi in Medio Oriente e dei ricoveri in terapia intensiva in Europa, ampliando la preoccupazione oltre i confini nazionali.
- Il Ministero della Salute risponde con una circolare che impone tamponi obbligatori nei pronto soccorso e nelle strutture con pazienti fragili, cercando di proteggere i più vulnerabili prima che la situazione peggiori.
Con il ritorno di settembre e la riapertura delle scuole, l'Italia si trova nuovamente a fare i conti con una risalita del Covid: l'Istituto Superiore di Sanità certifica un balzo del 44% nei contagi in una sola settimana, portando i casi accertati a 21.309. Non si tratta di un fenomeno isolato — l'OMS avverte che tendenze simili si osservano in Europa, Medio Oriente e Asia, ricordando che il virus, pur lontano dai suoi picchi più drammatici, continua a tessere la sua presenza nel ritmo collettivo delle stagioni.
Settembre ha riportato con sé la preoccupazione per il Covid. I dati dell'Istituto Superiore di Sanità relativi alla settimana dal 31 agosto al 6 settembre sono inequivocabili: 21.309 contagi accertati, il 44% in più rispetto ai 14.863 della settimana precedente. L'incidenza ha raggiunto 36 casi ogni 100mila abitanti — un segnale che molti temevano con la fine dell'estate e la riapertura delle scuole.
Insieme ai positivi, sono salite anche le ospedalizzazioni, ora al 3% secondo l'ultimo monitoraggio ISS. L'indice RT rimane stabile a 1,12: il virus non si diffonde più rapidamente di prima, ma il numero assoluto di persone infette continua a crescere. A guidare questa ripresa sono le varianti Eris, Arturo e Kraken, con Eris che da sola rappresenta il 41,9% dei casi rilevati tra il 21 e il 27 agosto.
Il Ministero della Salute ha risposto con una circolare che regola l'uso dei tamponi negli ospedali e nelle strutture sanitarie: tampone obbligatorio per chi arriva al pronto soccorso con sintomi compatibili, per chi deve essere ricoverato in reparti con pazienti fragili e per chi accede a strutture residenziali socio-sanitarie. Una misura pensata per proteggere chi è più esposto.
Il quadro, però, va oltre l'Italia. L'OMS monitora con crescente apprensione la situazione globale: il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha parlato di tendenze allarmanti, con decessi in aumento in Medio Oriente e Asia e ricoveri in terapia intensiva in salita in Europa. Quello che accade in Italia in questi giorni è parte di una ripresa autunnale più ampia, che gli esperti avevano già anticipato.
Settembre è arrivato e con esso è tornata la preoccupazione per il Covid. L'Istituto Superiore di Sanità ha diffuso i dati della settimana dal 31 agosto al 6 settembre, e il quadro è chiaro: i contagi sono risaliti del 44% rispetto ai sette giorni precedenti. Non è un aumento marginale. Nella settimana precedente erano stati registrati 14.863 casi; in quella appena conclusa, 21.309. L'incidenza è salita a 36 casi ogni 100mila abitanti. È il segnale che molti temevano quando agosto volgeva al termine e le scuole si preparavano a riaprire le porte.
Con l'aumento dei positivi, come accaduto negli ultimi tre anni, anche le ospedalizzazioni hanno iniziato a salire. Il tasso è passato al 3% nell'ultimo monitoraggio dell'ISS. L'indice di contagio RT rimane stabile a 1,12, in linea con la settimana precedente, il che significa che la velocità di diffusione non sta accelerando ulteriormente, ma il numero assoluto di persone infette continua a crescere. È una distinzione importante: il virus non si sta diffondendo più velocemente di prima, ma ci sono più persone che lo stanno diffondendo.
A guidare questa nuova ondata sono le varianti emerse negli ultimi mesi. La variante Eris domina il panorama, rappresentando il 41,9% dei contagi nella settimana dal 21 al 27 agosto. Dietro di essa si trovano la variante Arturo e la variante Kraken. Sono i nomi che gli epidemiologi stanno seguendo con attenzione, i ceppi che stanno circolando più facilmente tra la popolazione italiana mentre le persone tornano alla routine quotidiana.
Di fronte a questi numeri in aumento, il Ministero della Salute ha deciso di agire. Ha emanato una circolare per regolamentare l'uso dei tamponi negli ospedali e nelle strutture sanitarie. L'indicazione è precisa: chi arriva al pronto soccorso con sintomi compatibili con il Covid deve essere sottoposto a tampone. Lo stesso vale per chi deve essere ricoverato in reparti dove sono presenti pazienti fragili. Per le persone che accedono alle strutture residenziali sanitarie e socio-sanitarie, il tampone è indicato al momento dell'ingresso. È una misura di protezione per i più vulnerabili, un tentativo di contenere la diffusione all'interno dei luoghi dove la malattia potrebbe fare più danni.
Ma il problema non è solo italiano. L'Organizzazione Mondiale della Sanità sta monitorando con crescente preoccupazione la situazione globale, soprattutto nell'emisfero nord. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato che continuano a emergere tendenze allarmanti. I decessi stanno aumentando in alcune parti del Medio Oriente e dell'Asia. I ricoveri in terapia intensiva stanno salendo in Europa. I ricoveri ospedalieri stanno crescendo in diverse regioni. È un quadro che va oltre i confini italiani, un segnale che il virus continua a rappresentare una minaccia globale, anche se ormai lontano dai picchi drammatici dei primi anni della pandemia. Quello che sta accadendo in Italia in questi giorni di settembre è parte di un fenomeno più ampio, una ripresa che gli esperti stavano già prevedendo con l'arrivo dell'autunno.
Citazioni salienti
Continuiamo a vedere tendenze preoccupanti per il Covid. I decessi stanno aumentando in alcune parti del Medio Oriente e dell'Asia, i ricoveri in terapia intensiva stanno aumentando in Europa— Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'OMS