Coni decide il 6 ottobre sul commissariamento Figc, scontro Malagò-Abodi

Pareri granitici, decidiamo senza se e senza ma
Il presidente Coni Buonfiglio annuncia il ricorso a quattro pareri legali per sostenere la richiesta di commissariamento della Federcalcio.
Mark

Allora, il 6 ottobre il Coni decide se commissariare la Federcalcio. Ma su cosa esattamente si basa questa decisione?

Mimi

Su una questione tecnica: Malagò non era tesserato quando si è candidato alla presidenza della Figc. Il Coni sostiene che questo viola le norme, e Buonfiglio ha preparato quattro pareri legali per dimostrarlo.

Luke

Quattro pareri. Ma la Federcalcio ne ha incaricati cinque altri che dicono il contrario — che il tesseramento non era essenziale, che i termini per impugnare sono scaduti. Quindi non è una questione di diritto chiaro, è una questione su cui gli esperti non concordano.

Mark

E allora come si risolve?

Mimi

Con il voto in Giunta e Consiglio. Ma è complicato perché Malagò non può votare, mentre Bianchedi, che ha appena rassegnato le dimissioni, si ritiene libera di farlo.

Luke

Anche se ci sono dubbi sulla sua compatibilità secondo le regole Anac. Quindi anche il diritto di voto è contestato.

Mark

E il ministro Abodi che c'entra?

Mimi

Ha commentato le dimissioni di Bianchedi in modo critico verso Malagò. Malagò ha risposto che è un'ingerenza politica.

Luke

Ma Abodi dice che ha solo espresso un'opinione rispettosa. Non sappiamo se sia davvero un'ingerenza o se Malagò stia leggendo troppo in una semplice dichiarazione.

Mark

Insomma, è tutto molto conteso.

Mimi

Completamente. Anche la questione di chi può votare è in discussione. Sarà battaglia fino al 6 ottobre.

  • Il presidente del CONI Buonfiglio ha annunciato quattro pareri legali 'granitici' per sostenere il commissariamento della Figc, alzando la posta in gioco a pochi giorni dal voto.
  • La Federcalcio ha risposto mobilitando cinque esperti giuridici con contropareri che mettono in discussione sia l'obbligo di tesseramento sia la stessa ammissibilità del ricorso, sostenendo che i termini sarebbero già scaduti.
  • Le dimissioni di Diana Bianchedi hanno acceso uno scontro diretto tra Malagò e il ministro Abodi, con accuse di ingerenza politica da un lato e rivendicazione del diritto di opinione dall'altro.
  • La composizione del voto è minata da dubbi di incompatibilità: Malagò non potrà votare sulla propria vicenda, mentre la posizione di Bianchedi resta controversa, rischiando di alterare gli equilibri nella Giunta e nel Consiglio.
  • Nel frattempo, una nota positiva per il mondo arbitrale: la procura federale ha archiviato senza rilievi il fascicolo su Gianluca Rocchi, chiudendo definitivamente la vicenda delle cosiddette 'bussate' di Lissone.

Nel cuore dello sport italiano si consuma una crisi di legittimità: il CONI ha convocato per il 6 ottobre la decisione sul commissariamento della Federcalcio, dopo che Giovanni Malagò — candidato alla presidenza della federazione — non risultava tesserato al momento della sua candidatura. Come spesso accade nelle istituzioni umane, ciò che appare come una questione tecnica rivela in realtà una lotta più profonda tra autorità, interpretazione della norma e potere politico. Il destino del calcio italiano si giocherà in un'aula, tra pareri legali contrapposti e voti che potrebbero spaccare il Consiglio olimpico.

Il CONI ha fissato al 6 ottobre la data decisiva per il futuro della Federcalcio: a partire dalle 13, prima la Giunta e poi il Consiglio si riuniranno per votare sull'eventuale commissariamento della federazione calcistica. Al centro della disputa c'è Giovanni Malagò, che al momento della sua candidatura alla presidenza della Figc non risultava tesserato — una circostanza che il presidente del CONI Luciano Buonfiglio considera una violazione delle norme e che intende sostenere con quattro pareri legali definiti 'granitici'.

La Federcalcio non è rimasta a guardare: ha incaricato cinque esperti tra giuristi e professori universitari di elaborare contropareri. La loro tesi è triplice — il tesseramento non era requisito essenziale, i presupposti per il commissariamento non sussistono, e i termini per impugnare l'elezione sarebbero già scaduti. Questi documenti diventeranno il cuore dello scontro nella seduta di martedì.

Nel frattempo, la tensione ha trovato un altro sfogo. Le dimissioni di Diana Bianchedi, olimpionica della scherma e capodelegazione della nazionale, hanno innescato un botta e risposta tra Malagò e il ministro dello Sport Andrea Abodi. Malagò ha definito l'intervento del ministro 'non convenzionale, sgrammaticato, fuori luogo', mentre Abodi ha rivendicato il suo 'sacrosanto diritto di esprimere un'opinione rispettosa', negando qualsiasi intento ostile.

La questione del voto è ulteriormente complicata da nodi di incompatibilità: Malagò non potrà esprimersi sulla vicenda che lo riguarda direttamente, mentre Bianchedi — ora dimissionaria — si ritiene libera di votare, nonostante i dubbi sollevati da chi sostiene il commissariamento. Buonfiglio ha messo in guardia contro 'atteggiamenti personalistici', richiamando il proprio ruolo di pubblico ufficiale e la necessità di rispettare il diritto.

In margine alla vicenda principale, la procura federale ha archiviato senza rilievi il fascicolo su Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale, già prosciolto dalla procura penale di Milano per le presunte 'bussate' di Lissone. Per la Federcalcio, però, il vero verdetto arriverà martedì prossimo.

Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano ha fissato il 6 ottobre per decidere se commissariare la Federcalcio. La riunione inizierà alle 13 con la Giunta, seguita dal Consiglio. Al centro della vicenda c'è Giovanni Malagò, candidato alla presidenza della federazione calcistica, che al momento della sua candidatura non risultava tesserato. Secondo il Coni, questo rappresenta una violazione delle norme, e il presidente Luciano Buonfiglio ha annunciato che porterà in aula quattro pareri legali che definisce "granitici" per sostenere la richiesta di commissariamento. "Metterò a disposizione dei membri di Giunta e Consiglio i pareri giuridici", ha dichiarato Buonfiglio, aggiungendo che l'istituto si è "attrezzato bene per non lasciare spazio a interpretazioni".

Ma la strada verso il voto non è priva di ostacoli. La Federcalcio ha risposto incaricando cinque esperti — giuristi e professori universitari — di formulare contropareri. La loro posizione è chiara: il tesseramento non era un requisito essenziale per l'elezione, non sussistono i presupposti per un commissariamento, e inoltre i termini per impugnare l'elezione sarebbero già scaduti secondo i regolamenti Coni. Questi contropareri sono in arrivo e diventeranno il fulcro dello scontro nella seduta di martedì prossimo.

La tensione si è già manifestata in modo esplicito. Diana Bianchedi, olimpionica della scherma e capodelegazione della nazionale di calcio, ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico. La sua scelta ha innescato un botta e risposta tra il presidente della Figc Malagò e il ministro dello Sport Andrea Abodi. Malagò ha definito l'intervento di Abodi su Bianchedi come "non convenzionale, sgrammaticata, fuori luogo", sostenendo che l'olimpionica aveva ragione nel suo gesto. "Credo che sia impossibile dare torto" a Bianchedi, ha detto Malagò, aggiungendo che il ministro non è nuovo a pronunciarsi su questioni calcistiche. Abodi ha replicato da Roma: "Non ho nemici, non li voglio e non li cerco. Ma ho il sacrosanto diritto di esprimere un'opinione rispettosa". Secondo Malagò, l'intervento del ministro rappresenta un'ingerenza politica; secondo Abodi, è semplicemente il preludio di una posizione analoga sulla Federcalcio.

La questione del voto è complicata da questioni di compatibilità. Malagò, secondo il Coni, non potrà votare sulla questione che lo riguarda direttamente, sebbene lui stesso contesti questa interpretazione. Bianchedi, invece, si ritiene ora libera di votare, nonostante circolino dubbi sulla sua compatibilità secondo le regole dell'Anac tra chi sostiene il commissariamento. Buonfiglio fa leva sui quattro pareri legali e sul suo ruolo di "pubblico ufficiale" per mettere in guardia contro decisioni che potrebbero violare il diritto, cercando di evitare quello che chiama "atteggiamenti personalistici".

Mentre il calcio si prepara a questa resa dei conti, un altro capitolo si è chiuso. Gianluca Rocchi, designatore arbitrale della stagione precedente, è stato archiviato senza rilievi dalla procura della Figc. L'inchiesta penale della procura di Milano sui cosiddetti episodi di "bussate" a Lissone era già stata archiviata, e ora anche la procura federale ha chiuso il fascicolo senza ritenere vi fossero estremi per procedere. La procura generale dello sport, guidata da Ugo Taucer, ha dato il suo placet. Ma per la Federcalcio, il vero banco di prova arriverà martedì prossimo, all'indomani dell'ultima partita della nazionale di Mancini, quando il Coni si conterà al voto.

Metterò a disposizione dei membri di Giunta e Consiglio i pareri giuridici: sono granitici, ci siamo attrezzati bene per non lasciare spazio a interpretazioni
— Luciano Buonfiglio, presidente Coni
L'entrata di Abodi su Bianchedi è non convenzionale, sgrammaticata, fuori luogo. Credo che sia impossibile dare torto all'olimpionica nella sua scelta
— Giovanni Malagò, presidente Figc
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