Copilota FlyDubai voleva colpire Ben Gurion: scontro su controlli in Israele

Sfiorato attentato su aereo civile che avrebbe potuto causare strage di passeggeri; incidente evitato grazie a intervento israeliano.
Come un uomo con profilo radicalizzato noto ha operato ripetutamente senza essere fermato
La domanda centrale che emerge dalle indagini sul tentativo sventato di attacco all'aeroporto Ben Gurion.
Mark

Allora il copilota ha davvero confessato di voler schiantare l'aereo?

Mimi

Secondo Channel 12, sì. Durante gli interrogatori avrebbe ammesso l'intenzione di far precipitare il volo su Ben Gurion. E le indagini suggeriscono che aveva pianificato tutto da luglio.

Luke

Ma chi ha condotto gli interrogatori? Sono stati gli israeliani, gli emiratini, o entrambi? Perché una confessione in custodia israeliana ha un peso diverso da una confessione volontaria.

Mimi

Le indagini coinvolgono investigatori israeliani, ma il rapporto esatto con le autorità emiratine non è chiarissimo dalle fonti disponibili.

Mark

E come mai non è stato fermato prima se il suo profilo era radicalizzato?

Mimi

Ecco il punto: Israele aveva la lista dell'equipaggio, sapeva che era omanita, ma il suo nome non ha sollevato allarmi. E aveva già atterrato a Ben Gurion più volte senza problemi.

Luke

Aspetta. Aveva atterrato più volte? Significa che era già stato sottoposto a controlli di sicurezza all'ingresso?

Mimi

Sì, ma evidentemente non abbastanza approfonditi. O i controlli non hanno catturato il suo profilo radicalizzato sui social media.

Mark

E chi era responsabile di questi controlli?

Mimi

Questo è il conflitto politico. Nel 2021 la responsabilità è stata trasferita dal servizio di intelligence Shin Bet al ministero dei Trasporti. Ora ognuno dice che non era suo compito.

Luke

Quindi nessuno sa esattamente chi avrebbe dovuto fermare quest'uomo?

Mimi

Sembra di sì. E c'è anche la questione di come FlyDubai abbia assunto qualcuno che era stato allontanato da Oman Air per radicalizzazione.

Mark

Quindi il fallimento è a più livelli.

Mimi

Esattamente. Israele, FlyDubai, e anche il trasferimento di responsabilità tra agenzie israeliane.

Luke

Una cosa che mi preoccupa: sappiamo davvero che agiva da solo, o è solo quello che ha detto durante l'interrogatorio?

  • Un copilota con un profilo radicalizzato visibile sui social media ha operato indisturbato su voli verso Israele per mesi, avendo già atterrato più volte a Ben Gurion senza mai sollevare allarmi.
  • Il trasferimento nel 2021 dei controlli sul personale di volo straniero dallo Shin Bet al ministero dei Trasporti ha creato una zona grigia in cui nessuno si è sentito davvero responsabile.
  • Netanyahu ha ordinato un'inchiesta affidandola al capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ma l'opposizione lo accusa di agire solo dopo il disastro sfiorato e a poche settimane dalle elezioni.
  • La ministra dei Trasporti Regev scarica la responsabilità sui servizi di intelligence, mentre FlyDubai è accusata di aver assunto un pilota già allontanato dalla Oman Air per radicalizzazione.
  • Una raccomandazione del Controllore dello Stato — istituire un gruppo di lavoro congiunto tra ministeri e servizi — non era mai stata attuata, e ora quella lacuna ha un volto e un nome.

Un copilota omanita in servizio per FlyDubai avrebbe pianificato di schiantare il proprio aereo sull'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, rivelando una falla profonda nei sistemi di controllo sulla sicurezza dell'aviazione civile israeliana. L'episodio — evitato per una coincidenza umana, non per un meccanismo istituzionale — riapre una domanda antica quanto le democrazie sotto pressione: chi custodisce i custodi, e chi risponde quando la catena di responsabilità si spezza in silenzio?

Un aereo FlyDubai era in rotta verso Israele con a bordo un copilota che, secondo gli investigatori israeliani, aveva pianificato di schiantarlo sull'aeroporto Ben Gurion. Hamam al-Hammami, cittadino omanita, avrebbe confessato durante gli interrogatori l'intenzione di far precipitare il velivolo. L'attacco era stato programmato già a luglio, ma annullato all'ultimo momento perché a bordo si trovava un membro dell'equipaggio con cui al-Hammami aveva un legame personale.

Ciò che ha colpito gli inquirenti non è solo l'intenzione, ma la facilità con cui l'uomo aveva operato indisturbato. Il suo profilo radicalizzato era visibile sui social media, eppure il suo nome non aveva mai sollevato allarmi nelle liste passeggeri e dell'equipaggio trasmesse da FlyDubai. Al-Hammami aveva già atterrato più volte a Ben Gurion nel corso del suo lavoro, e non era l'unico caso: diversi piloti con doppia cittadinanza di paesi con cui Israele non ha relazioni diplomatiche avrebbero operato su voli diretti verso il paese.

La radice del problema è amministrativa quanto politica. Nel 2021 i controlli sul personale di volo straniero furono trasferiti dallo Shin Bet al ministero dei Trasporti, creando una zona grigia nelle responsabilità. Netanyahu ha annunciato un'inchiesta affidata al capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ma l'opposizione non ha atteso: Yair Lapid ha accusato il premier di farsi fotografare solo quando un miracolo evita il disastro, mentre Naftali Bennett ha collegato il fallimento al massacro del 7 ottobre, parlando di un'arroganza che porta ad addormentarsi sulla sicurezza nazionale.

Lo scaricabarile ha attraversato l'intera giornata. La ministra Regev ha dichiarato che il suo ministero non effettua controlli sulle liste dell'equipaggio, responsabilità che spetterebbe ai servizi. FlyDubai, dal canto suo, è accusata di aver assunto un pilota già allontanato dalla Oman Air per presunta radicalizzazione. Sullo sfondo, una raccomandazione del Controllore dello Stato — mai attuata — chiedeva da tempo l'istituzione di un gruppo di lavoro congiunto tra ministeri e agenzie di intelligence proprio per colmare questi vuoti. Ora quella lacuna ha quasi avuto conseguenze irreversibili.

Un aereo della compagnia emiratina FlyDubai era decollato verso Israele con a bordo un copilota che, secondo le indagini israeliane, aveva pianificato di schiantarlo sull'aeroporto Ben Gurion. Il nome dell'uomo è Hamam al-Hammami, cittadino omanita, e gli investigatori sostengono che agisse da solo. Durante gli interrogatori, al-Hammami avrebbe confessato l'intenzione di far precipitare il velivolo sul principale scalo aereo israeliano. Le autorità hanno ricostruito che la programmazione dell'attacco risaliva a luglio, ma era stata annullata all'ultimo momento perché a bordo c'era un membro dell'equipaggio con cui al-Hammami aveva un rapporto di amicizia.

Ciò che emerge dalle indagini è una falla sistemica nella catena di controlli sulla sicurezza. Israele aveva ricevuto dalla compagnia aerea l'elenco dei passeggeri e dell'equipaggio, come previsto dalla prassi internazionale, ma il nome di al-Hammami non ha sollevato alcun allarme. Secondo gli inquirenti, il copilota aveva un profilo radicalizzato evidente anche sui suoi account sui social media. Ancora più rilevante: al-Hammami aveva già atterrato più volte all'aeroporto Ben Gurion nel corso del suo lavoro con FlyDubai, il che significa che il suo accesso al territorio israeliano era stato autorizzato ripetutamente. Ulteriori indagini hanno rivelato che diversi piloti con doppia cittadinanza di paesi con cui Israele non ha relazioni diplomatiche — inclusi iraniani, siriani e iracheni — hanno operato su voli diretti verso il paese.

La responsabilità dei controlli sul personale di volo delle compagnie straniere è stata trasferita nel 2021 dal servizio di intelligence interno, lo Shin Bet, all'unità di sicurezza del ministero dei Trasporti. Questo passaggio amministrativo, secondo quanto rivelato dalla radio militare israeliana, ha creato una zona grigia nelle responsabilità. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato l'avvio di un'inchiesta approfondita, incaricando il capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Shmuel Ben-Ezra, di nominare un ispettore per esaminare tutti gli aspetti della sicurezza dell'aviazione civile straniera in Israele.

Ma il dibattito politico si è acceso rapidamente. Il capo dell'opposizione Yair Lapid ha attaccato il governo, dicendo che da ventiquattro ore tutti continuano a negare le proprie responsabilità. Lapid ha accusato Netanyahu di scomparire quando accade qualcosa di grave e di correre a farsi fotografare quando un miracolo evita il disastro. L'ex primo ministro Naftali Bennett ha collegato direttamente il fallimento dei controlli al massacro del 7 ottobre, sostenendo che l'arroganza di Netanyahu e dei suoi ministri li porta ad addormentarsi sulla sicurezza nazionale.

Lo scaricabarile è continuato durante la giornata. La ministra dei Trasporti Miri Regev ha ribattuto che il suo ministero non ha accesso ai dati delle liste passeggeri e dell'equipaggio e non effettua controlli, responsabilità che spettano ai servizi di intelligence. Il ministero ha però sottolineato che FlyDubai ha violato i propri obblighi non inviando personale con cittadinanza di paesi nemici di Israele. Rimane inoltre da chiarire come la compagnia emiratina abbia assunto un pilota che era stato allontanato dalla Oman Air per presunta radicalizzazione.

Non è la prima volta che le lacune nella supervisione della sicurezza aeroportuale vengono segnalate. In uno dei rapporti annuali precedenti, il Controllore dello Stato aveva evidenziato l'esistenza di vuoti nella catena di supervisione sulle agenzie di aviazione riguardo a scenari legati alla sicurezza. Aveva raccomandato l'istituzione di un gruppo di lavoro congiunto, coordinato dal Consiglio di Sicurezza Nazionale, che riunisse il ministero dei Trasporti, lo Shin Bet, il Mossad e la polizia. Quella raccomandazione non è mai stata attuata. Ora, con l'inchiesta ordinata da Netanyahu a poche settimane dalle elezioni, il paese si trova a fare i conti con una domanda che non ha risposta facile: come un uomo con un profilo radicalizzato noto ha potuto operare ripetutamente come membro dell'equipaggio su voli verso Israele senza essere fermato.

È incredibile come da 24 ore a questa parte tutti continuino a ripetere che non è una loro responsabilità
— Yair Lapid, capo dell'opposizione
Esiste un collegamento diretto tra il fallimento dell'aereo e il massacro del 7 ottobre: l'arroganza di Netanyahu e dei suoi ministri li porta ad addormentarsi sulla sicurezza di Israele
— Naftali Bennett, ex primo ministro
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